
Il giorno prima degli Stati generali di Forza Italia, Roberto Occhiuto si dimette a sorpresa. Ma con un’avvertenza: “Non mi farò fermare. Mi ricandido” così “tra qualche settimana saranno i calabresi a decidere il futuro della Calabria, non altri”. Le ragioni le spiega in un video sui social, un reel in cui non sembra recitare il ruolo del politico che si vuole fare da parte. Al contrario Occhiuto sembra volere scrollarsi di dosso l’alone di chi è finito nel mirino della magistratura e per questo viene percepito con la data di scadenza. Il governatore, infatti, è indagato per corruzione da parte della procura di Catanzaro. In questo senso, l’ipotesi è che le dimissioni siano collegate proprio agli Stati generali di Forza Italia, che si terranno a Reggio Calabria, dove Occhiuto, con ogni probabilità, sarà pregato in ginocchio dai massimi esponenti del suo partito che tenteranno di convincerlo a restare. Ministri compresi a partire dal segretario Antonio Tajani. E quindi il presidente indagato si dimette, ma solo per tornare – secondo i suoi auspici – più forte di prima.
“Ma perché quando qualcuno cerca di fare qualcosa di buono in questa Regione, tanti altri, che godono solo per il fallimento della Calabria, vorrebbero fermarlo? È quello che sta succedendo oggi in Calabria”, è l’incipit scelto per il video registrato in un cantiere della metropolitana di Catanzaro: “Ho deciso di portarvi qui, – spiega il presidente dimissionario – ma avrei potuto portarvi in tanti altri luoghi della Calabria: a Sibari, nell’ospedale della Sibaritide; nell’ospedale di Vibo; a Palmi; nei cantieri degli aeroporti; in quelli della Statale 106, per farvi vedere quante opere si stanno realizzando e quante opere oggi si vorrebbero fermare. Chi vorrebbe fermarle, la magistratura? No, io non ce l’ho con la magistratura. Non cambio idea: ho sempre detto che in una Regione complicata come la Calabria i magistrati devono fare il loro lavoro serenamente. D’altra parte io ho chiarito ogni cosa, non ho nulla da temere dall’inchiesta giudiziaria”. Il governatore si riferisce all’interrogatorio al quale si è sottoposto su sua richiesta: quasi quattro ore a rispondere alle domande del procuratore aggiunto di Catanzaro Giancarlo Novelli e del pm Domenico Assumma.
Ma se non si dimette in polemica con la magistratura, allora, perché Occhiuto ha deciso di fare questa mossa a sorpresa? “Sapete con chi ce l’ho? Ce l’ho con tutti questi politici di secondo piano, tutti questi che in politica non hanno mai realizzato nulla per la Calabria in tanti anni. Ce l’ho con questi odiatori, con queste persone arrabbiate con la vita, che tifano per il fallimento della Calabria, che quasi sono contenti quando si parla male della Calabria”, dice. E ancora: “Ce l’ho con questi che utilizzano l’inchiesta giudiziaria come una clava per indebolire o per uccidere politicamente il presidente della Regione: non sarà così. Però devo considerare anche quello che sta succedendo nella mia amministrazione. Guardate, io penso che in un Paese civile nessuno debba dimettersi perché riceve un avviso di garanzia, nessuno. Però, nella mia amministrazione, oggi sta succedendo che è tutto bloccato: nessuno si assume la responsabilità di firmare niente, tutti pensano che questa esperienza sia come quelle precedenti. Negli ultimi 30 anni in Calabria nell’ultimo anno o nell’ultimo anno e mezzo di legislatura i presidenti venivano coinvolti in un’inchiesta giudiziaria, poi magari venivano archiviati, finiva tutto quanto in niente, però venivano decapitati politicamente, e si fermava la legislatura. Anzi, per un anno si parlava soltanto di questo”.
Quindi ecco la chiusura a effetto, con l’annuncio di ricandidatura: “La Calabria – dice Occhiuto – ha avviato un percorso che finalmente la sta facendo diventare una Regione che non è più in ginocchio rispetto alle altre Regioni d’Italia. E allora ho deciso di dimettermi, ma ho deciso anche di ricandidarmi, ho deciso di dire ai calabresi: siate voi a scrivere il futuro della Calabria, siate voi a dire se la Calabria si deve fermare o se questo lavoro deve proseguire. Tra qualche settimana, quindi, si andrà a votare, e saranno i calabresi a decidere il futuro della Calabria, non altri”.
Categorie:Giustizia, Politica locale











































Venerdì sono state formalizzate le dimissioni del presidente regionale della Calabria, Roberto Occhiuto (di Forza Italia), ed è quindi stato sciolto il consiglio regionale. Occhiuto aveva annunciato le sue dimissioni il 31 luglio: la sua decisione è dovuta all’inchiesta per corruzione in cui è indagato da circa un mese e mezzo. Nella stessa occasione aveva anche detto che intende ricandidarsi alla presidenza della regione nelle prossime elezioni.
Il mandato di Occhiuto sarebbe dovuto finire nell’autunno del 2026, con elezioni previste per ottobre, che ora dovrebbero essere anticipate di almeno un anno. Non ci sono ancora date ufficiali: dovrà comunicarle Occhiuto stesso in accordo con il presidente della Corte d’appello di Catanzaro. Fino ad allora Occhiuto e la sua giunta resteranno comunque in carica, come prevede lo statuto regionale.
Occhiuto è indagato dalla procura di Catanzaro in un caso che coinvolge anche un suo ex socio, Paolo Posteraro, e l’amministratore unico di Ferrovie della Calabria Ernesto Ferraro. Al centro delle ipotesi di corruzione ci sarebbero quattro società in cui è socio con Posteraro, il capo della segreteria della sottosegretaria Matilde Siracusano, che è anche la compagna di Occhiuto. Tre giorni fa Occhiuto ha scritto sui social di aver firmato la lettera di dimissioni e che saranno i calabresi a decidere se il suo lavoro deve continuare.
Le elezioni regionali in Calabria saranno il 5 e il 6 ottobre, ha detto il vice presidente della Regione Filippo Pietropaolo. Sono state convocate dopo che il presidente Roberto Occhiuto si era dimesso per via dell’inchiesta per corruzione in cui è indagato da circa un mese e mezzo. Occhiuto si ricandiderà, lo aveva detto contestualmente all’annuncio delle dimissioni. In quell’occasione aveva giustificato le dimissioni col fatto che con l’apertura delle indagini era diventato impossibile proseguire concretamente con l’amministrazione.
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