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“Io rifiuto di schierarmi come se fosse una partita di calcio, Israele contro Palestina. Gli ebrei, dopo quello che hanno sofferto, hanno diritto a uno Stato. ‘Free Palestine’ è un bello slogan, da anime belle; ma se implica la distruzione dello Stato di Israele, allora sarebbe più onesto dirlo. E alla distruzione di Israele io mi ribello“. “Leggo cose superficiali, in cui non mi riconosco; io sono semplice, non facile. Mi hanno dato del sionista, ma io non so neppure cosa voglia dire – prosegue l’artista – So che se mettessi il like a ‘Palestina libera’ mi amerebbero tutti; ma io non sono fatto così”. Quindi sottolinea che questa posizione non “mi impedisce di piangere le vittime civili di Gaza, e di criticare i bombardamenti di Netanyahu, che è pure lui una specie di fascista”. Vasco Rossi nell’intervista solleva anche il tema delle “guerre alle porte”, tanto che oggi “si arriva a minacciare una guerra nucleare, come mai si era fatto in passato” e non risparmia Putin: “Putin è un dittatore guerrafondaio che va fermato. Sostenendo l’Ucraina, ma anche avviando una trattativa che metta fine ai massacri”.
Se avessi voluto piacere a tutti, non avrei scritto ‘C’è chi dice no’ o ‘Gli spari sopra’. I rivoluzionari da salotto non gli sono mai piaciuti, spiega il cantante: “Mai. Ricordo quelli di Potere operaio: erano tutti studenti; il pomeriggio giocavano alla rivoluzione, la sera tornavano a cena dalla mamma. A diciassette anni vuoi cambiare il mondo: anche io ci credevo, anche io ci ho provato. Poi ho capito che prima di cambiare il mondo dovevo cambiare me stesso. Anziché distruggere il sistema, dovevo creare il mio sistema. Poi certo i ragazzi che scendono in piazza li rispetto”, continua.
Ecco quello che pensa Vasco Rossi sul tema Palestina e anche sulla differenza che c’è con l’Ucraina. E’ quello che penso anche io e che molto spesso è azzittito da gruppi di fan dell’una o dell’altra fazione. La cosa peggiore è che non si può più avere una propria opinione ed esprimerla. Si deve stare o di qua o di là. E non esistono avversari; si è tutti nemici. E se chiedi di poter fare una discussione potendo esporre le tue ragioni e soprattutto chiedendo le loro non si può. Perchè molta gente “tifa”; ma non è arrivata al suo modo di pensare attraverso un suo ragionamento, quindi sapendo spiegare perchè pensa quelle cose. Ma questi sono altri discorsi degni di altri editoriali che ho fatto e che prima o poi rifarò.
Tornando alle guerre. Sono davvero stanco di non poter affermare che Putin è un’invasore, senza sentirmi rispondere “Allora perchè non dici la stessa cosa di Netanyahu?”. Ucraina e Palestina non sono nella stessa situazione. Come dicevo prima l’Ucraina è stata invasa. Con la scusa che in alcune regioni ucraini c’è una minoranza russa, Putin ha invaso quelle regioni (tutte) e in più anche quelle vicine (dove non c’è un solo russo). E’ come se l’Austria invadesse il Trentino – Alto Adige perchè c’è una minoranza tedesca e già che c’è occupa anche il Veneto, il Friuli, la Lombardia e tutta la riviera romagnola. Così, tanto per…
La Palestina è in una situazione diversa! In Palestina c’è un partito che si chiama Hamas, che governa un pezzo di Palestina (Gaza) e un altro che si chiama Fatah che governa il resto (Cisgiordania). Fatah cerca accordi con Israele, Hamas sgancia bombe. Certo Netanyahu non è uno statista democratico, ma fino a che ci sarà Hamas avrà gioco facile a continuare le sue politiche. Solo quando Hamas non ci sarà più la situazione della Palestina, sarà la stessa dell’Ucraina e si potrà gridare a gran voce all’applicazione della teorie dei “due popoli, due stati”. Prima è impossibile. E anzi, tornando su Hamas. Sono gli altri palestinesi, quelli di buon senso, che dovrebbero consegnare Hamas, se non a Israele, comunque alla comunità internazionale. Solo poi la Palestina sarà come l’Ucraina, solo poi si potranno inneggiare slogan da anime belle, come dice Vasco Rossi.
Categorie:Editoriali, Guerra, Musica











































