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Le identità non binarie sono quelle identità di genere che sono al di fuori del cosiddetto binarismo di genere, ovvero non strettamente e completamente maschili o femminili. Le identità non binarie talvolta possono rientrare nel termine ombrello transgender, poiché le persone non binarie si identificano tipicamente con un genere diverso dal genere assegnato, ma possono anche essere soltanto non conformi a tale genere.
Le persone non binarie possono identificarsi come appartenenti a più di un genere (bigenere), a nessun genere (agenere), o oscillanti tra generi (in inglese genderfluid). L’identità di genere è distinta e indipendente dall’orientamento sessuale.
Il termine «non binario» indica la non conformità al sistema del binarismo di genere, che classifica gli esseri umani nei generi maschile, femminile o intersessuale.
Secondo un sondaggio del 2011 dell’istituzione britannica Equality and Human Rights Commission , circa lo 0,4% dei residenti del Regno Unito si considera in maniera diversa da “uomo” e “donna”. I risultati di questo sondaggio sono da considerare un indicatore del numero minimo di persone non binarie: anche se un numero relativamente esiguo di persone si identifica con il termine «non binario» (al punto di usare un’etichetta di genere non binario, o rifiutarsi di segnare maschio o femmina in un sondaggio), molte più persone hanno esperienza di sé stesse in modo non binario.
Secondo il sondaggio Gender Census 2019, il 66,4% delle persone la cui identità di genere non è accuratamente descritta dal binarismo: “sempre, solamente e completamente maschio” o “sempre, solamente e completamente femmina” descrivono se stesse con il termine «non binario».
Un’ampia definizione di transgender include tutte quelle persone la cui identità di genere è diversa dal genere che è stato loro assegnato alla nascita. Secondo questa definizione, le persone non binarie sono transgender. Tuttavia, non tutte le persone non binarie utilizzano il termine per descrivere sé stesse. Secondo il Gender Census del 2021, solo il 33.5% delle persone con una identità non binaria si descrive come “trans”. A confronto, il 68.2% dello stesso gruppo si descrive come “nonbinary”.
Alcune persone non binarie sperimentano in prima persona e si riconoscono nell’esperienza transgender. Altre persone non condividono questo pensiero, perché considerano la transizione un aspetto principale di questa esperienza, e non hanno il desiderio o la volontà di affrontarne una. Un altro motivo potrebbe essere il non voler modificare la propria espressione di genere.
Le persone non binarie che si riconoscono anche come transgender possono provare sensazioni di malessere, alienazione e disagio, dovute all’incongruenza di genere.
I criteri di diagnosi della disforia di genere contenuti nel DSM-5, il manuale diagnostico punto di riferimento per psicologi e psichiatri in tutto il mondo, includono dal 2013 la possibilità per qualcuno che non si identifica con il genere maschile o il genere femminile di ricevere una diagnosi. Tuttavia, secondo alcuni, i criteri sono ancora realizzati a partire alle persone transgender di genere binario (le donne e gli uomini transgender). Citando dai criteri di diagnosi
(inglese)
«4. A strong desire to be of the other gender (or some alternative gender different from one’s assigned gender)
5. A strong desire to be treated as the other gender (or some alternative gender different from one’s assigned gender)
6. A strong conviction that one has the typical feelings and reactions of the other gender (or an alternative gender different from one’s assigned gender).»
(italiano)
«4. Un forte desiderio di far parte del genere opposto (o di un genere alternativo, diverso dal genere assegnatogli alla nascita)
5. Un forte desiderio di essere trattati come l’altro genere (o di un genere alternativo, diverso dal genere assegnatogli alla nascita)
6. Una forte convinzione di avere i sentimenti e le reazioni tipiche dell’altro genere (o di un genere alternativo, diverso dal genere assegnatogli alla nascita).»
I protocolli di affermazione di genere, solitamente, prevedono l’obiettivo di apparire più femminile o più maschile possibile. Se una persona non binaria vuole effettuare un tipo di transizione diverso da quello tipico di una persona transgender binaria va incontro a ostacoli aggiuntivi. Per questo è in corso una protesta da parte della comunità trans, e in particolare non binaria, per avere accesso ad una transizione parziale e ai micro-dosaggi nella terapia ormonale (in quanto dimezzare autonomamente la dose porta, nei successivi controlli, a compromettere la transizione sui documenti e la ricetta per le cure ormonali).
Gli individui non binari possono identificarsi come parte di una specifica categoria di “terzo genere” che è statica e stabile, oppure possono identificarsi come genderfluid, per cui l’identità di genere può variare con il tempo. Alcuni si identificano come bigenere, laddove si identificano come maschio (o prevalentemente maschile) a volte o femmina (o in modo prevalentemente femminile) altre volte. Altri ancora si identificano come agender o neutrois, termini dal significato simile che possono essere interpretati come l’assenza di genere, o la presenza di un genere neutrale. Alcune persone non binarie usano solo i termini ampi non binario o genderqueer, mentre altre usano termini specifici come androgino, pangender e demigender. Esistono molti altri termini riconosciuti all’interno della comunità, che crescono e si modificano continuamente.
Da questo si può vedere che le identità non binarie sono ricche e complesse, e possono coinvolgere un misto o una combinazione di femminilità e mascolinità, o possono trovarsi definitivamente al di fuori di questo paradigma.[48]
Anche se nella maggior parte delle società contemporanee occidentali solo due generi sono riconosciuti al livello legale e culturale, abbiamo esempi di variazioni nel genere e di categorie di genere alternative sia nell’Europa passata, sia nell’Asia contemporanea e nelle culture dei popoli nativi delle Americhe.
Se si esaminano le identità nei contesti europei, troviamo i mollies inglesi, i femminielli napoletani, le vergini giurate albanesi, e gli esempi multi-contestuali di eunuchi. Questi individui erano tutti posizionati come estranei agli uomini e alle donne, senza necessariamente essere marginalizzati. Si può considerare poi il genere nel sottocontinente asiatico, attraverso gli hijra indiani, i Kathoey tailandesi, e i due esempi indonesiani degli waria, e il genere nella società Bugis. Nelle tribù delle Prime nazioni degli Stati Uniti e del Canada esiste un ampio spettro di identità Two-Spirit, mentre in Sud America abbiamo i machi.
Questa breve casistica può supportare sia l’evidenza di una eterogeneità della varianza di genere nel mondo, sia le ragioni di chi osserva come la nozione moderna e occidentale di “binarismo di genere” sia solo una tra le varie prospettive possibili.
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