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Si è tenuto ieri pomeriggio presso la Presidenza del Consiglio un incontro a porte chiuse tra Natascia Maesi e Gabriele Piazzoni, rispettivamente presidente e segretario generale di Arcigay, e la Ministra alle Pari Opportunità Eugenia Roccella. L’incontro era stato chiesto pubblicamente dall’associazione a metà gennaio, nei giorni in cui le cronache riportavano numerose notizie di aggressioni e violenze ai danni di persone LGBTQIA+. Nove in un mese e mezzo in questo inizio 2025. Da Roma a Milano, passando per Bologna, Napoli, Torino. Da nord a sud, odio ovunque.
Per contrastare l’omotransfobia Maesi e Piazzoni hanno ribadito alla Ministra come sia necessario innanzitutto introdurre programmi nelle scuole che promuovano l’educazione sessuale, all’affettività e al consenso. Dal punto di vista legislativo, occorre estendere la legge Mancino-Reale per includere crimini d’odio motivati da orientamento sessuale, identità di genere, sesso e disabilità. Bisogna poi continuare a supportare i centri antidiscriminazione, in maniera crescente, e garantire sostegno psicologico e legale alle vittime, avviare campagne nazionali per combattere stereotipi e pregiudizi, preparare gli agenti delle forze dell’ordine a riconoscere e gestire i crimini d’odio, rafforzare le normative contro le discriminazioni sul lavoro e incentivare politiche aziendali inclusive.
Arcigay ha richiamato inoltre il Ministero alla concertazione delle politiche di prevenzione e contrasto della violenza attraverso tavoli istituzionali aperti alle sigle associative e a migliorare la raccolta di dati sui crimini d’odio per interventi mirati.
Alla Ministra Roccella, Arcigay ha indicato come proprio orizzonte politico le rivendicazioni della piattaforma “La Strada dei Diritti”, che includono: l’estensione del matrimonio egualitario, l’accesso per tutte le coppie e i single all’adozione e alle PMA e il riconoscimento dei figli e delle figlie alla nascita, il riconoscimento dell’identità di genere e la sua depatologizzazione, il divieto di interventi chirurgici non necessari sui minori intersex, la messa al bando delle pratiche di conversione, dannose e prive di fondamento scientifico, la piena applicazione della legge 194/78 sull’aborto, e la richiesta di aggiornamento della legge 135/90 sull’HIV/AIDS.
“Sono tutte battaglie di civiltà che in altri Paesi europei vengono accolte dai governi indipendentemente dal loro colore politico”, hanno precisato Maesi e Piazzoni, da noi subito intercettati a incontro concluso, a pochi metri da Palazzo Chigi.
“Il 17 gennaio abbiamo denunciato quanto stava accadendo in Italia, con una crescita di episodi di omolesbobitransfobia, chiedendo un incontro alla Ministra Roccella“, ha ribadito Maesi. “Non siamo venuti qui per aprire una trattativa, bensì per richiamare le istituzioni e in particolare il governo alle proprie responsabilità. Davanti alla spirale di recrudescenza della violenza contro le persone LGBTQIA+, le istituzioni devono esprimere una pubblica condanna e mettere in campo azioni conseguenti, in ottemperanza con la strategia UNAR ancora oggi in gran parte disattesa”.
“Abbiamo documentato i nove casi emersi in questo inizio 2025, pur sapendo che il sommerso è altissimo”, ha aggiunto Piazzoni. “Per quanto ci riguarda è evidente una recrudescenza della violenza e degli attacchi, aggressioni alle persone LGBTQIA+. Ci sembrava ovvio imputare alle proprie responsabilità il ministro competente, quello delle pari opportunità, che è incaricato di affrontare i casi discriminazione. Richiamare alla propria responsabilità istituzionale il nostro governo, perché la violenza non ha colore politico. Deve essere sempre combattuta e prevenuta, sempre”.
Esattamente due anni fa, era fine gennaio del 2023, Roccella disse in tv che “non vedo omofobia oggi“, nel nostro Paese. Come ha reagito la ministra dinanzi all’escalation di violenza nei confronti della comunità LGBTQIA+ di questi ultimi mesi?
“La ministra ha ascoltato e preso tempo per approfondire tutto il materiale che le abbiamo messo a disposizione”, ha precisato Maesi. “Ci ha fatto sapere che valuterà se fare altri incontri con il resto del movimento LGBTQIA”.
Roccella, di fatto, non ha proposto niente ad Arcigay per affrontare l’aumento dell’odio omotransfobico.
“No, al momento no. Ha raccolto le nostre sollecitazioni”, ha confessato Piazzoni. “Per quanto ci riguarda speriamo che seguano dei fatti. Il problema è che in questo Paese servono i fatti contro l’omotransfobia, non ci si può limitare alle parole. Poi con questo governo non ci sono state neanche quelle. Abbiamo riportato come una delle cause che hanno contribuito ad alimentare questo clima di violenza, dando una sorta di liberi tutti, sia da attribuire a come il governo abbia gestito tutta una serie di questioni. Dal dibattito sulla legge Varchi allo spauracchio della teoria gender passando per il dibattito sull’affermazione di genere. Tutte cose che hanno contribuito ad esecerbare l’odio, la violenza del linguaggio, dando così forma al mostro, che genera violenza fisica nei confronti delle persone. Su questo il governo deve farsene carico, abbiamo chiesto di prendere provvedimenti, non incentivando in nessun modo questo tipo di violenza”.
Da parte di Roccella non c’è stato però nessun mea culpa nè presa di coscienza, nei confronti di quanto detto in prima persona e del governo che rappresenta. Nessuna consapevolezza.
“Noi abbiamo posto le istanze. Ci è stato riferito che ci avrebbero fatto sapere come eventualmente intervenire. Noi come Arcigay dovevamo arrivare alla fonte. Vedremo se il governo metterà in atto i fatti che chiediamo. Siamo pronti a tornare all’infinito, a compulsare le istituzioni affinché facciano il loro dovere“.
Tutto questo, cosa da non dimenticare, con l’Europa che ci guarda attonita, perché l’Italia di Giorgia Meloni si avvicina sempre più all’Ungheria di Victor Orban. “Abbiamo voluto far presente alla ministra che l’Europa ci guarda“, ha sottolineato Maesi. “C‘è una grande preoccupazione da parte della comunità internazionale nei confronti dello stato di diritto e dei diritti LGBTQIA+ in Italia, è una precisa responsabilità del governo dare risposte. Non è più possibile nascondersi. Su questo non abbiamo fatto sconti. Pochi giorni fa le Nazioni Unite si sono espresse con ben 19 raccomandazioni di altrettante azioni e provvedimenti da porre in essere a tutela delle persone LGBTQIA+. Perché in Italia, le discriminazioni e le violenze basate su orientamento sessuale e identità di genere rimangono un problema sociale rilevante e urgente”.
Non è chiaro se e quando Roccella incontrerà anche le altre associazioni LGBTQIA+ d’Italia, ma quel che è certo è che non si può parlare di eventuale “tavolo tecnico”. Roccella non ha preso alcun impegno, limitandosi ad ascoltare quel che aveva da riferire, denunciare e chiedere Arcigay. Un dovere puramente ‘istituzionale’ a cui la ministra non si è potuta tirare indietro, perché se la principale associazione gay d’Italia chiede un incontro urgente al ministero delle pari opportunità tu non puoi negarglielo.












































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