Politica locale

Umbria e Emilia Romagna, vince il centrosinistra

Michele de Pascale è il nuovo presidente dell’Emilia-Romagna. Il trentanovenne sindaco di Ravenna, esponente del Partito Democratico e candidato unitario del centrosinistra, ha vinto le elezioni regionali con un ampio margine sulla candidata del centrodestra, Elena Ugolini. La coalizione di de Pascale ha staccato quella di Ugolini di oltre sedici punti percentuali (56,7 per cento contro 40,07 per cento).

De Pascale succede così a Stefano Bonaccini, anche lui del PD, che ha guidato la regione negli ultimi dieci anni prima di essere eletto europarlamentare lo scorso giugno: lui stesso ha promosso la candidatura di De Pascale, che a livello politico è da molto tempo considerato vicino a Bonaccini.

L’Emilia-Romagna si conferma così una regione “rossa”, governata da giunte di sinistra o di centrosinistra ininterrottamente dal 1970. Se però a gennaio del 2020 le elezioni erano state piuttosto contese, in questo caso l’esito è parso subito scontato: De Pascale era sempre stato dato come ampiamente in vantaggio dai sondaggi, anche in virtù del fatto che la destra ha deciso di puntare su una candidata di scarsa popolarità e ha investito assai poco nella campagna elettorale in regione, dandola sostanzialmente per persa fin dall’inizio o quasi.

In un contesto simile, in cui il risultato era più che prevedibile, un indicatore che tanti osservatori hanno tenuto in considerazione è stato quello dell’affluenza. Il riferimento negativo era quello delle regionali del 2014, le prime vinte da Bonaccini, alle quali aveva votato appena il 37 per cento degli elettori, quasi il 30 per cento in meno di quelli che poi sarebbero andati a votare nel 2020, quando la competizione tra lo stesso Bonaccini e la leghista Lucia Borgonzoni era stata piuttosto aspra in campagna elettorale. Stavolta l’affluenza è stata di poco superiore al 46 per cento, un dato molto basso e di oltre 20 punti inferiore rispetto al 2020, su cui hanno influito per lo più due fattori: da un lato l’esito scontato del voto, dall’altro la diffusa frustrazione nei confronti della politica da parte di una popolazione che ha dovuto affrontare le drammatiche conseguenze di quattro alluvioni in un anno e mezzo, con ingenti danni alle case e al tessuto economico e imprenditoriale.

De Pascale venne eletto sindaco di Ravenna per la prima volta nel giugno 2016, diventando tre mesi dopo anche presidente della provincia e, dal 2018, presidente dell’Unione delle Province d’Italia, un ruolo che gli ha dato una certa visibilità a livello nazionale. Ha iniziato la sua gavetta politica a Cesena, città dove è nato e dove ha studiato, e ha poi iniziato la sua attività di partito tra i DS, i Democratici di sinistra poi confluiti nel PD. È esponente dell’ala riformista, o moderata, del partito guidato da Elly Schlein, e al congresso del 2023 ha sostenuto Bonaccini, pur non assumendo mai atteggiamenti conflittuali con la segretaria.

Stefania Proietti è la nuova presidente dell’Umbria. La 49enne sindaca di Assisi, candidata del centrosinistra, ha vinto le elezioni regionali con oltre il 50 per cento dei voti, almeno due punti percentuali in più rispetto a Donatella Tesei, la presidente uscente della Lega sostenuta dalla destra. L’Umbria torna così a essere governata dal centrosinistra com’era stato fin dal 1970, tranne che per gli ultimi cinque anni, dopo la netta vittoria di Tesei nel 2019.

Proietti è un’ingegnera meccanica specializzata nel settore energetico e nelle materie connesse al cambiamento climatico. È sindaca di Assisi dal 2016 e presidente della provincia di Perugia dal 2021, ma ha sempre voluto mantenere il suo profilo indipendente, non affiliandosi a nessun partito. Proprio per questa posizione di federatrice civica del centrosinistra era stata scelta per queste elezioni regionali dai leader del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle, e poi dagli altri che fanno parte del fronte progressista.

È molto legata all’ambiente francescano di Assisi e ha ottimi contatti con le gerarchie vaticane e con la CEI, la Conferenza episcopale italiana. Questo suo orientamento aveva generato qualche polemica all’interno della coalizione di centrosinistra durante la campagna elettorale, quando Proietti aveva espresso forti critiche al sostegno militare occidentale all’Ucraina e si era dichiarata personalmente contraria all’aborto.

L’Umbria è la seconda regione, dopo la Sardegna, che passa dalla destra (o dal centrodestra, a seconda delle coalizioni locali) al centrosinistra da quando c’è al governo Giorgia Meloni (ottobre del 2022). Con il successo di Proietti, prosegue la tradizione di presidenti donne dell’Umbria, che va avanti fin dal 2000: a Maria Rita Lorenzetti (2000-2010) era succeduta Catiuscia Marini fino al 2019, poi Tesei e ora la stessa Proietti.

1 risposta »

  1. Che fosse opportuno correggere qualcosa, nella strategia comunicativa del Partito Democratico in Umbria, i collaboratori di Elly Schlein se ne erano accorti a metà ottobre. In quel momento Flavio Alivernini, il portavoce della segretaria che le fa anche un po’ da consigliere politico ed è diventato negli ultimi mesi sempre più centrale nel definire la strategia del partito, pensò che fosse il caso di cambiare un po’ il tono e i contenuti della campagna elettorale di Stefania Proietti, la candidata presidente designata dal centrosinistra per le regionali umbre che lunedì ha vinto le elezioni.

    Alivernini decise che fosse opportuno concentrarsi su un tema specifico, tra i molti che stavano alimentando il dibattito politico locale, e cioè la sanità. E nel farlo, ha ritenuto di chiedere un aiuto a Marco Agnoletti, un altro esperto di comunicazione politica. In quel momento i sondaggi non erano rassicuranti per il centrosinistra umbro. Se alla fine dell’estate davano un distacco di oltre cinque punti di Proietti sulla presidente uscente e ricandidata del centrodestra Donatella Tesei, nel corso delle settimane quel vantaggio si era andato riducendo. Quando Alivernini ha deciso di coinvolgere Agnoletti, a quest’ultimo era arrivata voce che tra i giornalisti umbri girassero sondaggi che davano addirittura Tesei avanti di due punti. E non era neppure lo scenario peggiore: al Nazareno, la sede nazionale del PD, circolavano anche sondaggi secondo cui Proietti era indietro di quattro punti. Poi pochi giorni dopo, la vittoria del centrodestra alle regionali della Liguria aveva consolidato questo pessimismo.

    Insomma, la vittoria di Proietti in Umbria nasce in parte in quei giorni: dalla decisione di modificare la campagna elettorale, puntando tutto sulla compattezza del partito e sulla battaglia per la sanità. E tra l’altro la collaborazione tra Alivernini e Agnoletti ha un suo valore simbolico.

    Agnoletti in passato lavorò a lungo, tra gli altri, per Matteo Renzi, e ora cura la comunicazione di Stefano Bonaccini e di altri esponenti della corrente riformista, o moderata, del PD. Alivernini invece è sempre stato vicino a Schlein, e spesso viene accusato di essere un consigliere troppo invadente: quando i parlamentari lamentano l’isolamento della segretaria, e la sua scarsa propensione al confronto e alla collegialità, capita che tirino in ballo più o meno direttamente, e più o meno pretestuosamente, proprio il suo portavoce.

    Questa rinnovata sintonia tra Alivernini e Agnoletti è dunque significativa anche perché mostra, dal punto di vista comunicativo, quello stesso rapporto di collaborazione che lega da tempo Schlein e Bonaccini, dopo le tensioni accumulate durante l’ultimo congresso. Alle primarie del febbraio del 2023 si erano sfidati portando avanti due idee molto diverse di cosa dovesse essere il PD: Schlein era espressione di una visione “movimentista”, più radicale, che invocava un profondo cambiamento; Bonaccini era un po’ il candidato dell’apparato, quello “vecchia scuola”, forte della sua fortunata esperienza di amministratore. Alivernini curò la campagna di Schlein; Agnoletti quella di Bonaccini. Dopo la vittoria di Schlein, però, i due hanno subito instaurato un rapporto di collaborazione, certificato dalla scelta di proporre Bonaccini come presidente del partito. E questo desiderio di evitare scontri e critiche ha generato qualche malumore nelle rispettive fazioni: nella corrente riformista c’è chi critica Bonaccini per l’atteggiamento eccessivamente accomodante, e tra i parlamentari più vicini a Schlein c’è chi vorrebbe una maggiore determinazione nel prendere le distanze dal precedente corso del PD. La collaborazione tra i rispettivi portavoce è emblematica di tutto ciò.

    Ma al di là delle questioni interne al partito, la vittoriosa campagna elettorale del centrosinistra e del PD in particolare in Umbria è interessante proprio per il tema su cui si è scelto di concentrare le critiche alla giunta di centrodestra uscente.

    Quando lo staff di Schlein ha deciso di indirizzare meglio la comunicazione di Proietti, intorno a lei c’era una certa confusione organizzativa. Il che è un po’ fisiologico quando si sceglie una candidata civica, cioè non iscritta ad alcun partito, che fa affidamento soprattutto a una sua squadra di consiglieri personali ma deve al tempo stesso appoggiarsi alle strutture delle liste che la sostengono sul territorio.

    Proietti, che dal 2016 è sindaca di Assisi e dal 2021 è presidente della provincia di Perugia, aveva una sua portavoce, Valentina Aisa, che era alla sua prima esperienza di campagna elettorale, mentre al Comune di Assisi restava il suo staff della comunicazione istituzionale che seguiva le faccende della giunta. Il segretario del PD umbro, il 38enne Tommaso Bori, ha curato un po’ l’organizzazione degli eventi del partito a sostegno di Proietti, ma spesso c’era la necessità di coordinarsi con gli altri partiti della coalizione, e specialmente col Movimento 5 Stelle locale ci sono state alcune discussioni.

    Questa confusione organizzativa si rifletteva anche sul programma. Proietti aveva inizialmente fatto una lunga lista di impegni e di promesse, 54 pagine dense di proposte, alcune delle quali molto ampie e che avevano poco a che fare con le prerogative reali di una presidente di regione. Per esempio il fatto che Proietti si fosse detta personalmente contraria all’interruzione volontaria di gravidanza e al sostegno militare all’Ucraina avevano creato polemiche nella coalizione.

    Così per i consulenti comunicativi del PD la priorità è diventata semplificare. Proietti indicava puntualmente la sanità come il principale fallimento di Tesei e della sua giunta. Nei collegamenti in diretta televisiva con le trasmissioni nazionali, si faceva sempre trovare davanti a un ospedale o a un ambulatorio a rischio chiusura, insieme a lavoratori, pazienti e manifestanti vari che protestavano contro le politiche regionali. Si è inoltre deciso di organizzare l’evento conclusivo della campagna elettorale, con la presenza di tutti i leader del centrosinistra, proprio davanti a un ospedale, quello di Terni.

    In una certa misura le critiche sono andate anche oltre gli effettivi demeriti della giunta di Tesei. La Banca d’Italia segnala che la sanità umbra, pur tra le difficoltà che il Servizio sanitario nazionale ha ovunque, resta comunque al di sopra della media nazionale per quel che riguarda la qualità delle prestazioni ai cittadini, fatta eccezione per l’assistenza residenziale, e anche le accuse di favorire la privatizzazione rivolte all’assessore regionale (veronese) Luca Coletto sono state talvolta un po’ pretestuose.

    Ma non c’è dubbio che le esigenze di far quadrare i conti, in un contesto generale di ristrettezza finanziaria, hanno spinto la giunta di Tesei a dismettere o ridimensionare alcuni presidi ospedalieri, o ad accorparne altri, e che la spesa sostenuta dalle Aziende sanitarie locali per rivolgersi a consulenti e collaboratori esterni è aumentata notevolmente negli ultimi cinque anni, proprio per far fronte alle carenze delle strutture. Ma alla fine la scelta di attaccare la giunta su questo ha pagato, almeno a giudicare dai risultati elettorali in due dei comuni su cui si sono concentrate le maggiori polemiche proprio per la chiusura di alcuni ambulatori: a Orvieto, governata da una sindaca di centrodestra, e a Spoleto, dove alle europee del giugno scorso Fratelli d’Italia aveva vinto, Proietti ha ottenuto la maggioranza dei voti, e il PD si è affermato nettamente come primo partito. Un altro segnale significativo è che la lista “Umbria per la sanità pubblica”, che era guidata da un ex sindacalista della CGIL ed era una delle cinque a sostegno di Proietti, proprio concentrandosi su questo tema ha ottenuto poco meno di 8mila voti, non pochi.

    Peraltro è notevole che il centrosinistra abbia vinto in Umbria puntando sulla sanità. Nel 2019 infatti un’inchiesta su presunti illeciti nei concorsi pubblici in ambito sanitario aveva portato alle dimissioni della presidente di Regione Catiuscia Marini. Quel fatto di cronaca sancì la crisi del PD locale che portò poi alla prima storica vittoria della destra in regione nell’ottobre di quell’anno, con il successo di Tesei. Nel 2024 la Corte dei Conti assolse Marini dall’accusa di danno erariale.

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