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Ottime notizie per chi sta iniziando a sfogliare i cataloghi delle location di vacanza, e non solo: dallo scorso venerdì, l’isola caraibica di Aruba ha sdoganato ufficialmente il matrimonio egualitario, ponendo fine a una lunga battaglia legale iniziata già due anni fa.
Era infatti il 6 dicembre 2022 quando la Corte di Giustizia congiunta di Aruba, Curaçao, Sint Maarten e delle municipalità speciali di Bonaire, Sint Eustatius e Saba decretava l’incostituzionalità del divieto al matrimonio tra persone dello stesso sesso. Il caso faceva seguito a una petizione promossa dalla Fundacion Orguyo Aruba e sostenuta dalla Human Rights Caribbean Foundation a Curaçao.
Immediatamente, i governi di Aruba e Curaçao avevano però fatto ricorso alla Corte Suprema olandese – che ancora detiene giurisdizione su alcuni stati dell’arcipelago caraibico – congelando la sentenza fino a nuovo avviso.
Venerdì scorso, la svolta: la Corte Suprema ha confermato il verdetto della Corte di Giustizia, e, tra fragorosi applausi, ha ammesso finalmente i matrimoni tra persone dello stesso sesso: negarli avrebbe costituito una violazione del principio di uguaglianza e dei diritti umani.
Egmar Irausquin, segretario della Fundacion Orguyo Aruba, ha definito il risultato un “grande passo avanti, l’inizio dell’uguaglianza“, congratulandosi con la Corte Suprema per la celerità del verdetto:
“Non mi aspettavo che il matrimonio tra persone dello stesso sesso fosse approvato così rapidamente” ha ammesso. “Pensavo che potesse accadere intorno al 2030, ma fortunatamente i tempi sono stati più brevi di quanto previsto“.
Nel 2012, il matrimonio egualitario era stato legalizzato nelle isole di Bonaire, Sint Eustatius e Saba, che fanno parte delle municipalità speciali dei Paesi Bassi nei Caraibi. Tuttavia, Aruba e Curaçao, pur facendo parte del regno, non avevano esteso questo diritto alle coppie dello stesso sesso fino a tempi recenti.
Nel 2021, ad Aruba era stata introdotta la possibilità per le coppie omosessuali di registrare partnership civili, un primo passo verso la parità di diritti. Curaçao, invece, ha avuto un percorso più complesso, con tentativi di introduzione di diritti per le coppie dello stesso sesso tramite proposte legislative, ma senza risultati concreti fino al 2022.
Con questa sentenza, Aruba e Curaçao si allineano quindi ad altri territori caraibici, tra cui Porto Rico e le Isole Vergini Americane. Veri e propri paradisi naturali – e non solo. È infatti ben noto lo status di Aruba come rifugio prediletto di grandi capitali internazionali, grazie a un regime fiscale decisamente vantaggioso.
Il nuovo, duplice status è quindi piuttosto singolare: da un lato, l’isola attira per le sue politiche economiche flessibili, dall’altro si afferma come esempio di progresso sociale nel panorama caraibico – come confermato dalla stessa Ronella Croes, CEO Dell’Aruba Tourism Authority.
“Siamo orgogliosi di fare progressi significativi nel rendere l’isola di Aruba una destinazione più accogliente per i viaggiatori LGBTQ+. Siamo una delle poche isole dei Caraibi ad aver approvato questa legge: la legalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso è una vittoria importante per i diritti LGBTQ+, e siamo felici che la piccola isola di Aruba stia aprendo la strada a un futuro più luminoso e inclusivo”.
Non è raro che mete rinomate per il turismo e gli affari, come Aruba, si evolvano anche sul fronte dei diritti umani, aggiungendo un valore culturale e sociale a quello economico. Potrebbe quindi essere il segnale di una visione più ampia, in cui il progresso sociale diventa parte integrante di quello monetario. Chi sa, forse Aruba diventerà un esempio per altri paradisi fiscali che, finora, hanno evitato di affrontare certi temi?
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