Giustizia

Liguria, governatore Toti agli arresti domiciliari

Martedì mattina il presidente della Liguria Giovanni Toti è stato messo agli arresti domiciliari, per un’inchiesta in cui è indagato per corruzione insieme a Paolo Emilio Signorini, ex presidente dell’autorità portuale che gestisce il porto di Genova e amministratore delegato del gruppo Iren, una delle più importanti società multiservizi italiane, e all’imprenditore portuale Aldo Spinelli, in passato presidente delle squadre di calcio di Genoa e Livorno: anche per Spinelli sono stati disposti gli arresti domiciliari, mentre per Signorini è stata ordinata la custodia cautelare in carcere.

L’inchiesta riguarda diversi casi di corruzione che sarebbero avvenuti in vari ambiti: le campagne elettorali organizzate per sostenere la candidatura di Toti, rieletto nel 2020 alla guida d’una coalizione di centrodestra, e la gestione di pratiche di competenza dell’autorità di sistema portuale e della pubblica amministrazione regionale.

Oltre a Toti, Signorini e Aldo Spinelli ci sono diverse altre persone coinvolte nell’indagine: Roberto Spinelli, imprenditore nel settore logistico e immobiliare, figlio di Aldo; Mauro Vianello, imprenditore attivo nel porto di Genova, e Francesco Moncada, consigliere di amministrazione dell’Esselunga, marito di Marina Caprotti, figlia del fondatore di Esselunga Bernardo Caprotti (non indagata): a tutti loro è stato imposto il divieto temporaneo di esercitare la loro attività. È indagato anche Matteo Cozzani, capo di gabinetto del presidente della Regione Liguria, accusato di corruzione elettorale e di corruzione per l’esercizio della funzione: anche per lui sono stati disposti gli arresti domiciliari.

Secondo la procura, Toti avrebbe ricevuto tangenti in cambio di favori, in particolare la concessione di spazi portuali all’azienda di Spinelli. I magistrati hanno accusato Toti di aver accettato finanziamenti per 74.100 euro (40mila nel dicembre del 2021, 30mila nel 2022, 4.100 nel 2023) attraverso il suo comitato elettorale a fronte di diversi impegni. Il più rilevante riguarda il rinnovo per 30 anni della concessione del terminal chiamato Rinfuse utilizzato per il traffico Ro-Ro, da roll-on/roll-off, che interessa veicoli su ruote caricati sulle navi senza essere alzati e spostati dalle gru come i container. I terminal sono le aree del porto concesse alle aziende per gestire l’arrivo e la spedizione delle merci. Nel dicembre del 2021 la concessione del terminal Rinfuse era stata assegnata a una società composta da gruppo Spinelli (55%) e dalla compagnia di navigazione Msc (45%). La pratica di rinnovo era bloccata dall’autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale.

I soldi sarebbero serviti anche per concedere l’assegnazione di spazi portuali dell’ex Carbonile e di un’area demaniale usata dalla società autostrade. Per ottenere questi favori Spinelli avrebbe pagato anche Paolo Emilio Signorini, per cui è stata disposta la custodia cautelare in carcere. Signorini è stato presidente dell’autorità portuale del Mar Ligure Occidentale e commissario straordinario per la costruzione della nuova diga foranea fino alla nomina come amministratore delegato di Iren, nell’agosto del 2023. 

A Signorini è stato contestato di aver accelerato la discussione della pratica per il rinnovo della concessione del terminal Rinfuse nel comitato di gestione del porto, che presiedeva, e di averla rinnovata per 30 anni in cambio di 15mila euro ricevuti in contanti da Aldo Spinelli nel luglio del 2022. Spinelli avrebbe fornito a Signorini anche 22 soggiorni di lusso in un hotel di Montecarlo per un valore complessivo di 42mila euro, nonché fiches per giocare al casinò, una borsa di Chanel, un bracciale di Cartier. Spinelli avrebbe offerto a Signorini anche una consulenza da 300mila euro al termine del mandato da presidente dell’autorità portuale. 

Tra le altre cose, Spinelli avrebbe ottenuto il cambio di destinazione della spiaggia di Punta dell’Olmo da libera a privata e l’agevolazione di una pratica edilizia relativa a un complesso immobiliare a Celle Ligure, le cosiddette Colonie Bergamasche, che era bloccata negli uffici della Regione Liguria.

Signorini avrebbe ricevuto regali in cambio di favori anche da Mauro Vianello, a capo di un’azienda che si occupa di prevenzione incendi e servizi di sicurezza nel porto di Genova. L’accusa sostiene che Signorini avrebbe concesso un aumento della tariffa oraria per le prestazioni dell’azienda di Vianello in cambio di un’auto per andare a Montecarlo, del pagamento del banchetto nuziale della figlia, di un Apple Watch e di un soggiorno in un appartamento di Vianello messo a disposizione dall’imprenditore alla moglie e alla figlia di Signorini. Anche Vianello, che lo scorso novembre era diventato consulente di Iren, è accusato di corruzione.

Nell’indagine è stato coinvolto anche il capo di gabinetto di Toti, Matteo Cozzani, che secondo la procura avrebbe accettato un finanziamento da Francesco Moncada, consigliere di amministrazione di Esselunga, per il pagamento di alcuni spazi pubblicitari destinati alla campagna elettorale. Non si tratta di spazi pubblicitari qualunque, ma di un pannello luminoso installato sulla terrazza Colombo, il grattacielo più alto di Genova. Moncada avrebbe pagato la pubblicità elettorale in cambio dell’impegno di sbloccare due pratiche per l’apertura di due punti vendita a Sestri Ponente e Savona ferme negli uffici della Regione Liguria.

Cozzani, che oltre a essere capo di gabinetto di Toti è stato coordinatore regionale della campagna elettorale del presidente, sarebbe coinvolto anche nella gestione di un sistema di corruzione elettorale in collaborazione con i fratelli Italo Maurizio Testa e Arturo Angelo Testa, accusati di aver agevolato il clan mafioso dei Cammarata del mandamento di Riesi, in provincia di Caltanissetta. Italo Maurizio Testa è consigliere comunale eletto con Forza Italia a Boltiere, un paese in provincia di Bergamo: in una nota, il partito ha fatto sapere di aver sospeso sia lui sia il fratello «a seguito dell’indagine che li ha visti coinvolti».

Per Italo Maurizio Testa e Arturo Angelo Testa il tribunale ha disposto l’obbligo di dimora a Boltiere. Secondo l’accusa, durante la campagna elettorale del 2020 avrebbero promesso posti di lavoro e alloggi di edilizia popolare pubblica a persone appartenenti alla comunità riesina di Genova in cambio di almeno 400 preferenze nei confronti della lista del presidente Toti e in particolare del candidato Stefano Anzalone, consigliere regionale, accusato di corruzione elettorale. La procura ha contestato a Cozzani e ai fratelli Testa l’aggravante di aver commesso il reato di corruzione elettorale per agevolare l’attività del clan Cammarata nella città di Genova. Anche Venanzio Maurici, sindacalista della Cgil, considerato dalla procura referente genovese del clan Cammarata, è stato accusato di corruzione elettorale per aver votato la lista di Toti in cambio di un posto di lavoro per il compagno della figlia.

In totale la Guardia di Finanza ha sequestrato agli indagati 570mila euro.

2 risposte »

  1. Martedì un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Genova ha portato agli arresti domiciliari del presidente della Liguria Giovanni Toti. Le dimensioni della notizia sono dovute soprattutto al coinvolgimento di Toti, ma in realtà ha portato a varie misure restrittive per altre nove persone, tra cui alcuni imprenditori noti e importanti e anche il capo di gabinetto di Toti, Matteo Cozzani. L’inchiesta ruota intorno a ipotesi di corruzione elettorale e scambi di favore, in un presunto contesto di illegalità finalizzato tra l’altro a favorire gli interessi di un clan mafioso originario di Caltanissetta, in Sicilia, ma con diramazioni anche a Genova e in Lombardia.

    Toti per molti anni è stato giornalista e conduttore sulle reti Mediaset. A lungo stimato da Berlusconi, nel 2014 entrò in politica con Forza Italia e nel 2015 si candidò alla presidenza della Liguria vincendo. Negli anni successivi uscì da Forza Italia, in dissenso con la linea secondo lui troppo morbida nei confronti della deriva estremista dell’allora leader del centrodestra, Matteo Salvini, e si dedicò a far nascere vari movimenti politici di centro. Nel 2020 venne riconfermato per un secondo mandato. Nel 2022 si alleò con Maurizio Lupi, leader del partito centrista conservatore Noi Moderati, di cui Toti è presidente.

    Toti è accusato di corruzione. Per lui il procuratore capo di Genova, Nicola Piacente, ha chiesto gli arresti domiciliari, disposti dal giudice per le indagini preliminari. Martedì mattina, poco dopo la diffusione della notizia sull’inchiesta, alcuni agenti della Guardia di Finanza hanno perquisito casa sua in centro a Genova, alla presenza dello stesso Toti e del suo avvocato.

    Secondo un comunicato diffuso dalla procura di Genova, a Toti viene contestato di avere accettato da due imprenditori, Aldo e Roberto Spinelli, le promesse di vari finanziamenti in cambio di alcuni favori. In particolare, i finanziamenti sarebbero stati dati al Comitato Giovanni Toti, nato nell’aprile del 2015 per sostenere la campagna elettorale di Toti e poi rimasto attivo per raccogliere finanziamenti per la sua attività politica, in Liguria e non solo. In tutto sono cinque versamenti fatti tra il dicembre 2021 e il marzo 2023 per il valore complessivo di 74.100 euro. Versamenti che, in gran parte, non sono riportati nei rendiconti di quegli anni del Comitato (gli Spinelli e le loro società figurano, ma per importi molto più bassi).

    Secondo la procura, in cambio di questi finanziamenti Toti avrebbe promesso dei favori agli Spinelli, per esempio «trovare una soluzione» per rendere privata la spiaggia libera di Punta dell’Olmo, tra Celle Ligure e Varazze in provincia di Savona. Oppure agevolare le procedure di approvazione di una pratica edilizia pendente negli uffici della regione, relativa a un complesso immobiliare in quella stessa area, per il quale gli Spinelli avevano manifestato interesse.

    Aldo Spinelli è un noto imprenditore della logistica portuale, famoso anche per essere stato presidente di alcune importanti squadre di calcio come Genoa e Livorno. Sempre secondo le accuse, Toti avrebbe promesso a lui e a suo figlio Roberto di accelerare la pratica di rinnovo per altri trent’anni della concessione del Terminal Rinfuse, il principale gate d’accesso al porto di Genova dove è possibile imbarcare merci non imballate e spedirle in Europa via nave: questo rinnovo, approvato nel dicembre del 2021, avrebbe avvantaggiato la Terminal Rinfuse Genova srl, la società che ce l’ha attualmente in gestione e che è controllata per il 55 per cento del capitale sociale dalla Spinelli srl, una società degli Spinelli.

    Nell’inchiesta è coinvolto anche Paolo Emilio Signorini, presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale, cioè l’ente pubblico che amministra la gran parte dei lavori e delle attività che riguardano appunto il porto di Genova.

    Uomo di estese relazioni, apprezzato da esponenti di partiti di diversi orientamenti per la sua abilità e la sua competenza in materia di infrastrutture, Signorini ha una lunga carriera di dirigente pubblico: fu responsabile di importanti uffici del ministero dell’Economia e dei Trasporti tra il 2001 e il 2008, poi fino al 2013 ebbe un ruolo di responsabilità all’interno del Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE) della presidenza del Consiglio dei ministri. È considerato vicino a Ettore Incalza, probabilmente il più importante dirigente pubblico al ministero dei Trasporti degli ultimi trent’anni, coinvolto in varie inchieste giudiziarie – una ventina – da cui è sempre stato prosciolto.

    Signorini è accusato di corruzione e per questo arrestato in via cautelare, cioè per evitare che possa intralciare le indagini o che possa fuggire: secondo la procura avrebbe illecitamente favorito alcune attività degli Spinelli ricevendo in cambio dei benefici. Tra gli altri, la consegna di 15mila euro in contanti il 14 luglio del 2022, nonché una ventina di soggiorni nel lussuoso Hotel de Paris di Monte Carlo, per un totale di 42 notti e vari servizi extra (puntate al Casinò, serate di gala, biglietti per la finale dell’importante torneo di tennis locale, trattamenti estetici e altro) per un totale di 42mila euro, e poi una borsa Chanel e un bracciale d’oro da 7.200 euro. Spinelli avrebbe inoltre messo a disposizione le proprie carte di credito a Signorini, durante un viaggio fatto da quest’ultimo a Las Vegas nel dicembre 2022, e avrebbe infine promesso un incarico da 300mila euro all’anno una volta che Signorini avesse terminato il proprio mandato di presidente dell’Autorità portuale.

    Signorini avrebbe ricevuto favori anche da Mauro Vianello, un altro imprenditore che controlla la Santa Barbara srl, attiva nel porto di Genova: tra le altre cose il pagamento di 6.600 euro per l’organizzazione del banchetto di matrimonio di sua figlia.

    Tra gli indagati c’è anche Matteo Cozzani, capo di gabinetto del presidente Toti e suo uomo di fiducia. Insieme a Toti, Cozzani avrebbe agevolato lo sblocco di due pratiche pendenti da anni negli uffici regionali per autorizzare l’apertura di due punti vendita di Esselunga, in cambio di un presunto finanziamento illecito promesso loro da Francesco Moncada, consigliere di amministrazione di Esselunga e marito di Marina Caprotti, presidente esecutivo della società (lei non è indagata).

    Il finanziamento sarebbe avvenuto nel 2022 nella forma di un pagamento occulto di spazi pubblicitari a fini elettorali, un pannello luminoso installato sulla terrazza Colombo, in cima alla Torre Piacentini, il grattacielo più alto di Genova. Moncada avrebbe pagato la pubblicità elettorale in cambio dell’impegno di sbloccare due pratiche per l’apertura di due punti vendita a Sestri Ponente e Savona, ferme negli uffici della Regione Liguria.

    Le accuse a Cozzani sono particolarmente pesanti perché nel suo caso il reato di corruzione elettorale sarebbe stato commesso, secondo i magistrati, per agevolare l’attività della mafia, in particolare del clan del mandamento di Riesi, radicato nella provincia di Caltanissetta ma attivo anche in Lombardia e nella città di Genova. A Cozzani viene contestato di aver fatto un accordo illecito con Italo Maurizio Testa e suo fratello Arturo Angelo Testa, rappresentanti della comunità di Riesi a Genova, anche se attivi politicamente perlopiù nella provincia di Bergamo. In occasione delle elezioni regionali del 2020, i Testa si sarebbero impegnati a convogliare i circa 400 voti dei riesini e dei siciliani residenti a Genova verso la lista “Cambiamo con Toti Presidente” e alcuni suoi candidati, in particolare verso Stefano Anzalone, eletto consigliere regionale (e indagato in questa inchiesta).

    I Testa hanno ora l’obbligo di restare nel loro comune di residenza, cioè Boltiere, a sud di Bergamo. Italo Maurizio Testa ha un passato in Alleanza Nazionale e ora è un dirigente locale di Forza Italia. Nel luglio del 2011, da vicesindaco di Boltiere, fu coinvolto in una polemica dopo che fu resa pubblica una foto che lo ritraeva mentre omaggiava col saluto romano Benito Mussolini nella sua città natale, Predappio. Più di recente i fratelli Testa hanno sostenuto le iniziative politiche di Alessandro Sorte, deputato e coordinatore regionale lombardo di Forza Italia, tornato nel partito di Berlusconi alla fine del 2021 dopo esserne uscito nel 2019 per aderire al movimento centrista di Toti, “Cambiamo!”.

    Se i fratelli Testa sono i rappresentanti della comunità riesina a Genova, secondo la procura il vero referente del clan di Caltanissetta nella città sarebbe Venanzio Maurici, ex dirigente sindacale della CGIL ligure e da anni al centro di polemiche locali per le sue presunte vicinanze ad ambienti mafiosi. A Maurici viene contestato il reato di corruzione elettorale con l’aggravante mafiosa. Secondo l’accusa avrebbe garantito voti alla lista “Cambiamo con Toti Presidente”, in cambio della promessa di un posto di lavoro per il compagno di sua figlia. Come i Testa, anche Maurici era tra i principali animatori di un’associazione che mette in contatto i riesini emigrati nel Nord Italia.

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  2. Dopo che il presidente della Liguria Giovanni Toti è stato messo agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione elettorale, martedì, le reazioni degli esponenti politici della destra in sua difesa non sono state compatte. Se Forza Italia e Lega hanno ribadito più o meno la fiducia nei confronti di Toti, in Fratelli d’Italia sono stati più cauti. Nelle prime ore che hanno seguito la pubblicazione della notizia sull’inchiesta della procura di Genova – che coinvolge tra gli altri anche il capo di gabinetto di Toti, Matteo Cozzani – il deputato di FdI Matteo Rosso, coordinatore del partito in Liguria, non aveva escluso l’ipotesi di elezioni anticipate, e dunque di dimissioni in tempi rapidi di Toti. Anche Tommaso Foti, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, non si è sbilanciato.

    «L’istituto delle dimissioni appartiene alla sfera personale», ha detto Foti. «Solo la sfera personale può valutare come sono andati i fatti. Per quanto ci riguarda, confidiamo che vi possa essere la massima velocità nell’affrontare una situazione difficile, per chiarire quanto viene contestato». Il responsabile nazionale dell’organizzazione del partito, Giovanni Donzelli, ha utilizzato invece parole più esplicite per confermare la fiducia nei confronti di Toti, tuttavia tra i parlamentari della coalizione di destra c’è imbarazzo e incertezza sugli sviluppi politici della vicenda. Nell’aula della Camera, tra l’altro, c’è stata una lite tra lo stesso Matteo Rosso e Ilaria Cavo, deputata genovese molto vicina a Toti, del partito centrista Noi Moderati.

    Del resto, i rapporti tra Toti e i dirigenti liguri e nazionali degli altri partiti della destra e del centrodestra che sostengono la sua giunta sono da tempo burrascosi. Alcune tensioni hanno a che fare con vecchie ruggini e antiche rivalità; altre, più significative, sono sorte in tempi più recenti e hanno a che vedere coi modi autoritari e accentratori con cui Toti ha governato la regione, forte di un notevole consenso personale.

    La carriera politica di Toti è stata fin dall’inizio abbastanza clamorosa. Dopo un’esperienza da giornalista in Mediaset lunga e di successo, che lo aveva portato a diventare direttore dei telegiornali di Rete 4 e Italia 1, nel 2014 fu convinto a entrare nella dirigenza di Forza Italia direttamente da Silvio Berlusconi, che volle puntare su di lui come “volto” del partito, e anche per questo lo costrinse a mettersi a dieta e a perdere molti chili. Candidato al Parlamento Europeo nel maggio del 2014, ed eletto con quasi 150mila preferenze, divenne di fatto uno dei vice di Berlusconi entrando a far parte di quello che venne indicato come “il cerchio magico”, cioè un gruppo molto ristretto di suoi collaboratori e consiglieri. E in questo ruolo ebbe ripetuti e duri scontri con l’attuale ministro per gli Affari europei Raffaele Fitto, che contestava la linea politica di Forza Italia. Fitto lasciò il partito nel 2015, avvicinandosi e poi aderendo a Fratelli d’Italia, di cui ora è uno dei più importanti dirigenti nazionali.

    Dentro Forza Italia c’era già all’epoca chi apprezzava poco il protagonismo di Toti, ma è soprattutto in tempi recenti che i rapporti coi suoi compagni di partito si sono progressivamente guastati. Dopo aver vinto le elezioni regionali nel 2015, sempre più in cerca di un ruolo politico anche a livello nazionale, Toti uscì dal partito di Berlusconi e fondò un suo movimento centrista, “Cambiamo!”. Era il giugno del 2019, e Forza Italia attraversava un periodo travagliato, in cui perfino la stessa sopravvivenza del partito sembrava non essere del tutto scontata: Toti, nominato nel giugno del 2019 coordinatore nazionale insieme a Mara Carfagna, dopo aver invocato un radicale cambiamento del partito, in agosto abbandonò Forza Italia lamentandosi del suo immobilismo.

    Pur tra molte polemiche interne alla coalizione di centrodestra, Toti riuscì comunque a ottenere la riconferma alla presidenza della Liguria nel 2020, grazie soprattutto al successo della sua lista, di gran lunga la più votata col 22,6 per cento dei voti (a fronte del 17 per cento della Lega, il 10,9 per cento di Fratelli d’Italia e il 5 per cento di Forza Italia). Proprio la volontà di affermare questo primato personale, dimostrandosi autonomo rispetto alle richieste e alle pressioni degli altri partiti, indusse Toti a scelte poco gradite dai suoi alleati. Innanzitutto non concesse posti in giunta a Forza Italia: e questo, unito ai malumori per il suo recente abbandono del partito, rovinò i rapporti con Berlusconi e Antonio Tajani, l’attuale leader. In secondo luogo, molte delle decisioni prese sulle nomine nella sanità e nelle società partecipate dalla regione vennero prese da Toti senza un reale confronto con la Lega e con Fratelli d’Italia, che anzi spesso lo accusarono di costruire intese sottobanco col centrosinistra.

    Alcune di queste accuse di consociativismo, per esempio, hanno riguardato anche i rapporti tra Toti e uno degli indagati nell’inchiesta della procura di Genova, e cioè Mauro Vianello, presidente della cooperativa Santa Barbara attiva nel porto di Genova e accusato di corruzione. Uno dei responsabili amministrativi della Santa Barbara è infatti Simone D’Angelo, segretario del PD a Genova. L’ex segretario provinciale del PD, Alessandro Terrile, è stato invece nominato nel maggio del 2022 amministratore delegato dell’Ente Bacini, una società controllata dall’autorità portuale che opera nel porto di Genova e di cui è presidente lo stesso Vianello.

    Da questo punto di vista, le critiche rivolte a Toti da alcuni esponenti del centrodestra su come ha amministrato la regione non sono molto diverse da quelle dei suoi oppositori: cioè aver gestito in maniera disinvolta relazioni di potere con imprenditori e amministratori pubblici, il tutto con l’obiettivo di affermarsi un po’ come il dominatore della politica ligure. Anche la presunta richiesta di finanziamenti per il suo movimento politico personale, al di là dell’esistenza dei reati ipotizzati dalla procura, è un segnale di questa dinamica. Anche per questo gli alleati di Toti non sono così fermi nel difenderlo.

    Ma non c’è solo la Liguria: Toti ha avuto rapporti tribolati con altri leader del centrodestra negli ultimi anni anche per la sua ricerca di uno spazio politico a livello nazionale. Accusato inizialmente di essere troppo accondiscendente con certe iniziative radicali di Matteo Salvini tra il 2016 e il 2018, Toti ha poi abbandonato Forza Italia proprio rimproverando, al contrario, alla dirigenza un eccessivo allineamento con la destra sovranista. Da lì in poi, molto spesso Toti ha criticato Salvini per la sua incapacità di proporsi come un leader credibile della coalizione. «A furia di dare spallate, finisci col lussarti la spalla», era una frase che il presidente ligure spesso ripeteva per descrivere la mancanza di abilità politica di Salvini.

    Le tensioni arrivarono a un punto di rottura durante il voto per il presidente della Repubblica, nel gennaio 2022, quando la gestione fallimentare delle trattative portate avanti da Salvini venne apertamente criticata da Toti, in particolare per come Salvini allestì l’operazione che avrebbe dovuto far eleggere Maria Elisabetta Alberti Casellati, e che si risolse in una netta sconfitta. Edoardo Rixi, massimo dirigente della Lega in Liguria e uomo di fiducia di Salvini, accusò Toti di aver tradito la coalizione, dando sfogo anche a risentimenti pregressi. In quei giorni l’attuale presidente del Senato, Ignazio La Russa di Fratelli d’Italia, descrisse Toti come una sorta di sabotatore del centrodestra.

    Anche con Fratelli d’Italia i rapporti di Toti sono stati sempre abbastanza complicati. Nell’intento di rappresentare un elettorato di centrodestra più moderato, in questi anni Toti ha spesso biasimato le scelte del governo di Meloni: sulla limitazione al Superbonus, il costosissimo piano di agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie che Meloni vuole limitare e che Toti ritiene necessario preservare, per garantire occupazione e crescita economica; sulla concessione del terzo mandato per i presidenti di regione, ipotesi verso cui Fratelli d’Italia è scettica e che invece Toti vorrebbe, cosa che ha manifestato con toni perentori e anche sferzanti nei confronti del governo; sui temi etici e in particolare sul diritto all’aborto, tema su cui c’è stato uno scontro tra Toti e Fratelli d’Italia anche in consiglio regionale, nel settembre 2022.

    Nel frattempo, Toti ha cambiato più volte partito. Dopo aver fondato Cambiamo!, nell’estate del 2021 creò insieme al sindaco di Venezia Luigi Brugnaro il movimento Coraggio Italia. In vista delle elezioni politiche del settembre 2022, entrambi aderirono al cartello elettorale di Noi Moderati, guidato da Maurizio Lupi, che si è poi costituito come un partito eleggendo proprio Toti come presidente.

    Se l’obiettivo è rimasto sempre lo stesso, cioè creare un partito moderato centrista nell’orbita del centrodestra, il modo con cui raggiungerlo è stato spesso ondivago, soprattutto negli ultimi mesi. Toti aveva infatti scommesso sul progressivo disfacimento di Forza Italia, ma ora che quel partito sta dimostrando di saper resistere, diventa difficile per Toti ritagliarsi uno spazio politico. Peraltro alcuni importanti esponenti liguri ed ex berlusconiani che avevano deciso di aderire ai movimenti di Toti nel 2019, come Angelo Vaccarezza, ora stanno tornando in Forza Italia.

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