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Ghana, approvata legge anti lgbt

Il Parlamento del Ghana ha approvato la legge anti-lgbt, che dovrà ora essere approvata con firma del Presidente Nana Akufo-Addo. Il disegno di legge impone una pena detentiva fino a tre anni per chiunque sia ritenuto colpevole di identificarsi come lgbt. In Ghana il sesso tra persone omosessuali è già oggi illegale e prevede pene detentive fino a tre anni di reclusione. La nuova legge impone ora condanne detentive anche alla semplice identificazione come persona lbgt.

La norma impone inoltre una pena di reclusione di cinque anni per chiunque aderisca, organizzi e formi o finanzi un gruppo lgbt.

Il Ghana è una repubblica democratica presidenziale, una delle più stabili in Africa, con parlamento costituito da due camere e un sistema di governo multipartitico. L’attuale presidente, Nana Akufo-Addo, del New Patriotic Party (NPP), è stato eletto nel 2017.

Il disegno di legge anti-LGBTI ha avuto il sostegno dei due principali partiti di maggioranza, ma entrerà in vigore solo se il presidente Akufo-Addo, considerato fino a poco tempo fa contrario all’approvazione della legge, lo firmerà. Nelle ultime settimane il presidente si è detto incline a firmare, se la maggioranza dei ghanesi lo vorrà. Da sempre Akufo-Addo si è detto fermamente contrario al matrimonio egualitario in Ghana.

È fallito il tentativo del deputato di maggioranza Alexander Afenyo-Markin, che pure aveva raccolto un nugolo di colleghi di partito, per tentare di emendare l’articolo che impone le pene detentive, in favore di pene quali servizi sociali e lavori per la pubblica amministrazione.

Nel paese il dibattito sul controverso disegno di legge è stato animato nelle ultime settimane. La società ghanese sembrerebbe aver dimostrato di sostenere la legge anti-LGBTI ed oggi si teme che il clima possa favorire una vera e propria caccia alle streghe. La legge prevede infatti l’accusa di “grave indecenza in pubblico”. Così, qualsiasi manifestazione pubblica di affetto tra persone dello stesso sesso, o in cui una o alcune delle persone coinvolte si identifichi come persona LGBTI, potrà essere accusata e incriminata. Incriminate sarebbero anche le persone che si battono per i diritti LGBTI. Secondo alcuni attivisti e osservatori, molte persone dovranno immediatamente nascondersi, perché ad oggi identificate come persone LGBTI, o loro sostenitrici.

Sarebbe stata invece rimossa la clausola che nella precedente bozza imponeva la terapia correttiva, fino all’intervento chirurgico, per le persone intersessuali.

Dopo l’approvazione di una legge analoga, e assai più severa, in Uganda, dal Ghana giunge un segnale ulteriormente preoccupante della deriva anti-LGBTI di alcuni paesi africani. Circa un mese fa Amnesty International aveva parlato di una potenziale estinzione della comunità LGBTI in Africa.

La coalizione per i diritti umani Big 18, gruppo di avvocati e attivisti in Ghana, ha condannato il disegno di legge.

La presidente del consiglio del Centro del Ghana per lo sviluppo democratico (CDD-Ghana), la professoressa Audrey Gadzekpo, ha esortato il Presidente Akufo-Addo a non approvare il disegno di legge: “I diritti umani non dipendono dall’approvazione o dalla disapprovazione della maggioranza – ha spiegato Gadzekpo – quindi dire che poiché la maggioranza dei ghanesi è presumibilmente a favore del disegno di legge, ne giustifica l’approvazione, è insostenibile. Il Ghana è un Paese laico e multi-religioso”, ha aggiunto.

Takyiwaa Manuh, membro senior del CDD-Ghana, ha riferito che il presidente potrebbe non firmare prima di una verifica costituzionale sugli eventuali impatti finanziari della legge. L’approvazione presidenziale deve arrivare entro Dicembre 2024, quando il parlamento sarà rieletto per le normali elezioni. Se Akufo-Addo attendesse fino a Dicembre, con il nuovo parlamento, il disegno di legge sarebbe tutto da rifare.”Questa norma rappresenta un pericolo reale per il nostro Paese e ci aspettiamo che il presidente sostenga i valori del nostro Paese e della Costituzione” ha aggiunto Manuh.

Il Ghana riceve finanziamenti e assistenza tecnica da varie organizzazioni internazionali, tra cui la Banca Mondiale (WB), la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BEI), il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e altre istituzioni finanziarie internazionali.

In Uganda la pressione degli organi internazionali sul paese, inclusi gli stop ai finanziamenti, non hanno impedito l’approvazione della feroce legge anti-LGBTI del paese. In Ghana, come in molti paesi africani – fa notare AlJazeera – l’omosessualità, sebbene vietata, finora non era mai stata punita, se non in epoca coloniale, sotto le leggi anti-LGBTI dei coloni europei.

Una petizione è stata avvita già da tempo da All Out (che qui ha raccolto alcune testimonianze) per fermare l’approvazione del disegno di legge anti-LGBTIAQ+ in Ghana. “L’approvazione della legge anti-LGBT+ in Ghana è davvero un giorno buio –  spiega Linda Njiru, Responsabile delle campagne per l’Africa di All Out – si tratta di una grande battuta d’arresto per il perseguimento dell’uguaglianza e dei diritti umani nel continente. Con l’escalation di violenze e attacchi contro le persone LGBT+ in seguito all’approvazione di una legge simile in Uganda, la comunità LGBT+ del Ghana è sempre più in pericolo. Siamo solidali con gli attivisti e i membri della comunità ghanese che stanno vivendo il loro peggior incubo. La lotta per l’uguaglianza continua, non solo in Ghana ma in tutta l’Africa. Come comunità globale, dobbiamo opporci collettivamente a questa legislazione e continuare a impegnarci a sostenere i ghanesi LGBT+. Così facendo, potremmo salvare delle vite”.

Categorie:Lgbt, Mondo

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5 risposte »

  1. Ad Accra, capitale del Ghana, centinaia di manifestanti sono scesi in piazza per chiedere l’approvazione della controversa legge anti-LGBTQIA+, da mesi in sospeso dopo l’approvazione in parlamento a febbraio, in mancanza della firma presidenziale.

    La protesta, svoltasi martedì 8 ottobre, è stata capitanata dal solito Samuel Nartey George, membro del partito di opposizione National Democratic Congress (NDC), il quale ha criticato la lentezza con cui la Corte Suprema sta esaminando il draconiano disegno di legge, noto come Human Sexual Rights and Family Values Act, che approfondiremo in seguito.

    Rivolgendosi ai media, George ha lamentato che non vi siano segnali di un’imminente udienza da parte della corte. “Non c’è alcun calendario chiaro per procedere con il ricorso legale. Questo non riguarda la politica, ma la moralità e il mantenimento dei valori culturali del Ghana“, ha dichiarato.

    Gli atti omosessuali tra uomini sono già vietati in Ghana sin dall’epoca coloniale, definiti come “conoscenza carnale innaturale”, ma la nuova legge andrebbe a rafforzare ulteriormente le restrizioni, dando vita a una vera e propria persecuzione.

    La protesta ha anche preso di mira il presidente Nana Akufo-Addo, il quale ancora rifiuta di firmare la legge, citando preoccupazioni legali e le potenziali conseguenze economiche, inclusa la perdita di miliardi di dollari in finanziamenti dalla Banca Mondiale. Agli sgoccioli del suo secondo mandato, Akufo-Addo ha però ribadito che non cambierà posizione, nonostante le pressioni crescenti da parte del fronte conservatore del paese.

    La manifestazione, durata circa tre ore, si è conclusa con la consegna di una petizione agli ufficiali della Corte Suprema, in cui si chiede di accelerare i tempi del processo. Il giudice Frank Offei, rispondendo alle richieste, ha spiegato che la corte è pronta a procedere non appena tutte le formalità saranno completate. L’esito, tuttavia, è imprevedibile.

    Dura la reazione di LGBT Rights Ghana, principale associazione a tutela e promozione dei diritti LGBTQIA+ nel paese, che nel commentare la protesta ha definito “sconfortante vedere le proteste anti-LGBT deviare l’attenzione da questioni critiche come la richiesta di acqua pulita e sicura per i cittadini“.

    Cosa prevede la legge anti-LGBTQIA+ in Ghana?

    La Human Sexual Rights and Family Values Bill ha come obiettivo quello di rafforzare le restrizioni coloniali già esistenti contro le persone LGBTQIA+ e le loro attività nel paese, inasprendo le sanzioni anche per chiunque promuova o pratichi comportamenti omosessuali, nonché per chiunque sostenga o difenda i diritti delle persone LGBTQIA+. Le principali misure del disegno di legge includono:

    che chiunque si identifichi come LGBTQIA+ possa essere condannato fino a tre anni di carcere. Una disposizione che apre a tutta una serie di abusi, quando l’identità diventa pretesto per liberarsi di persone “scomode”;

    che chiunque promuova i diritti delle persone LGBTQ+ o fornisca sostegno, inclusi gli attivisti e le organizzazioni che difendono tali diritti venga punito con fino a 10 anni di carcere;

    il divieto a qualsiasi forma di difesa o di normalizzazione delle istanze LGBTQIA+, sia in ambito pubblico che privato. Una misura destinata a colpire inevitabilmente anche i programmi di educazione affettiva e sessuale a scuola;

    la privazione della libertà di associazione per le organizzazioni LGBTQIA+;

    programmi di “riabilitazione” per le persone LGBTQ+, ovvero la legalizzazione delle terapie di conversione forzata per “riformare” coloro che sono considerati coinvolti in attività omosessuali.

    La situazione dei diritti LGBTQIA+ in Ghana

    Pur senza l’approvazione definitiva del disegno di legge, la situazione dei diritti LGBTQIA+ in Ghana rimane estremamente critica. Non esistono leggi a tutela delle soggettività LGBTQIA+ da discriminazione o violenza, ma, al contrario, l’omosessualità maschile è considerata illegale sin dall’epoca coloniale. La definizione giusta del reato da codice penale è “conoscenza carnale innaturale.

    Le pene per tali atti possono arrivare fino a tre anni di reclusione. Anche se non esistono leggi che criminalizzano specificamente le relazioni tra donne o altre identità di genere, l’ambiente giuridico e sociale rimane comunque fortemente ostile verso la comunità.

    Nel corso del 2024, il lungo iter legislativo della Human Sexual Rights and Family Values Bill ha intensificato il dibattito nazionale, esacerbando il già fortissimo sentimento ostile e prevalente della società ghanese nei confronti delle identità e degli orientamenti non conformi.

    Un sondaggio condotto nel 2023 dal Pew Research Center ha rilevato che la stragrande maggioranza dei cittadini ghanesi considera l’omosessualità moralmente inaccettabile, sentimento alimentato da una combinazione di valori religiosi, sia cristiani che musulmani, e tradizioni culturali che enfatizzano la centralità della famiglia eterosessuale. Un feticcio facilissimo da sfruttare per la classe politica, ma anche per chi ha altri interessi.

    Mosca si dimostra infatti sempre più interessata ad espandere la propria influenza in Africa, tramite subdole operazioni di influenza e disinformazione che hanno coinvolto, negli ultimi anni anche il Ghana.

    In Sudan e nella Repubblica Centrafricana, tali attività hanno già sortito l’effetto sperato: quello di avvicinare paesi sempre più disillusi dal “sogno Occidentale” tramite un sapiente mix di soft power, supporto alle giunte paramilitari oppressive, ed allettanti trattative economiche.

    Gli episodi di violenza omobitransfobica sono dunque purtroppo frequenti. Nel 2024, Amnesty e Human Rights Watch hanno segnalato un aumento delle aggressioni fisiche, delle intimidazioni e delle minacce contro individui LGBTQIA+.

    In molti casi, le vittime non denunciano per paura di ritorsioni o per mancanza di fiducia nella giustizia, che spesso si dimostra complice del clima di discriminazione. Le poche organizzazioni che offrono supporto alle persone LGBTQIA+ operano in condizioni estremamente difficili, e molte di esse sono state costrette a limitare le proprie attività o a chiudere del tutto.

    UE e Stati Uniti, hanno espresso ripetute preoccupazioni per la crescente ondata di omofobia nel paese, ma le pressioni esterne – anche quelle monetarie – non hanno finora portato a nessun miglioramento.

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  2. Approvata dal parlamento esattamente un anno fa, la terribile legge omotransfobica del Ghana che puntava a condannare al carcere chiunque si identificasse come LGBTQIA, promuovesse i diritti delle persone LGBTQ+ o fornisse loro sostegno, censurando qualsiasi forma di difesa o di normalizzazione delle istanze LGBTQIA e vietando le organizzazioni LGBTQIA+, è “effettivamente morta“.L’annuncio del presidente John Mahama

    Ad ufficializzare il tutto il neo presidente del Ghana John Dramani Mahama, in carica da meno di tre settimane, citato dal Washington Blade. Mahama, che è entrato in carica il 7 gennaio 2025, ha spiegato come sebbene il parlamento abbia approvato il disegno di legge lo scorso febbraio quello stesso disegno di legge dovesse poi essere firmato dall’ex presidente Nana Akufo-Addo, ma il parlamento è stato sciolto prima che lo facesse.

    Non so cosa intendano fare i promotori del disegno di legge, ma penso che dovremmo nuovamente parlarne”, ha precisato Mahama ad una delegazione di vescovi della Conferenza episcopale cattolica del Ghana. “Per quanto ne so, il disegno di legge non è mai arrivato al presidente. La convenzione prevede che tutti i progetti di legge che non siano approvati prima della scadenza del parlamento decadano. Quindi, quel progetto di legge è effettivamente morto“.

    “Se insegnassimo i nostri valori nelle scuole, non avremmo bisogno di approvare una legge per far rispettare i valori familiari”, ha proseguito Mahama. “Più che approvare la legge sui valori familiari, dovremmo concordare un curriculum che instilli questi valori nei nostri figli mentre crescono”.Le prime reazioni alle parole di Mahama

    Il direttore di LGBT+ Rights Ghana Communications Berinyuy Burinyuy ha parlato di un “barlume di speranza per i ghanesi LGBTQ che sono stati a lungo sottoposti a discriminazione sistemica, paura e violenza”. “Per molti, il semplice suggerimento che le questioni LGBT+ potrebbero essere affrontate attraverso l’istruzione piuttosto che la criminalizzazione rappresenta un significativo allontanamento dal tradizionale percorso legislativo sostenuto dai proponenti del disegno di legge”. “Questo cambiamento implica una possibile apertura al dialogo e un approccio più inclusivo, che riconosca la necessità di rispetto e comprensione delle diverse identità sessuali all’interno della società ghanese”.  Sebbene Mahama possa non essere ancora pienamente impegnato in una chiara direzione politica, la sua dichiarazione lascia aperta la possibilità di un approccio più equilibrato, che consenta un dibattito nazionale sui diritti sessuali senza precipitarsi in una legislazione divisiva“, ha aggiunto Burinyuy.

    We Are All Ghana ha sottolineto come i commenti di Mahama siano un gradito approccio per affrontare i sentimenti anti-LGBTQ e gli stereotipi negativi. “Abbiamo bisogno di un curriculum educativo olistico per le nostre scuole”. “I bambini meritano di conoscere la verità. Non c’è niente di peggio di informazioni poco elaborate“.

    Secondo Yaw Mensah, un attivista LGBTQ, Mahama starebbe insegnando ai ghanesi ad essere tolleranti con tutti, indipendentemente dal loro orientamento sessuale: “Mahama sta indirettamente dicendo che le persone LGBT non sono un problema del Ghana. Insegniamo alle famiglie valori che accettano e rispettano tutti. I valori ghanesi dovrebbero essere tolleranza, rispetto, onestà, laboriosità, ospitalità e integrità”. “Quelli devono essere insegnati e non l’odio, la discriminazione, la barbarie, l’avidità e l’ipocrisia che stiamo vedendo in molti leader e che trascendono nei giovani“.E ora che succede?

    Bisognerà ora capire se con un nuovo presidente e un nuovo parlamento il disegno di legge possa riprendere vita, andando incontro ad una nuova approvazione.

    Nel dubbio la legge era finita alla Corte Suprema del Paese, con la minaccia di pesanti sanzioni da parte della Banca Mondiale e manifestazioni a favore di una sua approvazione definitiva da parte dell’ex presidente. In campagna elettorale Mahama, che era già stato presidente dal 2012 al 2017, aveva scelto di assecondare l’odio omotransfobico accusando l’Occidente di voler “imporre l’omosessualità” al Ghana, invocando un ulteriore irrigidimento di normative già discriminatorie.

    Gli atti omosessuali tra uomini sono vietati in Ghana sin dall’epoca coloniale, ma con la nuova legge si puntava a rafforzare ulteriormente le restrizioni, inasprendo le sanzioni anche per chiunque promuovesse o praticasse comportamenti omosessuali, nonché per chiunque sostenesse o difendesse i diritti delle persone LGBTQIA+. Di fatto una svolta putiniana nel cuore dell’Africa occidentale.Cosa prevedeva la legge omotransfobica del Ghana

    Le principali misure della contestatissima Human Sexual Rights and Family Values Bill includevano:

     che chiunque si identifichi come LGBTQIA+ possa essere condannato fino a tre anni di carcere. Una disposizione che apre a tutta una serie di abusi, quando l’identità diventa pretesto per liberarsi di persone “scomode”;

     che chiunque promuova i diritti delle persone LGBTQ+ o fornisca sostegno, inclusi gli attivisti e le organizzazioni che difendono tali diritti venga punito con fino a 10 anni di carcere;

    il divieto a qualsiasi forma di difesa o di normalizzazione delle istanze LGBTQIA+, sia in ambito pubblico che privato. Una misura destinata a colpire inevitabilmente anche i programmi di educazione affettiva e sessuale a scuola;

     la privazione della libertà di associazione per le organizzazioni LGBTQIA+;

     programmi di “riabilitazione” per le persone LGBTQ+, ovvero la legalizzazione delle terapie di conversione forzata per “riformare” coloro che sono considerati coinvolti in attività omosessuali.

    A fine 2024 abbiamo intervistato Prince Frimpong, attivista LGBTQIA+ ghanese in prima linea per Youth Initiative Foundation che non ha timore di raccontare la verità pur vivendo in costante pericolo. Un’intervista carica di paura, rabbia, ma soprattutto resistenza, da rileggere tutta d’un fiato.

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  3. Mesi di rinvii, tensioni istituzionali e battaglie legali hanno portato alla definitiva decadenza in Ghana del controverso Promotion of Proper Human Sexual Rights and Ghanaian Family Values Bill, più noto come Anti-LGBT Bill. Ma – in questo delicatissimo periodo storico – sarebbe ingenuo considerare la minaccia ormai dissolta.

    Al contrario, le recenti dichiarazioni del nuovo presidente John Dramani Mahama lasciano presagire un inquietante rilancio della legge, questa volta sotto il totale e diretto controllo governativo. Con l’uscita di scena dell’ex presidente Nana Akufo-Addo, più incline a mantenere un equilibrio istituzionale e a preservare un minimo di apertura democratica, il provvedimento avrebbe così la strada spianata.

    E, parallelamente, prende forma una strategia ancora più insidiosa: l’introduzione forzata dei cosiddetti “valori tradizionali” nei curricula scolastici. Un’espressione che, in questo contesto, appare come un velato tentativo di indottrinamento anti-LGBTQIA+, mirato a soffocare sul nascere ogni forma di libera espressione e autodeterminazione.Ghana, la legge anti-LGBTQIA+ è “morta”, ma il progetto resta più vivo che mai

    Facciamo un passo indietro. Lo scorso 28 febbraio, il Parlamento ghanese ha approvato con una maggioranza schiacciante il Promotion of Proper Human Sexual Rights and Ghanaian Family Values Bill, meglio noto come anti-LGBT Bill, tra gli applausi delle forze conservatrici e delle chiese evangeliche che da anni spingono per la criminalizzazione della comunità queer.

    Eppure, nonostante l’entusiasmo con cui è stato accolto, il disegno di legge non ha mai raggiunto la scrivania del presidente Nana Akufo-Addo per la firma definitiva. Due ricorsi presso la Corte Suprema ne hanno temporaneamente congelato l’iter, e quando i giudici li hanno respinti lo scorso dicembre, era ormai troppo tardi: con la fine del mandato parlamentare, la legge è decaduta automaticamente, come previsto dalla prassi legislativa ghanese.

    Fine della storia? Tutt’altro. In una recente intervista rilasciata a un’emittente evangelica, il neoeletto presidente John Dramani Mahama ha lasciato intendere che il provvedimento potrebbe tornare in auge, ma sotto una nuova veste: non più un’iniziativa parlamentare, bensì una proposta governativa. In altre parole, l’esecutivo sembra voler assumere il controllo diretto dell’iter legislativo, mettendo al riparo la legge da intoppi procedurali e lungaggini istituzionali.

    Ma la strategia repressiva non si esaurisce qui: il nuovo assetto governativo sta paventando infatti l’introduzione di un’educazione scolastica modellata sui cosiddetti “valori tradizionali”, con l’obiettivo di rafforzare la narrazione secondo cui l’omosessualità e le identità di genere non conformi sarebbero elementi estranei e incompatibili con la cultura ghanese. Un’operazione che punta a scolpire pregiudizi fin dall’infanzia, creando un humus fertile per future politiche repressive e per una stigmatizzazione sistemica delle persone LGBTQIA+ – come se non bastasse il già l’attuale pervasivo clima di ostilità.

    Il nuovo presidente ha chiesto che il disegno di legge venga ripresentato come iniziativa governativa e si è parlato anche di integrare il Family Values Bill nei programmi scolastici – spiega Prince Frimpong, attivista LGBTQIA+ – Queste mosse hanno acceso un intenso dibattito pubblico, ma purtroppo stanno anche alimentando un clima di intolleranza sempre più diffuso. Di conseguenza, le persone queer stanno affrontando livelli crescenti di discriminazione in ogni aspetto della loro vita“.Ghana, lo zampino di Putin nella persecuzione della comunità LGBTQIA+

    La situazione in Ghana va però osservata nel più ampio scenario geopolitico in cui BRICS e Occidente si contendono l’influenza sul continente africano. Da anni, la Russia di Vladimir Putin ha affinato una strategia di soft power che sfrutta la retorica anti-LGBTQIA+ come strumento di egemonia culturale, proponendosi come baluardo contro la presunta “decadenza morale” dell’Occidente.

    Attraverso media filorussi e campagne mirate, Mosca si accredita dunque come la custode dei “valori tradizionali”, contrapponendosi a un’Europa e a un’America dipinte come corrotte dalla promozione dei diritti LGBTQIA+. Una narrativa che si salda perfettamente con gli interessi delle élite politiche e religiose locali, che la utilizzano per legittimare restrizioni e derive autoritarie, mentre i governi africani trovano in essa un pretesto per rafforzare il controllo sociale e distogliere l’attenzione da problematiche ben più urgenti. A scapito della sicurezza e della dignità di migliaia di persone.

    Personalmente, sto avendo grosse difficoltà ad accedere alle cure mediche a causa delle discriminazioni subite nelle strutture sanitarie – racconta Frimpong – Inoltre, da quando il mio indirizzo è stato diffuso online, mi trovo costrettə a spostarmi continuamente da un’amicə all’altro, una situazione estremamente complicata da gestire“.Ghana, cosa prevede la legge anti-LGBT

    Se verrà riproposto, l’anti-LGBT Bill rischia di diventare uno dei più severi al mondo in materia di repressione delle persone queer. Il testo approvato a febbraio prevedeva pene fino a 3 anni di carcere per chiunque fosse coinvolto in relazioni tra persone dello stesso sesso, e fino a 10 anni per chiunque promuovesse o finanziasse attività legate alla comunità LGBTQIA+. Ma non è tutto: la legge vietava qualsiasi forma di assistenza sanitaria per le persone transgender, criminalizzava l’attivismo e imponeva l’obbligo per i cittadini di denunciare amici, parenti e vicini sospettati di essere queer.

    Nonostante le critiche della comunità internazionale e le minacce del ritiro degli aiuti, il Parlamento ghanese aveva difeso strenuamente la misura come un “necessario baluardo morale” contro l’Occidente. Organizzazioni per i diritti umani, dall’ONU a Human Rights Watch, hanno denunciato la deriva autoritaria e il pericolo di persecuzioni sistematiche, ma l’opinione pubblica locale è stata ampiamente influenzata da campagne mediatiche di disinformazione. Il che è anche riscontrabile nei commenti sotto al video YouTube in cui Dramani Mahama ipotizza di rilanciare il disegno di legge: qualcuno scrive “per favore, signor Presidente, firmi la legge e incida il suo nome nella sala della rettitudine“. Altri lo incoraggiano, quasi minacciosamente, a mantenere la promessa elettorale.

    Ed ora, con la sospensione dei fondi USAID decisa da Donald Trump, il governo ghanese ha un deterrente in meno per moderare la propria posizione, e rischia di spostarsi ancora più rapidamente nell’orbita russa. Il vuoto lasciato dall’assenza di finanziamenti americani potrebbe infatti essere colmato da Mosca, che da anni rafforza la sua presenza in Africa offrendo sostegno economico e militare ai governi disposti ad adottare una retorica sovranista e ultraconservatrice.

    La narrativa anti-LGBTQIA+, già strumentalizzata da Putin come simbolo della “decadenza occidentale”, potrebbe dunque diventare collante ideale per un’alleanza strategica, con il Ghana sempre più attratto dalle sirene del blocco BRICS e dalle promesse di investimenti slegati dalle condizioni sui diritti umani imposte dall’Occidente.

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  4. Il neoeletto presidente ghanese, John Dramani Mahama, ha annunciato ufficialmente la reintroduzione del Promotion of Proper Human Sexual Rights and Ghanaian Family Values Bill – il discusso disegno di legge anti-LGBTQIA+ – come proposta governativa.

    “Io, in quanto cristiano, sostengo il principio e i valori secondo cui esistono solo due generi, uomo e donna, e che il matrimonio è tra un uomo e una donna. Ho parlato con il presidente del Parlamento affinché il rinnovo dell’ormai scaduto ‘Proper Family Values Bill’ venga presentato come un disegno di legge governativo anziché come una proposta di un singolo parlamentare, e spero che questa consultazione porti alla reintroduzione del ‘Proper Family Values Bill’”.

    La conferma di quanto ipotizzato dagli osservatori nelle scorse settimane è arrivata il 28 febbraio, durante la sua prima grande conferenza pubblica dopo l’insediamento, all’evento religioso Fellowship with the Clergy, organizzato dalle frange integraliste all’Accra International Conference Centre.  Una netta inversione di rotta rispetto ai tentennamenti del suo predecessore, Nana Akufo-Addo: se prima il provvedimento aveva subito una serie di ostacoli legali e politici che ne avevano rallentato l’iter fino alla scadenza naturale, ora gode di una strada spianata verso l’approvazione definitiva.

    Per la comunità LGBTQIA+ ghanese, già pesantemente stigmatizzata e privata dei diritti fondamentali, l’approvazione rappresenterebbe una catastrofe annunciata. Con pene detentive per chiunque sia anche solo sospettato di essere omosessuale e restrizioni draconiane sulla libertà di espressione e di associazione, il Ghana rischia di trasformarsi in uno dei paesi più repressivi dell’Africa in materia di diritti umani.

    La versione originale del disegno di legge, presentata per la prima volta nel 2021, prevedeva un inasprimento drastico della legislazione già fortemente discriminatoria nei confronti delle persone LGBTQIA+. Il provvedimento criminalizza non solo le relazioni omosessuali – già tecnicamente illegali in Ghana – ma anche qualsiasi forma di “promozione” dell’identità queer. Ecco alcuni dei punti chiave del testo:

    Pene detentive fino a 3 anni per chiunque sia coinvolto in relazioni omosessuali.

    Condanne da 6 a 10 anni per chiunque promuova, finanzi o faciliti attività LGBTQIA+, inclusa la semplice produzione di contenuti o il sostegno alle organizzazioni per i diritti umani.

    Divieto assoluto di qualsiasi associazione LGBTQIA+, con conseguente scioglimento forzato di tutte le realtà attiviste.

    Criminalizzazione dell’“alleanza” con la comunità LGBTQIA+, con punizioni anche per chi sostiene pubblicamente la causa.

    Interdizione dell’adozione e dell’affidamento per le persone LGBTQIA+ e ulteriore inasprimento delle normative sui matrimoni tra persone dello stesso sesso.

    Possibilità per le autorità di imporre “terapie correttive”, una misura che, sebbene omessa nella versione finale del testo, potrebbe rientrare nelle nuove proposte.

    Si tratta di una delle legislazioni più repressive mai proposte nel continente africano, dopo quella ugandese. La criminalizzazione dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere, unita alla sistematica repressione delle libertà di associazione ed espressione, rischia di scatenare un’ondata di persecuzioni legali e sociali senza precedenti.

    Il percorso del disegno di legge è infatti stato tortuoso sin dal principio. Presentato per la prima volta in Parlamento nel 2021, è riuscito a superare con relativa facilità la prima lettura, grazie a un consenso trasversale tra le forze politiche, ma anche da parte della società civile. La vera battaglia, però, è iniziata quando il testo è stato sottoposto all’esame della Commissione per gli Affari Costituzionali, Legali e Parlamentari, che ha avviato un iter di consultazioni pubbliche.

    Le opposizioni al disegno di legge non sono mancate, sia a livello locale che internazionale. Organizzazioni per i diritti umani, istituzioni internazionali e persino alcuni esponenti della società civile ghanese hanno denunciato la deriva autoritaria della proposta, evidenziandone la violazione di principi costituzionali e trattati internazionali.

    Nel frattempo, il governo ghanese si è trovato sotto la pressione della comunità internazionale: Stati Uniti, Unione Europea e Nazioni Unite hanno espresso forti preoccupazioni, minacciando tagli ai finanziamenti e alle partnership economiche con Accra.

    Il vero colpo di scena è però arrivato nel 2024. Dopo aver superato la terza lettura in Parlamento con un voto unanime il 28 febbraio, il disegno di legge è rimasto in una sorta di limbo legale. L’ex presidente Akufo-Addo, consapevole delle implicazioni economiche e diplomatiche di una sua firma, ha tergiversato per mesi, lasciando il provvedimento in attesa della promulgazione ufficiale.

    La decisione di posticiparne la firma fino alla fine del suo mandato ha di fatto congelato il processo: con le elezioni presidenziali del 2024 e l’avvicendamento al potere, la legge è tecnicamente decaduta.

    Ora, con Mahama alla guida del Paese, la situazione è radicalmente cambiata. L’ex presidente, già al potere dal 2012 al 2017, ha sempre mantenuto una posizione ambigua sui diritti LGBTQIA+. Il che non gli ha però impedito di fare leva sulla retorica conservatrice durante la campagna elettorale per consolidare il sostegno delle fasce più tradizionaliste della popolazione.

    Se il provvedimento verrà approvato, il Ghana si unirà a una lunga lista di paesi africani che stanno stringendo la morsa sulle libertà civili delle persone LGBTQIA+. Dall’Uganda alla Nigeria, passando per il Kenya, la Tanzania, e decine di altri, l’ondata conservatrice che sta attraversando il continente trova terreno fertile in un’alleanza tra istituzioni politiche e movimenti religiosi estremisti, alimentata da campagne disinformative calate dall’alto e da una crescente ostilità nei confronti delle influenze occidentali.

    Il rischio, ora, è che questa nuova versione della legge sia ancora più rigida rispetto alla precedente. L’assenza di veri contrappesi istituzionali e la convergenza di interessi tra il governo e i gruppi religiosi ultraconservatori potrebbero portare a una repressione su larga scala della comunità LGBTQIA+, con conseguenze devastanti in termini di diritti umani.

    L’unica incognita rimane il peso della pressione internazionale. Se nel 2024 la comunità internazionale ha avuto un ruolo nel rallentare l’iter della legge, oggi lo scenario appare più incerto. Con l’Africa sempre più orientata verso nuovi partner economici come la Cina e la Russia, il Ghana potrebbe sentirsi meno vincolato ai richiami di un Occidente sempre meno allettante, e procedere senza indugi verso una legislazione che rischia di segnare un nuovo capitolo buio nella storia del Paese. Nel frattempo, per le persone LGBTQIA+ ghanesi, la speranza si fa sempre più flebile.

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