Il 1º marzo 2018 Luigi Di Maio, nuovo capo politico dei 5 stelle, presenta la squadra di governo da presentare al capo dello Stato in caso di vittoria.
Alle elezioni politiche del 4 marzo 2018, il Movimento risulta il primo partito politico italiano, superando il 32% dei consensi sia alla Camera sia al Senato ed esprimendo così 227 deputati e 112 senatori..
Il 1º giugno 2018 il Movimento entra a far parte, insieme alla Lega, del Governo Conte I.
Il 26 luglio 2018 il deputato Andrea Mura viene espulso dal Movimento in seguito ad un’intervista a La Nuova Sardegna in cui dichiarava fieramente il suo assenteismo. Mura si dimette successivamente dalla Camera dei Deputati.
Il 7 dicembre 2018 il deputato Matteo Dall’Osso lascia il Movimento e passa a Forza Italia.
Il 31 dicembre 2018 i senatori Gregorio De Falco e Saverio De Bonis vengono espulsi dal Movimento per la loro opposizione al Governo Conte I.
A Caltanissetta viene eletto sindaco Roberto Gambino con il 59% e 15 seggi al consiglio comunale e a Castelvetrano il candidato sindaco Enzo Alfano con il 65%.
Alle elezioni europee del 2019 il movimento registra un forte calo rispetto alle elezioni politiche dell’anno precedente ottenendo il 17,07% delle preferenze diventando il terzo partito in Italia; nelle circoscrizioni Italia meridionale e insulare la lista del Movimento 5 Stelle risulta essere la più votata, rispettivamente con il 29,16% e il 29,85% dei suffragi.
Il 17 aprile 2019 la deputata Sara Cunial viene espulsa dal Movimento per avere accusato il M5S di “favorire le agromafie”.
Il 28 giugno 2019 la senatrice Paola Nugnes viene espulsa dal Movimento per avere votato contro i decreti sicurezza. La Nugnes aderirà successivamente a Liberi e Uguali
Il 1 luglio 2019 le deputate Veronica Giannone e Gloria Vizzini vengono espulse dal Movimento per la loro opposizione ad alcuni provvedimenti del Governo.
Il 10 luglio 2019 il deputato Davide Galantino abbandona il Movimento e passa al Gruppo misto. Aderirà in seguito a Fratelli d’Italia.
In seguito ad alcune settimane di tensione nella maggioranza a sostegno del governo Conte I, l’8 agosto 2019 il segretario federale della Lega Matteo Salvini annuncia l’intenzione di ritirare il sostegno del suo partito al governo in carica, innescando la crisi di governo e chiedendo la convocazione di elezioni politiche anticipate. Il 9 agosto, il gruppo parlamentare della Lega presenta al Senato una mozione di sfiducia nei confronti del Governo; nondimeno, gli esponenti leghisti mantengono tutti i loro incarichi all’interno dell’esecutivo. Il 20 agosto, Conte riferisce al Senato in merito alla crisi di governo in atto, annunciando le proprie dimissioni; nel corso del dibattito, la Lega ritira la sua stessa mozione di sfiducia, ma Conte decide ugualmente di porre fine all’esperienza di governo, formalizzando le dimissioni la sera stessa.
Nei giorni successivi, Salvini si rende disponibile a formare un nuovo governo con il M5S, proponendo Luigi Di Maio come presidente del Consiglio; Di Maio rifiuta tuttavia ogni ipotesi di accordo col partito che ha ormai aperto la crisi.
In seguito alle consultazioni di rito, rilevata la possibile esistenza di una nuova maggioranza parlamentare tra Movimento 5 Stelle, Partito Democratico e Liberi e Uguali, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 29 agosto 2019 conferisce nuovamente a Giuseppe Conte l’incarico di formare il nuovo governo.
Conte accetta l’incarico «con riserva», iniziando così i suoi colloqui con le sopradette forze politiche, per addivenire alla definizione della squadra di Governo.
Il 4 settembre successivo Conte scioglie la riserva, annunciando la composizione del nuovo Consiglio dei Ministri. L’indomani Conte e i ministri giurano davanti al Presidente della Repubblica e il governo entra ufficialmente in carica.
Alle elezioni regionali tenutesi il 26 ottobre 2019 il Movimento si è presentato in coalizione con il Partito Democratico e altre formazioni politiche di centrosinistra. Il candidato alla presidenza della regione Umbria Vincenzo Bianconi è risultato sconfitto. L’avversaria Donatella Tesei sostenuta dal centrodestra ha distaccato di circa 20 punti percentuali il candidato 5Stelle-PD. In questa tornata elettorale i pentastellati hanno raggiunto il 7,4% dei voti
A seguito della vittoria della coalizione di Lega e centrodestra alle elezioni regionali dell’Umbria, un post su Facebook del M5S ha dichiarato che l’Umbria aveva rappresentato un laboratorio politico di alleanze a livello locale, in un momento di emergenza per la regione. Il risultato del voto ha evidenziato che «stare al Governo con un’altra forza politica – che sia la Lega o che sia il Pd – sacrifica il consenso del Movimento 5 Stelle…Il Movimento nella sua storia non aveva mai provato una strada simile. E questa esperienza testimonia che potremo davvero rappresentare la terza via solo guardando oltre i due poli contrapposti».
Il 25 settembre 2019 Gelsomina Vono lascia il partito per aderire a Italia Viva, il 5 novembre Elena Fattori passa al Gruppo misto e il 12 dicembre 2019 Ugo Grassi, Stefano Lucidi e Francesco Urraro passano alla Lega Nord.
Il 25 dicembre 2019 si dimette il ministro dell’istruzione Lorenzo Fioramonti e il 30 dicembre 2019 annuncia il suo addio al Movimento e aderisce al Gruppo misto.
Il 1º gennaio 2020 viene espulso dai probiviri il senatore Gianluigi Paragone per aver votato contro la legge di bilancio e per essersi astenuto dal voto di fiducia al Governo Conte II..
Il 3 gennaio 2020 lasciano il Movimento 5 Stelle i deputati Nunzio Angiola e Gianluca Rospi e aderiscono al Gruppo misto
Il 7 gennaio 2020 lascia i pentastellati il deputato Santi Cappellani e confluisce nel gruppo misto.
Il 9 gennaio 2020 passano a gruppo misto, abbandonando il Movimento, i deputati Massimiliano De Toma e Rachele Silvestri.
Il 16 gennaio lascia invece il Senatore Luigi Di Marzio che si iscrive al gruppo misto.
Il 21 gennaio 2020 lasciano il Movimento 5 Stelle i deputati Nadia Aprile e Michele Nitti.
Il 31 gennaio 2020 la deputata Flora Frate è espulsa dal Movimento per mancata restituzione dello stipendio.
Il 21 novembre 2019 gli iscritti ai 5 Stelle, votando sulla piattaforma Rosseau, decidono che il Movimento deve presentarsi alle elezioni regionali in Emilia-Romagna e in Calabria che si terranno il 26 gennaio 2020. Candidato alla presidenza in Emilia-Romagna è Simone Benini, mentre in Calabria il candidato alla presidenza è Francesco Aiello. Benini nelle elezioni emiliano-romagnole si ferma al 3,48% ed il M5S elegge solo 2 consiglieri regionali, mentre in Calabria Aiello non supera la soglia dell’8% e non vengono quindi eletti consiglieri.
Il 22 gennaio 2020 Di Maio rassegna le dimissioni dalla carica di Capo Politico del Movimento 5 Stelle; le sue funzioni sono assunte ad interim dal senatore Vito Claudio Crimi.
Nelle regionali di settembre il Movimento si presenta con propri candidati presidenti in diverse regioni: in Puglia con Antonella Laricchia (dove subisce l’uscita del consigliere uscente Mario Conca che corre autonomamente), in Toscana con Irene Galletti, in Veneto con Enrico Cappelletti. In Liguria invece il Movimento decide inizialmente di presentarsi autonomamente candidando Alice Salvatore, per poi successivamente aderire all’alleanza di centro-sinistra candidando il giornalista del Fatto Quotidiano Ferruccio Sansa. Questa scelta provoca l’uscita della Salvatore dal Movimento che decide di candidarsi autonomamente.
Dopo settimane di tensioni nella maggioranza, il 13 gennaio Matteo Renzi ha annunciato le dimissioni degli esponenti di Italia Viva dal governo Conte II, innescando così la crisi di governo.
Dopo un tentativo fallito di trovare una maggioranza alternativa, Conte presenta le proprie dimissioni. Il 3 febbraio Sergio Mattarella conferisce quindi a Mario Draghi l’incarico di formare un nuovo governo: Crimi dichiara quindi che il Movimento è disposto ad appoggiare il nuovo esecutivo, insieme a tutti i principali partiti ad eccezione di Fratelli d’Italia, che si porta invece all’opposizione. La decisione è poi confermata dagli iscritti al M5S sulla piattaforma Rousseau.
In occasione del voto di fiducia 15 senatori e 21 deputati pentastellati votano contro o si astengono, in dissenso con la decisione presa dal proprio partito: vengono quindi espulsi dai gruppi parlamentari e dal Movimento; contestualmente annuncia il proprio addio al M5S anche l’ex parlamentare Alessandro Di Battista.
Dopo la caduta del governo Conte II, Giuseppe Conte viene incaricato dal garante Beppe Grillo di riorganizzare il Movimento. In aprile avviene la rottura definitiva del partito con la piattaforma Rousseau. Dopo una serie di discussioni tra Grillo e Conte, l’11 luglio viene trovato l’accordo sul nuovo statuto, approvato poi tra il 2 e il 3 agosto dall’assemblea degli iscritti al Movimento.
Il 6 agosto Conte è eletto primo Presidente del Movimento 5 Stelle con il 93% delle preferenze.
Il 21 ottobre successivo, parlando all’Assemblea degli Eletti del Movimento, Conte nomina 5 vicepresidenti, tra cui Paola Taverna, che diventa vicaria.
Il 7 febbraio 2022 a seguito della pronuncia del tribunale di Napoli la carica di Conte risulta sospesa.. Il 27 e 28 marzo viene quindi tenuta una nuova votazione per confermare Conte nel ruolo di presidente e convalidare l’attività svolta nel periodo precedente. Nella stessa votazione viene convalidata la nomina dei vicepresidenti e dei membri del Comitato di Garanzia (con la contestuale elezione di Laura Bottici in sostituzione di Di Maio, dimissionario) e vengono eletti i nuovi membri del Collegio dei Probiviri, che risultano essere Fabiana Dadone, Barbara Floridia e Danilo Toninelli.
Il 21 giugno 2022 il ministro ed ex capo politico del Movimento Luigi Di Maio, al termine di un lungo periodo di conflitto con Conte, annuncia la sua uscita dal Movimento 5 Stelle e la formazione del nuovo gruppo parlamentare “Insieme per il futuro”, in cui confluiscono 50 dei 155 deputati del M5S (tra cui i sottosegretari Manlio Di Stefano, Laura Castelli, Anna Macina e Dalila Nesci, il questore della Camera Francesco D’Uva e gli ex-ministri Vincenzo Spadafora e Lucia Azzolina) e le eurodeputate Chiara Maria Gemma e Daniela Rondinelli. I fuoriusciti, in particolare, contestavano il disallineamento del Movimento dalla linea atlantista del governo Draghi e la posizione ambigua sull’invio di armi all’Ucraina durante l’invasione russa del Paese.
Il 23 giugno dieci senatori abbandonano il Movimento aderendo a Insieme per il futuro: tra questi Pierpaolo Sileri, sottosegretario alla salute.
Il 14 luglio 2022 il Movimento 5 Stelle al Senato non vota la fiducia richiesta dal governo Draghi sul D.l. Aiuti. I parlamentari M5S si oppongono in particolar modo alla norma contenuta nel d.l. che garantisce al sindaco di Roma poteri straordinari per la costruzione di un termovalorizzatore, reputato dai pentastellati dannoso per l’ambiente. Draghi, che aveva già sostenuto di essere indisponibile a guidare un esecutivo non sostenuto dal Movimento 5 Stelle, presenta le proprie dimissioni al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Quest’ultimo le respinge e invita a presentarsi in parlamento per effettuare una valutazione della situazione creatasi.
Il 20 luglio, a seguito di un discorso tenuto al Senato da Draghi, l’esecutivo ottiene la fiducia con 95 voti favorevoli e 38 contrari. Tuttavia la mancata partecipazione al voto di Movimento 5 Stelle, Forza Italia e Lega impedisce l’ottenimento della maggioranza assoluta (pari a 161 voti). Il 21 luglio, quindi, Draghi reitera le sue dimissioni al Capo dello Stato, che le accetta, prendendo atto che il governo non gode più di una maggioranza parlamentare, e decreta lo scioglimento anticipato delle Camere.
Alle successive elezioni anticipate il Movimento 5 Stelle ottiene del 15,43% alla Camera e del 15,55% al Senato della Repubblica, eleggendo 52 deputati e 28 senatori e risultando essere il terzo partito più votato a livello nazionale, oltreché il primo in Sicilia e nell’Italia meridionale. Il M5S si colloca quindi all’opposizione del governo Meloni, sostenuto dalla coalizione di centro-destra.
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