
È l’inizio di una nuova era in Lussemburgo. Dopo 10 anni di governo liberali-Verdi-socialdemocratici, il Partito Popolare Cristiano Sociale torna alla guida del Paese, ma questa volta non con gli alleati tradizionali del Partito Operaio Socialista Lussemburghese (con cui aveva governato nei 24 anni precedenti). Dopo le elezioni dell’8 ottobre i popolari hanno siglato l’intesa con il Partito Democratico dell’ormai ex-premier, Xavier Bettel, che ha permesso questa mattina (16 novembre) al loro leader, Luc Frieden, di assumere la guida dell’esecutivo. Mentre il precedente capo di governo – dopo aver salutato con calore gli altri leader europei all’ultimo Consiglio Ue di fine ottobre – non darà l’addio definitivo a Bruxelles: ci tornerà il prossimo 11 dicembre con la nuova carica di ministro degli Esteri.
A determinare l’avvicendamento politico per la guida del Lussemburgo è stata ieri sera (15 novembre) l’approvazione all’unanimità del programma di coalizione e della lista di ministri elaborati dalle delegazioni dei due partiti dopo i risultati delle elezioni di un mese fa, che ha portato oggi alla firma dell’accordo di governo e la nomina di Frieden come nuovo primo ministro. L’insediamento ufficiale alla presenza del Granduca Enrico di Lussemburgo è atteso per domani (16 novembre), mentre la dichiarazione inaugurale alla Camera dei Deputati e l’esposizione dei punti del programma di governo si terranno la prossima settimana. Per quanto riguarda la composizione del gabinetto – oltre a Frieden premier e Bettel vice-premier e ministro degli Esteri – la nuova leadership ha voluto tenere in considerazione “oltre alla questione del genere anche molti altri criteri, come quella delle aree geografiche e delle competenze“, ha spiegato il leader dei popolari. È così che si tornerà a 15 ministri (dai 17 dell’era Bettel), di cui un terzo ministre, con otto incarichi ricoperti dai popolari e sette dai liberali.
Le elezioni per il rinnovo della Camera dei Deputati del Lussemburgo sono state vinte dal Partito Popolare Cristiano Sociale più per demeriti degli avversari che per un’eccellente prova alle urne, considerato il fatto che il numero di deputati non è cresciuto (sempre 21) ed è rimasto ben al di sotto della quota con cui l’ultimo premier popolare, Jean-Claude Juncker, aveva governato con i socialisti tra il 2009 e il 2013 (26).
Dall’altra parte però la coalizione liberali-socialisti-Verdi si è fermata a 29 seggi – due in meno rispetto alla soglia minima di 31 – a causa del crollo dei Verdi (da 9 a 4) e nonostante l’ottima prova del Partito Democratico (+2) e del Partito Operaio Socialista Lussemburghese (+1). Ecco perché il fatto di essersi confermati prima forza in Parlamento e l’assenza di un’alternativa praticabile, ha portato il partito guidato da Frieden – ex-ministro delle Finanze dal 1998 al 2013 ed ex-presidente tra il 2022 e il 2023 di Eurochambres, l’associazione delle Camere di commercio e dell’industria europee – al centro delle discussioni per la formazione del governo. In particolare con i liberali di Bettel, con cui è stata costruita una comoda maggioranza di 35 deputati.
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