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Tutto inizia con un’intervista di Arisa a La Repubblica in cui ha provato a spiegare come mai sia da sempre molto amata dalla comunità lgbt. Stessi concetti poi ripetuti in un’intervista a La Confessione su Nove.
“Ho sempre pensato che, essendo io spudoratamente imperfetta, la gente si innamori dell’imperfezione. Nel desiderio di amare c’è la libertà di farsi piacere chi si vuole. Noi pensiamo che si amino solo le persone perfette, invece no. Forse mi hanno accolto da subito, perché inconsapevolmente ho portato la bandiera dei diritti, mi hanno vista un po’ simile a loro. Aperta al mondo e agli altri, non chiusa“.
Arisa ha poi dichiarato il suo parere sulle politiche sui diritti dell’attuale governo.
“Si preferisce spostare l’attenzione su problemi per cui la gente va giù di matto. Alla fine basterebbe una regolamentazione pacifica, che possa prevedere e provvedere al benessere di tutti, non ci vuole tanto. Mi sconvolge chi va al potere e comanda e fa solo il condottiero che frusta il cavallo invece di pensare di essere il carro, quindi di prenderci tutti a bordo, sulla schiena, e traghettarci verso una condizione migliore. Ma nessuno vorrebbe fare il politico, se la politica fosse presa in questa accezione“.
Arisa si è detta infastidita dal giudizio, per poi puntare il dito contro la gestazione per altri.
“Tu che comandi non puoi giudicare se una cosa sia giusta o sbagliata, è così e basta. Non si può sindacare sui confini e sull’amore, sulla vita degli altri. Devi solo trovare il modo di fare andare d’accordo tutti. Stiamo tutti insieme. Non si tolgono diritti, si devono moltiplicare. Però non sono d’accordo sull’utero in affitto. Dio sa quanto sia vicina alla felicità dei miei amici che vogliono figli, però ho sempre pensato che questa pratica sarebbe un gancio per la criminalità. La povertà è ovunque, come il bisogno, tanti delinquenti approfitterebbero delle donne. Poi mi sono documentata, all’estero ci sono contratti che regolarizzano questi accordi spaventosi: se il bambino non nasce ‘normale’ la coppia non è tenuta a prenderlo. La vita diventa come un paio di scarpe“.
A detta della cantante, bisognerebbe “lavorerei affinché lo Stato faciliti i processi di adozione, gli orfanotrofi sono pieni di bambini che aspettano. Una volta che individui le coppie davvero decise a prendersi cura di un essere abbandonato, inizi un percorso“.
Queste dichiarazioni hanno provocato molto polverone nel mondo lgbt; con la stragrande maggioranza del popolo lgbt che ha criticato la cantante. La logica è questa: Sei sei per i diritti lgbt, non puoi allo stesso tempo esssere per chi sta cercando di abbatterli.
La domenica pomeriggio successiva su RaiUno, Arisa è tornata ad affrontare l’argomento, senza però mai chiedere scusa nè fare un passo indietro, ribadendo la propria vicinanza alla comunità lgbt nazionale, annunciando la propria presenza ai Pride di Roma e Milano. Nella notte, via social, la giudice di Amici ha invece fatto un passo indietro, svelando che non parteciperà alle due manifestazioni per non alimentare polemiche.
“Cari ragazzi e ragazze mi spiace immensamente per il momento che stiamo vivendo e spero che col tempo potremo di nuovo comunicare. Per adesso sono solo insulti pesanti pesantissimi da parte vostra che non so come decifrare. Oggi al mio manager è stato consigliato da parte degli organizzatori, di dirmi di non presentarmi al Pride di Milano a causa dell’ipotesi che alcuni membri della comunità possano in qualche modo mettermi in imbarazzo, io sarei venuta volentieri, però se ho fatto qualcosa di così tanto grave da meritare un trattamento così esclusivo, credo che non parteciperò neanche al pride di Roma. Mi dispiace davvero tanto. Buon Pride a tutti, divertitevi anche per me, vi auguro di trovare un piano di svolta e di realizzare i vostri sogni legittimi per essere felici. Ve lo auguro davvero dal profondo del cuore. Io continuerò a vivere frequentando gli amici di sempre e mi farò raccontare“.
Arisa ha poi voluto aggiungere una postilla:
“La diversità è fatta di opinioni, di esperienze e di modi di vedere la vita. La diversità è ricchezza. Me l’avevate insegnato voi. Non condannate la gente perché non la pensa esattamente come voi, magari quella gente lì vi ama lo stesso, ma voi pensate di no. I tempi cambiano, le mamme imbiancano, i fiori sbocciano e poi appassiscono, e poi rinascono. Bisogna lavorarci è crederci sempre. Se vi giocherete la carta dell’amore vincerete sempre. Ciao ciao lgbt people, auguri. Con affetto, Arisa“.
E’ proprio questo il punto. Fare del proprio pensiero una realtà unica dove tutto quello che non è uniforme è omofobo, da scartare. Come se per ogni pensiero difforme si dovesse chiedere scusa. Non si prende atto che la società si può suddividere in molteplici tempi. Si può socialmente essere pro-lgbt ed economicamente pensarla in un’altra maniera.
Quindi la dichiarazione di Arisa che dice che vota la Meloni non dovrebbe scandalizzare nessuno. Anzi, si dovrebbe fare in modo di convincerla a votare altro; così come si dovrebbe afre come per tutti il resto della popolazione. Invece, da decenni la sinistra italiana adotta sempre l’atteggiamento di essere contro qualcuno. Contro Berlusconi, contro Renzi; e mai per qualcosa…
Poi Arisa ha detto che non è d’accordo con la pratica della gpa, la gestazione per altri che è l’unico modo assieme all’adozione per una coppia di maschi omosessuali per avere della prole. Unico modo assieme all’adozione, appunto!
In una società più pacifica si sarebbe detto che Arisa preferisce la pratica dell’adozione alla procreazione assistita e questo indifferentemente dalla coppia etero o lgbt che cerca di concepire quel bambino. E invece no; siccome non è completamente conforme all’opinione dominante è da condannare ed è da considerare come la più orribile degli omofobi.
Gente, ma non voi non lo capite che in questo modo la gente la allontanate dalle cause lgbt; esattamente il contrario di quello che dovreste fare.
E non mi meraviglio che una collega di Arisa, non abbia capito che questa diversità di opinioni non delegittima il cammino verso l’acquisizione di più diritti. Anzi, non si capisce proprio che il dialogo che costruisce i ponti. Inutile lamentarsi che l’Italia è “un paese fascista” che non vuole i diritti per tutti. Se poi si allontana chi la pensa leggermente in modo diverso e non si costruiscono questi posti che creano la possibilità che questi diritti si concretizzino.
Paola Iezzi si è, infatti, detta convinta che Arisa abbia avuto “paura“.
“Non recrimino Rosalba per quello che ha fatto, detto, gli artisti spesso vivono nella paura di non lavorare, non tutti abbiamo le spalle coperte allo stesso modo. Non giudico quello che lei ha detto, chiaramente non sono d’accordo con quello che lei ha detto, ma esistono questioni più importanti dell’uscita infelice di Arisa. Penso che lei abbia subito anche l’essere discriminati e questo lascia traumi che ti porti dentro, che formano delle paure grandi dalle quali è difficile fuggire. Le paure sono il nostro grande deterrente e bisognerebbe combatterle. Ognuno ha i propri tempi, bisogna concedere tempo e spazio alle persone per trovare forza e coraggio. Il coraggio non è mica facile da trovare“.
Come dire, la verità è una sola. Arisa ha avuto paura di non lavorare; ma nei suoi tempi ci arriverà anche lei a pensare quello che pensiamo ora noi. Perchè quello che pensiamo noi è l’unica cosa giusta.
Questo è proprio il contrario di quello che servirebbe. Un sano scambio di idee. La costruzione di un pensiero condiviso. E non sempre un noi contro voi. Anche (e questo è più grave) contro chi si pensa dalla stessa parte.
Come ovviamente si poteva immaginare le parole di Paola Iezzi non sono andate giù ad Arisa, che le ha viste come un’occasione per brillare a scapito di una collega; invece di ricordare che il dialogo è una cosa importante.
“Cara Paola ti ho sempre seguita e ti ho sempre stimata. Mi dispiace tantissimo seguire questo video e vederti parlare così di me, senza cercare di mettere una buona parola tra me e la comunità lgbt, nonostante la tua consapevolezza del periodo non troppo piacevole che sto passando rispetto a questo argomento. Io l’avrei fatto, avrei cercato il buono e probabilmente avrei cercato di mettere pace. Ed è quello che cerco sempre di fare, ecco perché poi mi trovo nei guai. Invece tu sicuramente ti sarai presa un sacco di applausi mentre infamavi una tua collega e dicevi delle cose che secondo me non sono vere, non sono reali. Anzi te lo posso dire, visto che riguardano me: non sono vere.
Se tu avessi visto l’intervista, avresti detto che Sì, ha detto che le piace la Meloni, però ha detto che è a favore per il matrimonio per le coppie dello stesso sesso e a favore delle adozioni per persone dello stesso sesso. Questo fa di me comunque che sostiene i diritti lgbt. Cara, dovresti informarti. Non ho self-confidence? Vediamo. Ho paura di non lavorare? No tesoro mio, forse tu hai paura di non lavorare, ecco perché sei schiava di certe cose. Io no, non sono schiava di partito, non sono schiava di una comunità, non sono schiava di niente, io amo senza paletti, io amo, capito? E dico anche di no, perché amare significa dire anche di no”
E qui l’ovvio sfaldarsi del lato umano:
” E se mi incontri per strada, tesoro, non mi salutare, a me l’ipocrisia fa schifo, la gente ipocrita mi fa schifo e prima o poi la verità verrà a galla, perché io lavoro veramente per la comunità lgbt, non faccio le festine, mi metto i lustrini e vado in piazza, Viva l’Amore, Viva l’Amore…. Cresci e soprattutto impara che non si parla degli altri quando gli altri non ci sono, soprattutto non se ne parla male degli altri, quando gli altri non ci sono e non si possono difendere, hai quasi cinquant’anni e non hai ancora imparato a vivere.”
Categorie:Editoriali, Lgbt, Musica












































