Guerra

S&D e Renew contro le parole di Berlusconi su Zelensky

Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova. Lo diceva la scrittrice Agatha Christie e, in meno di cinque mesi, il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, l’ha messo in pratica con le sue dichiarazioni ben più che discutibili sulla guerra russa in Ucraina. Dopo le prime parole a settembre sulle motivazioni che avrebbero spinto Vladimir Putin a invadere il Paese confinante e gli audio emersi a ottobre dalla riunione di Forza Italia alla Camera dei Deputati, con la sua personale ricostruzione degli eventi dal 2014 allo scoppio della guerra, il numero uno forzista ha pubblicamente criticato il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, accusandolo di aver provocato la reazione armata russa e di mostrarsi non aperto a soluzioni per la pace.

Io a parlare con Zelensky, se fossi stato il presidente del Consiglio, non ci sarei mai andato“, ha attaccato Berlusconi ieri sera (12 febbraio) appena uscito dal seggio per le elezioni regionali in Lombardia, facendo riferimento all’incontro tra la premier italiana, Giorgia Meloni, e il presidente ucraino in occasione del Consiglio Europeo straordinario di giovedì scorso (9 febbraio) a Bruxelles. Senza alcun filtro il leader di Forza Italia ha continuato parlando della “devastazione del suo Paese e la strage dei suoi soldati e dei suoi civili” e scaricando su Zelensky tutte le responsabilità: “Bastava che lui cessasse di attaccare le due Repubbliche autonome del Donbass e questo non sarebbe avvenuto“. Il riferimento alle autoproclamante Repubbliche separatiste di Donetsk e Luhansk è particolarmente delicato, dal momento in cui non sono mai state riconosciute dalla comunità internazionale e sono state condannate a più riprese dall’Ue, anche pochi giorni prima dell’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina. Ma il biasimo di Berlusconi è tutto per il leader ucraino: “Giudico molto, molto, molto negativamente il comportamento di questo signore“.

Continuando la sua invettiva a favore di telecamere, Berlusconi ha poi risposto a una domanda su come arrivare alla pace in Ucraina. “Penso che il signor presidente americano [Joe Biden, ndr] dovrebbe prendere Zelensky e dirgli è a tua disposizione, a fine della guerra, un Piano Marshall per ricostruire l’Ucraina“, dal valore di “seimila, settemila, ottomila, novemila miliardi di dollari”. Ma, sempre mimando ciò che Biden dovrebbe dire a Zelensky, questo sostegno dovrebbe essere vincolato a una condizione: “Che tu domani ordini il cessate il fuoco, anche perché noi da domani non daremo più dollari e armi“. Secondo il presidente di Forza Italia – che in questo modo ha rafforzato la lettura della guerra come responsabilità dell’aggredito che si difende e non dell’aggressore che attacca – “soltanto una cosa del genere potrebbe convincerlo ad arrivare a un cessate il fuoco”.

Ecco perché anche da Bruxelles sono piovute durissime critiche alle nuove esternazioni di Berlusconi sulla guerra in Ucraina e sul presidente Zelensky. “Sono inorridita dalle nuove scioccanti dichiarazioni di Silvio Berlusconi sull’Ucraina“, ha commentato su Twitter la presidente del gruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici (S&D) al Parlamento Ue, Iratxe García Pérez, incalzando in particolare il presidente del Partito Popolare Europeo (famiglia europea a cui il partito di Berlusconi appartiene), Manfred Weber: “Ha qualcosa da dire?”. A quasi un anno dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina “è tempo di riconoscere i fatti e di scegliere da che parte stare”. Durissimo anche Guy Verhofstadt, membro del gruppo liberale di Renew Europe ed ex-premier del Belgio: “Questo pagliaccio non è più divertente, sta minando attivamente l’Ucraina e l’Europa, quando sarà buttato fuori dal Ppe?”

Da parte del governo italiano, Palazzo Chigi precisa che “il sostegno all’Ucraina è saldo e convinto, come chiaramente previsto nel programma e come confermato in tutti i voti parlamentari della maggioranza che sostiene l’esecutivo”. Mentre il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha cercato di parare il colpo – causato dal suo stesso leader – ricordando che il suo partito “è da sempre schierato a favore dell’indipendenza dell’Ucraina, dalla parte dell’Europa, della Nato e dell’Occidente” e che “in tutte le sedi continueremo a votare con i nostri alleati di governo rispettando il nostro programma“.

Tuttavia non si placano le accuse dall’opposizione italiana al governo Meloni a Bruxelles: “L’imbarazzo per le parole di Berlusconi, poche righe generiche, non bastano”, ha commentato il capo-delegazione del terzo polo al Parlamento Ue, Nicola Danti, chiedendo spiegazioni ai membri di Forza Italia e del Ppe: “Devono chiarire, stanno con Berlusconi o non riconoscono più la sua leadership?” Sulla stessa linea il capo-delegazione del Partito Democratico all’Eurocamera, Brando Benifei: “Difficile stabilire chi faccia peggio, Berlusconi che attacca Zelensky o Meloni che non osa ribattere e tace”. Secondo Benifei, il leader forzista “si conferma figura dannosa per la credibilità internazionale del nostro Paese e Meloni non si può stupire se, così, resta isolata in Europa”.

Interpellato sulla questione in qualità di membro italiano dell’esecutivo comunitario, il commissario europeo per l’Economia, Paolo Gentiloni, ha cercato di gettare acqua sul fuoco: “Penso che dobbiamo guardare agli atti, alle decisioni del governo italiano, che fin qui sono state molto coerenti e positive a sostegno della posizione comune europea sull’Ucraina”, mentre “le dinamiche politiche interne io non le commento e non posso commentarle”. Anche al segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, è stata rivolta una domanda specifica nel corso della conferenza stampa pre-vertice dei ministri degli Esteri: “Dopo il suo insediamento ho incontrato Giorgia Meloni a Roma e il suo atteggiamento verso Kiev è chiaro, sono assolutamente certo che il sostegno all’Ucraina da parte dell’Italia continuerà“.

Il 22 settembre dello scorso anno, in un’intervista a Porta a Porta, avevano fatto scalpore le affermazioni di Berlusconi sull’autocrate russo, Vladimir Putin: “È caduto in una situazione veramente difficile e drammatica”, in cui “una missione delle due Repubbliche filorusse del Donbass è andata a Mosca da lui in delegazione, dicendogli che Zelensky ha aumentato gli attacchi contro le loro forze sui confini“, aveva sostenuto il leader forzista, con un riferimento al modo in cui la propaganda russa impone di definire l’invasione dell’Ucraina in patria: “È stato spinto dalla popolazione russa, dal suo partito, dai suoi ministri a inventarsi questa operazione speciale”. Alla levata di scudi degli alleati all’interno del Ppe – incluso il presidente Weber – era però seguita una spaccatura con i membri più vicini alla causa ucraina, con l’eurodeputata polacca di Piattaforma Civica Danuta Hübner che aveva definito “scioccanti” le posizioni di Berlusconi, che “non possono trovare spazio in questa famiglia politica”.

Le affermazioni quantomeno controverse del presidente di Forza Italia avevano coinvolto anche la lettura degli eventi delle prime settimane di guerra: “Le truppe russe dovevano raggiungere Kiev in una settimana, sostituire con un governo di persone per bene il governo di Zelensky e in un’altra settimana ritornare indietro”. Al contrario “hanno trovato una resistenza imprevista e imprevedibile da parte delle truppe ucraine, che poi sono state anche foraggiate con armi di tutti i tipi da parte dell’Occidente”, aveva aggiunto Berlusconi, con una conclusione ancora più allarmante: “Non ho capito nemmeno perché le truppe russe si sono sparse in giro per l’Ucraina, mentre secondo me dovevano soltanto fermarsi intorno a Kiev“.

Nemmeno un mese più tardi si è scatenato un nuovo polverone politico e mediatico, dopo la pubblicazione da parte dell’agenzia di stampa LaPresse di un audio in cui il presidente di Forza Italia sosteneva in una riunione del partito alla Camera dei Deputati di aver “riallacciato un po’ i rapporti con il presidente Putin, un po’ tanto“. Il modo in cui questi rapporti si sono stretti nuovamente – nonostante la guerra e l’isolamento internazionale del Cremlino – hanno causato anche perplessità da un punto di vista tecnico: “Per il mio compleanno mi ha mandato venti bottiglie di vodka e una lettera dolcissima, io gli ho risposto con delle bottiglie di Lambrusco e una lettera altrettanto dolce”. Ma l’importazione di vodka russa è vietata dalle sanzioni Ue, più precisamente dal quinto pacchetto di misure restrittive approvato l’8 aprile dello scorso anno.

Ma questo è stato nulla in confronto al secondo audio, in cui si sono fatte più esplicite le accuse nei confronti del presidente ucraino: “Zelensky, secondo me… lasciamo perdere, non posso dirlo, non fatemi dire quello che penso”. Ma quello che pensa Berlusconi è piuttosto eloquente, secondo quanto lui stesso ha spiegato ai membri del partito, analizzando nuovamente lo scenario politico in Ucraina post-2014. “A Minsk, in Bielorussia, si firma un accordo tra l’Ucraina e le due neo-costituite Repubbliche del Donbass per un accordo di pace senza che nessuno attaccasse l’altro”, ha ricordato in maniera parzialmente distorta il leader forzista: “L’Ucraina butta al diavolo questo trattato un anno dopo e comincia ad attaccare le frontiere delle due Repubbliche”. I territori di Donetsk e Luhansk – che non hanno nessuna “frontiera” riconosciuta a livello internazionale – “subiscono vittime tra i militari che arrivano, mi si dice, a cinquemila, seimila, settemila morti, arriva Zelensky che triplica gli attacchi alle due Repubbliche” e a questo punto “disperate, le due Repubbliche mandano una delegazione a Mosca”. Di lì la già nota ricostruzione berlusconiana dello svolgersi dell’invasione, fino alle ultime accuse al presidente ucraino sulla presunta responsabilità anche per il prosieguo della guerra e la pace ancora non raggiunta.

2 risposte »

  1. Fanno ancora discutere le dichiarazioni di Silvio Berlusconi sul presidente ucraino Volodymyr Zelensky, indicato dal leader di Forza Italia come vero responsabile del conflitto con Mosca: al Parlamento europeo, riunito in sessione plenaria a Strasburgo, emerge preoccupazione per le posizioni dell’ex primo ministro ed eurodeputato, leader di un partito di governo la cui delegazione a Bruxelles è iscritta nel gruppo che rappresenta il centrodestra moderato, il Partito Popolare Europeo (Ppe).

    Questa mattina (14 febbraio) ne hanno parlato quasi tutti i capigruppo, durante il briefing per la stampa dedicato ai lavori dell’emiciclo. A cominciare dalla presidente dei Socialisti e Democratici (S&d), Iratxe Garcìa-Perez, che si è detta “preoccupata di sentire Berlusconi dire che non stringerà mai la mano a Zelensky”. Più duro il commento di Philippe Lamberts, capogruppo dei Verdi/Ale: “Ha perso la testa“, ha dichiarato senza mezzi termini il politico belga, sottolineando il rischio che a causa di queste uscite “l’arco democratico europeo si indebolisca”. Stéphane Séjourné, leader del gruppo centrista Renew Europe, ha evidenziato che le posizioni del cavaliere sul conflitto in Ucraina “sono note a tutti”, e che nonostante questo Berlusconi “fa parte del governo italiano”.

    In mezzo al trambusto causato dalle infelici dichiarazioni del leader di Forza Italia, a cui il suo braccio destro Antonio Tajani ha cercato subito di rimediare ribadendo l’allineamento del partito alle posizioni dell’Ue, a fare rumore è anche il silenzio del Ppe: pare per un problema di sovrapposizioni di agenda, il gruppo ha preferito annullare il consueto, e largamente noto nel suo orario, punto stampa a Strasburgo. In serata, però, un tweet condanna decisamente le affermazioni del leader di Forza Italia. “Il gruppo del Ppe – è scritto nel testo – condanna con fermezza le affermazioni fatte da Silvio Berlusconi circa l’Ucraina. Non riflettono la nostra linea politica. La Russia è l’aggressore, l’Ucraina la vittima. Non ci arrenderemo alla narrativa di Putin e l’Ucraina piò contare sul nostro sostegno”.

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  2.  Manfred Weber serra le fila, o almeno ci prova. Il presidente dei Popolari in Parlamento europeo prende la parola per rivendicare che per l’Ucraina il suo gruppo e la sua famiglia politica sono quelli che hanno “fatto di più” per garantire il sostegno a Kiev contro l’aggressore russo. Vuole provare a evitare il vero elefante nella stanza, anzi nell’Aula, quella dell’europarlamento: Silvio Berlusconi e le sue dichiarazioni pro-Putin. “Putin è un criminale di guerra e deve perdere questa guerra”, scandisce Weber. Prende le distanze dal leader di Forza Italia, inquilino del Ppe. A nome del Ppe Weber dice che il popolo ucraino “non sarà lasciato solo”, ma non basta per placare animi e malumori diffusi. A partire dallo stesso centro-destra europeo.

    Rasa Juknevicene, lituana, già ministro delle Difesa del suo Paese e già vicepresidente dell’Assemblea parlamentare della Nato, manifesta la crisi interna al Ppe. “Berlusconi è orribile, ma non è il solo”. Lo definisce “delegato di Putin“, e invita a “contrastare tutti i delegati di Putin nel nostro giardino di casa”. Chiede a Weber, presidente anche del partito popolare europeo, di prendere provvedimenti nei confronti di Forza Italia. Fulvio Martusciello, capo delegazione del partito in Parlamento europeo, ha il suo bel da fare per cercare di far rientrare caso e tensioni: “Forza Italia ha sempre votato per condannare l’aggressione dell’Ucraina”.

    Ma le varie anime del Ppe fanno poco per difendere il leader del partito italiano. Al contrario, lo isolano con le loro dichiarazioni. Sigfried Muresan, romeno, vicepresidente del gruppo e del partito, sottolinea come “il popolo ucraino è un esempio, e finché combatterà per l’indipendenza e la democrazia sarò nostro dovere dirgli grazie”. Posizioni diverse, da quelle di Berlusconi. Da Andrzei Halicki, polacco, un invito preciso: “Tutti i governi rispondano alla richieste dell’Ucraina”. Tutti, anche quello di cui Forza Italia fa parte.

    Il dibattito sul conflitto russo-ucraino che pure serve per avere anticipazioni sul decimo pacchetto di sanzioni allo studio (moratoria su droni, missili ed elicotteri), si trasforma in un dibattito su Berlusconi. I socialisti attaccano. Pedro Marques, vicepresidente del gruppo S&D, definisce “spaventose” le posizioni espresse dall’ex premier, e chiama in causa il leader del Ppe. “Signor Weber, quali sanzioni prenderete contro Berlusconi e il suo partito?”. Sven Mikser, già ministro delle Difesa dell’Estonia, critica ricordando “dovremmo mostrare unità”, e quindi “ogni azione che va in senso opposto non è appropriata e neppure elegante”.

    Berlusconi finisce anche nel mirino degli euroscettici e sovranisti. “Le nostre debolezze sono una provocazione per Putin, e quindi per favore non sosteniamo Putin”, scandisce Jaak Madison , del partito conservatore estone ed esponente del gruppo Identità e democrazia (Id). Viola von Cramon, dei Verdi, nel ribadire che il gruppo continuerà a “sostenere il coraggio del popolo ucraino con tutto il possibile, per tutto il tempo necessario”, traccia il solco con le parole di Berlusconi. Liberali (Re) e conservatori (Ecr) invece insistono: all’Ucraina va garantito il rifornimento di armi e di ciò che serve per contrastare le manovre militari russe. Anche questo un richiamo per il governo di cui Berlusconi fa parte.

    Dalle fila dei liberali un nuovo rimprovero arriva verso la fine di giornata. Da Berlusconi “niente di nuovo”, commenta in conferensa stampa Stephane Séjourné, presidente di Renew Europe. “Nella coalizione italiana ci sono persone che in passato hanno dato sostegno al Cremlino e probabilmente continueranno” a farlo. “Vuol dire che c’è ancora del lavoro da fare per convincere” delle ragioni di Kiev.

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