Centrodestra

Lo sconcerto di Meloni dopo le dichiarazioni di Berlusconi: così si fa male da solo

Lo sconcerto di Meloni dopo le dichiarazioni di Berlusconi: così si fa male da solo

Lo sconcerto di Meloni dopo le dichiarazioni di Berlusconi: così si fa male da solo

Al mattino, mentre sta entrando alla Camera, a chi gli chiede a che punto sia il lavoro per comporre la squadra di governo, Giorgia Meloni risponde con un sorriso: «A un ottimo punto». Alle tre di pomeriggio, però, quel sorriso svanisce per lasciare il posto a un profondo disappunto, mentre le agenzie rilanciano una salva di dichiarazioni di Silvio Berlusconi. Davanti ai gruppi parlamentari di Forza Italia, infatti, il Cavaliere mette in scena uno dei suoi pirotecnici show. Prima torna alla carica sul nodo più ingarbugliato di questi giorni, reclamando per gli azzurri il dicastero della Giustizia: «Meloni ha suggerito Carlo Nordio, che è bravissimo, ma c’è Elisabetta Casellati e su questo c’è accordo. Io sono convinto che sia la scelta giusta…». Poi, davanti ai suoi deputati, lancia nello stagno il sasso più rumoroso: «I ministri russi hanno detto che siamo già in guerra con loro perché forniamo armi e finanziamenti all’Ucraina. Però sono molto, molto, molto preoccupato – racconta –. Ho riallacciato un po’ i rapporti con il presidente Putin, un po’ tanto, nel senso che per il mio compleanno mi ha mandato venti bottiglie di vodka e una lettera dolcissima. Gli ho risposto con bottiglie di Lambrusco e una lettera altrettanto dolce». Poi l’ammissione: «Sono stato dichiarato da lui il primo dei suoi cinque veri amici».

Dentro Fratelli d’Italia, le esternazioni berlusconiane atterrano come macigni, visto che era convinzione generale che l’intesa fosse stata ritrovata lunedì, con la visita “a Canossa” e il faccia a faccia fra i due leader in via della Scrofa. Invece la tregua pare essere durata, letteralmente, l’espace d’un matin.

Da Forza Italia, si prova subito a minimizzare: «Quella su Putin è una vecchia storia, risalente a molti anni fa». Lo ripetono il coordinatore azzurro Antonio Tajani («Roba del 2008») e lo stesso Cavaliere: «Ho solo raccontato una storiella». Ma ormai la voce è dal sen fuggita, suscitando lo sconcerto degli alleati e una raffica di proteste indignate delle opposizioni. A ricomporre i cocci prova il presidente del Senato Ignazio La Russa. Quelle su Putin, ritiene, sono «frasi in libertà». E per la Casellati ha parole al miele: «La Giustizia era una delle posizioni sub iudice – argomenta –. E lei stessa non ha detto: o quello o niente. Per cui ritengo che le cose si possano sistemare». Interpellata dai cronisti, la presidente uscente di Palazzo Madama prova a trarsi d’impaccio: «Non so nulla di quello che sta succedendo, ciò che i leader decideranno a me sta bene. Non seguo io le trattative, decidono loro. Più di questo non so».

Ma col passar delle ore, nel resto del centrodestra monta l’irritazione per le dichiarazioni del presidente di Fi. A stigmatizzarle nettamente è il leader di Noi moderati, Maurizio Lupi: «La posizione della coalizione è chiara: senza se e senza ma, condanna ciò che fa Putin e sta al fianco del popolo ucraino, con la Nato e gli Usa. Poi ognuno è libero di fare le sue considerazioni personali».

Nella Lega il gelo è palpabile. Di fatto, le “confidenze” sull’amico Putin, in una fase delicatissima del conflitto e mentre il nuovo governo italiano non si è formato, mettono la coalizione in imbarazzo, esponendola a critiche da parte delle cancellerie europee (tanto più se si considera che Forza Italia potrebbe esprimere il titolare della Farnesina).

A confermarlo è lo stesso Berlusconi, che pianta contento le proprie bandierine nel nascente esecutivo: «Ci saranno Tajani ministro degli Esteri e vicepremier – annuncia –, Anna Maria Bernini alla Pa; Gloria Saccani Jotti all’Università; Gilberto Pichetto all’Ambiente e alla Transizione ecologica e Casellati alla Giustizia». Un’altra uscita che lascia la premier in pectore Meloni con l’amaro in bocca.

A cosa serve, è il rammarico di alcuni dentro Fdi, osservare da giorni la “regola del silenzio”, se un alleato la infrange così? Lo stupore per l’evidente sgrammaticatura istituzionale si tramuta in preoccupazione. E c’è chi teme che «ora nulla sia più scontato». La stessa presidente, riferiscono, sarebbe «furiosa». Ma infine sceglie di trasformare la rabbia in ghiaccio e resta per tutto il giorno negli uffici di Montecitorio a lavorare insieme al suo staff. L’intento è quello di salvaguardare la tenuta del centrodestra: così Berlusconi si fa del male da solo, è il ragionamento, noi restiamo concentrati sulle emergenze del Paese. In fondo dopo lo scivolone di ieri, si valuta, il Cavaliere si è messo in un angolo e non avrà più la forza di imporre alcun nome. E, paradossalmente, la via per chiudere sulla rosa di governo potrebbe farsi più agevole. La caselle chiave (anche se Lavoro, Salute e Famiglia non avrebbero ancora un nome definitivo abbinato) sono quasi tutte assegnate. E, benché in attesa del calendario delle consultazioni e di un possibile incarico dal Quirinale, c’è chi ipotizza che il giuramento possa avvenire domenica.

3 risposte »

  1. Se il diavolo sta nei dettagli, per Silvio Berlusconi questa volta potrebbe essere complicato trovare una via d’uscita alle sue stesse affermazioni. Il nuovo polverone politico e mediatico è stato scatenato dalla pubblicazione da parte dell’agenzia di stampa LaPresse di un audio in cui il presidente di Forza Italia sostiene in una riunione del partito alla Camera di aver “riallacciato un po’ i rapporti con il presidente Putin, un po’ tanto“. Il vero problema, anche da un punto di vista strettamente tecnico, è il modo in cui questi rapporti sarebbero stati riallacciati: “Per il mio compleanno mi ha mandato venti bottiglie di vodka e una lettera dolcissima, io gli ho risposto con delle bottiglie di Lambrusco e una lettera altrettanto dolce”. Perché l’importazione di vodka russa è vietata dalle sanzioni Ue, più precisamente dal quinto pacchetto di misure restrittive approvato lo scorso 8 aprile.

    La precisazione è arrivata oggi (mercoledì 19 ottobre) dalla portavoce della Commissione Ue responsabile per gli Affari economici, Arianna Podestà, nel corso del punto quotidiano con la stampa europea. “Nel quinto pacchetto di sanzioni abbiamo deciso di estendere il divieto di importazioni anche alla vodka“, che ora “è proibita”.

    Rispondendo alle domande di Eunews, la stessa portavoce ha puntualizzato che “non ci sono esenzioni per i regali o quantità specifiche“, ricordando però che è compito delle autorità degli Stati membri implementare le sanzioni. Le segnalazioni possono essere effettuate direttamente alle autorità nazionali o anche in forma anonima attraverso lo strumento di denuncia dell’Ue. Anche per quanto il Lambrusco inviato da Berlusconi, la portavoce ha confermato a Eunews i dettagli sulla soglia-limite di 300 euro a singolo articolo per le esportazioni di vino verso la Russia, prevista dal quarto pacchetto di sanzioni Ue del 15 marzo: il divieto si estende su “vendita, fornitura, trasferimento o esportazione di beni di lusso”, vino “compreso”, come scritto nero su bianco sulle specifiche delle misure restrittive in questo settore.

    Che non si tratti di un vecchio intervento di Berlusconi – come hanno tentato di discolparlo alcuni dirigenti del partito, tra cui Antonio Tajani – emerge chiaramente da un passaggio che fa riferimento agli avvenimenti sul fronte orientale e sulla reazione dell’Unione Europea: “I ministri russi in diverse occasioni hanno detto che noi siamo già in guerra con loro, perché forniamo armi e finanziamenti all’Ucraina“, sostiene il presidente di Forza Italia, che si dice “molto, molto, molto preoccupato” della situazione. In ogni caso il numero uno forzista non ha voluto esporsi maggiormente davanti ai suoi deputati: “Io personalmente non posso esprimere il mio parere, perché se poi viene raccontato alla stampa viene fuori un disastro“.Gli scivoloni di Berlusconi

    Il presidente di Forza Italia – che nell’audio sostiene di essere stato dichiarato da Putin “il primo dei suoi cinque veri amici” – non è nuovo a polemiche di questo genere, anche recentemente. In un’intervista a Porta a Porta lo scorso 22 settembre, Berlusconi aveva affermato che “Putin è caduto in una situazione veramente difficile e drammatica“, in cui “una missione delle due Repubbliche filorusse del Donbass è andata a Mosca da lui in delegazione, dicendogli che Zelensky ha aumentato gli attacchi contro le loro forze sui confini”. Con riferimento proprio al modo in cui la propaganda russa impone di definire l’invasione dell’Ucraina in patria, il numero uno forzista aveva anche sostenuto che l’autocrate russo “è stato spinto dalla popolazione russa, dal suo partito, dai suoi ministri a inventarsi questa operazione speciale“.

    Le affermazioni di Berlusconi avevano creato una spaccatura all’interno del Partito Popolare Europeo: il presidente del Ppe, Manfred Weber, non ha rinunciato alla difesa del suo alleato, mentre i partner orientali hanno condannato le posizioni “scioccanti” che “non possono trovare spazio in questa famiglia politica”, aveva attaccato Danuta Hübner, eurodeputata polacca di Piattaforma Civica. La questione più controversa aveva riguardato i ‘suggerimenti’ ex-post sulla conduzione dell’attacco: “Le truppe russe dovevano raggiungere Kiev in una settimana, sostituire con un governo di persone per bene il governo di Zelensky e in un’altra settimana ritornare indietro”, aveva affermato Berlusconi, con un riferimento al sostegno dell’Unione a Kiev: “Invece hanno trovato una resistenza imprevista e imprevedibile da parte delle truppe ucraine, che poi sono state anche foraggiate con armi di tutti i tipi da parte dell’Occidente“. Con una conclusione ancora più controversa: “Non ho capito nemmeno perché le truppe russe si sono sparse in giro per l’Ucraina, mentre secondo me dovevano soltanto fermarsi intorno a Kiev“.

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  2. Per il presidente del Partito Popolare Europeo, Manfred Weber, ormai giocare con le parole e le interpretazioni non sarà più sufficiente. Perché l’ultimo audio pubblicato dall’agenzia di stampa LaPresse dalla riunione di Forza Italia alla Camera dei Deputati in occasione dell’elezione dei capigruppo evidenza la posizione controversa di Silvio Berlusconi e di quantomeno una parte del partito (quella che ha applaudito agli attacchi velati a Kiev del suo presidente) sulla visione di fondo dell’aggressione armata della Russia in Ucraina.

    “Zelensky, secondo me… lasciamo perdere, non posso dirlo, non fatemi dire quello che penso”, si sente chiaramente nell’intervento, con uno scroscio di applausi dei deputati forzisti. Scricchiolano sempre di più le pretese di Forza Italia di essere la “garanzia europeista e atlantista” al possibile nuovo governo Meloni, come sostiene proprio Weber, anche sul fronte della politica estera e del sostegno del partito di centro-destra a Kiev. “Sapete com’è avvenuta la cosa della Russia? Anche su questo vi prego, però, il massimo riserbo“, ha chiesto Berlusconi ai colleghi di partito parlando della guerra russa in Ucraina, richiamandosi a quel “disastro se viene raccontato alla stampa” del primo audio sui rapporti con l’autocrate russo, Vladimir Putin. “Nel 2014 a Minsk, in Bielorussia, si firma un accordo tra l’Ucraina e le due neo-costituite Repubbliche del Donbass [mai riconosciute dalla comunità internazionale e condannate a più riprese dall’Ue, ndr] per un accordo di pace senza che nessuno attaccasse l’altro. L’Ucraina butta al diavolo questo trattato un anno dopo e comincia ad attaccare le frontiere delle due Repubbliche”.

    A questo punto la ricostruzione di Berlusconi si ricollega a quanto già sostenuto nell’intervista a Porta a Porta dello scorso 22 settembre, le cui polemiche erano state liquidate dai vertici di Forza Italia e del Ppe come un’incomprensione e un tentativo di manipolare le parole di Berlusconi. “Le due repubbliche subiscono vittime tra i militari che arrivano, mi si dice, a 5-6-7 mila morti, arriva Zelensky che triplica gli attacchi alle due Repubbliche” e a questo punto “disperate, le due Repubbliche mandano una delegazione a Mosca”, dicendo a Putin “non sappiamo che fare, difendici tu”. Secondo l’interpretazione del numero uno di Forza Italia l’autocrate russo sarebbe stato “contrario a qualsiasi iniziativa, resiste, subisce una pressione forte da tutta la Russia” e solo alla fine “si decide a inventare una operazione speciale”.

    Il copione di Berlusconi è sempre lo stesso – con un sinistro richiamo a quanto sostenuto dalla propaganda russa – ed è ora confermato dalle parole confidenziali ai deputati forzasti: “Le truppe dovevano entrare in Ucraina, in una settimana raggiungere Kiev, deporre il governo in carica e Zelensky, e mettere un governo già scelto dalla minoranza ucraina di persone per bene e di buon senso, un’altra settimana per tornare indietro”. Ritorna ancora la questione del supporto europeo all’Ucraina: “Si è trovato di fronte a una situazione imprevista e imprevedibile di resistenza da parte degli ucraini, che hanno cominciato dal terzo giorno a ricevere soldi e armi dall’Occidente” e la guerra “invece di essere un’operazione di due settimane, è diventata una guerra di duecento e rotti giorni”.

    Ma questa volta l’audio rivela un livello ulteriore di critica alle potenze occidentali. “Oggi, purtroppo, non ci sono leader, non ci sono in Europa e negli Stati Uniti d’America, non vi dico le cose che so”, ha glissato Berlusconi, che ha concluso: “Posso farvi sorridere? L’unico vero leader sono io”. Lo stesso che si definisce “il primo dei cinque veri amici di Putin” e che potrebbe aver violato le sanzioni europee con uno scambio di vodka e Lambrusco con l’autocrate russo nelle ultime settimane (la Commissione deve ancora precisare se gli scambi di regali sono considerabili al pari dell’import/export vietato dai pacchetti di misure restrittive).Le reazioni Ue alle parole di Berlusconi

    Al momento a Bruxelles è “no comment” dal Ppe, anche tra chi lo aveva pesantemente attaccato dopo il primo polverone mediatico e politico di un mese fa, come l’eurodeputata polacca di Piattaforma Civica Danuta Hübner. Il coordinatore nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani, ha reagito su Twitter, tentando di far dimenticare le parole del suo leader annunciando che “domani sarò al summit del Ppe per confermare la posizione europeista, filo-atlantica e di pieno sostegno all’Ucraina mia e di Forza Italia” e sottolineando che “in tutte le sedi istituzionali non è mai mancato il nostro voto a favore della libertà e contro l’invasione russa“.

    Da parte della Commissione Europea, invece, alle richieste della stampa europea è arrivata la precisazione che “non commentiamo mai tali dichiarazioni”. Ma allo stesso tempo è chiara la puntualizzazione che “la nostra posizione sulla guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina è molto chiara” ed è – evidentemente – agli antipodi rispetto a quella espressa da Berlusconi nella riunione del partito alla Camera dei Deputati.

    Proprio questa mattina la numero uno dell’esecutivo comunitario, Ursula von der Leyen, ha ribadito con forza che “l’ordine internazionale è chiaro”, perché “attacchi mirati alle infrastrutture civili con il chiaro scopo di privare uomini, donne e bambini di acqua, elettricità e riscaldamento con l’arrivo dell’inverno sono atti di puro terrore”, che devono essere “chiamati come tali”. Questo è “il momento di mantenere la rotta”, ha esortato la presidente della Commissione, non conoscendo la tempesta che si sarebbe abbattuta sulla famiglia politica europea di cui lei stessa fa parte.

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