Europa

Bulgaria, Petkov sfiduciato

In seguito, nonostante alcune proteste popolari, il 22 giugno 2022, senza alcuna possibilità certa di poter ricostruire una maggioranza, nemmeno una di “di emergenza”, il governo è stato ufficialmente sfiduciato dopo una mozione proposta dal partito di opposizione GERB, motivata ufficialmente “dall’incapacità del governo di gestire la situazione finanziaria e la dilagante inflazione nel paese”, e votata da una maggioranza di 124 parlamentari su 240.

Kiril Petkov

Il 1º luglio 2022, il presidente bulgaro Rumen Radev, con la speranza di interrompere la rinnovata crisi di governo ed evitare lo scioglimento dell’Assemblea poiché ciò avrebbe obbligatoriamente portato ad elezioni anticipate (le quarte in due anni), ha convocato al palazzo presidenziale il Vicepresidente del Consiglio dei Ministri e Ministro delle finanze Asen Vasilev con lo scopo formare un nuovo governo, incarico che quest’ultimo accetta con riserva, ma senza riuscirvi: il 9 luglio, infatti, Vasilev sale dal Presidente sciogliendo negativamente la riserva e rimettendo il mandato nelle mani di quest’ultimo, annunciando di non avere trovato un accordo tra le forze politiche per una nuova maggioranza.

Dopo questi, secondo la Costituzione Bulgara, che assegna i mandati prima al maggior partito, poi al secondo maggiore e al terzo maggiore, l’incarico è conferito al presidente del partito di centro-destra GERB Bojko Borisov, ma questi, dopo la convocazione, non ha accettato il mandato esprimendo la volontà di andare alle urne il più presto possibile. Nella mattinata del 18 luglio Rumen Radev dopo il fallimento dei primi due tentativi di formare un governo, convoca la leader del terzo partito più numeroso in parlamento, il Partito Socialista Bulgaro (BSP), Kornelija Ninova: dopo un incontro durato circa un’ora, quest’ultima accetta l’incarico con riserva. Contemporaneamente viene annunciato che in caso di scioglimento negativo della riserva non ci sarà, contestualmente alla Costituzione, un quarto mandato, ma avverrà lo scioglimento del parlamento e l’indizione di nuove elezioni anticipate ad ottobre. Il 28 luglio, dopo che anche l’ultimo tentativo di formare un nuovo governo fallisce, il presidente Rumen Radev scioglie l’Assemblea nazionale e indice elezioni per il 2 ottobre.

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