Giustizia

Raggi indagata

Raggi indagata

Virginia Raggi

C’è stato un tempo, non molto tempo fa, in cui Virginia Raggi, consigliera di opposizione del M5S era per la tolleranza zero nei confronti dei condannati e soprattutto degli indagati. “Che vanno tutti cacciati” come rispondeva su Twitter a Matteo Orfini. Era il settembre 2015, Ignazio Marino traballava paurosamente (sarebbe stato deposto il 30 ottobre) e Orfini dopo l’ennesimo rimpasto provava a puntellarlo. Erano anche i tempi in cui nel M5S si chiedevano dimissioni al primo avviso di garanzia perché “la presunzione d’innocenza per i politici non deve esistere”, spiegava Luigi Di Maio. Poi è arrivato il governo di Roma, le cose sono cambiate e il garantismo di maniera è entrato nel dna del M5S, che lo scorso dicembre dopo il caso Marra ha vergato un nuovo codice etico. Molto più flessibile nei confronti degli indagati (come Raggi) che non vanno più cacciati (come chiedeva Raggi).

La sindaca Raggi è stata raggiunta da un avviso di garanzia. Secondo la comunicazione dei magistrati, la Raggi avrebbe detto il falso alla responsabile anticorruzione del Campidoglio e non avrebbe impedito all’uomo nero del Campidoglio – Raffaele Marra, in carcere per corruzione – di partecipare alle procedure per la nomina del fratello Renato a dirigente responsabile del turismo per il Comune di Roma. La Raggi, secondo l’accusa che adesso dovrà essere dimostrata, è indagata per falso in atto pubblico. Avrebbe infatti affermato al responsabile anticorruzione del Comune, Mariarosa Turchi, che per la nomina del fratello di Marra avrebbe agito in autonomia. L’abuso d’ufficio viene invece contestato per non aver impedito a Raffaele Marra di partecipare alle procedure di nomina del fratello. La svolta nell’indagine è arrivata pochi giorni fa, quando i carabinieri hanno consegnato al procuratore aggiunto Paolo Ielo la relazione sui contenuti del telefono sequestrato a Raffaele Marra dopo l’arresto. Dalla relazione dei carabinieri emerge che Marra usava due chat su Telegram. Alla prima, “Quattro amici al bar” — partecipavano il sindaco Raggi, Raffaele Marra,il capo della segreteria Salvatore Romeo e il vicesindaco Daniele Frongia. La seconda invece era su Whatsapp e includeva Marra con il fratello. Entrambi sono dirigenti al Comune di Roma. Raffaele, dopo essere stato prima nominato e poi decaduto da Capo di Gabinetto del sindaco, è stato successivamente nominato capo del Personale proprio dalla Raggi. In questo contesto Marra propone al fratello di candidarsi a responsabile dello strategico dipartimento del turismo (il cosiddetto “oro di Roma”). Significativamente, poco dopo la sindaca Raggi firmava la delibera con la nomina del fratello di Marra a dirigente del settore. La nomina del fratello di Marra non passa inosservata, soprattutto perchè non c’è solo il sospetto sulla persona scelta per l’incarico, ma c’è anche l’aumento di 20mila euro l’anno sulla già ricca retribuzione. E mentre nelle dichiarazioni pubbliche la Raggi afferma che “tutto è regolare”, nella chat privata dei “Quattro amici al bar” si sfoga con Marra per l’imbarazzo a cui è stata posta dal repentino aumento di stipendio sull’incarico del fratello.

Paradossalmente questo si rileva come un punto a favore della Raggi, perchè per gli stesso magistrati sarebbe la prova che non era stata lei a istruire la pratica, rivelandosi all’oscuro della differenza di retribuzione. Sul fronte comunale intanto è stato rimosso uno degli ostacoli nella tabella di marcia per l’approvazione del bilancio. L’Oref, l’Organo di revisione economico-finanziaria del Campidoglio, dopo una prima bocciatura, ha espresso parere favorevole al progetto di bilancio di previsione 2017-2019. Dopo l’approvazione in Giunta degli emendamenti, riprenderà in questi giorni il lavoro per approvare il prima possibile il bilancio comunale. I tempi formali erano scaduti il 31 dicembre 2016 ma, come già accaduto spesso in passato, è stata prevista una proroga per l’approvazione fino al 31 marzo prossimo. Rimane il problema principale cioè la struttura e le scelte di priorità sul bilancio. Al momento la Giunta comunale si è incaponita sul dogma di “far quadrare i conti”, uno schematismo che si scontra sia con il debito accumulato dal Comune (e che andrebbe contestato, smontato e rinegoziato completamente per ripulirlo dai debiti impropri) sia con la gabbia dei vincoli di bilancio imposti verticalmente dall’Unione Europea e dal Patto di stabilità del governo. Accettando questa logica, non si faranno scelte dissimili da quelle delle giunte comunali precedenti e soprattutto non si segnerà – anche volendo – alcuna discontinuità, come invece era stato annunciato dal M5S in campagna elettorale. Soprattutto sui servizi sociali e sui crediti del Comune verso il proprio patrimonio, circolano notizie assai poco rassicuranti. Individualizzazione dei servizi tramite bonus alle famiglie e messa in conto dei canoni di mercato – invece dei canoni sociali – per il pregresso, il presente e il futuro alle associazioni, agli spazi sociali e alle abitazioni comunali, stanno producendo sgomberi e la desertificazione culturale e sociale della città. Qualcosa di positivo, invece, appare sulla decisione di non procedere alla privatizzazione delle società partecipate come viene invece invocato dal Pd, dai poteri forti finanziari e da Bruxelles. Ma la discussione sul bilancio ancora non è conclusa. Alla fine parleranno gli atti concreti.

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