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The man in the high castle (st. 1)

The man in the high castle 1

A lungo attesa e anticipata, perfino preceduta dalle violente polemiche scaturite da una campagna di marketing non esattamente elegante, la prima stagione di High Castle (l’abbrevierò così) è poi caduta in rapido dimenticatoio, con la mente di spettatori e critici già diretta verso altri brand e altre facce. Un’evidenza lì per lì sorprendente, ma che in realtà trova piena coerenza in quello che la serie effettivamente è, in rapporto a ciò che poteva essere.
E qui il Villa mi direbbe “stringi”. Vabbè, per stringere: siamo un po’ delusi.

Vale la pena fare una considerazione sul capolavoro di Philip K. Dick da cui la serie è tratta.
A dispetto di un concept molto preciso e potenzialmente adatto a un racconto di guerra e spionaggio, il romanzo di Dick è tutto tranne che una storia di azione e avventura. Per quanto impattante sia l’idea di una Seconda Guerra Mondiale vinta dal nazismo, con conseguente colonizzazione degli Stati Uniti in combutta coi giapponesi, La Svastica sul Sole è un romanzo estremamente intimo e intimista, in cui vengono seguite le vicissitudini innanzitutto psicologiche di un gruppo relativamente piccolo di personaggi.
È insomma un romanzo eccezionale ma che mal si adatta alla trasposizione audiovisiva, soprattutto nel formato seriale: banalmente perché ci sono pochi eventi, rispetto a una psicologia dei personaggi che viene sviscerata e scavata nel profondo, cosa che però avrebbe poco senso in termini di racconto televisivo. A ben pensarci, il film più famoso tratto da Philip Dick (Blade Runner) è per l’appunto un film, un racconto più rapido e chiuso, che parte oltretutto da un romanzo (Ma gli androidi sognano pecore elettrioche?) più dinamico  di quanto non sia La Svastica sul Sole.

Questo ragionamento ci porta a un discorso che facciamo spesso, cioè al fatto che qui a Serial Minds cerchiamo di fregarcene di cosa c’è scritto sui libri da cui sono tratte le serie tv, nella convinzione che ogni mezzo espressivo abbia le sue caratteristiche peculiari, che di volta in volta possono legittimamente suggerire deviazioni, cambiamenti, aggiunte ed eliminazioni. Insomma, dire ogni volta “il libro era meglio” è un esercizio che spesso viene spontaneo, ma che taglia le gambe in partenza a qualunque tentativo di trasposizione.
In questo senso, dunque, non solo capisco che gli autori di High Castle abbiano voluto cambiare un po’ di cose, ma anzi sono convinto che abbiano fatto bene a farlo, perché la storia di Dick si presta benissimo anche ad altre interpretazioni e illustrazioni.
Non ci dunque trovavo nulla di male “a prescindere” nel trasformare quel concept in una specie di Homeland nel passato, che potesse inserire nel mondo immaginato dall’autore letterario una suspense e un dinamismo che il libro volutamente non aveva, accompagnando alla pagina stampata altri temi e altri approfondimenti. Poi i fan del libro si sarebbero lamentati lo stesso, ma l’operazione avrebbe avuto una sua coerenza.

Il problema di The Man in High Castle, dunque, non è il suo scollamento rispetto al libro, che forse era inevitabile e che di per sé ci interessa poco, quanto il fatto che, banalmente, quello scollamento non ha prodotto granché di sensazionale.
A fronte dei proclami, delle polemiche, della nobiltà dello spunto, High Castle è una serie sorprendentemente media. Non brutta, perché non è questo il punto e nel corso dei dieci episodi c’è spazio per un discreto divertimento (nel senso più generale del termine). Semplicemente, non è memorabile come speravamo.
Non serve nemmeno entrare troppo nello specifico di questa o quella linea narrativa, un po’ perché dopo mesi non me le ricordo più (e già è un segnale), ma poi perché è una questione più generale, di approccio. Forse impauriti proprio da un eccessivo allontanamento dalla matrice letteraria, gli autori hanno optato per una storia di spionaggio innervata da botte di malinconia, che finiscono col rendere il tutto né carne né pesce. Non ha la profondità psicologica e filosofica dell’originale letterario, ma non ha nemmeno la suspense, il ritmo e, soprattutto, l’invenzione puramente visiva che solo il cinema e la televisione possono dare.

Il risultato è una serie di cui non si può parlare troppo male, perché sta comunque sopra un livello di dignità che ormai, nel 2016, riteniamo necessario. Semplicemente, è una serie ininfluente, che non racconta nulla di nuovo né mette in campo prospettive originali.
Il risultato è che probabilmente guarderò la seconda stagione il prossimo autunno, per una generica curiosità, per vedere se cambia qualcosa, e in generale perché ho grossi problemi ad abbandonare le serie che non siano proprio brutte. Allo stesso tempo, però, se cerchiamo i grandi campioni della serialità contemporanea bisogna guardare altrove e Philip K. Dick, qualunque sia la dimensione spazio-temporale in cui si trova ora, può tenersi stretto il suo primato di genio indiscusso.

La narrazione comincia nel 1962. Vengono seguite le vite di tre persone: Joe Blake, un giovane del Grande Reich Nazista poi rivelatosi un agente delle SS convertito, Frank Frink, un operaio meccanico con il sogno di diventare un designer di gioielli, che nasconde le sue radici ebraiche e vive negli Stati Pacifici Giapponesi e Juliana Crain, una giovane donna residente anch’ella negli Stati Pacifici Giapponesi, fidanzata di Frank.

Joe lavora per l’Obergruppenführer John Smith: traccia i trasporti di un cinegiornale sovversivo che è stato bandito perché mostra un’ipotetica vittoria della Seconda guerra mondiale da parte degli Alleati. Juliana assiste impotente alla morte della sorella Trudy per mano della Kempeitai. Prima di morire Trudy, che fa parte della resistenza, consegna a Juliana un’altra copia del cinegiornale; Juliana si fa strada verso la Zona Neutrale per consegnare il film. Lungo la strada le vengono rubati i bagagli e tutto il denaro che aveva con sé. Joe e Juliana si incontrano nella Zona Neutrale, mentre Frank viene arrestato dall’ispettore Kido della polizia Kempeitai e potrebbe essere estradato nell’America Nazista dove, a causa delle sue origini ebraiche, verrebbe giustiziato. Nel frattempo il ministro del commercio giapponese Tagomi si incontra con Rudolph Wegener, un ufficiale nazista in missione segreta, sotto mentite spoglie, da Berlino.

Nella Zona Neutrale Juliana si fa assumere da Lemuel Washington, proprietario del Canon City Diner. Lì incontra un uomo intento a realizzare origami e presume che sia il contatto di sua sorella nella resistenza. Joe, che ha visto una copia del film, ha anche appreso da Smith che il contatto è un agente del Sicherheitsdienst. In un incontro su una diga l’uomo tenta di uccidere Juliana, ma Joe interviene, contravvenendo ai suoi ordini, e Juliana uccide l’uomo. A New York, intanto, Smith sfugge a un attentato.

Negli Stati del Pacifico la sorella, il nipote e la nipote di Frank sono presi come ostaggio dagli agenti del Kempeitai per fare pressione su di lui, che resiste fino a quando la donna che aveva rubato la borsa di Juliana non viene arrestata. Frank viene quindi rilasciato, anche se è troppo tardi per salvare sua sorella, caduta con i figli vittima delle camere a gas giapponesi.

Frank medita la vendetta contro i giapponesi e pianifica l’uccisione di Akihito, principe ereditario dell’Impero giapponese. Nella Zona Neutrale, Juliana e Joe tentano di fuggire da Cañon City, inseguiti da un temibile cacciatore di taglie nazista chiamato “Sceriffo”. Vengono aiutati da Lemuel Washington, il vero contatto di Trudy, che li porta nei boschi dove vengono circondati da un gruppo di resistenti che li costringe a consegnare i film. Rilasciati dalla resistenza, vengono ritrovati dallo Sceriffo, che attacca Juliana.

Joe salva Juliana dallo Sceriffo, ma questi non demorde e Joe è costretto a rivelargli di essere una spia nazista. Juliana sfugge sulla statale; giunta abbastanza lontano, brucia la sua auto per confondere le piste. Lo Sceriffo, una volta trovata l’automobile, cade nel tranello e suppone che la donna sia morta in un incidente. Nel Grande Reich Nazista, Smith sospetta il capitano delle SS Conley di aver fornito informazioni alla resistenza per organizzare l’attentato contro di lui. Frank si procura una pistola e assiste al discorso del principe ereditario giapponese con l’intenzione di ucciderlo, ma all’ultimo un cecchino appostato spara su Akihito.

Il principe è trasportato in ospedale dopo l’attentato. Juliana ritorna a San Francisco, dove trova Frank fuori di sé che l’aggiorna sulle disgrazie che l’hanno colpito negli ultimi giorni. Joe, appena tornato a New York, viene prelevato da agenti della Gestapo e portato nell’ufficio di Smith, dove viene forzato a raccontare cos’è avvenuto a Canon City. Smith, soddisfatto, lo invita a pranzo a casa sua per il VA Day (Victory in America Day).

Juliana è in cerca di spiegazioni sul cinegiornale e sulla morte di sua sorella. Si fa quindi impiegare, per conto della resistenza, dal ministro Tagomi. A casa di Smith il pranzo è interrotto da un messaggero che avverte l’Obergruppenführer delle attività di Wegener che ha fatto pervenire al ministro della scienza giapponese i piani dell'”ordigno Heisenberg” (la versione nazista della bomba atomica). Amico di gioventù, Smith va all’incontro di Wegener all’aeroporto e lo invita a cena per sondarlo. Alla fine della cena Wegener viene arrestato e nella notte Smith scopre Joe che rovista tra le sue carte.

Juliana scopre che il suo patrigno lavora al ministero per i servizi segreti giapponesi, sotto la copertura di un normale lavoro da burocrate, e che è di fatto responsabile della morte di Trudy, sebbene creda di averla salvata. Tagomi scopre alcuni aspetti del passato di Juliana e le dà alcune indicazioni, affinché possa ritrovare il cadavere di sua sorella. Smith, sapendo che Joe gli ha mentito, lo interroga nuovamente sugli avvenimenti di Canon City e, pur smascherandolo, decide di affidargli una nuova missione. Juliana va nel luogo indicatole da Tagomi e trova una fossa comune e lì, tra gli altri corpi, riconosce quello della sorella. Quando rientra in città viene seguita da Joe, che nel frattempo è atterrato a San Francisco.

Juliana e Frank pianificano di lasciare gli Stati Pacifici, ma un incontro con Joe li riporta indietro. La spia nazista è alla ricerca di un nuovo cinegiornale che gli uomini della resistenza devono acquistare dalla yakuza. Lo scambio in realtà è un’imboscata della Kempeitai. Un medico rivela a Smith che il suo primogenito è affetto da una malattia degenerativa, la distrofia di Landouzy-Dejerine, e che dovrà essere eliminato per seguire le direttive del regime. Il dottore consegna il veleno a Smith e si impegna a non informare le autorità, lasciando a Smith la decisione su quando uccidere il ragazzo.

Smith scopre che Heydrich, il suo superiore, aveva organizzato l’attentato contro di lui e di conseguenza elimina il capitano Conley che gli era stato complice, mascherando l’assassinio da suicidio. Messo alle strette, Frank deve aiutare Joe a trovare la pellicola. Juliana e Frank proiettano il cinegiornale per scoprire una realtà alternativa o un futuro prossimo sorprendente: i resti di una San Francisco distrutta dalla bomba atomica e l’esecuzione di alcuni resistenti americani (tra i quali distinguiamo Frank) da parte di diversi soldati nazisti, tra cui Joe.

Dopo la visione del film Frank e Juliana affrontano Joe, che non nega di essere un agente nazista, riesce a scappare col film e si reca all’ambasciata nazista a San Francisco, ma ben presto si rende conto che Heydrich gli ha preparato una trappola per ucciderlo. Ed, l’amico di Frank, viene catturato con la sua arma e accusato dell’omicidio del principe ereditario, benché l’ispettore Kido avesse già trovato il cecchino che aveva attentato alla vita del principe, un tedesco, e lo avesse ucciso senza arrestarlo formalmente e interrogarlo, per evitare una crisi fra le due potenze, che avrebbe inevitabilmente portato alla guerra.

Heydrich invia Wegener nel castello alpino del Führer affinché lo uccida. Questi, che ha appena terminato la visione di uno dei cinegiornali proibiti, lo affronta e l’incontro termina con il suicidio di Wegener, convinto dal Führer a evitare un tradimento che avrebbe portato alla dichiarazione di guerra nazista all’impero nipponico, con lo spargimento di sangue che ne sarebbe conseguito. Quando Heydrich risponde alla telefonata convenuta con Wegener e sente Hitler all’altro capo del telefono, Smith capisce che il piano di Heydrich è fallito, lo disarma e lo arresta.

Joe Blake, che era inseguito dalla resistenza, scappa su una nave diretta in Messico grazie a Juliana, che all’ultimo momento rifiuta di attirarlo nella trappola tesa dai suoi compagni, che lo avrebbero ucciso. Frank, che ha saputo dell’arresto di Ed, si reca negli uffici della Kempeitai per scagionarlo. Tagomi, con la collana di Juliana, si reca a Union Square per meditare e quando riapre gli occhi si ritrova in un 1962 alternativo, in cui gli Alleati hanno vinto la Seconda guerra mondiale e gli Stati Uniti, che stanno fronteggiando la crisi dei missili di Cuba, sono liberi dall’occupazione nippo-tedesca.

voto: 8

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