Guerra

Missione Onu a guida italiana

Missione Onu a guida italiana

Missione Onu a guida italiana

L’Italia ha annunciato di volersi candidare a guida di un comando per una futura missione in Libia con l’obiettivo di riportare una parvenza di stabilità nel Paese dilaniato dalla guerra civile. Il premier Matteo Renzi si è detto preoccupato per la situazione in Libia e il Ministro della Difesa, Roberta Pinotti, ha pubblicamente fatto riferimento ai timori italiani circa il caos generato dalla presenza dei terroristi sul territorio libico. Sembra che il nostro Paese sia pronto ad organizzare una missione militare di supporto al governo libico con il compito primario di addestramento delle forze militari locali, di sicuro in chiave anti ISIS, e il contemporaneo obiettivo di proteggere obiettivi sensibili quali ambasciate e istituzioni pubbliche. I più importanti Paesi riuniti nella alleanza anti ISIS hanno già istituito a Roma il Centro di Coordinamento della Coalizione da dove verranno coordinate tutte le operazioni della prossima missione in Libia che dunque sarà quasi sicuramente a guida italiana.

Tuttavia, l’ipotesi di un intervento diretto italiano in Libia è ancora da confermare e incerta dato che la missione internazionale dovrebbe prendere avvio solo quando, e soprattutto se, un nuovo governo legittimo si dovesse insediare in territorio libico e se successivamente questo dovesse richiedere un intervento esterno. A questo proposito, è stato escluso categoricamente un intervento italiano senza il previo consenso di un governo libico che abbia almeno una parvenza di stabilità e quindi di controllo sul territorio e che dunque possa legittimamente rivolgersi alle Nazioni Unite e ai suoi membri per avere un sostegno internazionale. Tuttavia, gli Stati Uniti si sono mostrati entusiasti dell’iniziativa italiana e hanno assicurato al governo pieno appoggio in una tale eventualità. Per il Segretario del Pentagono, Ash Carter, riportare stabilità in Libia è prioritario per impedire una ulteriore espansione dello Stato islamico nella regione. Ma Carter si è fatto sfuggire un commento forse poco felice quando ha ammesso che “ai libici non piace l’idea di un intervento esterno straniero, così come a loro non piace che qualcuno entri nel Paese per prendersi il loro petrolio”. Ma la missione italiana, e dunque quella internazionale che la giustificherebbe, non ha come obiettivo la stabilità politica del Paese e la lotta contro lo Stato islamico?

Di certo dietro la decisione italiana di porsi alla guida dell’eventuali missione in Libia, c’è sicuramente la pressione esercitata dal governo statunitense sugli alleati europei per un loro maggior coinvolgimento nella lotta allo Stato islamico e nell’area mediterranea in particolare. L’Italia sarebbe dunque pronta a dimostrare al proprio alleato di essere in grado di far fronte ai propri doveri internazionali e di saper gestire una missione delicata e urgente come quella in Libia. Navi francesi nel Canale di Suez e truppe egiziane al confine sono attive già da tempo nell’area e pronte ad intervenire qualora una missione sotto l’egida della Nato o delle Nazioni Unite dovesse prendere avvio.

Sembra quindi tutto pronto per un nuovo intervento in Libia che tutto sembra tranne che una missione di pace o di stabilizzazione. Bisogna solo attendere che un nuovo governo venga costituito e soprattutto che questo voglia affidarsi alla coalizione per il riassesto del Paese. Per il governo di Tripoli legato alle milizie e alle forze politiche vicine ai Fratelli musulmani l’Italia puo’ assumere un ruolo guida nella missione militare in Libia, ma tutte le operazioni devono essere concordate. “A noi va bene che l’Italia assuma il ruolo di leader dell’intervento internazionale nella guerra contro le forze emergenti dell’Isis in Libia”, ha spiegato Ali Ramadan Abuzaakouk in un’intervista al Corriere della Sera, “ma attenzione: occorre che qualsiasi azione militare sia minuziosamente concordata con il nostro governo a Tripoli e le forze militari sul campo”. “Se cosi’ non fosse”, ha avvertito il ministro, “qualsiasi tipo di operazione si trasformerebbe da legittima battaglia contro il terrorismo a palese violazione della nostra sovranita’ nazionale”.

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