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Benin, abolita pena di morte

Il 21 gennaio 2016, la Corte Costituzionale del Benin ha cancellato ogni riferimento alla pena di morte dall’ordinamento interno a seguito della ratifica del Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici.
Il 5 luglio 2012, con il deposito dello strumento di adesione, il Benin è divenuto parte del Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici, relativo all’abolizione della pena di morte. Anche se la pena di morte rimane parte della legislazione interna fino a quando il Parlamento non rimuoverà tutte le disposizioni di legge in materia, la ratifica senza riserve del Secondo Protocollo, in vigore a tutti gli effetti dal 5 ottobre 2012, fa del Benin un Paese totalmente abolizionista. Infatti, in base all’articolo 1, commi 1 e 2, del Secondo Protocollo, “Nessuno all’interno della giurisdizione di uno Stato parte del presente Protocollo sarà giustiziato” e “Ogni Stato parte adotta tutte le misure necessarie per abolire la pena di morte nella sua giurisdizione”.Il Premio “L’Abolizionista dell’Anno 2014”, promosso da Nessuno tocchi Caino quale riconoscimento alla personalità che più di ogni altra si è impegnata sul fronte dell’abolizione, è stato conferito al Presidente del Benin Boni Yayi.
A partire dalla sua elezione alla guida del Benin nel 2006, Boni Yayi aveva iscritto l’abolizione della pena capitale tra le grandi riforme da realizzare. “Si tratta di trovare i modi per conciliare l’evoluzione del diritto verso una maggior umanità con l’applicazione di una pena che aiuti a correggere e a riorientare chi si è perso o è finito ai margini della società”, ha scritto il Presidente Yayi nella Prefazione al Rapporto 2014 di Nessuno tocchi Caino.
Nel febbraio 2009, un anno dopo la sua creazione avvenuta per decreto presidenziale, la Commissione ad hoc per la revisione della Costituzione ha riscritto l’Articolo 15 della legge fondamentale del Paese in questi termini: “Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà, alla sicurezza e all’integrità della sua persona… Nessuno può essere condannato a morte”. Il Presidente del Benin Thomas Yayi Boni aveva quindi chiesto al Parlamento di inscrivere l’abolizione della pena di morte nella Costituzione e, nel novembre del 2009, una proposta di legge in tal senso è stata presentata dal governo all’Assemblea Nazionale per la discussione e l’approvazione finale.
Il 18 agosto 2011, l’Assemblea Nazionale del Benin aveva votato la legge per l’adesione del Benin al Secondo Protocollo con una schiacciante maggioranza: 54 voti favorevoli, cinque contrari e sei astensioni.
Il 17 dicembre 2012, il Parlamento del Benin ha votato per l’abrogazione delle disposizioni relative alla pena di morte contenute in due articoli del nuovo codice di procedura penale – adottato nel marzo 2012 – dichiarati illegittimi dalla Corte Costituzionale il 4 agosto, in seguito alla ratifica del Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici. Secondo la Corte Costituzionale, con l’adozione della legge di adesione al Secondo Protocollo, il Benin si impegna a rispettare lo strumento giuridico inteso ad abolire la pena di morte. Tutte le rimanenti disposizioni della normativa nazionale che evocano la pena capitale erano nell’agenda del parlamento per la loro abrogazione, prevista nel 2013.
Il 28 febbraio 2009, un anno dopo la sua creazione, avvenuta per decreto presidenziale il 18 febbraio 2008, la commissione ad hoc per la revisione della Costituzione del 1990 (detta Commissione Ahanhanzo-Gléglé) ha pubblicato il suo rapporto. L’art. 15 del progetto di revisione della legge fondamentale è stato redatto in questi termini: “Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà, alla sicurezza e all’integrità della sua persona. (…) nessuno può essere condannato a morte”. Il progetto di revisione dovrà essere sottoposto a dibattito nazionale e a referendum. Il Presidente del Benin Thomas Yayi Boni ha chiesto al Parlamento di inscrivere l’abolizione della pena di morte nella Costituzione e, nel novembre del 2009, una proposta di legge in tal senso è stata presentata dal governo all’Assemblea Nazionale per la discussione e l’approvazione finale.
Nei primi di luglio 2014, il Benin ha ospitato una conferenza panafricana volta a sensibilizzare i Governi del continente per il voto a favore della nuova Risoluzione pro moratoria all’ordine del giorno dell’Assemblea Generale ONU nel dicembre 2014 e per l’adozione di un Protocollo aggiuntivo alla Carta Africana dei Diritti dell’Uomo e dei Popoli per l’abolizione della pena di morte.
Le ultime esecuzioni sono state effettuate il 23 settembre del 1987, quando due persone sono state fucilate dopo essere state condannate a morte per omicidio rituale. L’ultima condanna a morte è stata emessa nel 2010 nei confronti di una donna condannata in contumacia per omicidio.

Le Nazioni Unite
Il 19 dicembre 2016, come nel 2014 e nel 2012, il Benin ha co-sponsorizzato e votato a favore della Risoluzione per una Moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Nel 2010 era assente al momento del voto.

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