
Marco Rossi Doria, Giuliano Pisapia e Massimo Zedda
Su Repubblica una lettera con tre firme di peso: Marco Doria, Giuliano Pisapia e Massimo Zedda, i primi cittadini ‘arancioni’ eletti a Genova, Milano e Cagliari anche con il sostegno del Pd. Una richiesta di unità, per “continuare percorsi che ci hanno permesso di vincere in passato e ci permetteranno di vincere in futuro”. Un messaggio a Matteo Renzi: “Rafforziamo le componenti di sinistra”
Sono tre soggetti che hanno dimostrato in questi anni qualità Istituzionali rilevanti e che, nonostante la crisi, nonostante le evidenti ricadute anche sui bilanci degli Enti Locali, hanno mantenuto inalterato il consenso grazie ad innegabili capacità amministrative. In fondo è ancora il sindaco che, più di altri soggetti, è percepito dai cittadini come una figura politica credibile proprio perché è nella soluzione dei problemi e nella ricerca delle prospettive di sviluppo di un Comune che si misurano concretamente le qualità della persona. Un sindaco viene valutato giornalmente per i fatti, per le sue scelte, non per l’uso retorico della parola caro a parte non marginale del ceto politico. E Zedda, Doria e Pisapia, tutti e tre di sinistra, alleati ma non iscritti al Pd, per altro definendosi amministratori con approccio ideale e non ideologico hanno riportato la discussione sul piano reale non essendo loro frequentatori degli spazi della demagogia.
In sintesi rilanciano l’alleanza tra il civismo autentico, i partiti a sinistra del Pd, in particolare Sel, e il Pd che considerano il perno politico e programmatico dell’alleanza stessa. La proposta si regge su uno schema diverso dalla maggioranza che sostiene il governo Renzi ma considera quella maggioranza nazionale come l’unica attualmente possibile e ne auspica, immagino de facto, il carattere temporaneo. Rilanciano l’alleanza perché essi stessi rappresentano, tra i tanti, l’eccellenza del profilo politico e la bontà dell’azione amministrativa. Mi pare lo facciano con convinzione che, per usare loro parole, definirei ideale e non solo perché banalmente le divisioni a sinistra prefigurano spesso le vittorie a destra.
Sel non si entusiasma, anzi si tiene freddo sull’appello di Pisapia, Zedda e Doria per un centrosinistra unito. Il coordinatore nazionale di Sel Nicola Fratoianni, deputato di Sinistra Italiana, parla infatti solo di “contributo importante verso il quale nutriamo rispetto e interesse”. Ma si rivolge a Renzi, criticando scelte politiche “di destra” prese dal governo. “Ci auguriamo che lo raccolga Renzi e che cambi di conseguenza la sua agenda di governo. La nostra non è una posizione ideologica ma il tema delle alleanze non può essere posto in maniera astratta”. Per Fratoianni dunque l’avanzata della destra non dipende dalla debolezza dell’alleanza di sinistra: “Dico ai tre sindaci che la ragione per cui la destra avanza ha poco a che fare con l’alleanza e molto a che fare con le scelte politiche che la cosiddetta sinistra prende, e che sono scelte politiche di destra. Così sul lavoro, con il jobs act, sull’assenza di una vera redistribuzione della ricchezza e su molti altri temi. Ad oggi il centrosinistra nazionale non c’è più e le posizioni del governo Renzi sono politiche di destra. Noi siamo in campo contro questa politica”.
Stefano Fassina non ha dubbi: “Il centrosinistra si è rotto e la responsabilità è di chi ha fatto scelte contraddittorie”. Con queste parole il candidato sindaco di Roma, che non ha intenzione di ritirarsi dalla corsa, boccia l’appello all’unità avanzato dai sindaci arancioni. E nel dettaglio dice: “A Roma non ci sono le condizioni per un’alleanza con il Pd. È inaffidabile”. Così come non ci sono a Torino dove la sinistra punta su Giorgio Airaudo o a Napoli dove Fassina e gli altri sostengono Luigi De Magistris. A Milano, spiega Fratoianni, “lavoriamo per dare continuità a un’esperienza positiva come quella di Pisapia”. Ma, avverte Fassina, “a Sala diciamo no”.
E’ il vicesegreterio Pd Lorenzo Guerini a ributtare la palla dall’altra parte del campo. “È condivisibile lo spirito col quale i sindaci si rivolgono al campo del centrosinistra in vista delle prossime amministrative, ma è un appello che va rivolto in primo luogo ad altri, a chi, segnatamente Sel, ha deciso come ribadito anche oggi di non confermare l’alleanza in alcune città che andranno al voto, come ad esempio Torino e Bologna”. “Il Partito democratico non solo ha sostenuto con convinzione i tre sindaci dopo che hanno vinto prima le primarie e poi le elezioni comunali, ma sono settimane che sta lavorando a creare le condizioni per continuare le esperienze di buon governo del centrosinistra nelle città che andranno al voto, a partire dall’indizione di primarie aperte e di coalizione. Da parte nostra consideriamo l’invito dei sindaci un utile e importante stimolo a proseguire nell’impegno a costruire una proposta amministrativa di centrosinistra per dare ai cittadini governi locali all’altezza delle sfide delle città”.
Giudizio positivo da Sinistra Italiana, che raccoglie alcuni fuoriusciti dem. “L’appello mi sembra un gesto generoso e di buon senso politico. Che Sinistra Italiana dovrebbe far proprio e sostenere con altrettanta generosità”. Così Claudio Fava, vicepresidente della Commissione Antimafia e tra i promotori del gruppo parlamentare di Sinistra Italiana.
Ma, come ammette oggi il bersaniano Davide Zoggia, “certo non si può fare come si è fatto in Liguria. Si fanno le primarie e si sostiene il vincitore, anche se fosse Sala. E per questo credo che serve un chiarimento anche nella sinistra Pd: forse sarebbe bene evitare due candidati in competizione come Balzani e Majorino… E penso che sia utile guardare proprio all’esperienza di sindaci come Pisapia e Zedda per ricostruire il centrosinistra”.
Esattamente il contrario di quello che pensa Sergio Cofferati: “Cari Pisapia, Zedda e Doria, – scrive su Huffington post – il centrosinistra non esiste più. Risulta incomprensibile una loro richiesta di unità che prescinda sia dal giudizio sull’amministrazione che dalle possibilità di garantire una continuità effettiva”. La mossa di Pisapia & C. rende molto più difficile l’idea, ribaidta da Fratoianni, di fare corsa solitaria in molte città italiane. Addirittura, dentro Sel c’è chi ipotizza un vero e proprio scambio tra Renzi e Pisapia: “Sembra chiaro che c’è un accordo con Renzi, che ha accettato la data delle primarie scelta da Pisapia in cambio di questo. Ed è chiaro che ora a Milano con Majorino e Balzani in campo per noi è un casino…”.
Poi ci sono le considerazioni di Matteo Renzi. Innanzitutto si vuole evitare che il manifesto diventi una sorta di investitura per la Balzani proprio mentre Renzi sta rassicurando Sala sulle primarie milanesi. Poi, fa notare un parlamentare Pd, “Pisapia in questo modo ha blindato anche Zedda, sul quale non c’era ancora una quadra”. Ma, soprattutto, c’è il ragionamento in prospettiva che lascia più perplesso Renzi e il suo entourage. Pisapia con questa mossa viene apprezzato anche da pezzi della sinistra Pd e dal mondo prodiano, per dire, come dimostrano le dichiarazioni di Sandra Zampa e le parole di Zoggia. Quel richiamo al “centrosinistra” somiglia molto ad una rievocazione dell’Ulivo che il premier considera fuori tempo e in nome della quale da tempo si prova a coagulare l’alternativa a Renzi in vista del prossimo congresso. Qualcuno, addirittura, cita una battuta pronunciata da Pisapia qualche settimana fa ad una riunione di una delle correnti Pd: “Noi del Pd… Ah, no. Io non sono del Pd. Ma potrei iscrivermi…”. Una battuta, appunto, ma che evoca una suggestione: il sindaco uscente di Milano come federatore dell’area che sfiderà Renzi per il 2018. Per ora, però, il premier incassa un risultato: il rischio di una Liguria-bis a Milano pare sventato.
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