Europa

Immigrazione: i casi inglese e ungherese

Immigrazione: i casi inglese e ungherese

Viktor Orban e David Cameron

Londra chiude le frontiere ai cittadini dell’Unione europea. Il Ministro dell’Interno britannico Theresa May ha annunciato, in una lettera scritta al Sunday Times, che il governo inglese approverà nuove regole contro l’immigrazione. Le nuove restrizioni che Downing Street intende adottare prevedono lo stop allo sbarco di cittadini europei alla ricerca di un posto di lavoro. Chi non avrà un contratto non potrà attraversare la manica per andare alla ricerca di fortuna. Con queste misure la May intende colpire tutti quegli stranieri che, a suo dire, si trasferiscono in Gran Bretagna solo per approfittare degli assegni di disoccupazione o degli aiuti alle famiglie. Tra di loro anche molti studenti stranieri, in particolare quelli che restano nel Paese dopo aver finito i corsi. Per il ministro bisogna “rompere il legame” tra lo studiare in Gran Bretagna e il diritto a restarci e ha invitato gli studenti internazionali delle università inglesi a considerare la propria esperienza come “temporanea”. L’adozione di tali misure prevede l’abolizione de facto degli accordi di Schengen, che consentono ai cittadini, alle merci, ai capitali e ai servizi comunitari di muoversi liberamente all’interno del mercato unico europeo. Nonostante la Gran Bretagna formalmente non vi aderisca, essa ne partecipa ad alcuni aspetti, tra cui quelli della libera circolazione. Secondo il governo inglese esso “è responsabile della morte di centinaia di migranti che scappano dalla Siria per finire nelle grinfie dei trafficanti di esseri umani”. Per questo Londra ha intenzione di rivedere le misure degli accordi che prevedono il libero spostamento degli esseri umani, per evitare che l’alto numero di immigrati già presente sui propri territori continui a crescere. Nonostante la Gran Bretagna non abbia aderito alla moneta unica, essa è parte dell’Unione europea dal 1973. Ciò nonostante ha mostrato di avere una posizione contrattuale rispetto a Bruxelles che gli altri Paesi membri non hanno. L’annuncio di volere abolire Schengen, per esempio, avrebbe portato all’esclusione dalla Ue per qualsiasi altro stato comunitario. Nei confronti di Londra, invece, Bruxelles ha risposto convocando un vertice straordinario sull’immigrazione , che si terrà il 14 settembre, al quale parteciperanno i rappresentanti dei 28 Paesi dell’Unione. Una risposta ‘light’, che mostra come da parte delle istituzioni comunitarie sia concessa all’Inghilterra un margine di autonomia che agli altri membri è preclusa.

L’Ungheria ha deciso di inviare circa 3.500 militari al confine sud del Paese per aiutare la polizia nel bloccare gli ingressi dei profughi. Lo ha annunciato in Parlamento il ministro della Difesa, Csaba Hende, precisando però che “i militari non avranno ordine di aprire il fuoco per mandare via la gente”. I flussi migratori nel Paese stanno aumentando fortemente nell’ultimo periodo, dall’inizio dell’anno in Ungheria sono giunti 156 mila profughi di cui, secondo quanto riferito dal ministero dell’Interno, 142 mila hanno presentato domanda di asilo, compresi 45 mila siriani. La situazione si è fatta particolarmente difficile negli ultimi giorni;, ieri centinaia di profughi, che erano da giorni fermi in campi di fortuna a Budapest, hanno cercato di prendere convogli che li portassero fuori confine bloccando la stazione della capitale, prima di essere sgomberati dalla polizia. Il vicepremier ungherese Janos Lazar, intervenendo in Parlamento, ha incolpato della situazione la cancelliera tedesca Angela Merkel, per la sua scelta di concedere il diritto d’asilo a tutti i siriani che lo chiederanno, anche a quelli che sono arrivati in Europa passando attraverso altri Stati membri, di fatto contravvenendo alle regole comunitarie di Dublino III, che impongono che la richiesta sia fatta nel primo Stato di ingresso. “Non so se si possa parlare di pool factor (attrattiva all’immigrazione, ndr), ma di sicuro esiste un push factor (una spinta all’emigrazione dai Paesi d’origine, ndr) perché queste persone scappano da guerra e persecuzione e cercano rifugio nei nostri confini, e questo non è qualcosa che cambierà”, ha dichiarato Natasha Bertaud, una dei portavoce della Commissione europea, secondo cui “la decisione tedesca di non applicare Dublino è un lodevole atto di solidarietà, precursore della proposta di riallocazione che la Commissione intende presentare”. Nel commentare la decisione del governo guidato da Viktor Orban di bloccare i confini ha affermato che l’Europa “dà il benvenuto allo sforzo di proteggere i confini comuni rispettando le regole di Shengen”. E riguardo al tanto contestato progetto di costruire un muro sul confine con la Serbia per impedire l’ingresso di migranti, Bertaud ha affermato: “Onestamente non crediamo che il recinto mandi il messaggio giusto, né crediamo che il muro sia una soluzione al problema, ma l’Ungheria ha il diritto di proteggere i propri confini come ritiene giusto. Gli Stati membri hanno il compito di gestire i confini comuni e devono decidere in che modo farlo”.

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