Dopo l’espulsione di tutti i partiti a sinistra del Pd dovuta ai pessimi risultati de La Sinistra Arcobaleno alle elezioni del 2008; vennero prese due strade ben distinte; strade che non si sono mai più reincontrate. Da un lato Prc e Pdci diedero vita alla Federazione della Sinistra. Dall’altro una serie di minoranze uscite sconfitte dai congressi dei rispettivi partiti diede vita a Sinistra Ecologia e Libertà. O chi come Sinistra Critica non si schierò da nessuna parte e sparì.
Nonostante i risultati elettorali, Sinistra Democratica manteneva l’interesse per il progetto della Sinistra Arcobaleno e dopo le elezioni si era impegnata a riproporlo e rinnovarlo. Come spiegò Mussi su il manifesto dell’8 maggio 2008, la SA merita «un altro tentativo. Uno. Non è immaginabile un parlamento con nessuno che si dice di sinistra. Il progetto va rivisto, è chiaro. Per fortuna nessuno ha particolare voglia di aderire alla costituente comunista di Diliberto. Una delle cose da rivedere è l’idea di non avere nemici a sinistra. Non tutta la sinistra può essere unita. Ma nessuno può pensare che di fronte al nuovo quadro con due, tre grandi partiti noi si possa restare sbriciolati in quattro, cinque piccole forze. Dobbiamo dare un segno di vita, e velocemente. L’anno prossimo, alle europee, va fatto il tentativo di una lista che si proponga come ponte tra le forze del socialismo europeo e le forze di sinistra alternativa».
L’idea di Mussi è confermata da Claudio Fava appena quattro giorni dopo su l’Unità: «È un errore da non ripetere quello di ritenere che a sinistra si debba stare tutti insieme, a prescindere dalle vocazioni, dalle volontà, dalle categorie interpretative che si mettono in campo. Abbiamo condiviso questo percorso elettorale parlando allo stesso Paese ma con linguaggi diversi. C’era chi riteneva che il malessere, il disagio, la povertà diffusa potesse essere interpretata con il concetto di classe e di lotta di classe, senza rendersi conto che ormai la povertà sociale e la precarietà economica è una categoria profondamente interclassista che affligge il ricercatore universitario, l’operaio, il pensionato, l’operatore del call center. E quindi pieno rispetto per chi ritiene di dover rispondere a questo voto con la Costituente comunista. Noi scegliamo un’altra strada, che è quella di considerare una costituente della sinistra un modo intanto per ripensare profondamente al modo d’essere, di parlare e di agire di questa sinistra».
Dunque rispetto alla Sinistra Arcobaleno, SD cerca di aggregare quanti più soggetti possibili, ma meno dei precedenti, per fonderli in un unico partito di sinistra che vada al di là del comunismo, ma anche del socialismo. Per Fava infatti «forse il comunismo e la socialdemocrazia sono tradizioni politiche concluse», come dice su l’Unità dell’8 giugno. Una visione che però non è condivisa nel movimento da persone come Cesare Salvi che esprime il suo dissenso pubblicamente.
La lista si riconosceva, come è scritto nello stesso contrassegno elettorale, nel gruppo parlamentare europeo Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica, il gruppo, cioè, «che fa opposizione politica al trattato di Maastricht e al trattato di Lisbona, che sono all’origine» della crisi economica scoppiata nel 2008. In uscita dalla VI legislatura del Parlamento Europeo (2004-2009) poteva contare tra i deputati eletti a suo tempo, alcuni noti, come Vittorio Agnoletto e Giusto Catania del PRC oltre a Marco Rizzo del PdCI..
Alle spalle c’è però un processo politico lungo quasi un anno. La sconfitta della Sinistra Arcobaleno alle elezioni del 2008, infatti, aveva portato tutti i partiti che ne avevano fatto parte a interrogarsi sulle strategie e tattiche da adottare per portare avanti le proprie istanze. Emergono così due possibili strade: rilanciare l’unità della sinistra in senso lato come già fatto con la Sinistra/l’Arcobaleno, o limitarsi, almeno in una prima fase, a unificare le sole forze comuniste.
Nell’estate del 2008 il PdCI centra il proprio congresso sull’esigenza di riunificare le forze comuniste e sull’idea di ricostruire il centrosinistra a partire dal riconoscimento delle diverse identità. Pochi giorni dopo si svolge il VII congresso del Partito della Rifondazione Comunista che elegge segretario Paolo Ferrero con la proposta di rilanciare il partito evitandone lo scioglimento in altri soggetti politici. Principale sconfitto è così Nichi Vendola, la cui mozione poteva contare sulla maggioranza relativa dei delegati e proponeva di proseguire nella costruzione di un nuovo soggetto politico della sinistra. La nuova minoranza interna, Rifondazione per la Sinistra, entra in conflitto con la nuova gestione del partito.
Il Movimento per la Sinistra si era costituito a seguito dei numerosi malumori nati all’interno del Partito della Rifondazione Comunista a causa delle differenti linee politiche, dopo che la corrente di minoranza Rifondazione per la Sinistra capeggiata da Nichi Vendola indisse un seminario nazionale che si tenne a Chianciano il 24 e 25 gennaio 2009. Durante il seminario la maggior parte dei presenti decise di fuoriuscire dal PRC per fondare il Movimento per la Sinistra ed elesse un coordinamento provvisorio nazionale composto da Celeste Costantino, Elettra Deiana, Titti De Simone, Daniele Farina, Nicola Fratoianni, Alfonso Gianni, Beatrice Giavazzi, Gennaro Migliore, Elisabetta Piccolotti, Alì Rashid.
Tuttavia parte della corrente rifiutò la scissione per continuare la propria battaglia di minoranza all’interno del Partito della Rifondazione Comunista. Dal Comitato Politico Nazionale di 281 membri eletto al VII Congresso del PRC, su 134 di RpS aderiscono al Movimento per la Sinistra in 90 (come Elettra Deiana, Peppe De Cristofaro, Michele De Palma, Francesco Forgione, Nicola Fratoianni, Rina Gagliardi, Alfonso Gianni, Beatrice Giavazzi, Franco Giordano, Gennaro Migliore, Roberto Musacchio, Elisabetta Piccolotti, Paolo Pietrangeli, Patrizia Sentinelli, Nichi Vendola), rappresentanti il 16% circa del PRC.
La scelta di Vendola porterà a un rimescolamento interno alle forze della sinistra italiana. L’8 febbraio 2009, infatti, anche l’associazione Unire la Sinistra, già minoranza del Partito dei Comunisti Italiani formata da Katia Bellillo, si separa dal partito per aderire all’Associazione per la Sinistra e al processo costituente del nuovo soggetto unitario insieme a MpS e Sinistra Democratica. Anche i Verdi sembrano andare in questa direzione: per lo meno per quanto riguarda le elezioni europee ed amministrative del 2009 auspicano la formazione di una lista unitaria.
Quando però il 12 gennaio 2009 Vendola lascia intendere che la scissione dal PRC è ormai questione di giorni, il 18 gennaio Per la Sinistra torna a riunirsi proponendo le bozze di statuto e della Carta dei Valori che dovrebbero essere approvate definitivamente a fine febbraio durante la decisiva assemblea di fondazione dell’Associazione, e dopo aver tenuto le cosiddette «Primarie delle idee» (20-22 febbraio).
Il 25 gennaio Vendola fonda il Movimento per la Sinistra insieme a una buona parte della sua corrente: scopo dichiarato della scissione è proprio quello di «approssimarsi alla costituente di un nuovo soggetto della sinistra». L’obiettivo è quello di partire dalla costituente della sinistra per costruire un nuovo soggetto politico plurale della sinistra. Tale intento si concretizza con la nascita del movimento Sinistra Ecologia Libertà, nato dalle ceneri del cartello elettorale di Sinistra e Libertà, creatosi in occasione delle elezioni europee del 2009.
L’11 febbraio 2009 la Direzione Nazionale del PRC approva un documento dove si propone «di promuovere una lista da presentare alle prossime elezioni europee che, partendo dalla presentazione del simbolo di Rifondazione Comunista-SE, condivida la scelta di appartenenza al GUE-NGL, unisca tutte le forze anticapitaliste, comuniste, di sinistra, sulla base di contenuti alternativi al progetto di Trattato di Lisbona e all’impostazione neoliberista e militarista dell’Unione Europea». Da quel momento si intensificano i contatti tra Rifondazione e Comunisti Italiani e, non senza incomprensioni e momenti di tensione, si arriva nell’arco di un mese e mezzo all’accordo per una lista unitaria. Il 18 aprile la manifestazione Su la testa! in piazza Navona a Roma apre definitivamente la campagna elettorale della lista davanti a circa 3000 persone.
Il 21 febbraio dalle colonne de il manifesto viene lanciato un appello per «dar vita a una lista unica della sinistra, Per la democrazia, dalla quale restino esclusi i dirigenti dei partiti, che pure sono invitati a promuoverla». Fra i primi firmatari spiccano Rossana Rossanda e Pietro Ingrao. Quasi contemporaneamente un altro appello chiede a tutta la sinistra «una lista unica per le elezioni europee allo scopo di superare la soglia di sbarramento» del 4%. Ad entrambi gli appelli Vendola risponderà il 25 «come persona e come esponente del Movimento per la sinistra», mettendosi «a piena disposizione dei promotori dei due appelli». Anche se poi la candidatura di Vendola alle Europee, assieme a quella dei principali leader di Sinistra e Libertà sembra tradire gli intenti dell’invito della Rossanda e di Ingrao che, intanto, annuncia di voler rinnovare la sua iscrizione a Rifondazione Comunista.
Dopo circa un mese di trattative su nome e simbolo, SL è stata presentata in una conferenza stampa il 16 marzo 2009 alla presenza dei cinque leader alleati, con Nencini, vittima di un incidente, sostituito da Marco Di Lello, coordinatore nazionale della segreteria del PSI. Prima di trovare l’accordo sulla denominazione si era ipotizzato Sinistra delle libertà (12 febbraio), Sinistra per le libertà (2 marzo), Sinistra per la libertà (4 marzo). Dalla lista restano fuori i Radicali italiani in seguito a un veto di Vendola e alla iniziale contrarietà di Marco Pannella: da entrambi i leader è stata espressa la volontà di allearsi, ma solo al momento giusto (significativa è la volontà dei Radicali italiani, accolta con entusiasmo da una parte di Sinistra e Libertà, di far risorgere La Rosa Nel Pugno).
Il 21 marzo si tiene la manifestazione di presentazione di SL, La Primavera della Sinistra, in piazza Farnese a Roma davanti a circa 200 persone. Oltre ai leader dei 5 movimenti erano presenti Bobo Craxi, Franco Giordano, Paolo Cento, Franco Grillini, Moni Ovadia, il regista Mimmo Calopresti, la giornalista Giuliana Sgrena e l’attore Pippo Delbono.
Il 28 marzo 2009 PRC e PdCI decidono di presentarsi alle elezioni europee del 2009 con un cartello elettorale noto come Lista Comunista e Anticapitalista. L’associazione PRC-PdCI viene costituita ufficialmente presso il notaio Mariconda di Roma il successivo 9 aprile, ma nel cartello entrano a far parte anche Socialismo 2000 di Cesare Salvi e i Consumatori Uniti guidati da Bruno De Vita. Questi ultimi tuttavia ne usciranno dopo poche settimane quando ormai il logo del cartello era stato presentato. Viceversa la LA ha potuto contare sull’appoggio di Uniti a Sinistra di Pietro Folena, candidando il coordinatore nazionale Lucio Libonati e il consigliere regionale del Piemonte Enrico Moriconi, e del Nuovo Partito d’Azione di Pino A. Quartana.
Cesare Salvi ha annunciato l’adesione di Socialismo 2000 sottolineando la centralità e l’attualità della questione morale. Il movimento dei Consumatori uniti, già alleato del PdCI nella lista Insieme con l’Unione alle Politiche del 2006, in un primo tempo ha aderito alla lista «da non comunisti» perché «la globalizzazione ha precipitato il mondo in una nuova emergenza». In seguito, tuttavia, non ha espresso alcun candidato e in un’agenzia ANSA del 28 aprile Bruno De Vita ha rivelato dissensi nella compilazione delle liste e l’esistenza di un problema politico in quanto la lista anticapitalista «strada facendo è diventata di nuovo quasi solo comunista». Di fatto però, come già detto, il simbolo che riportava anche i Consumatori Uniti, sui materiali elettorali e anche sulle bandiere era già stato stampato. Il logo senza i consumatori uniti che rappresentava la reale composizione del cartello elettorale, è stato utilizzato solo in occasione dell’assemblea del successivo 18 luglio Insieme per un nuovo inizio.
Il contrassegno elettorale iniziale della lista, rosso e verde, con la scritta “Sinistra e Libertà”, include i simboli delle tre componenti del parlamento europeo che animano l’alleanza elettorale: quello della Federazione dei Verdi (ma senza la lunetta in basso con i colori dell’arcobaleno in orizzontale e con la scritta sovrapposta bianca “pace”), quello del gruppo Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica (GUE-NGL) e quello del Partito del Socialismo Europeo (PSE). Gli eventuali eletti avrebbero aderito ai gruppi di appartenenza dei rispettivi partiti o al gruppo Verdi/ALE. Il contrassegno della lista è stato depositato il 20 aprile al Ministero dell’Interno con il nome completo “Sinistra e Libertà-Federazione dei Verdi”, per evitare di raccogliere le sottoscrizioni necessarie quando una lista non fa riferimento a partiti già presenti nell’europarlamento.
Alle Europee del 2009 la Lista Anticapitalista candida, tra gli altri, Vittorio Agnoletto (capolista nelle circoscrizioni Sud e Nord Ovest), Oliviero Diliberto (Capolista nella circoscrizione Centro), Margherita Hack (capolista nelle Isole), Lidia Menapace (capolista nel Nord Est), lo scrittore fantasy Valerio Evangelisti, Alberto Burgio, Massimo Villone, Giusto Catania, Dijana Pavlović, Orfeo Goracci, Pia Covre, Rosa Rinaldi, Laura Marchetti, Aleandro Longhi, Mario Michelangeli. Sono anche presenti Raniero La Valle della Sinistra Cristiana, che aderisce a titolo personale, ed esponenti di Uniti a Sinistra, come il consigliere regionale del Piemonte Enrico Moriconi.
Alle elezioni europee 2009 Sinistra e Libertà candida Vendola (unico ad essere candidato in tutti i collegi). Si notano anche i deputati europei uscenti Claudio Fava (leader di SD, presente in tre circoscrizioni), Alessandro Battilocchio e Pia Locatelli (PS), Roberto Musacchio (MpS), Monica Frassoni (Verdi), Sepp Kusstatscher (Verdi) e Umberto Guidoni (UlS). Fra gli indipendenti spiccano Mauro Palma, allora presidente del Comitato europeo per la prevenzione della tortura, direttore dell’Enciclopedia Treccani ed ex presidente dell’Associazione Antigone, Sergio Staino (come deluso del PD), la giornalista Giuliana Sgrena, la pacifista Lisa Clark, Imma Battaglia e Alessandro Zan, entrambi esponenti di associazioni per i diritti delle persone LGBT, il leader del Partito Pirata italiano contro il copyright Alessandro Bottoni, l’attore Sergio Troiano e la scrittrice per l’infanzia Bianca Pitzorno.
Sinistra Critica, invece, dopo un lungo confronto con Rifondazione e i Comunisti Italiani (PdCI) non aderisce alla Lista Anticapitalista. Il 31 marzo 2009 il Coordinamento nazionale di Sinistra Critica ribadisce le critiche alla lista comunista unitaria e annuncia la non-partecipazione alle elezioni europee.
La futura Sel si presenta nel cartello “Sinistra e Libertà” con MpS, Sinistra Democratica, Verdi, Partito Socialista e Unire la Sinistra. Nelle elezioni europee 2009 Sinistra e Libertà ha ottenuto il 3,12% dei voti non superando il quorum del 4%, ma il risultato è stato ritenuto comunque soddisfacente per una lista nata meno di tre mesi prima e, come commenterà Vendola, con «l’ostacolo principale» del «disinteresse del sistema dell’informazione italiano».
Anche se la metà dei candidati sono indipendenti, 47 candidature sono in quota PRC (65,3%), 21 PdCI (29,2%)[senza fonte] e 4 rispondono a Socialismo 2000 (5,5%). Solo Agnoletto e Catania per il PRC, e Diliberto e Hack per il PdCI si presentano in due circoscrizioni ciascuno. Gli altri 64 candidati sono in una sola circoscrizione.
Il nome di Sel pur essendo frutto di un accordo fra le parti, è chiaramente ispirato da Vendola, il quale già il 27 settembre 2008 chiamava a raccolta l’allora sua corrente del PRC, Rifondazione per la Sinistra, sotto lo slogan «La Sinistra delle libertà contro la società della paura». Alla conferenza stampa di presentazione hanno presenziato, oltre ai leader di partito, diverse personalità della sinistra italiana, come Achille Occhetto, Giovanni Berlinguer, Dacia Valent e Gianni Mattioli. In particolare, l’intervento di Occhetto ha rivendicato la continuità ideale fra la svolta della Bolognina che portò alla fondazione del PDS e l’attuale SL.
Il 18 maggio ha espresso indicazione di voto a favore della Lista Anticapitalista anche il Nuovo Partito d’Azione, in precedenza vicino a Sinistra e Libertà. Altre forze politiche che potevano essere coinvolte da questo progetto ne sono rimaste fuori. Tra queste il Partito Comunista dei Lavoratori, che ha escluso la propria partecipazione già all’indomani dell’invito a formare una lista anticapitalista da parte della Direzione Nazionale del PRC, e Sinistra Critica, che dopo aver trattato per un simbolo che contenesse altre diciture oltre ai richiami al comunismo, ha criticato l’alleanza per la mancanza di «discontinuità con il recente passato, fatto di errori e sconfitte, della sinistra radicale» e ha annunciato che non si presenterà alle Europee.
L’8 giugno 2009 Paolo Ferrero, segretario del PRC, avanza «la proposta di riunificare – a partire da coloro che hanno dato vita alla lista anticapitalista e comunista – tutte le forze disponibili a costruire un polo di sinistra, autonomo dal centrosinistra». La proposta sarà fatta propria dalla Direzione Nazionale del PRC il giorno dopo. Sempre il 9 giugno l’Ufficio Politico del PdCI decide che «per stringere i tempi della riunificazione è essenziale l’immediata costituzione di un coordinamento nazionale delle forze politiche che hanno dato vita alla lista, aperto anche ad altre realtà».
Il 10 giugno è così costituito il Coordinamento della lista anticapitalista e comunista formato da Paolo Ferrero, Oliviero Diliberto e Cesare Salvi che fin dal principio si pone il problema di «verificare la possibilità di allargare l’esperienza della lista anticapitalista e comunista al fine di dar vita ad un processo di aggregazione della sinistra di alternativa». L’11 luglio appare un appello affinché si decida di continuare l’esperienza unitaria dando vita ad una «federazione che comprenda – oltre alle forze che hanno dato vita alla lista anticapitalista e comunista – tutti i soggetti politici, i movimenti e le persone che avvertono l’urgenza di affrontare insieme i compiti che ci sono davanti».
Cruciali per il progetto di SD diventano i congressi dei partiti dell’ex SA che si tengono a luglio 2008. Da questi emerge che la costituente di sinistra trova interessati solo le minoranze di PRC e PdCI e suscita un discreto interesse dei Verdi. Tuttavia le minoranze comuniste capeggiate rispettivamente da Nichi Vendola e Katia Bellillo dimostrano subito di voler aderire alla costituente della sinistra a prescindere dagli esiti congressuali dei rispettivi partiti di appartenenza.
Il 20 settembre si tiene a Roma un seminario a porte chiuse che vede partecipare una cinquantina di persone interessate al progetto costituente. L’evento per Sd segna una svolta positiva che porta il 7 novembre alla creazione dell’associazione Per la Sinistra, un soggetto ponte comune a tutti i favorevoli alla costituente di sinistra che doveva portare alla creazione del nuovo partito il successivo 13 dicembre. L’indisponibilità della minoranza del PRC guidata da Nichi Vendola a scindersi dal proprio partito, lasciano sostanzialmente Per la Sinistra a metà del guado.
Prima delle elezioni Paolo Ferrero ha dichiarato che la Lista per le europee «non è un cartello elettorale ma una proposta precisa» e per questo motivo sono stati candidati esponenti della sinistra, del mondo del lavoro e sindacale, del movimento femminista e ambientalista, LGBT e pacifista. A conferma di ciò il documento di presentazione della lista firmato dai quattro leader precisava che le quattro forze politiche «si impegnano a continuare il coordinamento della loro iniziativa politica anche dopo le elezioni europee». Il 31 maggio Oliviero Diliberto ha sostenuto che «questa lista è la premessa della riunificazione tra i Comunisti e Rifondazione, che io spero avvenga quanto prima, subito dopo le elezioni. Ovviamente anche i tempi dipenderanno dal risultato elettorale, perché che ci riunifichiamo, ormai è nei fatti, però questo accadrà più o meno celermente, o più o meno convintamente sulla base del consenso che ci daranno gli italiani». Qualcuno vede nella Lista Anticapitalista un embrione della costituente comunista già invocata in passato da parti del PRC e del PdCI, oltre che da altri gruppi esterni ai due partiti.
Con il 3,40% dei voti (1.037.862 elettori) non elegge alcun eurodeputato, seguono i dati sulle preferenze espresse: il candidato più votato risulta Diliberto, primo nella Circoscrizione Nord-est con 12.329 preferenze e in quella Centro, con 31.438, per un totale di 43.767. Seguono Margherita Hack (prima nel Nord-ovest, con 23.476 preferenze e nelle Isole, con 18.938), Agnoletto (21.145 preferenze nel Nord-ovest e 13.382 al Sud) e Catania (10.789 al Centro e 7.259 al Sud). Il più votato della Circoscrizione Sud è stato, infine, Michelangelo Tripodi, con 15.720 preferenze. Alla fondazione la Lista Comunista e Anticapitalista poteva contare su 7 eurodeputati: 5 eletti dal PRC e 2 dal PdCI alle elezioni del 2004, ma ora si ritrova senza alcuna rappresentanza e è l’unico caso nella storia italiana in cui non vengono eletti eurodeputati comunisti. Tuttavia risulta comunque la prima formazione politica alla sinistra del PD in questa tornata elettorale.
All’indomani della sconfitta elettorale Paolo Ferrero offre le dimissioni da segretario del PRC e rilancia la proposta di un percorso di aggregazione di un polo della sinistra a partire dai soggetti che hanno composto la lista per le europee. Sulla stessa linea l’Ufficio Politico del PdCI respinge le dimissioni a sua volta presentate dal segretario Oliviero Diliberto e ribadisce la volontà di andare avanti nella riunificazione a partire da un coordinamento delle forze che hanno dato vita alla lista aperto anche ad altre realtà.
Il 18 luglio al Centro congressi Frentani di Roma, l’assemblea Insieme per un nuovo inizio approva l’appello di dar vita alla Federazione della Sinistra di Alternativa. Oltre ai soggetti già presenti nella Lista Anticapitalista vi si aggiunge l’Associazione 23 marzo “Lavoro-Solidarietà” di Gian Paolo Patta e, come osservatore, la Rete dei Comunisti. Paolo Ferrero propone l’adesione anche al Nuovo Partito d’Azione che però declina l’invito a causa di alcune scelte che i nuovi azionisti definiscono settarie e poco lungimiranti. Segue una frenetica fase di trattative fra i partiti per giungere al varo della Federazione.
Nell’autunno 2009 Sinistra Critica tiene la sua seconda conferenza nazionale, la prima da quando è divenuta organizzazione indipendente. Durante la conferenza nazionale i membri si confrontarono nella discussione nei circoli territoriali due documenti: il primo ottiene circa il 90% dei consensi e il secondo circa il 10% (in gran parte concentrati a Roma e nel centro-sud). Le due mozioni in realtà non sono contrapposte sull’intera idea di organizzazione e infatti alla conferenza nazionale di Bellaria in occasione della votazione finale sul documento politico i membri del secondo documento si astennero, dimostrando così lo slancio unitario del movimento. In tale conferenza furono eletti i tre portavoce dell’organizzazione che come da statuto non prevede la carica di segretario o capo politico nazionale. I tre portavoce sono Flavia D’Angeli, Franco Turigliatto e Piero Maestri. Sul piano della proposta politica l’obiettivo di Sinistra Critica rimane quello di lavorare per la costruzione di una più ampia sinistra anticapitalista mentre nell’immediato l’organizzazione si impegna a costruire un movimento unitario contro la crisi economica e il razzismo.
Il 10 ottobre 2009 la XXX assemblea nazionale della Federazione dei Verdi, a sorpresa, mette in minoranza l’unica mozione favorevole alla costituenda Sinistra Ecologia Libertà. Viene infatti eletto presidente dei Verdi Angelo Bonelli il quale, riunito l’Esecutivo della Federazione, il 14 ottobre delibera «il ritiro immediato dei rappresentanti Verdi dal coordinamento nazionale di Sinistra e Libertà» come anche dai coordinamenti locali. La fuoriuscita dei Verdi suggerisce a diversi esponenti di SL di accelerare affinché si tenga il congresso fondativo del nuovo partito entro la fine dell’anno o comunque entro le elezioni regionali del 2010, ma il PS è nettamente contrario e il 17 ottobre ha la meglio: il 18 dicembre ci si limiterà a costituire Sinistra Ecologia Libertà. Ma a prevalere davvero è l’incertezza e l’ambiguità del percorso che dovrebbe fondere i quattro soci di SEL. L’8 novembre la minoranza dei Verdi filo-SL decide di non abbandonare la coalizione e si costituisce in Associazione Ecologisti.
Il giorno 29 ottobre è approvato il regolamento per l’assemblea nazionale di dicembre. Il 5 novembre una nuova riunione del CN delibera che «Sinistra e Libertà sarà presente in 12 regioni e nei comuni capoluogo e le province chiamate al voto» nella primavera 2010 e al Congresso del PSE di Praga del successivo 7-8 dicembre. Viene anche definito l’ordine del giorno dell’Assemblea del 19 dicembre.
Il 13 novembre SL entra in una crisi pesante quando di comune accordo fra loro, i tre tesorieri di SD, PSI ed Ecologisti decidono l’oscuramento del sito Internet di SL. Il motivo è che il PSI contesta la pubblicazione di un deliberato del coordinamento nazionale del giorno prima. Tale deliberato, pubblicato comunque nei siti degli altri soci, non piace al PSI perché a suo dire «modificava e stravolgeva il deliberato del coordinamento nazionale del 29 ottobre». In pratica, secondo una ricostruzione di Repubblica.it, nel nuovo deliberato si impegnava SL a presentarsi col proprio simbolo in tutte le regioni chiamate al voto nel 2010, mentre il PSI chiedeva un’eccezione, già accordata nel deliberato del 5 novembre, per la Toscana, dove il partito di Nencini avrebbe già un accordo per presentarsi col PD. Nella serata del 13 viene lanciato il sito sinistraeliberta.eu in sostituzione di sinistraeliberta.it, di cui il PSI è proprietario.
Nel frattempo il PSI sospende le attività connesse a Sinistra e Libertà, ma non ne fuoriesce ufficialmente in attesa di un «chiarimento». Solo la corrente Socialismo e Sinistra è per continuare l’esperienza di Sinistra e Libertà, ma evita ogni scissione.
Intanto anche dentro Sinistra Democratica si medita se e come l’esperienza di SL possa continuare, rinviando ogni decisione a un prossimo Consiglio Nazionale. Il 20 novembre Antonello Falomi dichiara che «la Sinistra e Libertà che hanno conosciuto gli elettori alle elezioni europee è formalmente e ufficialmente finita».
Il 28 novembre la Direzione Nazionale del PdCI approva con due astensioni, l’adesione alla Federazione della Sinistra. Il giorno dopo il Comitato Politico Nazionale del PRC farà altrettanto. Il 5 dicembre 2009 al Teatro Brancaccio di Roma con l’approvazione del manifesto politico, dello statuto provvisorio (valevole fino al primo congresso della FdS), e con la presentazione e l’approvazione del primo simbolo ufficiale della fase costituente della Federazione, nasce ufficialmente la Federazione della Sinistra e si avvia la sua fase costituente. Tale fase ha la durata di circa un anno, tempo ritenuto necessario per consentire la nascita della Federazione nel maggior numero di territori italiani e per cercare di includere altri soggetti politici. La neonata Federazione della Sinistra decide anche di presentare liste unitarie alle imminenti elezioni amministrative.
Il 5 dicembre il Consiglio Nazionale del PSI sancirà ufficialmente che nel caso SL divenisse «un partito che ambisca ad assumere unilateralmente nome e simbolo di Sinistra e Libertà che, al contrario, era e resta patrimonio unitario», allora sarebbe «rottura irreversibile». Ogni ulteriore decisione definitiva è comunque rinviata a un congresso nazionale da tenersi dopo le elezioni regionali del marzo 2010. All’interno del PSI Socialismo e Sinistra e Labur si oppongono alle scelte del proprio segretario, ma non daranno luogo ad alcuna scissione.
Sempre il 5 dicembre, infine, si apre la fase costituente della Federazione della Sinistra. Alla nascita della Lista Anticapitalista era stabilito che «le forze che danno vita alla lista si impegnano a continuare il coordinamento della loro iniziativa politica anche dopo le elezioni europee». Così, nonostante la sconfitta del 7 giugno, l’esperienza unitaria non viene archiviata, ma rilanciata.
Alle elezioni regionali del 2010 Sinistra Critica dopo aver proposto a tutte le forze politiche e sociali della sinistra alternativa di costruire un terzo polo antiliberista e anticapitalista e aver verificato però l’impossibilità di dar vita a coalizioni o liste radicalmente alternative sia alla destra sia al Partito Democratico (PD) ha deciso di non votare. L’organizzazione tenta di presentarsi alle regionali dell’Umbria candidando Luigino Ciotti, ma non riesce a raccogliere le firme necessarie.
Il Comitato Nazionale di SEL del successivo 17 aprile si divide tra chi come Fava è per «passare dall’intuizione ad un progetto stabile», cioè trasformare SEL in un partito vero e proprio, e chi come Vendola giudica SEL comunque «inadeguato» e pensa che sia il caso di lanciare un «cantiere e un percorso progettuale» che coinvolga tutto il centrosinistra. Pertanto il congresso fondativo di Sinistra Ecologia Libertà viene rinviato ulteriormente al 22-24 ottobre 2010, mentre Katia Bellillo già il 16 aprile abbandona SEL giudicandola «troppo limitata rispetto ai miei obiettivi di partenza» di unità della sinistra.
Tra l’aprile e il luglio 2010 Sinistra Critica è stata fra le forze politiche che hanno sostenuto la campagna di raccolta firme a favore del referendum per la ripubblicizzazione dell’acqua, la quale si è conclusa con la raccolta di oltre 1.400.000 firme. A fine luglio 2010 Sinistra Critica contribuisce in modo decisivo a organizzare alle porte di Perugia il Campo Giovani della Quarta Internazionale, riunendo circa 500 giovani provenienti da tutto il mondo che per una settimana dibattono sui temi dell’anticapitalismo.
Il 23 luglio una riunione delle cinque segreterie (60 persone) conferma che tutto quanto attiene SL dovrà essere deciso nell’assemblea nazionale che viene indetta per il 19 settembre a Napoli nell’ambito della festa nazionale di SL (che è dal 16 al 20 settembre).
Il 28 luglio 2010 viene approvato dal Consiglio Politico Nazionale della FdS il documento politico per il suo I Congresso. Nel frattempo le difficoltà del governo di centrodestra spinge la Federazione della Sinistra a chiedere «subito il massimo di unità contro il governo Berlusconi tra tutte le forze dell’opposizione politica e sociale anche dando vita a un coordinamento permanente delle opposizioni».
Il 6 agosto Cesare Salvi lancia la proposta di «costruire un’alleanza democratica, in cui noi come federazione della sinistra siamo pronti a fare la nostra parte, un’alleanza che abbia alcuni capisaldi: difesa della Costituzione e dei diritti costituzionali, il lavoro in primis». In sostanza l’idea è di «mettere sul tavolo» del PD «le questioni programmatiche, due, tre punti comuni, con al primo posto una risposta immediata ai ceti disagiati».. Il 16 ottobre la FdS aderisce alla manifestazione nazionale della FIOM, per la cui diretta TV la federazione aveva dato luogo a un presidio sotto la sede RAI di Roma. Il 14 ottobre 2010: il Senatore Giorgio Mele sceglie di aderire a Socialismo 2000 e di conseguenza alla Federazione della Sinistra, nonostante alle europee dell’anno prima avesse appoggiato Sinistra e Libertà.
Il primo congresso di SEL, durante il quale è stato eletto presidente Nichi Vendola ed è stato approvato lo statuto del partito, si è tenuto dal 22 al 24 ottobre 2010 a Firenze (Saschall).
Il 20 e 21 novembre 2010 all’hotel Ergife di Roma, si svolge il I congresso nazionale della Federazione della Sinistra durante il quale viene votato e approvato il Documento politico e il nuovo Statuto. Nel corso del Congresso Giovanni Impastato, fratello di Peppino, si iscrive alla Federazione della Sinistra. Il congresso, proseguendo la prassi della rotazione, elegge portavoce nazionale il segretario del PdCI Oliviero Diliberto e approva due simboli: uno più specifico della FdS valevole fino alla fine del 2011 che modifica leggermente il simbolo già esistente e un altro che entrerà in vigore dal 2012, senza più la corona rossa e i nomi delle quattro organizzazioni federate, ma con la sola scritta «Federazione della Sinistra».
Nel dicembre 2010 dall’organizzazione esce la corrente di Sinistra Critica Resistenze sociali riavvicinatasi al PRC, anche se tale separazione coinvolge solo poche decine di attivisti, prevalentemente concentrati nella città di Roma.
Il 25 marzo 2011 Diliberto, esaurito il suo mandato di portavoce nazionale, è sostituito da Massimo Rossi, già sindaco di Grottammare e presidente della provincia di Ascoli Piceno, con 44 voti favorevoli, 2 contrari e un astenuto. Rossi viene dunque eletto da una minoranza del Consiglio Politico, perché al momento del voto non hanno partecipato né Socialismo 2000, né Lavoro e Solidarietà, oltre che alla componente Essere Comunisti del PRC. In sostanza chi non ha partecipato al voto rimprovera l’assenza di un preventivo sondaggio sul nome di Rossi facendo altresì notare la crisi di progetto della FdS.
Dopo il primo congresso SEL si trasforma in un soggetto stabile. In particolare, a seguito della vittoria di Nichi Vendola alle primarie di coalizione per scegliere il candidato Presidente della Regione Puglia, SEL ottiene una maggiore notorietà diffondendosi in tutta Italia, con circoli e federazioni. Nei primi mesi del 2011, attraverso le primarie di coalizione locali, SEL continua la sfida verso il PD proponendo in numerosi comuni italiani suoi iscritti o simpatizzanti. In particolare fanno clamore le vittorie di Giuliano Pisapia a Milano, Massimo Zedda a Cagliari e Marta Testa a Iglesias.
Alle elezioni provinciali del 15 e 16 maggio 2011 la Federazione della Sinistra si presenta in otto delle 11 provincie chiamate alle urne ottenendo 40.301 voti, il 2,29% del totale dei voti validi di tutte le provincie al voto (4,2% dei voti validi nelle provincie in cui si è presentata). A Campobasso, Reggio Calabria e Treviso al posto della FdS vengono presentate liste PRC e PdCI che raccolgono rispettivamente 16.452 e 14.838 voti (0,93 e 0,84%). Alla FdS andranno 5 seggi più 1 come PRC dei 232 assegnati. In modo particolare a Treviso il PdCI si presenta senza simboli tradizionali come La Sinistra Unita per la Marca.
In questa tornata la FdS ha stretto alleanze col Partito Democratico a Gorizia, Lucca, Ravenna e Trieste. A Macerata ha promosso una coalizione con Sinistra Ecologia Libertà, a Mantova con Comunisti – Sinistra Popolare, a Vercelli con SEL e Italia dei Valori, mentre a Pavia la FdS era autonoma fiancheggiata da una lista civica. A Reggio Calabria sia PRC che PdCI hanno appoggiato il candidato del PD, a Campobasso e a Treviso solo il PdCI ha optato per l’alleanza coi democratici, mentre il PRC si è posto fuori dai poli.
Alle contemporanee elezioni comunali nei 29 comuni capoluogo interessati, la FdS è presente con proprie liste in ventuno città e raccoglie 60.335 voti (2,14% del totale dei voti validi dei 29 comuni capoluogo al voto) utili per aggiudicarsi in 13 comuni complessivamente 19 seggi più 1 come PRC sui 923 totali disponibili. Ad Arezzo, Grosseto e Rovigo si presenta in lista comune con al Federazione dei Verdi ottenendo altri 3.718 voti (0,13%) con un ulteriore seggio – ad Arezzo – che va ad un esponente del PRC ed eleggendo il candidato sindaco a Rovigo; mentre a Catanzaro è in lista comune con SEL (1.790 voti pari allo 0,06%) dove la lista si aggiudica un seggio a favore di un esponente del PRC. A Reggio Calabria PRC e PdCI presentano liste autonome raccogliendo rispettivamente 4.760 e 1.371 voti (0,17 e 0,05%). A Benevento e Pordenone la FdS e le sue componenti non presentano alcuna lista.
Il risultato più rilevante viene ottenuto nel comune di Napoli, dove la FdS supporta con pochi altri la candidatura di Luigi De Magistris rivelatasi poi vincente al secondo turno e portando quindi la Federazione a occupare sei seggi di maggioranza su 45 con appena il 3,66% dei voti. Alla fine del primo turno elettorale, il coordinamento nazionale enti locali della FdS valuterà come «positivo» il risultato elettorale ottenuto perché «andando oltre il risultato delle regionali, premia la nostra impostazione programmatica».
Sinistra Critica propone una linea di «Uniti a sinistra, alternativi al Pd», che viene colta solo in alcuni casi dalle altre forze interessate. Il movimento si presenta ad esempio con la propria lista (alleata con quella della Federazione della Sinistra) al comune di Torino, si presenta come parte dell’alleanza «Napoli non si piega» (assieme a Sinistra Popolare e alla Rete dei Comunisti) a Napoli e con la formula della «Sinistra Unita» a Casoria. Decide invece una candidatura autonoma a Rimini e di non presentarsi a Milano e Bologna. In occasione dei ballottaggi il movimento esprime il proprio voto contro le destre.
Durante la campagna referendaria, SEL dà un pieno appoggio ai referendum abrogativi del 12-13 giugno 2011 e invita a votare 4 sì per «le energie rinnovabili, per liberarci dal nucleare, per l’acqua bene comune e per cancellare il legittimo impedimento». L’anno successivo invece raccoglie le firme per 2 proposte di legge d’iniziativa popolare per regolamentare le unioni civili e istituire il reddito minimo garantito e promuove 2 referendum per ripristinare l’articolo 18 preRiforma del lavoro Fornero e abrogare l’articolo 8 della legge 138/2011 che consente alle aziende di derogare i contratti collettivi nazionali con contratti collettivi aziendali o territoriali insieme ad altre forze di sinistra politiche e sindacali, che non si svolgeranno mai a causa dello scioglimento anticipato delle Camere, avvenuto prima della presentazione delle firme raccolte presso la Corte di cassazione.
Alla fine di luglio 2011 Lavoro-Solidarietà e l’associazione Socialismo 2000 guidata da Cesare Salvi ventilano l’ipotesi «di avviare un processo di convergenza fra le due associazioni, aperto a tutti coloro che siano interessati, con l’obiettivo di dare vita a un movimento politico che verifichi le condizioni perché l’Italia abbia un Partito del lavoro» Il 17 settembre 2011 al Centro Congressi Frentani di Roma, l’assemblea organizzata dalle due associazioni approva il manifesto e il programma del Movimento per il Partito del Lavoro, il quale dovrebbe nascere da una futura fusione tra le due associazioni, cioè una formazione politica dove «i lavoratori tornino protagonisti in prima persona della lotta politica per il cambiamento» attraverso «una autonoma rappresentanza politica».
Socialismo 2000 e Lavoro-Solidarietà, guardando alle esperienze della Die Linke tedesca e del Partito dei Lavoratori brasiliano di Lula, spingono affinché la Federazione della Sinistra si trasformi «in un partito politico, che SEL assuma come proprio obiettivo la riunificazione della sinistra e non solo il confronto e la competizione con il PD, e che nella CGIL e nelle sue categorie si espliciti la presa di coscienza che non esistono al momento partiti politici adeguati a rappresentare politicamente le loro lotte e le loro istanze». Alle elezioni Regionali in Molise del 16 e 17 ottobre la Federazione della Sinistra ottiene il 2,76%, riuscendo ad eleggere come consigliere regionale l’indipendente Salvatore Ciocca.
In vista dei referendum abrogativi del 2011, Sinistra Critica prende parte alla campagna referendaria sull’acqua pubblica, contro il nucleare e il legittimo impedimento; la vittoria dei sì consente al partito di sostenere che «la fase di Berlusconi viene archiviata dal voto popolare e con lui, il campione del liberismo, viene battuta la politica delle privatizzazioni e del primato del mercato sul pubblico».
Il 16 settembre 2011 la presenza di Vendola, Bersani e Di Pietro alla festa dell’IdV a Vasto sembrò sancire pubblicamente l’alleanza del Nuovo Ulivo, con alleati PD, SEL e IdV. Ricostruzione che però nei mesi successivi, in seguito a diverse frizioni in particolare tra PD e IdV, perse campo.
Dopo la caduta del governo Berlusconi nel novembre 2011 e la nascita del governo Monti si pone all’opposizione di questo nuovo esecutivo, affermando che esso «nasce come governo politico, prodotto della scelta della maggioranza dei partiti istituzionali di provare a uscire dalla loro crisi e rispondere alle esigenze del capitale europeo e italiano attraverso un temporaneo affidamento delle responsabilità di governo a tecnici che siano abbastanza autorevoli da applicare i provvedimenti richiesti dalla Bce e dai governi europei e che risponde agli interessi di Marchionne, della Confindustria e del Vaticano». In particolare l’organizzazione concentra la propria opposizione sull’illegittimità del pagamento del debito pubblico.
La Federazione della Sinistra ha promosso per il 12 maggio 2012 a Roma una manifestazione nazionale unitaria invitando tutte quelle forze che si battono contro il Governo Monti e per la creazione di un’alternativa di sinistra ed anticapitalista, sul modello della vincente SYRIZA in Grecia e della Die Linke in Germania. Alla manifestazione hanno partecipato ben 45000 persone secondo la questura; secondo gli organizzatori il numero è di poco più alto. Oliviero Diliberto e Paolo Ferrero hanno commentato positivamente sia l’ottima partecipazione alla manifestazione, sia la buona riuscita alle elezioni amministrative dove la Federazione della Sinistra ha superato come media nazionale il 4,2%, incrementando ulteriormente i risultati ottenuti l’anno precedente.
Nell’agosto 2012 Nichi Vendola, il presidente del partito, ha annunciato la sua candidatura alle elezioni primarie di “Italia. Bene Comune” del 2012 indette per scegliere il candidato premier del centrosinistra alle elezioni politiche italiane del 2013.
Il primo turno delle primarie si è tenuto il 25 novembre 2012 e Nichi Vendola ha ottenuto il 15,6% dei voti quindi al terzo posto dietro Pier Luigi Bersani (44%) e Matteo Renzi (36%) che si sono affrontati al ballottaggio domenica 2 dicembre 2012. Il ballottaggio ha decretato la vittoria di Bersani (sostenuto al secondo turno anche da Nichi Vendola) con il 60,8% contro il 39,12% di Renzi.
Sinistra Critica tiene il suo congresso nazionale con assemblee locali e provinciali fra i mesi di luglio e di settembre 2012 in cui sono in votazione tra gli iscritti un documento principale e un emendamento alternativo che nelle assemblee locali ottengono un numero molto simile di voti. Al congresso nazionale di Trevi (PG) di fine settembre viene trovata una sintesi che porta al voto di una mozione conclusiva unitaria.
Il 12 dicembre 2012 il leader di SEL, Nichi Vendola, annuncia che il proprio partito effettuerà le elezioni primarie per la scelta dei candidati al Parlamento. Le primarie si sono svolte il 29 e 30 dicembre 2012 in concomitanza con quelle del Partito Democratico.
I soggetti componenti la FdS hanno assunto posizioni diverse in relazione alle primarie organizzate da PD, SEL e PSI. Il PRC si considera lontano dalle posizioni del Centrosinistra, mentre il PdCI vi prenderà parte sostenendo Nichi Vendola al primo turno e Pier Luigi Bersani al ballottaggio. Del resto tra gli esponenti del Movimento per il Partito del Lavoro e i vertici del PD ci sono stati incontri ai primi di novembre al fine di definire un possibile comune impegno per le elezioni politiche del 2013. La possibilità di un’alleanza tra il PD ed il PdCI (poi non avvenuta) mette in crisi la Federazione.
Nelle elezioni politiche del 2013, che si sono svolte il 24 e 25 febbraio 2013, Sel ha fatto parte della coalizione Italia. Bene Comune, che ha avuto come candidato premier Pier Luigi Bersani. Nelle proprie liste, SEL ha ospitato altresì i candidati espressi dal partito dei Verdi del Sudtirolo/Alto Adige, che grazie all’accordo hanno per la prima volta fatto eleggere un loro esponente (Florian Kronbichler) nel Parlamento italiano. Il simbolo con il quale la formazione politica si è presentata alle elezioni presentava, nella parte bassa, la dicitura con Vendola. In Alto Adige al simbolo è stato aggiunto anche il nome del partito adattato in lingua tedesca: Links, Grün, Frei. Nelle suddette elezioni SEL ha eletto 37 deputati e 7 senatori facendo ingresso nel Parlamento italiano per la prima volta dalla sua nascita.
Alle elezioni di Febbraio del 2013 Rifondazione Comunista e il Partito dei Comunisti Italiani, insieme all’Italia dei Valori, alla Federazione dei Verdi e al Movimento Arancione, sostengono la candidatura di Antonio Ingroia come Presidente del Consiglio dei Ministri. Questi partiti, in occasione delle elezioni politiche del 2013, si presenteranno uniti nella coalizione Rivoluzione Civile. Sinistra Critica ritiene questa coalizione un sintomo di un’insufficiente discontinuità rispetto ai progetti di sinistra degli anni recenti. Sinistra Critica ha deciso dunque di non appoggiare la lista Rivoluzione Civile e di non sostenere alcuna lista né dare alcuna indicazione di voto, oltre che di non presentare proprie liste alle elezioni.
Rivoluzione civile rimarrà esclusa dal Parlamento italiano poiché la lista non supererà le soglie di sbarramento previste dalla vigente legge elettorale, ottenendo solo un insoddisfacente 2,25% per la Camera dei deputati e ancora meno per il Senato.
Il deludente risultato delle elezioni nazionali accentuano la crisi della Federazione (che di fatto non è più attiva a livello nazionale dalla fine del 2012). Alle elezioni amministrative del 2013 la FdS presenta le proprie liste ad Ancona, Roma ed Udine; in tutte e tre le città i risultati sono però inferiori al 3% e le liste non eleggono nessun consigliere comunale. La FdS partecipa anche alle elezioni provinciali di Udine, ma ottiene solo il 2,36% e non elegge alcun consigliere provinciale.
Il 16 marzo 2013 la Camera dei deputati elegge come suo presidente la parlamentare di SEL Laura Boldrini. Il partito forma un proprio gruppo parlamentare alla Camera dei deputati, eleggendo capogruppo Gennaro Migliore. Al Senato invece confluisce nel gruppo misto e, risultando la componente più corposa del gruppo, ne esprime il capogruppo: Loredana De Petris.
Il 30 luglio 2013 viene constatata l’esistenza di due aree politiche interne con strategie differenti all’interno di Sinistra Critica. Il partito decide quindi di sciogliersi, con la formazione di due nuove organizzazioni: Sinistra Anticapitalista, alla quale aderisce fra gli altri Franco Turigliatto, e Solidarietà Internazionalista, coinvolta nella costruzione della rete Communia Network, alla quale aderiscono tra gli altri Flavia D’Angeli, Gigi Malabarba e Piero Maestri.
Alle elezioni europee del 2014 la FdS non presenta alcuna lista, tuttavia Rifondazione Comunista si presenta dentro l’Altra Europa con Tsipras che col 4,03% elegge 3 eurodeputati, una di questi è Eleonora Forenza, dirigente del Partito della Rifondazione Comunista, la FdS torna quindi ad avere un seggio nell’europarlamento. Alle elezioni amministrative del 2014 vengono presentate liste solo a Ferrara (insieme all’Italia dei Valori) e Forlì, ma in entrambi i casi i risultati sono inferiori al 3% e non vengono eletti consiglieri comunali. Alle elezioni amministrative del 2015, la Federazione (di fatto non più attiva politicamente nemmeno a livello locale) non presenta alcuna lista. Il 24 luglio 2015 la Federazione della Sinistra viene ufficialmente sciolta.
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