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Nato, Stoltemberg segretario

 Il Consiglio Atlantico ha deciso di nominare Jens Stoltenberg quale nuovo segretario generale della Nato al posto del danese Anders Fogh Rasmussen. L’ex premier norvegese assumerà le sue nuove funzioni dal primo di ottobre.

Gli ambasciatori dei paesi membri della Nato hanno trovato un’intesa sul nome del nuovo segretario nel corso di una riunione tenutasi oggi a Bruxelles. Il danese Rasmussen passerà il testimone al norvegese Stoltenberg, 55 anni, dopo 5 anni e 2 mesi passati alla testa dell’Alleanza Nordatlantica.

Un ex “capellone” anti-Nato e anti-Ue, poi diventato mediatore modello e premier per dieci anni alla testa della Norvegia, trovandosi a gestire anche la strage di Utoya, il più grave dramma vissuto dal paese dal dopo guerra. Sono alcuni dei tratti chiave del futuro segretario generale della Nato, che nelle ultime settimane ha saputo raccogliere su di sé un consenso crescente, in primis quello di Washington e Berlino.

Stoltenberg ha mangiato politica sin da bambino: il padre è ministro della difesa e poi degli esteri, la madre segretario di stato. Il giovane Jens, economista di formazione, frequenta gli ambienti della sinistra radicale e nel 1973, in piena guerra del Vietnam, prende a sassate l’ambasciata Usa.

Diventato leader nel 1985 della Gioventù laburista che vuole l’uscita del paese dalla Nato, la porta invece ad accettare l’appartenenza all’Alleanza Atlantica. Da allora inanella un incarico dietro l’altro: deputato nel 1991, ministro dell’energia e poi delle finanze, diventa premier per la prima volte nel 2000, a 41 anni, il più giovane della storia del paese.

Ritorna in sella al governo nel 2005 e vi resta sino allo scorso ottobre, quando perde le elezioni. E diventa così disponibile per un incarico internazionale. A suo favore giocano gli ultimi eventi che spostano l’attenzione dal Mediterraneo all’Est: la crisi ucraina e con Mosca rilanciano le buone relazioni che l’ex premier ha coltivato con i vicini russi per anni, arrivando a risolvere anche dispute sui confini e a un accordo sui visti.

Una ‘colomba’ – la cui reazione ferma ma pacata all’eccidio di 77 giovani compiuto dall’estremista di destra Anders Breivik colpì il mondo – che ha però portato la Norvegia a partecipare alle operazioni Nato sia in Afghanistan che in Libia.

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