Centrodestra

[Storia] Il percorso di An verso il Pdl

In vista delle elezioni politiche del 2006, all’interno della Casa delle Libertà viene ventilata l’ipotesi di indire elezioni primarie, come quelle del centrosinistra del 2005. Viene poi viene approvata una nuova legge elettorale (la legge Calderoli) che, abolendo i collegi uninominali, sollecita i singoli partiti della coalizione a concorrere col proprio contrassegno e non più sotto l’unica insegna della CDL. Il partito, per dare visibilità a tale decisione, nell’assemblea nazionale del 15 gennaio 2006 delibera che nel simbolo da presentare alle elezioni sia presente il nome di FINI, in colore giallo, al di sotto dell’iscrizione Alleanza Nazionale.

L’idea del nome di Fini nel simbolo funziona, facendo incrementare le percentuali elettorali di AN, ma l’intera coalizione perde le elezioni, per soli 24 000 voti alla Camera dei deputati, e per due seggi al Senato, dove pure era risultata vincitrice in termini elettorali. Il risultato di Alleanza Nazionale riconferma la sua posizione di secondo partito della CdL e di terzo partito più votato in Italia, ottenendo 4,7 milioni di voti (12,3%) alla Camera e 4,2 milioni al Senato (12,4%), portando all’elezione di 71 deputati e 41 senatori.

Nella circoscrizione riservata al voto degli italiani all’estero, il ministro uscente Mirko Tremaglia presenta la lista Per l’Italia nel Mondo che si aggiudica l’elezione di un deputato, Giuseppe Angeli; tra i candidati della lista spiccava il nome della cantante Rita Pavone.

Fra i primi atti della XV legislatura vi è l’approvazione della Legge 31 luglio 2006, n. 241 “Concessione di indulto” nell’estate del 2006, con il voto contrario di Alleanza Nazionale, insieme alla Lega ed all’Italia dei Valori.

L’insuccesso alle elezioni politiche, seppur di lievissime dimensioni, spinge i leader della Casa delle Libertà a riorganizzare il centrodestra, che molti vorrebbero trasformare in un partito unitario. Alleanza Nazionale, in questo frangente, è protagonista di una particolarissima fase: in un documento programmatico dell’estate 2006, il presidente Fini sostiene la necessità di condurre il partito verso la “famiglia popolare europea” manifestando la chiara intenzione di aderire al PPE, che raggruppa le forze moderate e conservatrici del continente. Questa decisione riceve una conferma dall’assemblea nazionale del partito, nella quale viene riconosciuta l’esistenza di una parte interna che si oppone nettamente a tale scelta paventando derive neocentriste: essa fa capo a Francesco Storace e Carmelo Briguglio.

Nel dicembre 2006, in Alleanza Nazionale si forma la fondazione FareFuturo, un think-tank che, sul modello delle fondazioni conservatrici americane e in particolare su quella di Aznar in Spagna, intende elaborare una politica conservatrice a carattere liberale nella società civile.

In ogni caso, il leader del PPE Wilfried Martens si è mostrato scettico sull’ipotesi di adesione di AN, anche se Fini ha guadagnato molta credibilità, nei confronti dei maggiori leader conservatori europei come Nicolas Sarkozy, David Cameron e José María Aznar.

A seguito di queste posizioni, il 3 luglio 2007 il Senatore Francesco Storace, eletto nelle liste di AN nel Lazio, decide di lasciare il partito e di fondare un nuovo movimento, La Destra.

Il 27 luglio anche il senatore Gustavo Selva, ex europarlamentare DC che nel 1994 aveva aderito al partito, lascia Alleanza Nazionale per passare a Forza Italia, a seguito di un episodio nel quale, invitato ad un dibattito televisivo, per evitare di arrivare in ritardo negli studi di LA7 a causa del traffico, aveva finto di avere un malore per farsi trasportare da un’ambulanza del 118. Si era prima dimesso da senatore, ma poco dopo aveva ritirato le dimissioni. In AN, alcuni esponenti tra cui Gianni Alemanno avevano chiesto di adottare un provvedimento disciplinare contro Selva.

Nel novembre 2007 lascia anche Daniela Santanchè, che aderisce a La Destra di Storace.

I rapporti con Forza Italia, intanto, dopo un periodo di grande compattezza esibita il 2 dicembre 2006 in un’imponente manifestazione contro il governo Prodi, a cui però non partecipò l’UDC, si deteriorano improvvisamente nel novembre 2007.

Dopo la fallita spallata a Romano Prodi, che, pur traballante, aveva superato lo scoglio della finanziaria, nonostante le assicurazioni di Berlusconi che aveva preannunciato la caduta del governo di centrosinistra, i rapporti tra i leader di FI e di AN diventano molto tesi; inoltre Forza Italia aveva risposto con lentezza alle richieste avanzate più volte da Fini di fondare con AN un soggetto unico, come si era verificato a sinistra con la nascita del Partito Democratico.

Il 16 novembre 2007 il Corriere pubblica una lettera di Fini nella quale fa notare come «anziché tirare le cuoia come assicurato da Berlusconi, Prodi tira a campare».

Il 18 novembre 2007 Fini ancora dalla colonne de la Repubblica afferma: «Io voglio rilanciare l’alleanza, sia ben chiaro. Ma non accetto che mi si diano pagelle. […] Ognuno di noi, in questo anno e mezzo, ha combattuto la battaglia politica. Con modalità diverse, con la presenza assidua dei senatori in aula, con manifestazioni di piazza». E avvisa: «Adesso basta è arrivato il momento in cui o questo centrodestra è in grado di trovare una soluzione unitaria, di ridarsi una missione, di rioffrire al Paese un progetto, oppure si prende atto che la coalizione non c’è più, e ognuno va per la sua strada. Tertium non datur…»; quello stesso giorno, presso il convegno Il tempo delle scelte organizzato da AN, Italo Bocchino afferma: «C’è Berlusconi dietro la scissione di Storace da Alleanza Nazionale e c’è Berlusconi dietro il passaggio di Daniela Santanchè alla Destra di Storace, c’è una manina…!». Ovazione in sala e fischi all’ospite di Forza Italia Fabrizio Cicchitto.

Il 18 novembre 2007, a sorpresa, Berlusconi decise di creare un suo nuovo partito, il Partito del Popolo della Libertà, fondato da lui personalmente senza consultare gli alleati. Questo episodio provoca la dura reazione dei vertici di AN. Fini parla di Berlusconi affermando: È alle comiche finali.

Conclusa l’esperienza della Casa delle Libertà, all’interno del partito nasce l’idea di crearne uno nuovo, senza Berlusconi, aperto ai moderati, che si potrebbe chiamare Alleanza per l’Italia.

Il 24 gennaio 2008 il Senato sfiducia il Governo Prodi II. L’inizio delle consultazioni da parte del Capo dello Stato Giorgio Napolitano determinano all’unanimità la richiesta di immediate elezioni anticipate da parte dei quattro leader dell’ex Casa delle Libertà, che si trovano concordi anche nel dare pieno sostegno alla candidatura di Silvio Berlusconi come Presidente del Consiglio. Le consultazioni danno esito negativo e il Capo dello Stato indice elezioni politiche anticipate.

L’8 febbraio 2008 Gianfranco Fini annuncia la fase costituente di un nuovo soggetto unitario al quale AN intende dar vita insieme a Forza Italia e ad altre formazioni minori del centrodestra: Il Popolo della Libertà.

Il 16 febbraio 2008 la Direzione Nazionale del partito approva all’unanimità la relazione di Fini nella quale spiegava le ragioni del percorso tracciato verso il Popolo della Libertà in vista delle prossime elezioni politiche; Fini ha anche dichiarato che in autunno AN si scioglierà nel nuovo soggetto, a patto che il partito sia concorde. Lo scioglimento avverrà per gradi, e si deciderà alla fine con un congresso nazionale.

Così egli spiega perché, dopo essere rimasto alquanto perplesso circa il modo in cui il PdL era nato nel novembre 2007 (all’indomani della cosiddetta “svolta del predellino”), si è poi convinto a farvi aderire AN:

«È cambiato il patto politico. Ero e sono contrario a confluire in un partito deciso unilateralmente da Berlusconi, della serie: prendere o lasciare. Così non è: tutto quello che stiamo costruendo e che costruiremo fa parte di un progetto condiviso assieme. Il Popolo della Libertà che stiamo proponendo agli italiani non nasce a San Babila, sul predellino o ai gazebo: nascerà nell’urna il 13 e 14 aprile.»

(Gianfranco Fini)

Anche Gianni Alemanno ha auspicato in un’intervista che i valori di AN e di Forza Italia abbiano pari dignità all’interno del nuovo partito.

L’idea di unificare i due partiti ha riscosso un buon successo alle elezioni del 13 e 14 aprile: il Popolo della Libertà ha ottenuto, come partito singolo, il 38% dei voti, che rappresenta più della somma dei voti che AN e Forza Italia ottennero nel 2006. Alleanza Nazionale riesce ad eleggere nelle liste comuni 90 suoi deputati e 48 senatori. Alla vittoria delle politiche si aggiunse anche il successo alle elezioni amministrative di Roma, dove era candidato alla carica di sindaco l’esponente di AN Gianni Alemanno, che è stato eletto al ballottaggio col 53,7% dei voti. Fini ha dichiarato che la conquista del Campidoglio rappresenta per la destra una “vittoria storica”.

In seguito alla vittoria nelle elezioni politiche, il 7 maggio 2008 AN è tornata al governo con quattro ministri: Altero Matteoli alle Infrastrutture e trasporti, Ignazio La Russa alla Difesa, Andrea Ronchi alle Politiche europee e Giorgia Meloni alle Politiche giovanili. Maurizio Gasparri viene nominato capogruppo del PdL al Senato ed Italo Bocchino vice-capogruppo vicario del PdL alla Camera.

Ma soprattutto AN accede per la prima volta ad una delle tre cariche più prestigiose delle Repubblica, ottenendo la Presidente della Camera dei deputati a cui va il Presidente del partito Gianfranco Fini.

Come conseguenza, Fini ha ritenuto opportuno lasciare la presidenza di Alleanza Nazionale a causa del ruolo super partes che gli viene dal fatto di essere presidente della Camera, pur restando comunque leader del partito. Il suo posto è stato preso da Ignazio La Russa che, in qualità di Reggente, traghetterà AN verso la nascita del nuovo Popolo della Libertà. All’assemblea nazionale del partito Fini ha inoltre sottolineato che quello di La Russa sarà un ruolo di primus inter pares; e tracciando un bilancio del percorso intrapreso da Alleanza Nazionale dalla svolta di Fiuggi fino ai recenti successi del 2008 (verificatesi per un gioco del destino nel ventennale della scomparsa di Giorgio Almirante), ha dichiarato:

«Non siamo più figli di un dio minore. È stata ricomposta una frattura. È stato superato un fossato. La nascita del PdL è l’ultimo anello della strategia di Fiuggi. Alleanza Nazionale è nata prima di Forza Italia. Il nucleo fondante di AN del 1994 è quello del PdL del 2008. Oggi l’ultimo atto non è celebrare l’affermazione elettorale, ma camminare perché si compia l’ultimo atto: per avere un grande punto di riferimento maggioritario del Paese. Per dare alla società italiana quei valori di cui ha bisogno […] Quel che abbiamo fatto è stato giusto ed utile al nostro popolo.»

Nei mesi immediatamente successivi alle elezioni Alleanza Nazionale si è confrontata con la costruzione del Popolo della Libertà come partito. Il Congresso costitutivo è stato fissato per il 27 marzo. In questa fase di transizione sono emerse numerose divergenze tra AN e Forza Italia, dovute alla forma da dare al nuovo partito, che ognuno dei due soci fondatori avrebbe voluto modellato su di sé: partito leggero e fortemente leaderistico per Forza Italia, partito fortemente radicato sul territorio, con congressi, tesseramenti e dibattito interno per AN. Soprattutto forti sono state le preoccupazioni di AN per un ruolo eccessivamente autocratico di Berlusconi, che rischierebbe di relegare in secondo piano Fini, con una conseguente perdita di importanza per la futura componente ex-“aennina” all’interno del Popolo della Libertà. La conflittualità tra i due leader è stata spesso forte. I rispettivi ruoli istituzionali hanno causato non pochi attriti fra un Presidente del Consiglio decisionista, determinato a sveltire le procedure con frequenti ricorsi agli strumenti del decreto legge e del voto di fiducia, ed un Presidente della Camera che si è fatto fermo garante della centralità del Parlamento. Il punto di massimo scontro è stato dovuto al precipitare della vicenda Eluana Englaro, in cui allo scontro istituzionale si sono aggiunte motivazioni di carattere etico, con un Fini su posizioni decisamente laiche in contrasto anche con molti esponenti del suo stesso partito, primo fra tutti Maurizio Gasparri, che ha avuto col proprio leader un duro scambio di battute.

Il 21 e il 22 marzo 2009 presso la Fiera di Roma ha infine avuto luogo il terzo ed ultimo congresso del partito con il motto Nasce il partito degli italiani. Inaugurato dal Reggente Ignazio La Russa e con un palco a forma di ponte, per simboleggiare il passaggio da AN al PdL, il congresso ha approvato all’unanimità la confluenza nel Popolo della Libertà. Unica voce critica è quella di Roberto Menia, lamentando che lo scioglimento è avvenuto troppo in fretta. Non partecipa né al congresso di scioglimento di AN né a quello costitutivo del PdL la senatrice leccese Adriana Poli Bortone, che forma un proprio partito Io Sud.

Ultimo a parlare al congresso è stato il Presidente Gianfranco Fini che, con un lungo e applaudito discorso, sancisce la fine di Alleanza Nazionale e l’avvio della nascita del Popolo della Libertà; il congresso si chiude con l’Inno di Mameli.

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