Cronaca

Alberto Musy è morto

Alberto Musy è morto

Alberto Musy

È morto martedì sera, intorno alle 22, Alberto Musy, il consigliere comunale Udc di Torino vittima di un agguato sotto casa nel marzo del 2012. Musy, centrato da sei colpi di pistola, era entrato in coma irreversibile. A dare la notizia della morte sono state fonti vicine alla famiglia. Proprio nella mattinata di mercoledì 23 ottobre è ripreso il processo che vede imputato, per quello che adesso è diventato un omicidio, Francesco Furchì.

FURCHÌ IN CARCERE – Alberto Musy era stato ferito con dei colpi di pistola sotto la sua abitazione di via Barbaroux da un uomo con il volto coperto da un casco che indossava un impermeabile lungo e che si era poi allontanato a piedi. Le telecamere di videosorveglianza nel centro storico di Torino lo ripresero, ma ci volle molto tempo prima che la polizia individuasse un presunto responsabile, arrestato un anno dopo: si tratta di Francesco Furchì (in carcere) che era stato candidato alle ultime elezioni comunali di Torino nelle quali sosteneva Musy e che avrebbe agito per rancori causati dai mancati aiuti di Musy in alcune vicende, come il tentativo di acquisizione della fallita società ferroviaria Arenaways. Musy lascia la moglie, Angelica Corporandi d’Auvare e le quattro figlie di 13, 11, 9 e 3 anni.

LE PAROLE DELLA MOGLIE – Queste le parole della moglie, in un comunicato: «Piango Alberto, un uomo giusto che ci insegnava a non avere paura del futuro, che era capace di dare speranza. Come dissi in tribunale l’avevo scelto per una lunga vita con le nostre figlie Isabella, Maria Luisa, Bianca ed Eleonora. Un barbaro omicidio ha spezzato questo progetto. Ringrazio i medici, i tanti che mi sono stati vicini e non hanno abbandonato tutta la nostra famiglia, la mamma Paola e la sorella Antonella in questo tempo, dopo l’aggressione, eterno e terribile. Continuerò a seguire il processo con immutata fiducia nella Giustizia».

FURCHÌ «SCONCERTATO» – Un lungo silenzio: è stata questa la reazione di Furchì quando in mattinata gli è stata portata la notizia della morte di Alberto Musy. Furchì è stato descritto da chi ha avuto occasione di parlargli come «sconcertato». Ai suoi interlocutori si è limitato a dire, dopo un lungo silenzio, le parole «e ora?».

«PERIZIA SUPER PARTES» – Proprio martedì Furchì aveva chiesto «una perizia super partes», magari affidata a specialisti di «fuori Piemonte» per evitare che possano essere influenzati. Furchì intenderebbe rilasciare dichiarazioni spontanee. In una lettera inviata a tutti i giornali ha scritto che nel corso delle udienze sono emerse «eclatanti discordanze» fra i pareri degli esperti che, per conto di accusa e difesa, hanno cercato di stabilire se lui sia davvero «l’uomo con il casco» filmato dalle telecamere sparse per il centro cittadino mentre, a piedi, si aggira nella zona in cui fu teso l’agguato a Musy. Da qui la sua richiesta di una perizia.

COSA CAMBIA AL PROCESSO – «Dal punto vista processuale – spiega l’avvocato Gian Paolo Zancan che segue la famiglia Musy – cambia l’imputazione, che diventa omicidio volontario premeditato punito con l’ergastolo. Cambia il giudice, che diventa la Corte d’assise, quindi prevedo che ora si faccia l’accertamento autoptico del nesso causale, che è evidente che resterà quella che lo ha condotto in stato vegetativo. E il tribunale rimetterà gli atti al pm dichiarandosi incompetente. Si svolgerà quindi un processo in Corte d’assise. Col consenso delle parti comunque tutti gli atti di quanto fatto finora sono utilizzabili». Sull’unico imputato, Francesco Furchì, che si è sempre dichiarato innocente, il legale ha detto: «Non credo che cambierà atteggiamento. Finora ha ragionato con una pervicacia ostinata e negativa, non prevedo cambiamenti che sono sempre possibili ma non ritengo che lui cambi”.

LA FAMIGLIA – Musy è morto intorno alle 22 in una clinica in Piemonte dove sono ricoverati pazienti in coma irreversibile. La moglie Angelica ha ricevuto la telefonata poco dopo e intorno alle 23 ha sentito Zancan. «Adesso vorrei che si mantenesse il silenzio che si addice al lutto. Sottolineo il calvario di questa famiglia – prosegue l’avvocato -, moglie sorella e quattro figlie che dopo così tanto tempo in stato vegetativo ora vedono le loro speranze al milionesimo azzerarsi».

FASSINO: DOLORE SI RINNOVA -«Si rinnova il dolore della famiglia, a cui siamo ancora una volta vicini, si rinnova il dolore di tanti, che hanno conosciuto, stimato e apprezzato Alberto, e si rinnova il dolore della città». Così il sindaco di Torino ricorda Musy, ai microfoni di Sky Tg24. Era «un uomo mite, che faceva prevalere sempre la ragione, che aveva delle idee e le praticava con onestà, trasparenza e generosità. Un uomo – aggiunge il primo cittadino – che amava Torino e dedicava a Torino le sue migliori energie». La sua morte, secondo Fassino, non fa che aumentare «lo sconcerto e lo sgomento per un episodio oscuro».

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