Centrodestra

[Storia] Forza Italia tra governo e opposizione

Nell’estate del 2000, in vista delle elezioni politiche previste per l’anno successivo, Berlusconi dà inizio, con ampio anticipo, alla campagna elettorale. Oltre ad un’imponente diffusione dei manifesti elettorali, si segnala la biografia che il leader del centrodestra inviò alle famiglie italiane per convincere l’elettorato a votare Forza Italia; vivaci polemiche scoppiano poi quando, a pochi giorni dal voto, Berlusconi sigla, nel corso della trasmissione Porta a Porta condotta da Bruno Vespa, il cosiddetto Contratto con gli italiani, un accordo fra lui e i suoi potenziali elettori in cui Berlusconi si impegna, in caso di vittoria, a realizzare ingenti sgravi fiscali, il dimezzamento della disoccupazione, l’avviamento di decine di opere pubbliche, l’aumento delle pensioni minime e la riduzione del numero di reati, impegnandosi altresì a non ricandidarsi alle successive elezioni nel caso in cui almeno quattro dei cinque punti principali non fossero stati mantenuti.

In occasione delle elezioni del maggio del 2001, Forza Italia si presenta nella Casa delle Libertà insieme ad Alleanza Nazionale, Lega Nord, Centro Cristiano Democratico, Cristiani Democratici Uniti, Partito Repubblicano Italiano e Nuovo PSI. La coalizione, guidata da Silvio Berlusconi, sconfigge lo schieramento di centro-sinistra guidato da Francesco Rutelli; Forza Italia è il primo partito del Paese, con il 29,4% dei voti.

Si forma così il Governo Berlusconi II, che si rivelerà come l’esecutivo più longevo nella storia della Repubblica, durando in carica 1 412 giorni.

A partire dalle elezioni regionali in Friuli-Venezia Giulia del 2003, e nelle successive consultazioni elettorali, Forza Italia registra un progressivo calo di consensi, pur rimanendo la lista più votata della Casa delle Libertà. Conseguentemente alla sconfitta alle regionali del 2005, il centrodestra mantiene soltanto due regioni (Lombardia e Veneto) delle otto precedentemente governate. In questo frangente, a seguito di una lunga verifica iniziata mesi prima, alcuni partiti della coalizione chiedono un rilancio del programma e dell’attività di governo. All’apertura formale della crisi con il ritiro dei ministri dell’UDC e dei membri del governo del Nuovo PSI, la tensione tra Berlusconi e il segretario UDC Marco Follini è altissima: indiscrezioni apparse sui principali quotidiani nazionali raccontano di minacce di un “trattamento speciale” sulle reti Mediaset contro quest’ultimo. Silvio Berlusconi riesce tuttavia a ricompattare la coalizione – facendo alcune concessioni agli alleati – e ad ottenere così la fiducia per un nuovo esecutivo.

La campagna elettorale per le elezioni politiche del 2006 è una delle più accese di sempre in Italia. Forza Italia e la coalizione di centrodestra, guidata da Berlusconi, si presentarono agli elettori chiedendo un giudizio positivo sull’esperienza dei due governi, durati complessivamente cinque anni. La coalizione di centro-sinistra rinnovata e guidata da Romano Prodi si presentò con un giudizio diametralmente opposto sulla legislatura.

Berlusconi partecipò a due confronti televisivi ufficiali col suo sfidante, durante i quali accusò la sinistra di essere divisa sulle principali proposte economiche. Il momento più importante della campagna elettorale di Berlusconi fu però un clamoroso ed inaspettato intervento ad un’assemblea della Confindustria, attaccando i rivali sui temi dell’economia e della giustizia. In chiusura della campagna, il presidente del Consiglio uscente lanciò la proposta dell’abolizione dell’ICI sulla prima casa.

La Casa delle Libertà riuscì così a riconquistare la fiducia di molti elettori e Forza Italia si riappropriò della leadership all’interno della coalizione, ottenendo un risultato in netta ascesa rispetto alle previsioni, ma inferiore a quelle delle elezioni del 2001 e comunque non sufficiente ad evitare la sconfitta elettorale del centrodestra. Alla Camera dei deputati il centrosinistra ottenne, con 24 755 voti in più, il premio di maggioranza previsto dalla legge elettorale varata nel 2005 dal centrodestra e nel complesso, contando anche i voti del Trentino-Alto Adige, della Valle d’Aosta e della circoscrizione Estero, circa 130 000 voti in più, con una percentuale del 49,73% dei consensi contro il 49,40% della CdL.

Al Senato, la situazione era ribaltata: la CdL ottenne nel complesso circa 147 000 voti in più, il 49,57% contro il 49,16%, ma per il sistema degli sbarramenti regionali previsti dalla legge elettorale, varata dal Governo Berlusconi III, e con l’apporto del voto della circoscrizione Estero, l’Unione riuscì comunque a conquistare due seggi in più.

Forza Italia, nonostante un forte calo rispetto alle politiche del 2001, alla Camera meno 6%, risulta alla Camera come la seconda forza politica italiana con 9 milioni di voti (23,7%) dietro la lista L’Ulivo (che è l’unione di due partiti, i Democratici di Sinistra e La Margherita) che invece ha ottenuto 11,9 milioni di voti e al Senato (dove i Democratici di Sinistra e La Margherita si sono presentati separati) come la prima forza politica del Paese con 8,2 milioni di voti (24,0%). Elegge, compresi gli eletti nella circoscrizione Estero, 140 deputati e 79 senatori. La presidenza del gruppo alla Camera dei deputati viene assunta da Elio Vito mentre al Senato a guidare il gruppo è Renato Schifani, entrambi già alla guida dei rispettivi gruppi parlamentari nella legislatura precedente.

Il 31 gennaio 2007 Veronica Lario inviò al quotidiano la Repubblica una lettera aperta nella quale richiedeva al marito di rivolgerle scuse pubbliche per le “frasi galanti” rivolte da quest’ultimo ad alcune signore presenti alla cerimonia dei Telegatti, tenutasi qualche giorno prima. Berlusconi si scusò con la moglie nel pomeriggio dello stesso giorno, attraverso un’altra lettera pubblica. L’episodio ebbe grande eco sui mass media italiani e internazionali.

Il 3 ottobre 2007 Veronica Lario ricevette gli elogi pubblici del candidato alle primarie del Partito Democratico Walter Veltroni, che ne lodò le doti di indipendenza e di curiosità intellettuale ed auspicò di averla nella sua squadra. Il 28 aprile 2009, con una e-mail in risposta ad alcune domande sul dibattito aperto dalla Fondazione Farefuturo, stigmatizzò duramente le belle donne candidate nel PdL, criticando il comportamento del marito (allora presidente del Consiglio) che, accompagnato dall’intera scorta, dopo aver sostato all’interno dell’aereo presidenziale per un’ora presso lo scalo napoletano di Capodichino, si recò a festeggiare il compimento della maggiore età di Noemi Letizia presso una discoteca-ristorante di Casoria.

Dopo le nuove esternazioni ai giornali sulla sua vita coniugale, effettuate nel mezzo della campagna elettorale per le europee, il presunto opportunismo del comportamento di Veronica Lario venne fortemente criticato da più parti. Fra tutti, l’intervento che suscitò maggior scalpore fu quello contenuto nell’editoriale di Vittorio Feltri, pubblicato sul quotidiano Libero del giorno successivo. Feltri definì la Lario «una donna stravagante, forse eccentrica» che «sicuramente è pericolosa per Berlusconi, capo del più grande partito italiano, impegnato nella campagna elettorale europea, e presidente del Consiglio. Un uomo cioè chiamato a responsabilità da cui non può essere distratto dai capricci rumorosi della moglie». Oltre alle considerazioni sull’opportunità politica delle esternazioni, l’editoriale di Feltri era accompagnato da alcune foto di scena a seno nudo della Lario, risalenti a più di 20 anni prima, e criticava pesantemente la sua coerenza morale, ironicamente descrivendola come una «velina ingrata» che dimenticava le proprie origini, che il giornalista considera assai comuni alle donne da lei messe sotto accusa.

«Un pregiudizio che madame non dovrebbe avere perché lei stessa proviene dal mondo dello spettacolo, e memorabili sono le sue esibizioni a torace nudo sul palcoscenico del teatro Manzoni (Milano) dove Silvio la conobbe, innamorandosene.»

(Vittorio Feltri, Veronica velina ingrata, editoriale su Libero, 30 aprile 2009)

Il 18 novembre 2007 Silvio Berlusconi, a margine di un’iniziativa di Forza Italia contro il Governo Prodi, dichiarò il prossimo scioglimento del partito, che sarebbe poi confluito in una formazione maggiore, il partito del Popolo della Libertà.

Il progetto venne in un primo momento accantonato, ma fu poi rilanciato dopo la caduta del Governo Prodi e così Forza Italia si presentò assieme ad Alleanza Nazionale, che inizialmente aveva rinunciato all’adesione, e ad altri movimenti e partiti politici dell’ormai ex coalizione di centrodestra in una lista unica alle elezioni politiche del 2008.

Le elezioni videro la vittoria della coalizione formata da PdL, Lega Nord e Movimento per l’Autonomia e il ritorno al governo del centrodestra dopo due anni con il Governo Berlusconi IV.

Il 21 novembre 2008 il consiglio nazionale di Forza Italia sancì ufficialmente la confluenza nel PdL e diede a Berlusconi pieni poteri nella fase di transizione[, conclusasi con il congresso costituente del nuovo partito, che si tiene dal 27 al 29 marzo 2009.

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