In Romania, a scrutinio praticamente concluso, relativo al 99,56% delle schede, la coalizione di centrosinistra al potere (Unione sociale liberale, Usl) conferma il largo successo nelle politiche di domenica 9 dicembre, ottenendo il 58,61% dei voti. Come ha reso noto la commissione elettorale a Bucarest, al fronte conservatore che fa capo all’Alleanza per una Romania di destra (Ard) è andato il 16,62%.
Hanno superato lo sbarramento del 5% anche il Partito del popolo Dan Diaconescu con il 13,98%, e il partito della minoranza ungherese (Udmr) che ottiene il 5,15%. La prospettiva di un prosieguo della coabitazione fra il premier socialdemocratico Victor Ponta, vincitore delle elezioni, e il presidente conservatore Traian Basescu, fa temere tuttavia nuove tensioni fra i due grandi rivali politici protagonisti del duro scontro istituzionale della scorsa estate. Nei prossimi giorni Basescu incontrerà i leader dei partiti per decidere a chi conferire l’incarico di formare il nuovo governo.
Ponta, leader del partito socialdemocratico, è subentrato a maggio alla caduta del governo Ungureanu, e si è scontrato platealmente con il presidente Basescu chiedendone destituzione attraverso un referendum.
“La Romania – ha dichiarato Ponta poco dopo la chiusura delle urne – ha votato per il futuro, non per il passato. I cittadini hanno confermato che le bugie non portano risultati, votando con la mente e con il cuore. Abbiamo vinto una battaglia estremamente importante e dopo questo breve momento di gioia per la vittoria, a partire da domani ci sarà da lavorare sodo”
Un risultato eccellente che premia questi pochi mesi in cui è stato il giovanissimo primo ministro del suo Paese. “Sì – risponde in perfetto italiano – ho preso in mano il governo otto mesi fa in un modo che ha sorpreso anche noi, perché il precedente governo aveva perso la fiducia del Parlamento. Quello che ho fatto è trovare una soluzione tra il varo dei programmi sociali, di cui avevamo tanto a lungo parlato quando eravamo all’opposizione; e il mantenimento della stabilità economica: ci eravamo impegnati a farlo con Fmi e Commissione Ue, e ci siamo riusciti, pure in tempi molto difficili. Il deficit del bilancio pubblico è precipitato dal 4,5% del 2011 al 2,2% di quest’anno, e non è stato facile per niente. Nello stesso tempo il nostro debito nazionale è sotto il 40% del Pil, una buona situazione anche paragonata alla media Ue”.
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