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Governo Berlusconi IV: quarantunesimo mese


Governo Berlusconi IV: quarantunesimo mese

Governo Berlusconi IV: quarantunesimo mese

Il Consiglio dei ministri vara due proposte di legge costituzionale: una sull’introduzione del principio del pareggio del bilancio nella Costituzione e una sulla soppressione delle province. Due ore di consiglio dei ministri, due provvedimenti-chiave, due modifiche alla Carta votati in fretta : introdotto l’equilibrio tra entrate e spese, e via libera anche al ddl che ridisegna l’assetto amministrativo dello Stato, sostituendo i vecchi enti con le “città metropolitane” anche nelle Regioni a statuto speciale. L’obiettivo indicato e dichiarato: ridurre la spesa. L’altra novità riguarda la soppressione delle Province, varata con un disegno di legge costituzionale dopo le varie rivisitazioni introdotte nella manovra. Ci sarà un trasferimento alle Regioni delle materie oggi di competenza delle Province e in sostanza modifica l’assetto amministrativo dello Stato, sostituendo le vecchie Province con delle nuove entità sovraccomunali definite Città metropolitane.

Premessa inusuale, ma necessaria: le dichiarazioni che leggerete di seguito sono tutte vere, anche se sembrano frutto dell’ingegno di un autore satirico particolarmente talentuoso. Sono le repliche di alcuni politici italiani a un’affermazione rilasciata da Madonna a Oggi. “Cosa ne penso di Berlusconi? L’Economist ha detto già tutto” l’opinione della rockstar (“Un uomo che ha fottuto un intero paese” e “Non adatto a guidare l’Italia” due celebri copertine del settimanale britannico).

Il Senato approva (con 151 sì e 129 no) il conflitto di attribuzione alla Corte Costituzionale tra la Procura della Repubblica di Milano e il Parlamento riguardanti il premier Silvio BerlusconiL‘aula del Senato ha deciso di sollevare il conflitto di attribuzione nei confronti della procura di Milano per l‘inchiesta sul cosiddetto caso Ruby, che vede imputato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per prostituzione minorile e concussione.  Sul conflitto di attribuzione in aula — e quindi sul fatto che dell‘inchiesta si debba occupare il Tribunale dei ministri e non quello del capoluogo lombardo — ci sono stati 151 sì, 129 no e due astenuti.  Il Presidente del Consiglio presenzia all’udienza del cosiddetto “processo Mills” presso il Tribunale di Milano e annulla la sua partecipazione all’assemblea dell’Onu. Il capo dello Stato non ha finito di monitare (“ciascuno si assuma le proprie responsabilità”; quando si dice cantarle chiare) e il ministro delle Riforme annuncia la secessione sotto lo sguardo compiaciuto del ministro dell’Interno che dovrebbe chiamare la forza pubblica e disperderlo con gli idranti.

Il Senato approva (con 141 sì, 124 no e 1 astenuti) il Rendiconto Generale del Bilancio dello Stato. Subito dopo il Senato approva (con 139 sì, 121 no e 2 astenuti) la Legge di assestamento del Bilancio.

La Camera respinge l’autorizzazione ad eseguire misure cautelari nei confronti dell’on. Marco Mario Milanese del PdlLa Camera ha respinto la richiesta. E’ stata infatti accolta con 312 voti favorevoli e 306 contrari, la proposta contraria all’arresto formulata dalla giunta per le autorizzazioni a procedere. Il voto è avvenuto a scrutinio segreto, rivelando nella maggioranza il voto non contrario all’arresto di sette deputati. La Camera respinge (con 294 sì e 315 no) la sfiducia individuale nei confronti del Ministro per le Politiche agricole Francesco Saverio Romano, rinviato a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa. Racconta che si sta trattenendo a fatica, “solo perché gli avvocati mi costringono a tacere”. Ma lui “di cose da dire” ne ha eccome sull’”attacco mediatico-giudiziario” con il quale lo stanno “assediando: da Milano a Bari, da Napoli a Roma”. Ancora poco “e esplodo: vado in tv e rispondo colpo su colpo”.  La fiducia che salva Saverio Romano diventa quasi un’appendice, alla vigilia di questo settantacinquesimo compleanno che, confessa “amareggiato” ai deputati che lo circondano in aula, non ha alcuna intenzione di festeggiare.

Lo avevano annunciato da tempo, e alla fine i blogger di listaouting.wordpress.com lo hanno fatto davvero: questa mattina hanno pubblicato i dieci nomi di esponenti politici che, secondo loro, sono “omofobi ma gay”. Dieci nomi – tra cui quelli di ministri, parlamentari, portavoci di partito, un governatore regionale – che, secondo gli hacker e autori del blog, tengono accuratamente nascosto il proprio orientamento nella vita sessuale. E la ragione è semplice: fanno parte di una coalizione che da sempre difende strenuamente il concetto tradizionale di famiglia, schierandosi contro i vari tentativi – dai “pacs” ai “dico” fino ai registri delle unioni civili – di riconoscere una veste giuridica anche alle coppie non composte da due persone di diverso sesso.

Io personalmente non credo che l’aministia sia la giusta soluzione perchè metterebbe in libertà un sacco di micro-criminali, ma anche di macro-criminali: tutta gente cioè che è stata condannata, ma che non sconterebbe la giusta pena. Non parliamo poi di riabilitazione perchè sarebbe giustamente impossibile. L’indulto di Mastella di solo pochi anni fa non ha dato esattamente i frutti sperati sia come pienezza delle carceri, che come rimessa in libertà di tanti microcriminali che pochi giorni dopo vi ci sono rientrati. Allo stesso tempo però io credo che qualcosa vada fatto. Basta cambiare l’art. 157 c.p. disciplina il tempo necessario a prescrivere un reato in considerazione della pena stabilita. Ossia basta eliminare la prescrizione. Perchè con la scusa della prescrizione le difese fanno melina ed è questo che allunga i processi. Comunque per farvi capire meglio cosa intendo vi riporto all’antenzione un mio post esattamente di cinque anni fa dove spiegavo nei dettagli cosa comporterebbe abolire i tempi di prescrizione.

Il troppo entusiasmo e la fretta sono un mix a volte terribile. Ne ha fatto le spese il ministero dell’Istruzione che ha dato alle stampe un comunicato dai toni enfatici dopo la sensazionale scoperta scientifica fatta nei giorni scorsi fatta al Cern di Ginevra. Ma in tanta enfasi si è infilata in paradossi ed errori clamorosi. Così scopriamo che tra il Cern di Ginevra e il Gran Sasso è stato addirittura scavato un tunnel alla cui realizzazione il governo italiano ha partecipato con ben 45 milioni di euro (circa, non sono ben sicuri). Ma d’altra parte il ministero sembra ben lontano dalla misurata soddisfazione di tutti coloro che considerano la scienza come di una faticosa conquista quotidiana: noi invece abbiamo partecipato a una “vittoria epocale”. E Maristella Gelmini finisce sulla graticola, in Rete, a tempo di record.

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