Doveva essere pubblicato oggi, ma il decreto sulla manovra era già ieri sera, on line, nella Gazzetta ufficiale. Pienamente operativo. Dal 22 ne discuterà rapidamente il Senato. Iter veloce pure alla Camera. Il primo incubo di Berlusconi, che a metà pomeriggio atterra in Sardegna per un weekend di riposo («Ma anche di lavoro»), è passato. Il secondo è l’ Europa, ma lui assicura che da Trichet, dalla Merkel, da Van Rompouy, ha già ricevuto «grande apprezzamento». Il terzo è la maratona parlamentare. Il premier garantisce che nelle 42 pagine, dopo «contatti» con l’ opposizione, «si è tenuto conto delle loro dichiarazioni». Qualche «difficoltà» semmai potrà venire dai parlamentari “vittime” dei tagli. C’ è un quarto incubo, una fronda di dissidenti, già nove, nel Pdl. Tra questi il sottosegretario alla Difesa Crosetto e l’ ex ministro Martino. «Siamo delusi, presenteremo emendamenti» preannunciano. Giulio Tremonti, quando illustra a palazzo Chigi il suo testo con Calderoli, Sacconi e Bonaiuti, ribadisce che il consiglio dei ministri non ha prenotato la fiducia perché «il testo è talmente serio da impegnare tutto il Parlamento su un interesse generale». È l’ invito esplicito a un voto condiviso. Lui dice di avercela messa tutta: «Credo di aver fatto tutto in coscienza per il mio Paese». Berlusconi e Tremonti. Uno insegue le dichiarazioni dell’ altro. Il ministro dell’ Economia protagonista di una lunga (90 minuti) conferenza stampa. Ma il premier gli ruba la scena mediatica quando si fa intervistare dalle agenzie mentre lascia palazzo Grazioli in polo blu e golf sulle spalle. Della manovra dice: «Abbiamo fatto un buon lavoro». «Buono» anche il suo umore. «Sette giorni intensi di attività notte e giorno» racconta. E prevede: «Quando sarà conosciuta in tutte le sue parti ci dovrà essere per forza un giudizio positivo». Poi, quasi a scusarsi per quel «mettere le mani nelle tasche degli italiani» che ha sempre garantito di voler evitare: «È un qualcosa che ci è stato imposto dalla situazione internazionale. C’ è stato questo intervento della Bce e qualunque governo si sarebbe trovatoa dover dare una risposta come quella che abbiamo dato noi». Una manovra obbligata. Conferma di aver digerito dei “rospi”, ma «ciascuno di noi ha dovuto accettare le posizioni dell’ altro, chi sulle pensioni, chi sulla patrimoniale». Con Tremonti, col quale ha pranzato assieme a Letta («Ci ha allietato con il suo vasto repertorio di motti e aneddoti, alcuni molto divertenti»), ammette delle «contrapposizioni di vedute», ma smentisce le «tensioni», che esisterebbero «solo sui giornali». Con lui prevede di arrivare «a fine legislatura». Come il governo. Si ricandiderà? «Se sarà necessario non mi tirerò indietro, ma mi auguro che non lo sia». A questo punto lo speech di Tremonti a palazzo Chigi è in parte oscurato. Anche se il ministro ce l’ ha messa tutta per essere brillante. Sin dall’ esordio: «Anche noi del governo abbiamo fatto richiesta per i lavori usuranti». E poi: «Ci siamo chiesti che mese era…agosto». Più volte, come aveva già fatto il giorno prima, insiste sul “miracolo” di aver chiuso la manovra in soli sette giorni. Ripropone la sua teoria degli eurobond, la «via maestra» li definisce: «Se ci fossero, non ci sarebbe bisogno di queste misure d’ emergenza». In questa «estate di lavoro» scriverà «la traccia di un libro» sugli scenari internazionali e sulle cause della crisi. La riassume così: «La curva ascendente degli spread è iniziata perché sui mercati si è diffusa, dall’ autunno, l’ idea che l’ Europa non sia in grado di gestire la crisi. Quella greca si è unita a quella americana, con una conseguente accelerazione». Poi, quasi a discolparsi: «Le turbolenze delle scorse settimane non erano prevedibili». Gli scappa un «ho come l’ impressione che ci rivedremo». Chiosa «good point» alla domanda della corrispondente del New York Times. Guarda all’ Europa: «C’ è grande attesa per il vertice franco-tedesco della prossima settimana. Molto dipende dalle scelte che si faranno sull’ Europa e per l’ Europa nei prossimi giorni».
Statistiche del Blog
- 75.392 visite
Altre Pagine
Licenza di questo blog

Ostinatamente ZVen by Nunzio Censabella is licensed under a Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 3.0 Unported License.
Le canzoni spiegate
Per volerti bene non è mai troppo tardi

Per ottenere qualunque cosa nella vita bisogna volersi bene. Perchè se non ci si crede da soli a se stessi; la credibilità verso gli altri sarà zero.
Mi manca pagare qualcosa con le figurine

Canzone simbolo della generazione degli anni novanta, di chi cioè era adolescente in quel decennio. Si canta la pesantezza di essere diventati grandi, le responsabilità e la perdita della gioia e dell’innocenza. “Avevo voglia di parlare con te, non so nemmeno per dirti cosa; delle porte fatte con le magliette o di Sergio che non si sposa. Avevo voglia di giocare con te, a chi sputa più lontano. Rompere i vetri delle fabbriche, farci sgridare da qualcuno. Ah, che noia essere grandi, andare ai compleanni, parlare di soldi e dei figli degli altri. Ah, è tardi e devo già andare”. Sono belli invece i ricordi dell’adolescenza. “E mi manca aspettare l’estate, comprare le caramelle colorate. E mi manca la strada in due in bici; mi manco io, mi manchi tu. E mi manca una bella canzone; pagare qualcosa con le figurine. E mi manca la biro tra i denti; mi manco io, mi manchi tu. Ti manco io, e ti manchi tu”. “Avevo voglia di parlare con te, te lo ricordi il tuo primo pallone. Finiva sotto le macchine; però col vento sapeva volare. Lo sai che voglia di giocare che ho, anche di piangere e soffiarmi il naso; poi sprofondare nell’erba più alta. Tornare a casa sporco di prato”. La disillusione di un tempo che non potrà più tornare indietro. “Ah, e invece siamo già grandi, con il dovere di dare risposte e firmare e non lanciare sassi. Ah, ti voglio ancora bene”.
Grazie per avermi spezzato il cuore

Una storia è finita e lei quasi lo ringrazia di averla fatta soffrire; perchè in questo modo ha trovato la forza di uscire da questa situazione e dimenticarlo. “Grazie per avermi spezzato il cuore, finalmente la luce riesce a entrare. Strano a dirsi ho trovato pace in questa palude; mentre una sera scagliava invece musicali promesse di apocalisse”. L’intento di dimenticarsi è comune. “Grazie per l’invito a dimenticare le notti. Alle porte del sogno (le albe) incontrarti e parlare (il vino, le lotte). Dimenticare (i giorni). Alle porte del sogno (le luci) invitarti a ballare (le stande d’albergo, le voci). Dimenticare ai bordi del cielo toccarti e suonare. Dimenticare il vento, gli scherzi, le foglie, le ombre, l’odio”. “Dimenticare alle porte del sogno incontrarti e parlare. Dimenticare alle porte del sogno invitarti a ballare. Dimenticare ai bordi del cielo toccarti e volare. Dimenticare alle porte del sogno baciarti e restare”. E infine, la beatitudine di essersi lasciati. “Strano a dirti ho trovato pace alle porte del sogno. Rivedo i porti, le nebbie, gli inverni le ombre, le inutili piogge. Le albe, le lotte, le luci, i giorni. Le notte, le stanze d’albergo. L’orgoglio”.
Il cielo limpido non fa per me

Marjorie Biondo – Le margherite (2000) Il suo primo singolo, “Quello che tu hai”, è stato pubblicato nel novembre 1999 e contiene tutti i riferimenti musicali della giovane artista. Partecipa al Festival di Sanremo 2000 nella sezione “Giovani”, classificandosi nona, e subito dopo esce il suo album di esordio omonimo. L’album, un mix di rock dalle sfumature forti irlandesi […]
Non lo posso sopportare questo silenzio innaturale

Problemi di coppia. Una coppia cerca di superarli e lui la invita al dialogo. “Sai che cosa penso che non dovrei pensare, che se poi penso sono un animale e se ti penso tu sei un’anima. Forse è questo temporale che mi porta da te e lo so non dovrei farmi trovare senza un ombrello anche se ho capito che per quanto io fugga torno sempre a te”. “E me ne vado in giro senza parlare senza un posto a cui arrivare. Consumo le mie scarpe e forse le mie scarpe sanno bene dove andare. Che mi ritrovo negli stessi posti; proprio quei posti che dovevo evitare. E faccio finta di non ricordare e faccio finta di dimenticare. Ma capisco che per quanto io fugga torno sempre a te”. Anche se hanno provato a lasciarsi, ma finiscono sempre per ritrovarsi insieme. Lui, però le dice anche di non stare insieme per abitudine, ma di lottare per il loro amore. “Che fai rumore qui e non lo so se mi fa bene, se il tuo rumore mi conviene. Ma fai rumore, sì che non lo posso sopportare questo silenzio innaturale tra me e te”. Anche se talvolta questo vuol dire litigare. “Ma fai rumore sì, che non lo posso sopportare questo silenzio innaturale e non ne voglio fare a meno oramai di quel bellissimo rumore che fai”.







































2 risposte »