Ancora quattro morti in Afghanistan e ancora con la filosofia di Calimero. La maggior parte della gente infatti si chiede come mai quegli ingrati afghani ammazzano “noi” “missionari di pace”. Che non sia (mai stata) una missione di pace è evidente, ma nonostante tutto il governo continua a sostenerlo e a non dare ai soldati le adeguate attrezzature da guerra. Ora La Russa si sta iniziando a svegliare; ma chissà quanto passerà tra il dire e il fare. Bisognerebbe quindi prima ammettere che si è di fronte a una guerra e poi leggersi la nostra costituzione che ripudia la guerra e comportarsi di conseguenza. E basta con questa “filosofia di Calimero”, nel cascare dal pero ogni volta che muore un soldato italiano in Afghanistan e nel credere che dei “bruti” non hanno apprezzato il bene fatto dai “missionari” italiani. Per loro l’Italia è solo un paese invasore, per di più male ecquipaggiato e quindi facile da attaccare!
Il premier Silvio Berlusconi ricorda in un messaggio, letto nell’aula del Senato dal sottosegretario Gianni Letta, il senatore a vita scomparso ad agosto e fa sue alcune considerazioni politiche. Ma prima di tutto ribadisce di essere entrato in politica “per difendere la libertà minacciata da forze illiberali”. La Costituzione può essere modificata, “adattata” ai tempi e a un ammodernamento dello Stato. Tant’è vero che il presidente emerito Francesco Cossiga “da Capo dello Stato non esitò a picconarla”.
La Camera approva (con 310 sì, 250 no e 3 astenuti) il ddl lavoro, modificato più volte anche a seguito dell’intervento del Capo dello Stato e arrivato ormai alla settima lettura. Il ddl diviene legge. Ha avuto un percorso molto travagliato – due anni di iter parlamentare, sette passaggi alla Camera e un rinvio (l’ unico espresso dalla sua elezione) da parte del presidente della Repubblica Napolitano – ma il governo lo ha fortemente voluto e ieri sera ha incassato il risultato: il ddl sul lavoro è diventato legge. I sì (maggioranza più Udc) sono stati 310, i no (Pd e Italia dei valori) 204. Tante le novità, ma la norma più dibattuta è risultata indubbiamente quella sull’ arbitrato, ovvero sulla possibilità di risolvere le controversie di lavoro non solo davanti ad un giudice, ma anche di fronte a terzi evitando così il processo. La decisione dovrà essere presa solo dopo il periodo di prova – dove previsto – oppure trascorsi 30 giorni dalla stipulazione del contratto di lavoro. Tempi che non convincono affatto la Cgil, convinta che il dipendente non ci guadagni dal doversi esprimere a poche settimane dall’ assunzione e quindi in un periodo in cui è più «ricattabile».
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