Centrodestra

Fini, no al mediatore Verdini

Fini, no al mediatore Verdini

Gianfranco Fini

Fini sbarra la porta: «Fino a quando non ci saranno risposte politiche ai problemi che ho sollevato è prematuro fare incontri, soprattutto con intermediari», del resto, come dice il finiano Briguglio, «i capi parlano con i capi». Fini rifiuta di incontrare il coordinatore del Pdl Verdini e tra il presidente della Camera e Berlusconi la temperatura si fa sempre più polare, mentre il presidente della Ferrari Montezemolo, “sogno proibito” del Cavaliere per il ministero da cui si è dimesso Scajola, ha voluto sgombrare il campo da ogni ipotesi che lo riguarda: «La mia candidatura? Mi tolgo di mezzo».

Berlusconi non sembra molto interessato a forzare i tempi che ha confidato ai suoi – gli sembrano non ancora maturi per tentare un riavvicinamento con Fini. Il premier sembra molto più occupato sul fronte della crisi dell’ euro e soprattutto preoccupato dalle inchieste sul “sistema Anemone” che si allargano sempre di più e Palazzo Chigi non riesce ad arginare. Per questo ieri nella tarda mattinata Berlusconi ha convocato a rapporto i tre coordinatori, prima che Fini dicesse il suo secco no all’ incontro con lo “sherpa” Verdini. A far irritare ancora di più il presidente della Camera – se non bastasse l’ elenco di condizioni dettate da Berlusconi ai suoi per fare pace con Fini: in pratica l’ obbedienza – è stata l’ indiscrezione fatta trapelare dal Pdl secondo cui sarebbe stato Fini a chiedere l’ incontro con l’ emissario di Berlusconi. Questa almeno è la versione che avrebbe dato lo stesso Berlusconi: «L’ aveva chiesto lui, l’ incontro». La verità, invece, per Fini che si sente «preso in giro», sarebbe esattamente il contrario: «Prima mi chiedono di vedermi e poi fanno uscire che l’ ho chiesto io». Una maliziosa disinformazione che secondo i finiani sarebbe stata architettata dagli ex An rimasti a fianco di Berlusconi dopo la drammatica Direzione dello strappo fra i due leader e fatta propria dal Cavaliere.

Guerra dei nervi con la pace sempre più lontana. Del resto il bigliettino lasciato da Fini su un tavolo al termine di un convegno alla Camera può essere interpretato come il titolo della situazione: «Fare pace? Fare finta!». Anche se il portavoce di Fini, Fabrizio Alfano, smentisce che le quattro parole si riferissero al rapporto con Berlusconi, tuttavia la frase sembra fatta apposta per riassumere la situazione. La paura del Pdl è che il Parlamento si trasformi in un campo minato, o in una palude, a seconda dei casi, per i provvedimenti del governo. Sulla cittadinanza lo scontro sarà duro, basta leggere le parole che ieri il presidente della Camera ha pronunciato al convegno della Comunità di Sant’ Egidio sul tema della cittadinanza. «Penso all’ appello a tuttii parlamentari italiani in vista del dibattito sulla riforma della cittadinanza, perché sia introdotto nella nostra legislazione lo ius soli per i bambini che nascono in Italia e sono destinati ad essere parte non secondaria del futuro del nostro Paese». Una linea assolutamente coincidente a quella della Comunità di Sant’ Egidio, ma che fa venire l’ orticaria alla Lega, e quindi a Berlusconi. A questo punto il presidente del Consiglio – che starebbe per lasciare l’ interim dello Sviluppo economico consegnando il ministero a Paolo Romani, con Guido Possa vice – considera che «tutto quello che potevo fare l’ ho fatto» e quindi l’ incontro fra capi non è in agenda e chissà per quanto tempo. Ma c’ è chi non si rassegna. «Auspico che si parlino loro due da soli senza ambasciatori. – spera il sottosegretario Menia uscendo dal pranzo con Berlusconi a Palazzo Grazioli – Per me non servono mediatori»

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