Due giorni di duri scontri con il premier, mercoledì a porte chiuse a Palazzo Grazioli e ieri di fronte ad alcuni parlamentari a Montecitorio. Per due volte Nicola Cosentino, sottosegretario all’ Economia sotto inchiesta per concorso esterno in associazione mafiosa, si dimette dal governo e da coordinatore campano del Pdl. Berlusconi la prima volta lo frena, ma ieri non riesce a bloccarlo: «Nicola, ora basta. Non torno indietro, il nostro candidato alla Provincia di Caserta è Domenico Zinzi dell’ Udc come ho concordato con Lorenzo Cesa». E come concordato poco prima a colazione anche con Gianfranco Fini. Cosentino, davanti a testimoni, si infuria: «Bene presidente, a questo punto posso solo dimettermi». Doppie dimissioni, questa volte pubbliche, che il premier respinge in serata dopo una raffica di interventi dei dirigenti campani. Salvato dalla Camera che bocciò la richiesta di arresto della Procura di Napoli, Cosentino contesta apertamente l’ accordo con l’ Udc stretto in un patto Berlusconi-Cesa che assegna la guida della Provincia di Caserta al deputato Domenico Zinzi in cambio del sostegno dello scudocrociato al candidato presidente in Regione Stefano Caldoro. Dopo aver tenuto duro durante la fase più calda della bufera giudiziaria, Cosentino è spiazzato dall’ accordo tra Pdl e Udc che di fatto gli sfila il controllo in Campania a partire dalla sua Caserta: «Mi sono dimesso perché voglio liberare il campo da ogni strumentalizzazione in vista della campagna elettorale». Doppie dimissioni in seguito a una serie di sconfitte interne arrivate per Cosentino dopo il voto della Camera che respinse l’ arresto nell’ indagine sulle ramificazioni del clan dei Casalesi. Prima il ritiro della sua candidatura a presidente di Regione a vantaggio del deputato del Nuovo Psi Caldoro, poi la designazione del rivale Zinzi al posto del senatore Pdl Pasquale Giuliano che era stato designato da Cosentino. Due scontri con il premier, poi le doppie dimissioni.
Commentate con frasi gelide dal ministro Mara Carfagna, capolista a Napoli, durante una manifestazione elettorale nel quartiere collinare del Vomero: «Senza Cosentino il Pdl non crolla in Campania. Lui deve capire che la Regione è un interesse superiore rispetto al suo territorio di appartenenza». L’ ufficio politico del Pdl campano chiede a Cosentino di ritirare tutto. Il candidato in Regione Stefano Caldoro lancia un appello: «Abbiamo bisogno di lui». Italo Bocchino, vice presidente dei deputati Pdl, dichiara che «le dimissioni vanno respinte dai vertici del partito». E in serata interviene Berlusconi: «Pur apprezzando le nobili motivazioni che hanno indotto Cosentino a compiere un gesto voltoa far sì che durante la campagna elettorale non vi possano essere strumentali ragioni di polemica da parte dell’ opposizione, nel rinnovargli la mia stima non posso che invitarloa continuare nel suo lavoro nell’ interesse del partito e del Paese, respingendo le sue dimissioni». Cosentino tace mentre a Caserta la base Pdl punta a una lista civica alternativa a Zinzi per eliminare al primo turno il candidato Udc e puntare al ballottaggio con il centrosinistra. Tutta una “sceneggiata” secondo Dario Franceschini, capogruppo Pd alla Camera: «È ora di smetterla. Basta con queste rappresentazioni teatrali fatte solo a fini mediatici». D’ accordo il segretario Pierluigi Bersani: «Noi avevamo chiesto diversi mesi fa le dimissioni di Cosentino. Allora ce le hanno respinte, ora ci spieghino il perché di queste dimissioni. Il governo venga in aula a spiegare quali novità ci sono». «La scelta di Cosentino – denuncia Luigi De Magistris, eurodeputato napoletano dell’ Italia dei valori – arriva in colpevole ritardo dopo aver offeso il senso di legalità e giustizia dei cittadini della Campania e del Paese». Mentre Lorenzo Cesa pensa solo al patto con Berlusconi: «Dobbiamo occuparci dei problemi della gente, andremo in Campania per far vincere Caldoro». E Cosentino? «Problemi suoi»
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