Governo

Governo Berlusconi IV: ventiduesimo mese


Governo Berlusconi IV: ventiduesimo mese

Silvio Berlusconi e Guido Bertolaso

Un’ora dopo aver appreso la notizia delle indagini che lo riguardano, Bertolaso ha annunciato di aver rimesso tutti i suoi incarichi nelle mani del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Ma il governo, da subito con Gianni Letta, è sembrato intenzionato a respingerle. Fino alla presa di posizione di Silvio Berlusconi fatta trapelare da Palazzo Chigi e poi ribadita dallo stesso premier: “Il Cdm ha respinto le dimissioni di Bertolaso sia da sottosegretario che da capo della Protezione Civile e gli ha tributato la conferma anche con un applauso. L’ho comunicato a Bertolaso. E mi è parso che abbia intenzione di continuare, ma non so con quale voglia. Si è speso notte e giorno per il bene del Paese”. “Rimetto tutti i mandati”. Bertolaso annuncia di aver rimesso i suoi incarichi nelle mani del premier, in una nota afferma “mi sono sempre definito un servitore dello Stato e, come sempre, rimango a disposizione del mio paese”, poi va a Palazzo Chigi. Sulle indagini dice di voler chiedere, al pm che se ne sta occupando, “di procedere al più presto al mio interrogatorio, così da poter fornire tutte le informazioni in mio possesso. E’ stato assicurato pieno supporto al personale della polizia giudiziaria al quale sono stati consegnati tutti i documenti. Ribadisco ancora una volta – insiste – la più totale fiducia nell’operato della magistratura”.

La Camera approva (con 479 sì, 0 no e 8 astenuti) il ddl sul rifinanziamento delle missioni all’estero. Contrari solo i Radicali del Pd.

Due giorni di duri scontri con il premier, mercoledì a porte chiuse a Palazzo Grazioli e ieri di fronte ad alcuni parlamentari a Montecitorio. Per due volte Nicola Cosentino, sottosegretario all’ Economia sotto inchiesta per concorso esterno in associazione mafiosa, si dimette dal governo e da coordinatore campano del Pdl. Berlusconi la prima volta lo frena, ma ieri non riesce a bloccarlo: «Nicola, ora basta. Non torno indietro, il nostro candidato alla Provincia di Caserta è Domenico Zinzi dell’ Udc come ho concordato con Lorenzo Cesa». E come concordato poco prima a colazione anche con Gianfranco Fini. Cosentino, davanti a testimoni, si infuria: «Bene presidente, a questo punto posso solo dimettermi». Doppie dimissioni, questa volte pubbliche, che il premier respinge in serata dopo una raffica di interventi dei dirigenti campani. Salvato dalla Camera che bocciò la richiesta di arresto della Procura di Napoli, Cosentino contesta apertamente l’ accordo con l’ Udc stretto in un patto Berlusconi-Cesa che assegna la guida della Provincia di Caserta al deputato Domenico Zinzi in cambio del sostegno dello scudocrociato al candidato presidente in Regione Stefano Caldoro. Due scontri con il premier, poi le doppie dimissioni.

Solo cinque righe, depositate dal ministro leghista Roberto Calderoli nelle mani del sottosegretario Gianni Letta alla fine del Consiglio dei ministri, cambiano la faccia al ddl anticorruzione. In conferenza stampa scendono Renato Brunetta (Funzione pubblica), Alfano, Ignazio La Russa (Difesa). Brunetta vanta la «sua parte» del piano, con slogan come «appalti trasparenti», «tutto le procedure sul web», «in prefettura l’ elenco delle imprese pulite». La Russa si augura un «ok bipartisan». Alfano vanta l’ esclusione dei governatori dimissionati per decreto dal Colle e fa propaganda («Rubare è una cosa gravissima, chi ruba lo fa per sé e quindi paga, il nostri partiti non hanno bisogno di questi soldi»).

Sono nominati quattro nuovi sottosegretari: Daniela Santanchè, Andrea Augello, Laura Ravetto, Guido Viceconte.

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