Economia

Crisi islandese, le conseguenze penali

Crisi islandese, le conseguenze penali

Il clima economico nel paese ha colpito gran parte di aziende e cittadini islandesi. Con la creazione della nuova Landsbanki 300 persone hanno perso il lavoro in seguito ad una radicale ristrutturazione della banca, che aveva l’obiettivo di minimizzare le operazioni internazionali. Le stesse cifre si verificarono per le nuove Glitnir e Kaupthing. Questi numeri vanno confrontati con le cifre precedenti l’esplosione della crisi: nell’agosto del 2008 in tutta l’Islanda vi erano complessivamente 2 136 disoccupati registrati alle liste di collocamento e 495 offerte di lavoro.

Anche altre aziende sono state colpite dalla crisi. La compagnia low cost Sterling Airlines ad esempio dichiarò bancarotta il 29 ottobre 2008, mentre la compagnia di bandiera Icelandair registrò un crollo verticale dei passeggeri sui voli interni, parzialmente compensato solo dalla tenuta dei voli esteri aiutati dal basso valore della corona islandese. Alcuni quotidiani tagliarono il personale e si fusero per resistere al calo delle vendite.

Venne particolarmente colpito il mercato dei generi di importazione, con il governo che pose pesanti restrizioni su tutto tranne cibo, medicinali e petrolio. I fondi pensionistici islandesi persero valore e l’Islanda entrò in un periodo di recessione economica. A novembre del 2008 il tasso di disoccupazione era più che triplicato, con oltre 7 000 persone in cerca di occupazione (circa il 4% della forza lavoro). Circa il 14% dei lavoratori subirono abbassamenti dello stipendio ed il 7% subì cali delle ore lavorate, numeri comunque inferiori alle previsioni degli esperti.

il 17 luglio del 2009 il parlamento approvò 33 voti a 28 (con 2 astensioni) il piano del governo di chiedere di entrare a far parte dell’Unione europea come membro effettivo. Benché l’Islanda avesse già un trattato di libero commercio con l’Europa, aveva sempre rifiutato la possibilità di diventarne membro per il timore di perdere la propria indipendenza. Il primo ministro eletto in aprile di quell’anno, Jóhanna Sigurðardóttir, promise di portare l’Islanda all’interno dell’Unione europea per stabilizzarne l’economia. L’allora commissario europeo per l’allargamento Olli Rehn si disse favorevole all’ingresso dell’Islanda.

Il 10 dicembre 2008 venne istituita una speciale unità col preciso intento di capire se ci fossero state condotte criminali che abbiano portato all’esplodere della crisi finanziaria e con l’obiettivo di punire gli eventuali responsabili. Nell’aprile 2009 Eva Jolie entrò a far parte del team, colei cioè che nel 1994 aveva guidato la maggior indagine europea per truffa e corruzione contro la Elf Aquitaine.

Le indagini si focalizzarono su alcuni punti:

  • circa la metà di tutti i prestiti concessi dalle banche islandesi erano a favore di holding, la maggior parte delle quali collegate alle stesse banche islandesi;
  • agli impiegati delle banche veniva prestato denaro con cui essi compravano azioni delle banche stesse, usando le azioni appena acquistate come garanzia per ulteriori prestiti. Ai debitori veniva quindi concesso di rinviare il pagamento degli interessi sui prestiti fino alla fine del mutuo, quando doveva essere versato l’intero capitale più gli interessi. Alcuni di quei prestiti vennero cancellati alla fine di settembre 2008, poco prima dell’esplodere della crisi;
  • La Kaupthing vendette ad un investitore qatariota il 5% delle proprie azioni, ma l’operazione venne compiuta utilizzando un prestito che la stessa Kaupthing aveva concesso all’investitore e ad una holding posseduta da un suo impiegato (in pratica la banca stava acquistando le sue stesse azioni).

Le condanne

  • Baldur Guðlaugsson, membro permanente del ministero delle finanze islandese, venne condannato a due anni di carcere per insider trading.
  • Aron Karlsson venne condannato a due anni di carcere per aver truffato la Arion Bank in compravendite immobiliari.
  • Lárus Welding, amministratore delegato della Glitnir, e Guðmundur Hjaltason, direttore del Corporate Banking della Glitnir, vennero condannati a 9 mesi di prigione per truffa.
  • Friðfinnur Ragnar Sigurðsson, impiegato della Glitnir, venne condannato ad un anno di prigione per insider trading.

Fin dall’inizio della crisi molti uomini d’affari islandesi, che prima venivano considerati veri e propri guru della finanza, sono stati messi sotto accusa dall’opinione pubblica per il loro ruolo nella crisi finanziaria. Negli anni seguenti molti di loro hanno spostato la loro residenza all’estero, anche in seguito alle indagini mirate a capire il ruolo che hanno avuto e se i loro comportamenti possano essere penalmente rilevanti.

Una parte della popolazione islandese ha inscenato proteste e manifestazioni contro la Banca centrale, contro l’Althing (il parlamento) e contro il governo, accusandoli di mancanza di responsabilità prima e dopo la crisi. Durante le manifestazioni tenutesi di domenica si sono contate fra le 3 000 e le 6 000 presenze (cioè fra l’1% e il 2% della popolazione dell’isola). Ci furono notevoli tensioni fra l’Islanda ed il Regno Unito dopo che quest’ultimo ha deciso di applicare alcuni articoli della legge anti-terrorismo varata all’indomani degli attentati dell’11 settembre 2001; l’Islanda inviò una protesta formale alla NATO ed oltre 80 000 cittadini islandesi (un quarto dell’intera popolazione) firmarono una petizione online intitolata gli islandesi non sono terroristi. Il picco della tensione venne raggiunto quando il Regno Unito decise di cancellare il suo previsto turno di pattuglia dello spazio aereo islandese in dicembre (l’Islanda non ha un proprio esercito quindi basa la sua difesa militare su di un accordo in base al quale alcuni paesi membri della NATO pattugliano i suoi cieli a turno).

Alla fine di novembre secondo un sondaggio il 64% della popolazione chiedeva elezioni anticipate. A gennaio 2009 le proteste di fronte al parlamento diventarono ancora più forti, portando la polizia ad usare i gas lacrimogeni durante la manifestazione del 22 gennaio (questa è stata la prima volta dopo le proteste del 1949 contro la NATO).

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