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Primo colloquio Berlusconi-Obama “Confermati impegni in Afghanistan”

Primo colloquio Berlusconi-Obama "Confermati impegni in Afghanistan"

Silvio Berlusconi e Barack Obama

Dopo settimane di attesa, i primi contatti diretti tra la Casa Bianca e Palazzo Chigi sono arrivati. Barack Obama ha chiamato Silvio Berlusconi con cui ha avuto una conversazione “cordiale” e “concreta” in cui “si è parlato di tutti gli scenari internazionali e del G8”, come ha riferito lo stesso presidente del Consiglio, che quest’estate ospiterà il vertice annuale degli Otto Grandi. Berlusconi avrebbe assicurato al presidente Usa che, nel caso fosse richiesto, l’Italia potrebbe impegnarsi maggiormente in Afghanistan. Obama – rende noto la Casa Bianca – lo ha ringraziato per il sostegno. “E’ stata una telefonata amicheevole e produttiva”, si legge in una nota diffusa da Washington.

Crisi finanziaria globale, Medio Oriente, Guantanamo, oltre ai rapporti con Russia e Iran sono stati al centro del colloquio “di oltre mezz’ora”, spiega Palazzo Chigi in una nota. Berlusconi e Obama, si legge ancora, hanno concordato di “restare in stretto contatto e di incontrarsi il più presto possibile”. Sembra insomma superato l’impasse del silenzio di questi giorni, anche tenuto conto dell’imminente visita ufficiale del presidente della Camera dei Rappresentanti Nancy Pelosi, che sarà a Roma forse già lunedì, subito dopo il varo definitivo del piano di stimoli per l’economia americana al centro dell’agenda politica di Washington in questi giorni.

L’attesa telefonata dunque c’è stata e la visita di Pelosi viene vista da Roma come un’importante occasione per rimettere sui binari i rapporti bilaterali, piuttosto tiepidi nell’ultimo periodo. Dopo l’insediamento, il 20 gennaio scorso, Obama aveva contattato praticamente tutti i membri del G8 eccezion fatta per l’Italia. Aveva già telefonato a Mosca, Pechino, Berlino e Parigi. Il premier britannico Gordon Brown era stato il primo ad essere contattato da Obama.

Un altro indizio del non facile avvio delle relazioni fra il governo italiano e la nuova amministrazione Usa è l’agenda del Dipartimento di Stato, in cui altri player hanno avuto la precedenza. I ministri degli Esteri di Germania, Francia e Inghilterra sono stati accolti al foggy bottom a meno di 48 ore dall’ingresso ufficiale del nuovo capo della diplomazia americana Hillary Clinton, che ha telefonato a Frattini il 25 gennaio scorso ma non ha ancora fissato la data per un colloquio a Washington.

Né sono state di conforto le parole di addio dell’ambasciatore americano Ronald Spogli, che la settimana scorsa, nell’ultimo incontro con la stampa prima di lasciare Roma, aveva sostenuto, fra l’altro, che “l’Italia non può mantenere lo status di potenza economica se i suoi risultati rimangono così bassi”.

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