Europa

Bielorussia, elezioni parlamentari

Quando un presidente in carica ottiene tutti i seggi del Parlamento, possiamo dedurne che qualcosa non va: nemmeno Robert Mugabe in Zimbabwe è riuscito a fare il pieno come Aleksandr Lukashenko il mese scorso in Bielorussia. Le ultime elezioni legislative hanno rafforzato in Occidente l’immagine della Bielorussia come una sorta di repubblica delle banane. Mentre i suoi vicini a Est hanno abbracciato la prosperità e la libertà politica dell’Unione europea, la Bielorussia è rimasta impantanata ai tempi dell’era sovietica. Condoleezza Rice ha definito Lukashenko l’ultimo dittatore d’Europa, e a ragione. Sotto la sua guida autoritaria, la libertà politica è inesistente, i dissidenti sono perseguitati e i diritti umani quotidianamente violati. Ciò ha raffreddato i rapporti dell’Unione europea con la Bielorussia. La ratifica di un accordo di partenariato e cooperazione con Minsk – normalmente una formalità per i Paesi alle frontiere esterne dell’Ue – è in stallo da oltre un decennio. Inoltre la Bielorussia è ancora esclusa dal Consiglio d’Europa, l’organizzazione per la difesa dei diritti umani che a Strasburgo rappresenta l’anticamera dell’Ue. Tuttavia, gli esperti a Bruxelles ritengono che debbano rimanere aperti i canali di comunicazione con Minsk, se non altro considerando che l’Ue mantiene un dialogo con Paesi dai regimi altrettanto autoritari come Cuba. La recente decisione di Lukashenko di liberare alcuni prigionieri politici rappresenta per l’Ue una sfida e un’opportunità, quella di staccare la Bielorussia da Mosca e portarla verso l’Occidente.

La presenza della Russia in questa equazione, tuttavia, sottolinea le difficoltà che deve affrontare l’Ue, in particolare considerando le tensioni tra Mosca e la Georgia. Lukashenko potrebbe essere sincero nelle sue aperture all’Ue, e se questo è vero, Bruxelles deve rispondere con un cauto sostegno. Ma potrebbe anche essere che il dittatore bielorusso giochi una partita a scacchi, cercando di spaventare il Cremlino per ottenere più attenzione e aiuti economici. Se il riposizionamento di Lukashenko è sincero, l’Ue deve offrire incentivi. La decisione di togliere parzialmente il divieto di viaggiare al ministro degli Esteri Sergey Martinov per permettergli d’incontrare i colleghi dell’Ue a Lussemburgo può incoraggiare Minsk. Inoltre, l’Ue può offrire importanti opportunità economiche alla Bielorussia, la cui economia stagnante ha ridotto il Paese in povertà. La questione dei rapporti dell’Unione europea con la Bielorussia ha offerto ai nuovi membri Ue, quelli che una volta erano sotto il dominio sovietico – in particolare Polonia e Lituania – la possibilità di ispirare e guidare i negoziati politici. Questo può essere considerato quasi uno scherno a Mosca, un’opportunità di fare uno sgambetto alla Russia rimanendo dalla parte sicura della frontiera, ma è anche la conseguenza di privazioni quotidiane di famiglie che vivono divise in diversi Stati dell’Est europeo, vittime d’una situazione di gelo diplomatico.

Per molti di noi deputati al Parlamento europeo l’isolamento dei cittadini bielorussi è un motivo in più che ci rende determinati ad aiutarli: la gente di Minsk è l’anello mancante della riunificazione della famiglia europea. Naturalmente un discorso politico ad alto livello è fondamentale per produrre cambiamenti, ma la nostra attenzione deve rimanere sulla gente e sulla società civile della Bielorussia, che è nostra tradizione sostenere, come mostra il premio Sakharov del Parlamento europeo per la libertà di espressione, attribuito al leader dell’opposizione Aleksander Milinkevich nel 2006 e due anni prima all’Associazione di giornalisti bielorussi. Cercando di accompagnare la Bielorussia verso l’Ovest, l’Ue deve essere attenta a non provocare la già permalosa Russia. La storia ci ha dimostrato l’importanza della solidarietà europea e la sua forza di trasformazione. Anche nei giorni più scuri del comunismo totalitario le popolazioni che vivevano da una parte e dall’altra della Cortina di ferro continuavano a credere in un futuro europeo. Oggi la lezione è ancora valida: i cittadini bielorussi aspirano ad avere un posto nella nuova Europa. Hanno bisogno di sapere che siamo preoccupati per loro e che non li abbiamo dimenticati.

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