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Berlusconi da Ratzinger

Berlusconi da Ratzinger

Berlusconi da Ratzinger

«Sono molto contento, nell’ incontro mi sono anche emozionato». Dieci minuti a tu per tu, Papa Ratzinger e Berlusconi, nella sacrestia del Santuario dedicato alla Madonna di Bonaria. Sono le tredici, la solenne celebrazione del Papa è appena terminata e il presidente del consiglio incontra Benedetto XVI per la seconda volta dopo la visita ufficiale in Vaticano il 6 giugno. Anche questa volta lo accompagna il sottosegretario Gianni Letta. Risuonano ancora le parole che il Pontefice ha detto poco prima nella celebrazione. Quel richiamo secco e incisivo alla necessità di un ricambio generazionale nella politica ha colpito il premier e infatti Gianni Letta prima dell’ incontro a quattr’ occhi non ha mancato di far notare al Papa che quel richiamo era stato preso in considerazione con grande attenzione dal premier: «Santità – ha detto il sottosegretario rivolto al Papa – non ci è sfuggito il richiamo ai politici». Forse è eccessivo affermare che per le parole del Papa è scattato l’ allarme a Palazzo Chigi, ma la preoccupazione di non entrare in rotta di collisione con la gerarchia della Chiesa è sempre molto presente. Non a caso la presenza di Berlusconi a Cagliari è stata accompagnata da un’ intervista all’ Unione sarda in cui il premier riafferma un principio su cui la Chiesa insiste continuamente e con grande vigore: il diritto di esprimere pareri politici. «Quelli che volevano la Chiesa del silenzio e che ancora gradirebbero che i sacerdoti e i vescovi fossero confinati dentro le chiese, si sono sempre ispirati a principi opposti ai nostri, alle teorie marxiste-leniniste, in parole semplici al comunismo». E ancora: «Nessun esponente del nostro schieramento politico si è mai sognato di mettere in discussione la libertà di espressione sui fatti politici da parte dei rappresentanti della Chiesa». Al contrario «siamo profondamente grati al Pontefice e ai vescovi per i suggerimenti e le parole di incoraggiamento che ci hanno riservato in questa prima fase del nostro mandato di governo». Parole che di sicuro non suonano sgradite in Vaticano. E allora perché quel richiamo del Papa? Forse per un eccesso di liberismo e di scarsa solidarietà sociale nell’ azione di governo? Nell’ incontro di Cagliari comunque non si è avvertita nessuna freddezza. Anzi una certa solidità nei rapporti, come testimonia il fatto che il sottosegretario Gianni Letta ha viaggiato da Roma a Cagliari assieme al Pontefice sull’ aereo di Stato. «Anch’ io mi affido alla Madonna di Bonaria, perchè mi sento più che sardo», sono state le prime parole di Berlusconi quando alle nove e trenta di ieri mattina ha accolto all’ aeroporto il Papa baciandogli la mano. Poi il corteo delle macchine di Palazzo Chigi ha raggiunto il Santuario già gremito di fedeli. Sceso dall’ auto Berlusconi è stato accolto dagli applausi. E salendo sul palco delle autorità non ha resistito alla tentazione della battuta: «Mi applaudono perché pensano che io sia il Papa». Seduto in prima fila tra Letta e il governatore della Sardegna Soru, Berlusconi ha lottato contro il caldo soffocante e la stanchezza, ha ascoltato con devozione la lunga Messa, pregando a tratti e prendendo appunti sulle parole del Papa. E – prima della cerimonia – ha conversato amabilmente e scherzosamente a lungo con il suo acerrimo avversario Soru contro cui in campagna elettorale aveva scagliato invettive politiche durissime. In un comizio che si era svolto praticamente nello stesso luogo della celebrazione di ieri. E quando dall’ altare è partita l’ esortazione a scambiarsi «un gesto di pace», il primo a cui Berlusconi ha stretto la mano è stato proprio il governatore, attuale editore dell’ Unità.

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