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Governo Berlusconi IV: quinto mese

Governo Berlusconi IV: quinto mese

Roberto Calderoli e Mariastella Gelmini

«Sono molto contento, nell’ incontro mi sono anche emozionato». Dieci minuti a tu per tu, Papa Ratzinger e Berlusconi, nella sacrestia del Santuario dedicato alla Madonna di Bonaria. Sono le tredici, la solenne celebrazione del Papa è appena terminata e il presidente del consiglio incontra Benedetto XVI per la seconda volta dopo la visita ufficiale in Vaticano il 6 giugno. Anche questa volta lo accompagna il sottosegretario Gianni Letta. Risuonano ancora le parole che il Pontefice ha detto poco prima nella celebrazione. Quel richiamo secco e incisivo alla necessità di un ricambio generazionale nella politica ha colpito il premier e infatti Gianni Letta prima dell’ incontro a quattr’ occhi non ha mancato di far notare al Papa che quel richiamo era stato preso in considerazione con grande attenzione dal premier: «Santità – ha detto il sottosegretario rivolto al Papa – non ci è sfuggito il richiamo ai politici».

«Dichiarazioni non degne del popolo italiano e della sua ricca cultura». L’ Iran inoltra una dura protesta ufficiale contro il nostro governo e Silvio Berlusconi, “reo” di aver paragonato il presidente Mahmoud Ahmadinejad ad Adolf Hitler. E convoca il rappresentate di Roma a Teheran, per deplorare le osservazioni del premier sul numero uno del regime. È botta e risposta tra Iran e Italia. Che replica, invitando Teheran ad «assumere un atteggiamento più responsabile in campo internazionale, nel rispetto della dignità e del diritto all’ esistenza di ogni nazione». È forse l’ inizio di una crisi diplomatica tra due paesi che hanno da sempre rapporti bilaterali molto forti, soprattutto in campo economico.

Dal vertice notturno sul federalismo, spunta anche la legge elettorale per le Europee del prossimo anno. E in questo caso c’ è una certezza: ha vinto Silvio Berlusconi e con lui Forza Italia. La maggioranza è pronta a muoversi sull’ ipotesi che cancella ogni tipo di mediazione. Ossia: sbarramento al 5 per cento e abolizione delle preferenze. Una dichiarazione di guerra, da parte del Cavaliere, soprattutto per l’ Udc di Pierferdinando Casini, che invece tifa per la scelta dei candidati nelle urne e viene messo in difficoltà da un tetto che supera persino quello delle politiche (4 per cento). Non sarà il governo a presentare un disegno di legge. Si procede con i provvedimenti già depositati in Parlamento. Ma l’ orientamento del Pdl è chiaro: Berlusconi ha dato il via libera al federalismo e in cambio Roberto Calderoli ha accantonato il compromesso con il quale cercava un accordo bipartisan sul sistema di voto alle Europee. Il ministro per la Semplificazione aveva proposto un tetto del 4 per cento e la preferenza unica. Disponibili a confrontarsi su questa piattaforma si erano detti il Pd e l’ Udc (con meno calore). Ma adesso i termini della trattativa sono radicalmente mutati. Anzi, la trattativa non esiste più.

La Camera approva (con 416 sì, 30 no e 2 astenuti) il Rendiconto generale del Bilancio dello Stato. Viene inoltre approvata (con 268 sì, 247 no e 4 astenuti) la Legge di assestamento del Bilancio.

La Camera ha votato la fiducia sul pacchetto Gelmini sulla scuola. Il maxiemendamento al decreto legge è stato approvato con 321 favorevoli, 255 contrari e due astenuti. Il testo passerà al vaglio del Senato, dove dovrà essere convertito in legge entro il 31 ottobre. Torna il maestro unico. Orario di lavoro più lungo. Per quanto riguarda le bocciature il testo stabilisce che “nella scuola primaria i docenti con decisione assunta all’unanimità, possono non ammettere l’alunno alla classe successiva solo in casi eccezionali e comprovati da specifica motivazione”. Alle medie sarà necessaria “una decisione assunta a maggioranza dal consiglio di classe” e si dovrà tenere conto anche di “disturbi specifici di apprendimento e della disabilità”. L’opposizione all’attacco. Studenti in piazza venerdì. La Sapienza mobilitata. Sindacati sul piede di guerra.

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