Oskar il rosso è tornato e ora ride lui. Nel 1999 sbattè la porta e se ne andò dal governo riformista del cancelliere Gerhard Schroeder. Oggi Oskar Lafontaine nega qualunque sete di vendetta («E’ uno scontro del passato», si limita a dire) ma si sta riprendendo con gli interessi tutto ciò che aveva ceduto: «Die Linke», la «Cosa rossa» tedesca di cui è il leader dopo l’addio al partito socialdemocratico, nei sondaggi è la terza forza in Germania e risucchia elettori che fin qui erano terreno di caccia della Spd e non solo. Il caso Lafontaine era il simbolo di come si fa fuori la sinistra radicale al governo. Oggi, è il modello di molti anche in Italia.
Nei sondaggi siete all’11% del consensi. Dov’è il segreto del successo? «I partiti di governo fanno una politica che la gran parte della gente rigetta. In questa situazione è nata la nuova Linke e propone un ritorno alla giustizia sociale. E’ interessante vedere che in questo modo stiamo già cambiando la politica tedesca: Cdu e Verdi dicono già che l’indennità di disoccupazione deve durare di più e anche la Spd vuole tornare su decisioni sbagliate riguardo al welfare».
Per governare però dovrete riavvicinarvi al partito socialdemocratico. Fattibile?«Finché loro aumentano l’Iva e riducono le tasse sulle imprese, come hanno fatto in questo governo, certo che no. Quella è stata una redistribuzione dal basso verso l’alto, dai molti verso i pochi. Poi quelli della Spd dicono che per loro «Die Linke» non è un partner di governo: è come se io dicessi che non mi piace Claudia Schiffer. Non mi piace? Lei non me l’ha mai chiesto».
«La Sinistra», che aggrega la sinistra radicale a Roma, da voi ha preso anche il nome. Siete sulle stesse posizioni? «Noi vogliamo una sinistra europea, lavoriamo già con il partito di Fausto Bertinotti. La base è un programma comune, l’obiettivo è arrivare alle europee nel 2009 con una piattaforma comune per la campagna elettorale».
Ma in Italia la sinistra radicale va in piazza contro il governo di Romano Prodi, al quale partecipa. Persino la Cgil si spacca.«Per noi la questione non si pone. Partecipiamo a un governo se possiamo decidere misure su cui siamo in grado di rispondere: non in caso contrario. Del resto il welfare è in una situazione tale che il sistema pensionistico come quello italiano per i tedeschi è un sogno». Insomnia la sinistra italiana deve tacere o fare come lei ha fatto con Schroeder, andarsene e basta «Non si può rispondere in generale. Noi oggi cambiamo la politica tedesca senza governare. Ci sono poi situazioni in cui l’offerta degli alleati è così buona, con due o tre punti su cui si vuole intervenire, che si può stare anche al governo. Dipende dalle possibilità concrete».
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