Europa

Ungheria, centrosinistra in testa bocciata la destra euroscettica

Ungheria, centrosinistra in testa bocciata la destra euroscettica

Ungheria, centrosinistra in testa bocciata la destra euroscettica

Per la prima volta dopo il crollo dell’ impero sovietico, una repubblica indipendente dell’ Europa centro-orientale si appresta a confermare un governo in carica. In base agli exit-poll e ai primi risultati, il centro-sinistra filo-europeo avrebbe vinto le quinte elezioni legislative in Ungheria dopo la conquista della democrazia nel 1990, le prime dopo l’ adesione alla Ue nel 2004. Battuto, di misura, il centro-destra euroscettico. Nessuna delle coalizioni avrebbe superato il 50 per cento dei voti: fra due settimane l’ incertissimo secondo turno. Il dato politico, se i sondaggi saranno confermati, è ambiguo. Conferma la spaccatura sociale e il testa a testa tra i due giovani leader del Paese. Il premier socialista Ferenc Gyurcsany, 44 anni, prevarrebbe di una manciata di voti sull’ ex primo ministro conservatore Viktor Orban, 42 anni. I socialisti (Mszp) di Gyurcsany avrebbero conquistato tra il 42 e il 43,5 per cento. La Fidesz di Orban, che ha denunciato brogli, tra il 41 e il 43 per cento. I liberali, alleati nel governo di sinistra, avrebbero però superato la soglia del 5 per cento, garantendo così la conferma della maggioranza uscente. Il Forum democratico ungherese, formazione nazionalista vicina alla destra, sfiorerebbe lo sbarramento. Esclusi gli altri 44 partiti in lizza. Le proiezioni danno la coalizione di centro-sinistra in testa con il 45-49 per cento dei 386 deputati del parlamento. Il centro-destra non si muoverebbe dal 41-43 per cento di Fidesz. Un anno fa, con il governo in caduta libera, nessuno avrebbe scommesso sulla vittoria di socialisti e liberali. L’ ascesa di Gyurcsany al posto del grigio premier Peter Medgyessy, ha rovesciato la situazione. Miliardario, ex comunista, tra gli imprenditori più ricchi d’ Europa grazie alle privatizzazioni degli Anni Novanta, il neo premier è riuscito a dare una scossa all’ economia nazionale. Con una politica liberista ispirata a quella del premier britannico Tony Blair, ha riportato il Pil a un più 4,2 per cento, l’ inflazione ai livelli minimi degli ultimi 12 anni e ha abbassato l’ Iva del 5 per cento. L’ ex liberale Orban, costretto a ripiegare su posizioni populiste e nazionaliste, si è avvicinato alla destra più estrema: promettendo il taglio delle tasse, mezzo milione di posti di lavoro, aumento di stipendi e pensioni, un massiccio intervento dello Stato nell’ economia. Di qui il paradosso ungherese: una sinistra liberista, aperta agli investitori stranieri, favorevole all’ integrazione europea e all’ adozione dell’ euro entro il 2010, vicina agli Usa; una destra statalista, anticapitalista e protezionista, euroscettica e anti-americana, decisa a rinazionalizzare i beni pubblici. Gli ungheresi hanno così individuato in Gyurcsany, che incarna il sogno occidentale di successo di tutti gli ex comunisti dell’ Est, il nuovo leader capace di riformare il Paese avvicinandolo agli standard di vita e ai valori europei. Orban, che nel 1998 aveva trionfato grazie alla stessa immagine, è stato invece percepito come il conservatore populista che, inneggiando a famiglia e Chiesa, cerca di isolare la nazione in un modello del passato. Alla vigilia del voto Gyurcsany, nonostante il deficit pubblico più alto della Ue, aveva ricevuto il pubblico sostegno trasversale di Blair, due volte in visita a Budapest, e della cancelliera tedesca Merkel. A Orban erano giunti gli auguri del presidente russo Putin e del premier italiano. Berlusconi aveva incitato il leader conservatore a «smantellare il comunismo seminatore di miseria e di morte», per «festeggiare insieme il vostro e nostro successo».

2 risposte »

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.