Giustizia

Omicidio Fortugno, arrestati i killer

Calabria, ucciso nel seggio il vicepresidente del consiglio regionale

Francesco Fortugno

Cinque mesi di indagini e ieri notte la retata: una vasta operazione, messa in atto dalla squadra mobile di Reggio Calabria,  che ha portato all’arresto dei presunti esecutori dell’omicidio di Francesco Fortugno, vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria assassinato  il 16 ottobre scorso in un  seggio delle primarie dell’Unione con cinque revolverate.

L’esecutore materiale dell’omicidio sarebbe Salvatore Ritorto, 27 anni, pregiudicato. Tra gli arrestati, anche,  Domenico Audino, 27 anni, Carmelo Dessì, 28 anni, Carmelo Crisalli, 26 anni, e Nicola Pitari di 27 anni,  «tutti  di Locri e tutti del clan dei Cordì», aggiungono gli inquirenti.

Quattro dei nove responsabili del delitto erano invece agli arresti domiciliari o in carcere. I loro nomi, noti nella zona, ma non al grande pubblico:  Vincenzo Cordì di 49 anni, presunto capo dell’omonima cosca della ‘ndrangheta; Domenico Novella (30), Antonio Dessì (24) e Gaetano Mazzara(42).   I reati contestati ai nove arrestati sono a vario titolo associazione di tipo mafioso, omicidio e rapina a mano armata.

L’omicidio Fortugno – fanno sapere gli ambienti della procura di Reggio – è maturato nella guerra di mafia tra i Cordì ed i Cataldo per la supremazia nel ‘locale’ di Locri. La svolta è avvenuta grazie a un collaboratore di giustizia, Bruno Piccolo, di 27 anni, un esponente della cosca Cordì che era stato  arrestato lo scorso 15 novembre e che ha contribuito a far arrestare gli uomini della banda. Caso chiuso? Nient’affatto, almeno secondo la vedova Maria Grazia Fortugno: «Io cerco i mandanti perché ancora oggi mi chiedo perché, ho il diritto di sapere perchè, lo hanno i miei figli, che devono sapere che il loro padre è morto perché credeva in una Calabria migliore». La pista politica, secondo  il prefetto Nicola Cavaliere, capo del Direzione Centale Antimafia, non è l’unica:  le indagini sono ancora in corso e potrebbero esserci a breve ulteriori sviluppi. L’unica cosa che gli inquirenti si sentono di escludere è che Fortugno fosse  un affiliato, o un protettore, di un clan rivale.

Tutto è  partito nel novembre scorso quando  quattro esponenti dei Cordì  vennero arrestati per associazione mafiosa e detenzione di armi. I quattro, secondo l accusa,  avevano la disponibilità di un grande quantitativo di armi. Il punto di connessione con l’indagine sull’omicidio di Francesco Fortugno  è avvenuta grazie all’intercettazione dei loro dialoghi in una casa di Locri in cui erano soliti incontrarsi: c’è anche una pistola calibro 9 dello stesso tipo di quella utilizzata dal killer di Fortugno.

«L’ omicidio di Francesco Fortugno ha sicuramente un movente mafioso, ma la vittima non era collegata ad alcuna cosca della ‘ndrangheta». Lo ha detto all’Ansa il sostituto procuratore distrettuale di Reggio Calabria, Giuseppe Creazzo, titolare dell’ inchiesta che la scorsa notte ha portato all’arresto di nove persone accusate di responsabilita’ nell’assassinio del vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria.

«Non abbiamo alcun dubbio – ha aggiunto Creazzo – che ad ordinare l’omicidio di Fortugno sia stata la cosca Cordi’, ma non c’è alcun elemento che possa fare ipotizzare un collegamento della vittima con la stessa cosca Cordì o con quella avversaria dei Cataldo. Sul movente dell’assassinio di Fortugno le indagini sono ancora in corso e speriamo possano produrre risultati da qui a breve».

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