Non c’è ancora nulla di ufficiale e definitivo. La commissione elettorale centrale ha a disposizione due giorni per decidere se accogliere le richieste e altri dieci per esaminarle. I candidati hanno la possibilità di fare ricorso al tribunale, e il tutto potrebbe richiedere ancora un mese di tempo. E a tre giorni dalla chiusura dei seggi la conta non è ancora conclusa in 23 collegi su 100. Ma il Partito democratico dell’ex presidente Sali Berisha si è intanto aggiudicato 53 seggi, su un totale di 100 assegnati con elezione diretta, nella consultazione parlamentare svoltasi domenica in Albania. A quanto ha comunicato ieri la commissione elettorale centrale, al Partito socialista del premier uscente Fatos Nano ne sono stati attribuiti 35. Restano ancora da assegnare 40 seggi, decisivi, col sistema proporzionale. Secondo una prima stima il Partito Democratico di Sali Berisha alla fine dovrebbe aggiudicarsi 72-73 seggi, quanto basta per formare il nuovo governo, ma il tipo di maggioranza resta assai incerto, ed è sicuro che questi voti non bastano per eleggere il prossimo anno il nuovo Presidente della Repubblica. Anche perché anche nelle fila dei vincitori emergono già i primi malumori, con i Democratici Riformatori di Gen Pollo che non hanno gradito molto l’indicazione di Berisha di votare al proporzionale per il Partito Repubblicano, altro alleato della coalizione di destra.

Così il leader dell’opposizione albanese Sali Berisha si sente già al governo e ieri sera a Tirana si è rivolto agli albanesi da premier in pectore, annunciando che la sua «sarà una transizione morbida e civile», dichiarando di aspettarsi da Fatos Nano «una telefonata che riconosca la sconfitta e si congratuli con i vincitori». Ma il telefono di Berisha – cacciato nel 1997 dalla rivolta popolare – per ora non squilla, e la sua attesa sembra scontrarsi con il vero e proprio mare di ricorsi già presentati dai candidati sconfitti del Partito socialista. Ben cinque, soltanto ieri – e non sembrano gli ultimi – per chiedere l’annullamento e la ripetizione del voto nei rispettivi collegi per «brogli». In tutta l’Albania. A Tirana, dove il ministro degli interni Igli Toska, è stato sconfitto per una manciata di voti nel quartiere operaio del Kombinat, storica roccaforte del partito del premier Fatos Nano, che anche in queste elezioni ha dato alla sinistra complessivamente il 67% dei voti, divisi tra il candidato socialista e la moglie dell’ex premier Ilir Meta che presentandosi con il suo «Movimento» (Lsi) alle elezioni ha di fatto compromesso la vittoria di Nano. Ma anche nel sud, tradizionale serbatoio di voti socialisti, dove si registrano clamorose sconfitte, frutto della divisione del voto a sinistra. Il ministro degli esteri, Kastriot Islami, non è stato eletto a Fier per soli 100 voti. In buona sostanza la maggioranza dei ministri del governo di Fatos Nano – compreso quello dell’economia Anastas Angjeli – non è stata rieletta dagli albanesi. Sembra una vera e propria strategia quella dei ricorsi, che potrebbe, come temuto, aprire una voragine istituzionale e un nuovo caos politico al quale l’Albania non è nuova, ma che sarebbe devastante per gli interessi occidentali nell’area, nell’anno poi della verifica degli accordi di pace dopo la guerra «umanitaria della Nato del 1999, con il Kosovo, rimasto «pulito etnicamente» e solo albanese, che rivendica a tutti i costi l’indipendenza da Belgrado.
Ieri il presidente della repubblica albanese, Alfred Moisiu, ha incontrato il capo della polizia, Bajram Ibraj, e si è complimentato per il lavoro svolto dalle forze dell’ordine nell’assicurare «uno svolgimento ordinato delle operazioni di voto». La comunità internazionale, che con l’Osce e l’Ue ha giudicato «parzialmente corrette» le elezioni, aveva espresso forti timori che si ripetessero come, nel 1992 e nel 1997, disordini e allontanamenti di massa dei funzionari degli organi dello stato con la conseguente paralisi per mesi delle attività degli apparati di polizia e di contrasto del crimine (assai) organizzato. Il timore della pressione di proteste violente, resta. Per ora, fortunatamente, solo annunciate. Anche se ci sono stati tre morti, uno a Tirana durante il voto, e due lunedì sera nella città di Lushnja (nel sud) mentre erano in corso i festeggiamenti da parte di migliaia di sostenitori del Partito democratico.
Categorie:Europa










































