Europa

Stretta russa su internet. Vietate vpn

Dal 1° settembre 2025, in Russia anche una semplice ricerca su Google potrà costare una denuncia. La Duma – la Camera bassa del Parlamento – ha infatti approvato in via definitiva una nuova legge che criminalizza la ricerca online di contenuti considerati “estremisti”. Non si parla solo di propaganda nazista o jihadista: nell’elenco ufficiale rientrano ormai anche canzoni ucraine, saggi LGBT, materiali femministi e testi anti-guerra. Il provvedimento è stato approvato con 306 voti favorevoli, sebbene abbia segnato un fatto rarissimo nella storia recente del Parlamento russo: 67 deputati hanno votato contro e 22 si sono astenuti, numeri che indicano dissenso persino all’interno del blocco putiniano.

La lista nera è lunga e arbitraria. Il registro del Ministero della Giustizia conta oggi oltre 5.400 voci. Tra i contenuti che rientrano nella lista nera – e che dunque non si potranno nemmeno cercare online – figurano anche i diari di Benito Mussolini e altri testi sul fascismo, come La dottrina del fascismo. Questi titoli sono stati ufficialmente classificati come “materiali estremisti” e inseriti nel registro federale già nel 2011, accanto a saggi femministi, opere queer, canzoni ucraine e opuscoli religiosi non ortodossi. Con la nuova legge, anche una semplice ricerca su questi materiali – senza pubblicazione né condivisione – potrà essere punita con multe o segnalazioni. Ecco alcune categorie di contenuti vietati:

  • Canzoni pacifiste o patriottiche ucraine
  • Album delle Pussy Riot
  • Opuscoli religiosi su “paganesimo e magia”
  • Documenti storici sul nazionalsocialismo russo
  • Diari di Benito Mussolini
  • Manifesti anti-occupazione del Caucaso
  • Testi e saggi sulla cultura omosessuale o tematiche lgbt
  • Lo statuto del Partito Comunista Rivoluzionario

Non sarà più solo illegale diffondere questi contenuti. Sarà punito anche cercarli, anche da casa, anche usando una VPN. Le sanzioni previste vanno da 3.000 a 5.000 rubli (circa 30-65 euro), e le forze dell’ordine – inclusi gli agenti dell’FSB – avranno ampio potere discrezionale.

Scrive testualmente Meduza.io (quotidiano indipendente in lingua russa pubblicato a Riga, Lettonia):

La Duma russa ha approvato una legge che punisce la semplice ricerca online di contenuti considerati “estremisti”, anche tramite VPN. I trasgressori rischiano multe da 3.000 a 5.000 rubli (38–64 dollari). Previsti anche pesanti sanzioni per la promozione di VPN: fino a 500.000 rubli per le aziende. La norma, approvata da 306 deputati, è stata introdotta come emendamento a un disegno di legge inizialmente legato al settore dei trasporti.

Sempre Meduza.io spiega che “La disposizione che penalizza la ricerca di contenuti ‘estremisti’ è stata introdotta il 14 luglio come emendamento… Ciò include il materiale elencato nel registro federale“. E il registro federale delle parole “estremiste” rese oggetto della nuova persecuzione online – come confermato anche sul sito del Ministero della Giustizia russo – contiene tra le altre cose anche i testi di Mussolini.

La legge ha spaccato anche chi solitamente sposa le posizioni del Cremlino. Ekaterina Mizulina, nota per le sue posizioni anti-LGBT e compagna del cantante ultra-patriottico Shaman, ha dichiarato:

“Così si aprirà la strada a ricatti e abusi. Basterà una ricerca online per incastrare qualcuno”.

Anche Margarita Simonyan, direttrice di Russia Today e volto della propaganda russa, ha espresso dubbi:

“Come faremo a identificare i contenuti pericolosi, se nemmeno possiamo cercarli?”

Persino Vladimir Putin ha chiesto chiarimenti durante un incontro con il ministro dello Sviluppo digitale Maksut Shadaev. Quest’ultimo ha assicurato che “i cittadini comuni non saranno toccati”, perché la legge colpirebbe solo “chi è davvero interessato a quelle ideologie”. Una spiegazione, però, definita da molti osservatori vaga e pericolosa. Che lascia nelle mani di forze di polizia e tribunali un ampio margine di arbitrarietà.

La nuova misura si inserisce in un processo ormai sistematico di repressione digitale in Russia, che dal 2022 in poi ha colpito ogni forma di dissenso: attivisti, giornalisti, artisti, influencer lgbt. La legge arriva dopo il recente divieto totale della “propaganda LGBT”, esteso a ogni contenuto, espressione o informazione ritenuta in contrasto con i “valori tradizionali russi”.

In Russia si è ormai instaurato un regime di censura assoluta contro ogni espressione legata alla comunità LGBTQIA+. Tutto è proibitofilmlibriserie tv, videogiochi, locali notturni e manifestazioni come i Pride: negli ultimi 18 mesi sono state più di 100 le persone arrestate per motivi legati alla comunutà LGBTIAQ+. Le associazioni queer sono trattate alla stregua di organizzazioni terroristiche. Negli ultimi anni la repressione ha assunto proporzioni drammatiche: gestori di locali, studenti e semplici frequentatori di discoteche sono finiti in carcere. A gennaio di quest’anno un uomo è stato multato solo per aver ironizzato dicendo di aver “fondato” il movimento per i diritti LGBTQIA+; il mese prima, un altro uomo, accusato di organizzare viaggi per persone queer, è stato trovato morto in prigione.

Il presidente Vladimir Putin ha avviato la creazione di un registro statale per identificare e sorvegliare le persone LGBTQIA+, considerate membri del cosiddetto “movimento LGBT internazionale”, che il governo ha classificato come “estremista” nel 2023. Anche la Elton John Aids Foundation è stata messa al bando con l’accusa di promuovere “relazioni sessuali non tradizionali”. Intimidazioni, violenze fisiche, torture e schedature segrete sono diventate parte del quotidiano in un Paese dove essere LGBTQIA+ significa vivere nel mirino costante dello Stato.

Se finora era rischioso parlare, dal 1° settembre 2025 sarà vietato anche solo pensare di cercare. È una nuova soglia della cancellazione della comunità LGBTIAQ+ in Russia.

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