Dopo l’esortazione da parte del Commissario Consiglio d’Europa alla Slovacchia affinché non blocchi il riconoscimento delle persone trans, la Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza (ECRI) ha ieri invitato le autorità della Lettonia ad adottare misure più incisive contro gli episodi di razzismo e omobitransfobia nelle scuole, rafforzando al contempo gli sforzi per monitorare i discorsi d’odio e i crimini d’odio.
L’ECRI ha rivelato una serie di positivi sviluppi rispetto alla precedente relazione sulla Lettonia del 2019, in particolare nel campo della più inclusiva istruzione e della prevenzione al bullismo nelle scuole, dell’uguaglianza LGBTI, degli sforzi per migliorare l’efficacia delle indagini di polizia sui casi di crimini d’odio, dell’accesso alle informazioni e ai servizi di supporto all’integrazione per cittadini di paesi terzi e rifugiati. Tuttavia, nonostante questi progressi alcune questioni continuano a destare preoccupazione. L’ECRI ha pertanto formulato questa serie di raccomandazioni:
In via prioritaria, che le autorità istituiscano un sistema di monitoraggio a livello nazionale per gli episodi di razzismo e anti-LGBTI nelle scuole, attraverso anche un’adeguata raccolta di dati, nonché l’istituzione di un gruppo di lavoro interistituzionale incaricato di monitorare i discorsi d’odio e i crimini d’odio.
Dovrebbe inoltre essere istituito un gruppo di lavoro permanente sull’uguaglianza LGBTI, composto da rappresentanti dei servizi e delle istituzioni governative competenti e da attori della società civile, e dovrebbe essere adottata una dettagliata strategia e/o un piano d’azione sull’uguaglianza LGBTI.
L’inclusione delle persone Rom nell’istruzione e nel lavoro rimane tra le principali aree di preoccupazione, così come il numero di mediatori Rom nelle scuole e di assistenti all’insegnamento è ad oggi considerato insufficiente. L’ECRI ha invitato le autorità lettoni a monitorare attentamente l’attuazione del Piano per le Misure di Attuazione del Quadro Strategico per i Rom per il periodo 2024-2027, in collaborazione con le autorità locali, il Difensore Civico, i rappresentanti della comunità Rom e le organizzazioni della società civile competenti, in particolare nei settori dell’istruzione, dell’occupazione, dell’alloggio e della salute.
Infine, i test linguistici richiesti per regolarizzare il soggiorno dei cittadini della Federazione Russa residenti in Lettonia dovrebbero essere organizzati in modo da tenere conto delle circostanze individuali, fornendo il supporto necessario.
La Lettonia, va ricordato, è membro dell’Unione Europea dal 1° maggio 2004. Dal 1º gennaio 2024 è possibile accedere alle unioni civili, mentre il matrimonio egualitario non è riconosciuto. Nel 2006 la costituzione è stata appositamente modificata, in tal senso, specificando come “lo Stato protegge e supporta il matrimonio, intenso come unione tra uomo e donna, la famiglia, i diritti dei genitori e i diritti del minore“. La dicitura “uomo e donna” prima non era contemplata. La legge lettone consente invece a qualsiasi persona con più di 25 anni di adottare (indipendentemente dall’orientamento sessuale). Single compresi. Nel 2023 Edgars Rinkevics, gay dichiarato, è stato eletto nuovo Capo di Stato lettone. L’ex ministro degli esteri è così diventato la prima persona apertamente omosessuale a ricoprire tale carica nella storia del Paese. Rinkevics ha conquistato la presidenza alla terza votazione, con 52 voti, ovvero uno in più della maggioranza assoluta necessaria. Lo sfidante Uldis Pīlēns si è fermato ai 25 voti. Uno schiaffo all’omotransfobia di Vladimir Putin, dopo il voto parlamentare di inizio 2023 in cui la Lettonia aveva condannato ufficialmente i crimini russi perpetrati in Ucraina. Rinkevics è così diventato il secondo Capo di Stato apertamente gay al mondo. Il primo fu Paolo Rondelli, di San Marino.
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