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Trump revoca 68 sovvenzioni sulla salute lgbt: spazzati via studi su hiv, cancro e suicidio giovanile

La scorsa settimana, l’amministrazione Trump ha annullato almeno 68 sovvenzioni destinate a 46 istituzioni, per un totale di quasi 40 milioni di dollari al momento dell’assegnazione. I tagli hanno colpito soprattutto progetti di ricerca sanitaria rivolti alla comunità lgbt, con particolare attenzione alla prevenzione dell’HIV, al cancro, alla salute mentale dei giovani e alla salute delle ossa.

Le sovvenzioni, assegnate dai National Institutes of Health, agenzia federale sotto il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani, rappresentavano una delle poche risorse sistematicamente allocate alla salute delle minoranze sessuali e di genere. E ora non esistono più.

Questa ondata di tagli, però, non arriva isolata. È solo l’ultima manifestazione di una strategia sistematica e coordinata, inaugurata dal secondo mandato di Trump, per cancellare la comunità lgbt dallo spazio istituzionale statunitense. Una vera e propria crociata politica che, dietro la facciata della lotta alla “scienza ideologica”, mina in profondità i presupposti stessi della democrazia, riducendo al silenzio intere categorie di cittadini americani e minando le basi scientifiche dell’azione pubblica.

La comunità accademica ha già lanciato l’allarme: “Si rischia di perdere un’intera generazione di scienziati”, ha dichiarato Simon Rosser, ricercatore presso l’Università del Minnesota. E con loro, si perderanno anche strumenti fondamentali per migliorare la qualità della vita delle persone lgbt.

Dietro al numero 68 non ci sono solo righe di bilancio. Ci sono anni di studio, persone, istituzioni, tentativi faticosi di colmare le lacune di un sistema sanitario storicamente cieco davanti alle specificità della salute lgbt. Eppure, in nome del ritorno a una presunta “scienza basata sull’evidenza”, l’amministrazione Trump ha fermato tutto.

Stando a quanto emerge da un’analisi dei dati governativi condotta dall’Associated Press, almeno 1,36 milioni di dollari di supporto futuro sono stati esplicitamente cancellati, anche se la cifra reale è sicuramente più alta: le stime erano disponibili solo per meno di un terzo delle sovvenzioni colpite.

Tra i progetti colpiti, quello della Vanderbilt University, che stava monitorando la salute di oltre 1.200 persone lgbt over 50. “La sovvenzione non verrà rinnovata – ha spiegato Tara McKay, direttrice del lgbt Policy Lab della Vanderbilt – e questo mette a rischio tutti i risultati a lungo termine del progetto”. Eppure i risultati già prodotti parlano chiaro: due dozzine di articoli pubblicati, alcuni dei quali utilizzati per formare i medici a fornire cure migliori a pazienti lgbt, migliorando screening oncologici e altri interventi preventivi. “Questo tipo di ricerca ci fa risparmiare un sacco di soldi nell’assistenza sanitaria e salva vite umane”, ha aggiunto McKay. Ma a quanto pare, non è abbastanza.

Anche il progetto di Rosser, focalizzato sullo studio del cancro negli uomini gay e bisessuali, è stato interrotto. “Non abbiamo più un posto negli Stati Uniti dove studiare il cancro lgbt”, ha dichiarato. La cancellazione sistematica delle sovvenzioni ha dunque un effetto moltiplicatore: non solo blocca i progetti in corso, ma interrompe il percorso di carriera di giovani ricercatori e ricercatrici, disperde competenze, scoraggia la ricerca futura.

Si tratta della perdita di un’intera generazione di scienziati”, ha aggiunto Rosser. Nelle lettere ricevute dai ricercatori, la motivazione della cancellazione appare beffarda: le ricerche sono definite “non scientifiche” o “non utili alla salute di molti americani. Affermazioni che suonano come un colpo basso per chi dedica la propria vita a migliorare quella degli altri. “Anche le persone queer e trans sono americane”, ha commentato McKay.

Cancellare, oscurare, riscrivere, dunque, le parole d’ordine della nuova amministrazione reazionaria targata Trump-Vance-Musk. Non solo la salute, ma anche il linguaggio, la rappresentazione, la storia. Il 20 gennaio 2025, il presidente ha firmato l’Executive Order 14168 – intitolato “Defending Women from Gender Ideology Extremism and Restoring Biological Truth to the Federal Government” – che impone una definizione binaria e immutabile del sesso biologico in tutti gli atti federali, escludendo esplicitamente il riconoscimento delle identità transgender.

Nel giro di poche settimane, l’ideologia si è fatta, a cascata, concreta: la sospensione dei passaporti con marker di genere “X”, la rimozione dei termini “transgender”, “diversità” e “inclusione” dai documenti ufficiali, la cancellazione di intere sezioni dei siti federali dedicate alla salute lgbt. Il tutto in nome della “lotta contro l’ideologia gender”, una crociata che non ha nulla a che vedere con la scienza e tutto a che vedere con il potere.

Un caso eclatante è quello del bombardiere Enola Gay, simbolo storico della Seconda guerra mondiale, di cui il Pentagono ha rimosso le immagini e le schede dal proprio archivio digitale. Il motivo? Il nome conteneva la parola “gay”, ritenuta inappropriata alla luce della nuova linea contro le politiche di Diversità, Equità e Inclusione. Allo stesso modo, il rapporto annuale sui diritti umani del Dipartimento di Stato è stato privato di qualsiasi riferimento a donne e persone lgbt nel mondo. Le uniche sezioni mantenute sono quelle che difendono la “famiglia tradizionale”.

In parallelo, sono stati bloccati i fondi federali per le terapie di affermazione di genere rivolte ai minori, definite dal presidente stesso “mutilazioni chimiche e chirurgiche”. Le organizzazioni per i diritti civili hanno promesso battaglia legale, ma il danno – simbolico, culturale, umano – è già stato fatto. Se non esistono nelle statistiche, nei programmi sanitari, nei documenti ufficiali, nei musei, nella lingua, allora – per lo Stato – le persone lgbt semplicemente non esistono.

Ma se la posta in gioco è alta, lo è anche la risposta. Molti centri di ricerca stanno correndo contro il tempo per salvare i dati raccolti, pubblicare i risultati, formare nuove generazioni di medici e ricercatori. La resistenza passa attraverso le università che protestano senza sosta, le biblioteche digitali, la memoria collettiva. E anche se gli strumenti istituzionali sembrano oggi ostili, la storia insegna che ogni tentativo di cancellazione trova prima o poi una contro-narrazione capace di rimettere le cose al loro posto. Magari più tardi del previsto. Magari con fatica. Ma la memoria queer, come la sua esistenza, è ostinata. E non smette di parlare, anche quando le si impone il silenzio.

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