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Come approcciarsi alle persone non binarie e il rapporto con l’intersessualità

I media contemporanei menzionano le identità non binarie prevalentemente nell’ambito del linguaggio. Si stanno quindi studiando varie opzioni linguistiche per un Linguaggio inclusivo di genere. Alcune persone non binarie utilizzano il genere maschile o femminile, o entrambi, per parlare di sé. Altre invece utilizzano dei generi neutri, infatti, a livello mondiale, è presente un movimento per trovare, o inventare, soluzioni di genere che non implicano l’appartenenza al genere maschile, o a quello femminile. Ciò è dovuto al fatto che per alcune persone non binarie l’utilizzo delle forme maschili e femminili, a lungo termine, può accentuare il malessere conosciuto come disforia di genere.

In inglese, l’utilizzo del pronome they singolare è la soluzione neutra più comune, accompagnata all’utilizzo di diversi neo-pronomi, ovvero neologismi usati come pronomi personali di terza persona, che sostituiscono i pronomi maschili, he/him, e i pronomi femminili, she/her. Il pronome neutro they, nel suo utilizzo singolare, non deve essere tradotto in italiano come “loro”, ma come “lui/lei”, o con un sostituto neutro ai pronomi maschili e femminili. Il Tedesco ha già tre generi, ma il genere neutro è usato (per ora) esclusivamente per gli oggetti. Al momento, si lavora all’utilizzo di sostantivi che non indicano genere.

Nelle lingue romanze, sono in corso diversi tentativi di linguaggio neutro. In francese, è in uso il pronome neutro iel, che è stato recentemente (2021) introdotto nel dizionario Le Robert. In Spagnolo si sta diffondendo la desinenza -e, insieme al pronome neutro elle, in parallelo all’utilizzo delle desinenze -x e -@, su internet. Anche l’internet in lingua portoghese fa uso di queste desinenze. In rumeno, la sfida sembra maggiore. Talvolta è utilizzata la desinenza -X, e i pronomi ei, o ele.

A marzo 2022 lo Språkråd ha proposto di formalizzare nella lingua norvegese l’uso del pronome neutro hen, alternativo al maschile han e al femminile hun, già socialmente utilizzato. In Svezia, il pronome hen era già stato riconosciuto nel 2015.

In arabo, in alternativa al singolare e al plurale, esistono forme duali che non specificano un genere. Alcune persone usano la forma duale del pronome di seconda e terza persona – “huma” (هما) and “intuma” (انتما), traducibili come “voi” e “loro” – come una alternativa neutrale. Oltre alla variante standard, esistono molti dialetti dell’Arabo. Nei dialetti Tunisini, è già comune usare pronomi femminili per persone di qualsiasi genere. In lingua Ebraica, oltre al solito alternare tra maschile e femminile, nasce la nuova desinenza neutra singolare ol, e la desinenza neutra plurale imot. Il Nonbinary Hebrew Project ha costruito un terzo genere neutro.

Altre lingue ancora non hanno mai avuto distinzioni di genere: ad esempio, il turco ha un solo pronome personale di terza persona mentre il tailandese è una lingua priva di genere. Esistono comunque molte altre lingue che non usano genere grammaticale.

In italiano, infine, esistono moltissimi tentativi di sostituire le desinenze maschili e femminili con desinenze neutre. Nel contesto di Internet, nello scritto, si utilizzano -u, -x, -*, -@ e molti altri simboli. Nel parlato, la desinenza -u sembra essere la più praticabile, di queste. La soluzione più popolare, al momento, sembra essere il simbolo schwa. La vocale centrale media ‘ə’, può essere scritta e pronunciata con relativa facilità. Queste desinenze non sono utilizzate solo per parlare di persone non binarie, ma anche come desinenze neutre plurali, per parlare di un gruppo di persone di generi diversi, e sostituire il maschile sovraesteso. Questa soluzione è popolare all’interno del movimento transfemminista e del movimento per il linguaggio inclusivo, mentre gli esterni alla comunità ne criticano duramente l’utilizzo. Il 5 febbraio 2022, Massimo Arcangeli, linguista e professore dell’Università di Cagliari, ha lanciato una petizione per mostrare opposizione all’utilizzo dello schwa. Anche l’Accademia della Crusca, pur riconoscendo l’importanza delle questioni di genere nella lingua, ha bocciato l’uso della dello scevà per la poca praticità nella scrittura e per l’intrinseca struttura a due generi dell’italiano, sottolineando inoltre che il genere grammaticale non è in corrispondenza diretta con il genere sociale (ad es. “la guardia” uomo e “il soprano” donna). Inoltre ha sottolineato che in italiano molte volte è impossibile applicare questo simbolo, o qualunque altro simbolo, perché ad esempio in molti casi le parole sono rese con suffissi (come -tore/-trice) e la connotazione maschil/femminile comunque resterebbe (spettator-* o spettatric-*), ed infine con l’introduzione di un qualunque simbolo verrebbe a mancare completamente la differenza singolare-plurale essenziale per la costruzione dell’accordo di pronomi articoli nomi e verbi e quindi sarebbe necessario aggiungere un ulteriore simbolo per il plurale, che avrebbe un ulteriore suono e porterebbe ulteriori problemi.

Mentre si parla di intersessualità per descrivere condizioni anatomiche e genetiche che non rientrano nella definizione tipica di corpi maschili o femminili, le identità non binarie riguardano esclusivamente la dimensione mentale, sociale e psicologica. Infatti, mentre l’intersessualità riguarda il sesso biologico, l’essere non binario dipende dall’identità di genere.

Anche se entrambe le situazioni possono, secondo alcuni, mettere in dubbio le idee tradizionali di sesso e genere, non bisogna confonderle, e non sarebbe corretto utilizzare l’esistenza delle condizioni di intersessualità per dimostrare l’esistenza delle identità non binarie. In primo luogo, la maggior parte delle persone intersessuali si identificano con il genere maschile o con il genere femminile. Allo stesso modo, la maggior parte delle persone non binarie alla nascita avevano caratteristiche sessuali tipiche del sesso maschile o del sesso femminile. In secondo luogo, la distinzione tra caratteristiche sessuali e identità di genere è essenziale per comprendere cosa significa essere transgender, e un ragionamento di questo tipo può creare contraddizione con questo stesso presupposto.

Un approccio più ortodosso sarebbe accettare il fatto che migliaia di persone riportino di avere identità di genere non binarie.

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