Guerra

Reazioni allo scontro Trump-Zelensky. Sostegno Ue, derisione dalla Russia.

Un incontro “storico”. Così l’inviato speciale del Cremlino per la cooperazione negli investimenti e l’economia internazionale, mediatore delle trattative fra Stati Uniti e Russia, Kirill Dmitriev, ha definito l’incontro di oggi alla Casa Bianca fra Donald Trump e Volodymir Zelensky. E’ il primo commento in arrivo dalla Russia alla lite fra Trump e Zelensky, in seguito a una serie di attacchi da parte del presidente americano e del suo vice Jd Vance, tutto davanti a telecamere e giornalisti. La conferenza stampa congiunta è stata annullata. Il leader ucraino ha lasciato la Casa Bianca.

Secondo la portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, “è un miracolo di contenimento il modo in cui Donald Trump e JD Vance sono riusciti a contenersi e non colpire Volodymir Zelensky”. “La bugia più grande fra tutte le bugie di Zelensky alla Casa Bianca è che il regime di Kiev nel 2022 era solo senza sostegno”, ha scritto Zakharova.

Zelensky oggi alla Casa Bianca si è preso “un bel ceffone”, ha scritto il numero due del Consiglio di sicurezza nazionale russo, Dmitry Medvedev, definendo il leader ucraino “un maiale insolente”. “Donald Trump ha ragione. Il regime di Kiev scommette su una terza guerra mondiale”, ha aggiunto.

I primi ministri di Spagna, Irlanda, Svezia e Paesi Bassi sono fra i moltissimi leader di paesi europei che hanno scritto sui social che i loro governi restano «al fianco» dell’Ucraina.

Il presidente francese Emmanuel Macron, e il suo ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot, hanno ribadito che la Russia è il paese aggressore e l’Ucraina è la vittima di quell’aggressione. «Dobbiamo rispettare chi ha combattuto fin dall’inizio», ha detto Macron che si trovava in visita in Portogallo. «Il tempo delle parole è finito, passiamo ai fatti», ha aggiunto Barrot.

Il premier polacco e presidente di turno dell’Ue Donald Tusk ha espresso vicinanza al leader ucraino dopo l’incontro con Trump alla Casa Bianca. “Caro Zelensky, cari amici ucraini, non siete soli”, ha scritto in un post su X.

L’Ucraina “non è sola” e “può contare” sulla Germania e sugli alleati europei che “rimangono uniti al fianco di Kiev e contro l’aggressione russa”, ha affermato la ministra degli Esteri tedesca Annalena Baerbock.

“Ucraina, la Spagna è con te”, ha scritto il premier spagnolo Pedro Sanchez dopo gli attacchi di Trump a Zelensky.

Reazioni allo scontro Trump-Zelensky. Sostegno Ue, derisione dalla Russia.

Il New York Times, storicamente vicino alla galassia democratica negli Stati Uniti, propone un titolo molto attinente alla cronaca, senza evidenti letture: “Nello scontro allo Studio Ovale Trump minaccia di abbandonare l’Ucraina”, si legge, mentre all’interno l’articolo riferisce che i vertici Usa “hanno accusato il presidente Volodymyr Zelensky di essere ingrato per gli aiuti e di non aver accettato le richieste degli Stati Uniti”. Rimanendo negli States, il Wall Street Journal offre una prima lettura sulle possibili conseguenze nel processo di pace: “Trump e Zelensky subiscono entrambi battute d’arresto dopo l’esplosione nello Studio Ovale”. Un passo falso per entrambi, quindi, che mirano, seguendo strade diverse, al raggiungimento della pace. “La dimostrazione di mancanza di unità tra i presidenti americano e ucraino rischia di incoraggiare il (presidente) russo Vladimir Putin“, spiegano. Il Washington Post, che con Jeff Bezos proprietario ha cambiato radicalmente la propria linea evitando attacchi duri nei confronti del nuovo presidente Usa, concentra l’attenzione sull’unicità dell’evento. Il titolo è “Trump attacca Zelensky nello Studio Ovale”, mentre all’interno si legge: “La furia davanti alle telecamere non ha precedenti nella storia moderna”. Lo stesso approccio da parte della Cnn: “Zelensky si irrita per i rimproveri di Trump e Vance”, titola aggiungendo che “l’infuocato scontro di personalità è stato il momento più importante della guerra in Ucraina dall’invasione della Russia”.

Allargando lo sguardo al resto del mondo, la Bbc britannica prova a guardare ciò che di positivo rimane, riprendendo l’intervista che il presidente ucraino ha rilasciato a Fox News poco dopo quella che è stata a tutti gli effetti una cacciata dalla Casa Bianca: “La lite con Trump ‘non è stata positiva’, ma i rapporti possono essere salvati”. Meno ottimista lo sguardo del Financial Times: “I colloqui di Zelenskyy alla Casa Bianca si interrompono in un’esplosione di livore“. Il Guardian, come il Washington Post, parla di evento “senza precedenti” e si sofferma sulle minacce nemmeno troppo ambigue di Trump a Zelensky: “Stai giocando con la Terza Guerra Mondiale“. Ha poi definito “disastroso” l’incontro tra i due capi di Stato: “Trump venerdì ha presieduto uno dei più grandi disastri diplomatici della storia moderna”, scrivono. Il Telegraph sottolinea invece le parole finali di Trump a Zelensky: “Torna quando sarai pronto per la pace” e parla di una “lite furibonda” alla Casa Bianca. Il Times titola “Meltdown nello Studio Ovale mentre Trump sfoga la sua rabbia contro Zelensky”. Opinione più netta viene espressa dal progressista The Independent che parla di “un’imboscata” di Trump a Zelensky in un incontro “disastroso”.

Dello stesso avviso, spostandosi in Germania, è la Bild, secondo cui nella serata di venerdì si è assistito a una “Catastrofe diplomatica nello Studio Ovale”, titola. “Il vertice della speranza si è trasformato in un fiasco“, aggiunge il tabloid tedesco. Il francese Le Monde è preoccupato per le conseguenze sul futuro del Paese invaso dalle truppe di Vladimir Putin: “Il destino dell’Ucraina è più precario che mai dopo lo spettacolare scontro tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky alla Casa Bianca”. Approccio più storico quello del Pais spagnolo, secondo cui l’episodio ha segnato la “Fine di un’era in diretta nello Studio Ovale”, commentando che lo scontro “Trump-Zelensky è emblematico di una nuova era in cui l’Europa deve trovare la forza di evitare la sottomissione”.

Venerdì sera Giorgia Meloni, che negli ultimi mesi ha provato a presentarsi come la principale referente in Europa della politica di Donald Trump, ha pubblicato un comunicato in cui non c’è un riferimento esplicito allo scontro avvenuto alla Casa Bianca. Ha invece detto che nelle prossime ore il governo italiano proporrà a Stati Uniti, paesi europei e altri alleati di riunirsi in un summit di emergenza per discutere come affrontare in maniera unitaria i principali temi di politica internazionale «a partire dall’Ucraina» e dalla sua difesa.

La vicepresidente del Parlamento Ue, Pina Picierno, sui social parla di “bullismo di Stato di Trump&Vance nei confronti di Zelensky” che “rappresenta il punto più basso della storia degli Usa. Il mondo libero e l’Europa agiscano senza tentennamenti: non è più tempo di giocare a nascondino e anche per Giorgia Meloni è il momento di dire da che parte sta”.

“Trump ha scelto di stare con Putin – afferma la segretaria del Pd, Elly Schlein – ha umiliato con violenza inaudita un popolo aggredito da un dittatore in un’imboscata che è puro bullismo istituzionale contro il presidente Zelensky. Il governo italiano esprima solidarietà e sostegno al popolo ucraino e al suo presidente. Giorgia Meloni non può più procrastinare la scelta: o con Trump, i suoi miliardi e i suoi interessi economici o con la democrazia e l’Europa”.

Su X Carlo Calenda, taggando Elly Schlein, Antonio Tajani, +Europa e Italia Viva, ha chiesto “a tutti i leader delle forze che hanno sostenuto l’Ucraina di organizzare una manifestazione di solidarietà a Zelensky e per un risveglio dell’Europa. Domenica, in tutte le città italiane. Repubblica ha lanciato una manifestazione per l’Europa, bene, giusto, ma ora l’Europa si difende in Ucraina. Uniamo le forze. Non possiamo rimanere in silenzio”.

2 risposte »

  1. Se gli esperti di galateo diplomatico non mancano di rimproverare al leader ucraino una veemenza inadatta al luogo e al momento, e che sarebbe stato meglio conservare la stizza per il faccia a faccia a porte chiuse, l’effetto sui media ucraini e su quella parte di opinione pubblica locale lesta a commentare sui social network sta semmai restituendo al presidente, che solo una settimana fa era stato definito da Trump «mediocre comico» e «dittatore senza legittimità», quel consenso che tre anni di guerra hanno eroso ma non del tutto compromesso.
    Dal punto di vista di Kiev, quello teso all’ospite ucraino è stato un agguato, in un due contro uno, nel quale Zelensky ha subìto gli attacchi del presidente americano e del suo vice. Ma che al leader ucraino siano saltati i nervi, a non pochi è sembrato come un fallo di reazione, dopo essersi sentito accerchiato.
    Il timore di una risposta brutale di Mosca, legittimata dalle parole di un Trump in veste più di giocatore che di arbitro, offre all’opposizione ucraina l’opportunità di alzare la voce. «L’Ucraina non è una sola persona, è milioni di persone. Senza gli Stati Uniti non potremmo stare in piedi», dice Oleksyj Goncharenko, deputato della minoranza che pochi ore prima aveva vota l’estensione dei poteri del presidente per un altro anno.
    Qualche giorno fa Zelensky aveva chiamato alla calma: «È il tempo del pragmatismo, non delle emozioni». Ieri non è andata così, e la speranza – la doverosa e necessaria speranza – è che non possa finire tutto qui. Non è ancora tempo di pace, non ancora. Ma nessuno sa quante altre pagine di guerra ci saranno da scrivere, e l’alterco in mondovisione di ieri alla Casa Bianca conferma che un’alternativa va individuata, e subito.

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