Il 15 dicembre 2013 Matteo Salvini, ex direttore di Radio Padania, europarlamentare e segretario della Lega Lombarda, viene eletto segretario federale della Lega Nord, in seguito a delle elezioni primarie interne al partito, dove il nuovo segretario ha la meglio sullo storico fondatore Umberto Bossi, che, dopo aver guidato il partito per oltre vent’anni, si era dimesso da segretario il 5 aprile 2012.
Chiamato a risollevare un partito travolto dallo scandalo Belsito e che alle politiche di febbraio aveva toccato i minimi storici, sia a livello nazionale sia nei suoi tradizionali baluardi locali e regionali, Salvini imprimerà una svolta storica alla Lega, riorientando il suo indirizzo politico verso le destre nazionaliste europee.
All’inizio del 2014 Salvini stringe un’alleanza in vista delle elezioni europee con il Front National di Marine Le Pen, storico partito nazionalista francese, sui temi dell’euroscetticismo, dell’immigrazione e della sovranità. Nel corso dell’anno Salvini stringe anche una collaborazione con il movimento di estrema destra Casapound (grazie alla quale riesce a rieleggere lo storico militante e dirigente leghista Mario Borghezio all’Europarlamento) e avvia una serie di colloqui con Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni per progettare un nuovo soggetto di destra sui temi sovranisti.
Il 19 dicembre 2014 Salvini fonda il partito Noi con Salvini come soggetto politico a sostegno del segretario nel Centro e nel Sud Italia. In quelle regioni si dà una strutturazione territoriale attraverso coordinatori locali.
A seguito di alcuni contrasti con la dirigenza nazionale della Lega Nord sulla formazione delle liste e le alleanze per le elezioni regionali in Veneto del 2015, Tosi a febbraio 2015 avanza la possibilità di candidarsi alla presidenza della Regione Veneto. Ciò lo porta fortemente in disaccordo con il segretario federale della Lega Matteo Salvini, data la volontà di quest’ultimo di ricandidare il presidente uscente Luca Zaia della Lega, oltre al diverso modo di intendere il partito, le alleanze (in particolare con Corrado Passera), i diritti civili e molti altri temi di vario genere, dalle Olimpiadi di Roma nel 2024 all’uscita dall’euro.
Il 2 marzo 2015 viene nominato Gianpaolo Dozzo (uno dei padri della Liga Veneta iscritto dal 1983), commissario ad acta per la Liga Veneta, da parte del consiglio federale della Lega in vista delle elezioni regionali, commissariando in sostanza Tosi da segretario della Liga Veneta. Il 6 marzo il consiglio federale della Liga Veneta, guidato da Tosi, respinge il commissariamento deciso da Salvini, ma quest’ultimo dichiara che il commissariamento resta.
Successivamente Salvini intima a Tosi di abbandonare la fondazione “Ricostruiamo il Paese“, appellandosi allo statuto leghista che impedisce a un militante di avere in tasca tessere di entità terze che fanno attività politica, ma Tosi dichiara il 7 marzo che non lascerà la sua fondazione.
Il 9 marzo 2015, a seguito della decisione del consiglio federale leghista, il tesseramento alla fondazione “Ricostruiamo il Paese” viene dichiarato incompatibile con l’appartenenza alla Lega Nord; Salvini paventava da giorni la possibile espulsione di Tosi dalla Lega, cosa che è poi avvenuta il 10 marzo. Tosi ha così replicato: “Salvini mente sapendo di mentire. Mai avrei pensato di vedere in Lega il peggio della peggior politica. Un Caino che si traveste da Abele. Resta e resterà la stima, l’amicizia, l’affetto per tutti i veri leghisti“. Nel frattempo ottiene il passaggio di tre rappresentanti nel consiglio regionale del Veneto dopo la rottura con la Lega Nord.
Il 14 marzo annuncia la sua candidatura alla presidenza della Regione Veneto da indipendente per le elezioni del 31 maggio, venendo sostenuto da Area Popolare, Partito Pensionati e dalle liste civiche “Lista Tosi“, “Il Veneto del Fare“, “Unione Nord-Est” e “Veneto Stato – Razza Piave“. Alla tornata elettorale del 31 maggio ottiene l’11,86% dei voti, arrivando 4º alle elezioni dietro a Luca Zaia (Lega Nord), Alessandra Moretti (PD) e Jacopo Berti (M5S). Rinuncerà al posto in consiglio regionale per rimanere sindaco.
Le elezioni regionali del 31 maggio 2015 sono positive per la Lega Nord in Liguria, Toscana, Umbria e Marche, nelle quali risulta il primo partito dell’area di centrodestra. Poco rilevanti invece sono al Sud i risultati della lista Noi Con Salvini. La Lega conferma il trend positivo anche nelle amministrative dell’anno successivo, nelle quali si attesta come primo partito di centrodestra in molte realtà del nord e del centro Italia. In questa tornata Noi Con Salvini raccoglie un risultato incoraggiante soltanto a Latina, dove la lista ottiene il 4,07% di preferenze. Alle amministrative del 2017 la Lega Nord risulta uno degli unici due partiti a guadagnare consensi (insieme a FdI) nel confronto con la tornata elettorale del 2012. La lista Noi Con Salvini ottiene invece risultati poco rilevanti in quasi tutti i comuni dell’Italia centro-meridionale, con l’eccezione dell’Aquila, dove con il 6,76% risulta il secondo partito della coalizione a sostegno del candidato vincente Pierluigi Biondi.
Il 14 maggio 2017 a Parma Salvini viene riconfermato segretario attraverso le primarie della Lega Nord, battendo il candidato dell’ala indipendentista Gianni Fava. Il 21 maggio il congresso del partito sancisce la svolta nazionale: lo slogan della campagna che ha sancito la vittoria di Salvini è stato “Prima gli Italiani!“, senza alcun riferimento al Nord. Il segretario, nel suo intervento congressuale, spiega ai militanti che “Sovranismo e federalismo vanno di pari passo, se non ci riprendiamo moneta e confini è inutile qualsiasi battaglia per l’autonomia“. E che “se un abruzzese o un siciliano mi viene a chiedere una mano, io non gli dico che è fuori dallo Statuto della Lega“. Il leader storico Umberto Bossi, contrario all’abbandono del nordismo, viene invece fischiato dall’ala maggioritaria del partito.
Nell’ottobre 2017 Salvini annuncia, a margine di un consiglio federale, che alle elezioni politiche del 2018 la Lega Nord si presenterà con una lista di nome “Lega”, unica per tutta l’Italia. Chiede al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella di sciogliere le Camere in anticipo, delega la questione dell’autonomia ai presidenti di regione Zaia e Maroni, dopo i referendum consultivi del 22 ottobre in Veneto e in Lombardia. Riceve le critiche di Gianni Fava, assessore all’agricoltura della Giunta Maroni in Lombardia e già candidato alla segreteria del partito alle primarie del maggio precedente, in qualità di esponente della minoranza indipendentista e bossiana.
Il 14 dicembre 2017 viene fondato, dallo storico dirigente leghista Roberto Calderoli, il partito Lega per Salvini Premier, il cui Statuto viene pubblicato in Gazzetta Ufficiale, con sede a Milano in via Privata delle Stelline, n. 1. Fra gli obiettivi del nuovo movimento politico vengono indicati quello di trasformare l’Italia “in un moderno Stato federale attraverso metodi democratici ed elettorali” e quello di sostenere “la libertà e la sovranità dei popoli a livello europeo“. L’organizzazione prevede l’estensione del movimento a tutte le regioni dello Stato italiano. Il simbolo del partito è ispirato alla campagna elettorale di Donald Trump per le primarie del Partito Repubblicano del 2016 negli Stati Uniti d’America. Esso è infatti “costituito da un rettangolo di colore blu in cui campeggia la scritta ‘Lega per Salvini Premier’ in bianco, circondata da una sottile cornice sempre di colore bianco”.
Una settimana dopo, Salvini presenta al congresso federale il nuovo simbolo della Lega Nord da presentare in tutte le circoscrizioni dello Stato italiano: viene rimossa la parola “Nord”, restano solo la parola “Lega” e la raffigurazione di Alberto da Giussano, viene aggiunto in basso lo slogan “Salvini Premier“. In questa occasione Salvini presenta anche il programma di governo per le politiche del 2018, per le quali punta alla coalizione di centrodestra e al raggiungimento del 20% dei voti a livello nazionale. Viene annunciato che l’abolizione della cosiddetta Legge Fornero è punto non negoziabile per una possibile alleanza con gli altri partiti dell’area.
Alle elezioni politiche del 2018 la Lega, all’interno della coalizione di centro-destra, ottiene il risultato storico del 17,35% dei voti alla Camera e del 17,65% al Senato, confermandosi come primo partito della coalizione e attestandosi come terza forza politica del paese. Il risultato massimo ottenuto dalla Lega Nord era stato sino a quel momento il 10% circa delle politiche del 1996, quando si presentò da sola, senza coalizioni.
Nel medesimo giorno si vota per il rinnovo dei consigli regionali e dei presidenti di Lombardia e Lazio. Nel primo caso il centrodestra si conferma alla guida della regione con il candidato leghista Attilio Fontana, che per poco non ottiene la maggioranza assoluta delle preferenze. Nel secondo caso il centrodestra non riesce ad eleggere il candidato di FI Stefano Parisi, sconfitto dal presidente uscente Nicola Zingaretti, ma la lista della Lega ottiene il 9,96% delle preferenze.
Le elezioni in programma nell’aprile 2018 in Molise (22 aprile) e in Friuli-Venezia Giulia (29 aprile) sono molto attese a livello nazionale, visto che si svolgono un mese dopo le politiche e, secondo giornalisti e alcuni politici, potrebbero andare a risolvere la situazione di stallo istituzionale; tra questi, proprio Salvini dichiara che “se vince il centrodestra in Molise e Friuli, faccio un governo entro quindici giorni”. Le elezioni regionali in Molise vedono il M5S partire con i gradi di favorito con il candidato Andrea Greco, ma il centrodestra ribalta le attese, vincendo con il candidato forzista Donato Toma, con la Lega seconda forza della coalizione vincente (dietro a FI) con l’8%, record leghista in Molise. Le elezioni del Friuli-Venezia Giulia portano un risultato ancora più eclatante: il candidato del centro-destra, il leghista Massimiliano Fedriga, dato già alla vigilia come gran favorito, vince con il 57% e la Lega prende il 35% battendo di gran lunga gli alleati, ma anche tutti gli altri partiti, risultando prima forza politica in regione. La Lega così ottiene un altro governatore, il terzo, dopo il lombardo Fontana e il veneto Zaia. Il 20 maggio 2018 alle regionali in Valle d’Aosta, la Lega arriva al secondo posto, dietro l’Union Valdôtaine, con più del 17%, che le fa guadagnare 7 consiglieri (dopo le elezioni del 2013 non ne aveva neanche uno). Alle comunali del 2018, la Lega vince con il centrodestra a Vicenza, Treviso, Sondrio, Massa, Siena, Pisa, Terni, Viterbo e Catania, ottenendo percentuali oltre il 20% al centro-nord.
Dopo una lunga trattativa, il 1º giugno 2018 nasce il governo presieduto dal professor Giuseppe Conte, indipendente vicino e indicato dal Movimento 5 Stelle (M5S). Si tratta di un governo di coalizione, nato da un accordo tra la Lega con il M5S. I due partiti avevano infatti sottoscritto in precedenza un accordo di governo chiamato “Contratto per il Governo del Cambiamento“. Nel governo entra lo stesso Salvini, come vicepresidente e ministro dell’Interno. La Lega viene rappresentata nell’esecutivo da 6 ministri, 3 viceministri e 15 sottosegretari (tra cui il Segretario del Consiglio dei ministri).
BuzzFeed pubblica un audio in cui rivela che il 18 ottobre 2018 nel lussuoso Hotel Metropol di Mosca c’è stato un incontro tra persone vicine alla Lega e a Matteo Salvini e uomini del Cremlino per escogitare il modo di far arrivare al partito del ministro dell’Interno e vice Premier italiano Matteo Salvini decine di milioni di dollari. BuzzFeed ha pubblicato un audio che rivelerebbe i tentativi fatti da Gianluca Savoini di ottenere finanziamenti russi. Una inchiesta del sito dà conto dell’incontro avvenuto tra Savoini, assistente di Matteo Salvini di lunga data e Presidente Associazione culturale Lombardia Russia, e tre persone russe. La registrazione riguarda il meeting Metropol durante il quale il braccio destro del vicepremier negozia i termini di un accordo che attraverso un canale segreto faccia arrivare decine di milioni di dollari derivanti dal petrolio russo alla Lega. BuzzFeed non è stato in grado di identificare i russi alla riunione del Metropol, ma secondo il sito “il nastro contiene chiari indizi che le figure di alto livello del partito di Putin erano a conoscenza dei negoziati. Nell’audio si sente Savoini dire in inglese: “Il prossimo maggio ci saranno le elezioni in Europa. Noi vogliamo cambiare l’Europa. E una nuova Europa deve essere vicina alla Russia come prima, perché vogliamo riprenderci la nostra sovranità. Salvini è il primo che vuole cambiare l’Europa. Insieme ai nostri alleati in Europa”. Nella registrazione, spiega ancora BuzzFeed, Salvini viene descritto con entusiasmo dai russi come “il Trump europeo”.
Le elezioni regionali in Abruzzo (10 febbraio 2019) e in Sardegna (24 febbraio) sono anch’esse molto attese a livello nazionale. In Abruzzo il centro-destra candida il senatore di Fratelli d’Italia Marco Marsilio, vincendo le elezioni con il 48,03% dei voti, mentre la Lega diventa il primo partito della Regione con il 27,53% dei consensi e 10 consiglieri regionali (ed ottiene 4 assessori nella nuova giunta regionale).
In Sardegna il candidato Presidente Christian Solinas, segretario del Partito Sardo d’Azione e senatore della Lega, vince le elezioni con un distacco di quasi 20 punti dall’avversario. La Lega, alleata in questa regione con il Partito autonomista di cui Solinas è segretario, ottiene l’11,35% dei voti e 8 consiglieri.
In vista delle elezioni europee del 2019 la Lega promuove, con altri soggetti politici, la costituzione di un vasto schieramento sovranista e di destra, Identità e Democrazia. Con oltre 9 milioni di voti e il 34,26% dei suffragi, la Lega conquista nel voto europeo del 26 maggio il suo miglior risultato elettorale e, per la prima volta nella storia, risulta il partito più votato in un’elezione nazionale. La Lega ha potuto eleggere all’Europarlamento una pattuglia di 28 eurodeputati, seconda solo a quella del partito tedesco della CDU, che ne ha eletti 29. Nel febbraio 2020, dopo la formalizzazione dell’uscita del Regno Unito dall’Ue, a causa del meccanismo di riassegnazione di una parte dei seggi britannici a Strasburgo il ripescaggio del leghista Vincenzo Sofo consente alla Lega di appaiare a quota 29 eurodeputati il partito di Angela Merkel.
Il 24 luglio 2019 il premier Giuseppe Conte si presenta in Senato per un’audizione sul caso dei presunti finanziamenti russi alla Lega. Assente Matteo Salvini che ha preferito andare al Viminale per un vertice sulla sicurezza, evitando così ogni possibile chiamata in causa a Palazzo Madama. “Se oggi sono qui davanti a voi è in ragione del mio ruolo, è per il profondo rispetto che nutro nei confronti di quest’Aula. Non mi sono mai sottratto all’interlocuzione con il Parlamento. Il confronto è la vera essenza della nostra forma di governo”. Ha esordito Conte nell’informativa sui fondi russi. Poi entrando nel merito: “Sulla base delle informazioni disponibili alla presidenza del consiglio posso precisare che il signor Savoini non riveste e non ha rivestito incarichi formali di consulente esperto di questo governo. Era presente a Mosca il 15 e 16 luglio 2018 a seguito del ministro Salvini“. Precisando: “Salvini è stato presente a Mosca anche il 15 luglio 2018 per la finale del mondiale di calcio e il 16 luglio 2018 per l’incontro con le controparti russe. In quella occasione fu notificata alle controparti russe dalla nostra ambasciata la composizione della delegazione italiana su indicazione del protocollo del ministero dell’Interno: la delegazione ufficiale comprendeva anche il nominativo del signor Savoini“. Per quanto riguarda “La visita a Mosca di Salvini a ottobre – spiega ancora Conte – è stata organizzata direttamente dal ministero dell’Interno. È consistita nella partecipazione all’assemblea generale di Confindustria Russia, cui mi risulta abbia partecipato anche Savoini. Gli eventi successivi hanno rivestito carattere privato”. Sul caso comunque Conte puntualizza: “non ho ricevuto informazioni dal ministro competente“, che, fa capire il premier, continua a glissare sulla vicenda opponendo una sorta di muro di gomma. In quanto alla visita di Putin a Roma ricorda: “Savoini è stato invitato anche alle cena che la presidenza del Consiglio ha offerto al presidente russo Putin: al forum del pomeriggio alla Farnesina Savoini ha partecipato sui richiesta del signor Claudio D’Amico, consigliere del viceministro Salvini, e i miei funzionari non hanno questionato sull’invito in quanto Savoini risulta essere presidente dell’associazione culturale Lombardia-Russia: la presenza al Forum ha comportato l’automatico invito alla cena”. La reazione della Lega fa capire del disturbo che Salvini ha avuto nel fatto che Conte abbia fatto quell’audizione e non si sia adeguato al suo muro di gomma “Prendiamo atto della solerzia con cui il presidente del Consiglio ha risposto alla richiesta del Pd sulle presunte trattative tra la Lega ed esponenti di nazionalità russa – dice il capogruppo leghista al Senato Massimiliano Romeo intervenendo in Aula dopo l’informativa di Conte – Sapete tutti voi che stiamo parlando del nulla, di qualcosa che è più vicino alla fiction che alla verità: qualche collega giornalista ha parlato di Totò che vende la fontana di Trevi. Non ci sono rubli né petrolio”.
Forte del risultato elettorale, l’8 agosto 2019 la Lega esce dalla maggioranza e chiede il ritorno alle urne per incassare il grande risultato elettorale anche a livello nazionale. L’indomani presenta al Senato una mozione di sfiducia nei confronti del governo.
Il 20 agosto, dopo un lungo scontro al Senato tra leghisti da una parte e Conte e M5S dall’altra, Salvini ritira la sua sfiducia al governo, ma allora è Conte che, vedendo nei leghisti mancanza di coraggio nell’esprimere il gesto della sfiducia, rassegna le dimissioni. Nei giorni successivi, Salvini si rende disponibile a formare un nuovo governo con il M5S, proponendo Luigi Di Maio come presidente del Consiglio: quest’ultimo rifiuta ogni ipotesi di accordo con il partito che aveva ormai aperto la crisi.
L’esperienza di governo termina il 5 settembre 2019, per un totale di 461 giorni, ovvero 1 anno, 3 mesi e 4 giorni, con la fiducia al governo Conte II con il voto contrario della Lega. Dunque, il partito torna all’opposizione rispetto al Governo sostenuto da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Liberi e Uguali.
Il M5S pur avendo cambiato stagione politica, o forse proprio per quello, si ritrova a riattaccare Salvini sul caso dei fondi russi. Il 23 ottobre 2019 Giuseppe Conte al Copasir dichiara: “Siamo al di là di un’opinione o di una sensibilità istituzionale, forse Matteo Salvini dovrebbe chiarire che ci faceva con Gianluca Savoini, con le massime autorità russe, il ministro dell’Interno, il responsabile dell’intelligence russa. Dovrebbe chiarirlo a noi e agli elettori leghisti. Dovrebbe chiarire se idoneo o no a governare un Paese”. “Rimango sorpreso – ha attaccato Conte – che Salvini pontifichi quotidianamente sulla questione Barr, sollecitandomi a chiarirla perché non gli tornava”. “La verità che Salvini mi ha chiesto – ha sottolineato – l’ho riferita. Io ho chiarito, quello che mi sorprende è che come Salvini, che ha una grande responsabilità, perché non solo era ministro dell’Interno, ma e si è anche candidato a guidare il Paese, a voler fare il presidente del Consiglio chiedendo pieni poteri, come lui non avverta la responsabilità di chiarire questa vicenda”. “Io ho detto la mia verità – ha chiosato Conte – Salvini tace su Moscopoli”. Conte spiega così la sua audizione al Comitato di controllo sui servizi segreti. “Sono intervenuto al Copasir ai sensi dell’art. 33 della legge 124, che prevede che il responsabile dell’autorità del controllo dell’intelligence debba riferire semestralmente. Quindi non sono stato convocato sul caso Barr, ma io stesso, non appena ho saputo della nomina del nuovo presidente ho scritto che si svolgesse quest’incontro ordinario e con l’occasione non mi sono affatto sottratto” Sulla vicenda Barr, ha spiegato Conte, “c’è stata una serie di ricostruzioni fantasiose che rischiano di gettare ombre sul nostro impianto istituzionale”. “È stato detto che la richiesta americana di uno scambio di informazioni è stata fatta in agosto durante la crisi di governo. Falso, la richiesta risale a giugno”. Questa richiesta non è pervenuta dal presidente Trump ma dal ministro Barr di verificare l’operato dell’intelligence americana” che è anche il capo dell’Fbi, ha detto Conte. La richiesta è “arrivata non a me ma da canali diplomatici”. “Confermo – ha precisato Conte – che ci sono stati due incontri. Il primo il 15 agosto, ma non si è svolto in un bar. Si è svolto nella sede di piazza Dante del Dis, la sede più istituzionale e trasparente possibile. Il secondo incontro si è svolto il 27 settembre ed è stato chiarito che alla luce delle verifiche fatte la nostra intelligence è estranea in questa vicenda. Abbiamo rassicurato gli interlocutori Usa su questa estraneità e ci è stata riconosciuta. Non hanno elemento di segno contrario”. “Il presidente del Consiglio ha l’alta direzione e la responsabilità della politica dell’informazione sulla sicurezza e non la può condividere con con alcun ministro per il bene della Repubblica. E non la può, e non la deve condividere con alcun leader politico”. “Se ci fossimo rifiutati” di ascoltare le richieste americane “avremmo arrecato” dei danni alla nostra intelligence e sarebbe stato “un atto di scortesia” nei confronti di un alleato storico. Oltre che al Copasir, “ho il dovere anche di fronte ai cittadini e all’opinione pubblica di riferire alcuni elementi di questa vicenda anche perché ha suscitato un tale clamore mediatico che ne sono nate una serie di ricostruzioni fantasiose che rischiano di gettare ombra anche su nostro operato istituzionale e non possiamo permettercelo”.
La Lega si presenta con il proprio simbolo in tutte le regioni italiane al voto per il rinnovo delle giunte e dei consigli regionali nel 2020. Nelle elezioni regionali del 26 gennaio è nella coalizione a sostegno di Jole Santelli in Calabria, mentre candida una propria esponente, Lucia Borgonzoni, in Emilia-Romagna. In Calabria, la coalizione di centro-destra vince con il 55,29% dei voti mentre la Lega ha ottenuto il 12,25% dei voti. In Emilia-Romagna invece la Borgonzoni viene sconfitta dal governatore uscente Stefano Bonaccini, ottenendo il 43,63% dei voti, mentre la Lega ha ottenuto il 31,95% dei voti.
Nelle elezioni regionali del 20-21 settembre la Lega si presenta coalizzata con gli altri partiti del centrodestra in tutte le regioni al voto (Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana e Veneto) tranne che in Valle d’Aosta, presentando propri candidati a presidente nelle regioni Veneto (Luca Zaia) e Toscana (Susanna Ceccardi). Luca Zaia risulta vincitore con ben il 76,79% dei voti, mentre Susanna Ceccardi, con il 40,45% dei voti, viene sconfitta dal candidato del centrosinistra Eugenio Giani. A livello di lista la Lega in questa tornata ha ottenuto il 5,65% dei voti in Campania, il 17,14% in Liguria, il 22,38% nelle Marche, il 9,57% in Puglia, il 21,78% in Toscana, il 16,92% in Veneto (con la lista Zaia che però ha ottenuto il 44,57%) e il 23,90% in Valle d’Aosta.
Il 13 gennaio 2021 Matteo Renzi annuncia il ritiro dall’esecutivo dei ministri di Italia Viva Teresa Bellanova (Agricoltura) e Elena Bonetti (Pari Opportunità), aprendo la crisi del governo Conte II. Il 13 febbraio la Lega entra nel governo di unità nazionale presieduto dall’ex presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi, al quale dà la fiducia il 17 e il 18 febbraio rispettivamente al Senato e alla Camera. Gli esponenti di LSP nell’esecutivo sono Giancarlo Giorgetti allo Sviluppo Economico, Massimo Garavaglia al Turismo e Erika Stefani alla Disabilità, un viceministro e 8 sottosegretari.
Alle elezioni regionali calabresi del 2021 la Lega si presenta nella coalizione di centrodestra a sostegno del candidato presidente Roberto Occhiuto. Alle elezioni amministrative dello stesso anno la Lega sostiene la candidatura di Enrico Michetti a Roma, di Luca Bernardo a Milano, di Fabio Battistini a Bologna, di Paolo Damilano a Torino e di Roberto Dipiazza a Trieste. A Napoli la Lega avrebbe dovuto sostenere l’ex magistrato Catello Maresca con la lista civica “Prima Napoli“, ma questa è stata esclusa dalla commissione elettorale locale per un ritardo nella presentazione.
Dopo le dimissioni del governo Draghi la Lega e i partiti di centrodestra si ricompattano in coalizione e alle elezioni politiche del 2022 vince con il 44% dei voti, risulta come secondo partito della coalizione dopo Fratelli d’Italia con l’8,79% dei voti alla Camera e l’8,84% al Senato subendo un enorme calo di voti dalle precedenti elezioni. Da subito Salvini disse che il partito appoggerà il futuro governo in quanto esso avrebbe avuto la maggioranza delle camere e conseguentemente entra a far parte del governo Meloni esprimendo 5 ministri, 2 viceministri e 9 sottosegretari. Il segretario Matteo Salvini è nominato Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e congiuntamente ad Antonio Tajani Vicepresidente del Consiglio dei Ministri.
Il 17 gennaio 2023 arriva la notizia che la Procura di Milano ha chiesto l’archiviazione dell’indagine sulla presunta trattativa tra la Lega e la Russia per far arrivare illegalmente al partito guidato da Matteo Salvini circa 58 milioni di euro. Oltre a Savoini all’incontro, di cui furono pubblicate alcune registrazioni audio, erano presenti l’avvocato Gianluca Meranda e il consulente finanziario Francesco Vannucci. I russi presenti alla riunione erano invece Ilya Andreevich Yakunin, Andrey Yuryevich Kharchenko e Yury Burundukov, considerati intermediari del governo russo. La presunta trattativa prevedeva che la società petrolifera russa Rosneft vendesse nel corso dell’anno successivo circa 3 milioni di tonnellate di carburante all’italiana ENI. La vendita sarebbe avvenuta tramite alcuni intermediari che avrebbero applicato una serie di sconti a ogni passaggio, creando così un fondo nero di circa 65 milioni di dollari (circa 58 milioni di euro) che sarebbe dovuto andare a finanziare illegalmente la Lega. ENI aveva smentito ogni coinvolgimento, e la presunta trattativa non era mai stata avviata. La Procura di Milano ha fatto sapere che la richiesta di archiviazione, su cui ora dovrà decidere il giudice delle indagini preliminari (gip), si è resa necessaria perché dall’indagine non è emerso in che modo concretamente la transazione petrolifera di cui si era discusso al Metropol avrebbe potuto finanziare la Lega. Il 27 aprile dello stesso anno arriva la decisione del gip di Milano, Stefania Donadeo, di arichiviazione dell’indagine sulla presunta trattativa tra la Lega e la Russia per far arrivare illegalmente circa 58 milioni di euro al partito guidato da Matteo Salvini (che non era indagato).
Alle elezioni europee del 2024 il partito ottenne il risultato del 8,97% dei voti, attestandosi di poco al di sotto di Forza Italia con il 9,59% e diventando così il terzo partito nella coalizione di governo e il quinto nel paese. Un mese dopo le elezioni il partito lascia assieme ad altri il gruppo politico Identità e Democrazia per aderire al nuovo gruppo Patrioti per l’Europa, in cui fa eleggere come vice-presidente il generale Vannacci.
Il 25 giugno 2024 l’ex deputato Paolo Grimoldi e il consigliere regionale del Veneto Gabriele Michieletto, assieme ad altri, vengono espulsi dal partito per decisione unanime del Consiglio federale.
Il 12 settembre dello stesso anno Matteo Salvini nomina Alberto Stefani e Claudio Durigon nuovi vicesegretari della Lega al posto di Lorenzo Fontana e Giancarlo Giorgetti.
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