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Ghana, la legge anti-lgbt è “effettivamente morta”

Approvata dal parlamento esattamente un anno fa, la terribile legge omotransfobica del Ghana che puntava a condannare al carcere chiunque si identificasse come LGBTQIA, promuovesse i diritti delle persone LGBTQ+ o fornisse loro sostegno, censurando qualsiasi forma di difesa o di normalizzazione delle istanze LGBTQIA e vietando le organizzazioni LGBTQIA+, è “effettivamente morta“.

Ad ufficializzare il tutto il neo presidente del Ghana John Dramani Mahama, in carica da meno di tre settimane, citato dal Washington Blade. Mahama, che è entrato in carica il 7 gennaio 2025, ha spiegato come sebbene il parlamento abbia approvato il disegno di legge lo scorso febbraio quello stesso disegno di legge dovesse poi essere firmato dall’ex presidente Nana Akufo-Addo, ma il parlamento è stato sciolto prima che lo facesse.

Non so cosa intendano fare i promotori del disegno di legge, ma penso che dovremmo nuovamente parlarne”, ha precisato Mahama ad una delegazione di vescovi della Conferenza episcopale cattolica del Ghana. “Per quanto ne so, il disegno di legge non è mai arrivato al presidente. La convenzione prevede che tutti i progetti di legge che non siano approvati prima della scadenza del parlamento decadano. Quindi, quel progetto di legge è effettivamente morto“.

“Se insegnassimo i nostri valori nelle scuole, non avremmo bisogno di approvare una legge per far rispettare i valori familiari”, ha proseguito Mahama. “Più che approvare la legge sui valori familiari, dovremmo concordare un curriculum che instilli questi valori nei nostri figli mentre crescono”.

Il direttore di LGBT+ Rights Ghana Communications Berinyuy Burinyuy ha parlato di un “barlume di speranza per i ghanesi LGBTQ che sono stati a lungo sottoposti a discriminazione sistemica, paura e violenza”. “Per molti, il semplice suggerimento che le questioni LGBT+ potrebbero essere affrontate attraverso l’istruzione piuttosto che la criminalizzazione rappresenta un significativo allontanamento dal tradizionale percorso legislativo sostenuto dai proponenti del disegno di legge”. “Questo cambiamento implica una possibile apertura al dialogo e un approccio più inclusivo, che riconosca la necessità di rispetto e comprensione delle diverse identità sessuali all’interno della società ghanese”.  Sebbene Mahama possa non essere ancora pienamente impegnato in una chiara direzione politica, la sua dichiarazione lascia aperta la possibilità di un approccio più equilibrato, che consenta un dibattito nazionale sui diritti sessuali senza precipitarsi in una legislazione divisiva“, ha aggiunto Burinyuy.

We Are All Ghana ha sottolineto come i commenti di Mahama siano un gradito approccio per affrontare i sentimenti anti-LGBTQ e gli stereotipi negativi. “Abbiamo bisogno di un curriculum educativo olistico per le nostre scuole”. “I bambini meritano di conoscere la verità. Non c’è niente di peggio di informazioni poco elaborate“.

Secondo Yaw Mensah, un attivista LGBTQ, Mahama starebbe insegnando ai ghanesi ad essere tolleranti con tutti, indipendentemente dal loro orientamento sessuale: “Mahama sta indirettamente dicendo che le persone LGBT non sono un problema del Ghana. Insegniamo alle famiglie valori che accettano e rispettano tutti. I valori ghanesi dovrebbero essere tolleranza, rispetto, onestà, laboriosità, ospitalità e integrità”. “Quelli devono essere insegnati e non l’odio, la discriminazione, la barbarie, l’avidità e l’ipocrisia che stiamo vedendo in molti leader e che trascendono nei giovani“.

Bisognerà ora capire se con un nuovo presidente e un nuovo parlamento il disegno di legge possa riprendere vita, andando incontro ad una nuova approvazione.

Nel dubbio la legge era finita alla Corte Suprema del Paese, con la minaccia di pesanti sanzioni da parte della Banca Mondiale e manifestazioni a favore di una sua approvazione definitiva da parte dell’ex presidente. In campagna elettorale Mahama, che era già stato presidente dal 2012 al 2017, aveva scelto di assecondare l’odio omotransfobico accusando l’Occidente di voler “imporre l’omosessualità” al Ghana, invocando un ulteriore irrigidimento di normative già discriminatorie.

Gli atti omosessuali tra uomini sono vietati in Ghana sin dall’epoca coloniale, ma con la nuova legge si puntava a rafforzare ulteriormente le restrizioni, inasprendo le sanzioni anche per chiunque promuovesse o praticasse comportamenti omosessuali, nonché per chiunque sostenesse o difendesse i diritti delle persone LGBTQIA+. Di fatto una svolta putiniana nel cuore dell’Africa occidentale.

Le principali misure della contestatissima Human Sexual Rights and Family Values Bill includevano:

  •  che chiunque si identifichi come LGBTQIA+ possa essere condannato fino a tre anni di carcere. Una disposizione che apre a tutta una serie di abusi, quando l’identità diventa pretesto per liberarsi di persone “scomode”;
  •  che chiunque promuova i diritti delle persone LGBTQ+ o fornisca sostegno, inclusi gli attivisti e le organizzazioni che difendono tali diritti venga punito con fino a 10 anni di carcere;
  • il divieto a qualsiasi forma di difesa o di normalizzazione delle istanze LGBTQIA+, sia in ambito pubblico che privato. Una misura destinata a colpire inevitabilmente anche i programmi di educazione affettiva e sessuale a scuola;
  •  la privazione della libertà di associazione per le organizzazioni LGBTQIA+;
  •  programmi di “riabilitazione” per le persone LGBTQ+, ovvero la legalizzazione delle terapie di conversione forzata per “riformare” coloro che sono considerati coinvolti in attività omosessuali.

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1 risposta »

  1. Mesi di rinvii, tensioni istituzionali e battaglie legali hanno portato alla definitiva decadenza in Ghana del controverso Promotion of Proper Human Sexual Rights and Ghanaian Family Values Bill, più noto come Anti-LGBT Bill. Ma – in questo delicatissimo periodo storico – sarebbe ingenuo considerare la minaccia ormai dissolta.

    Al contrario, le recenti dichiarazioni del nuovo presidente John Dramani Mahama lasciano presagire un inquietante rilancio della legge, questa volta sotto il totale e diretto controllo governativo. Con l’uscita di scena dell’ex presidente Nana Akufo-Addo, più incline a mantenere un equilibrio istituzionale e a preservare un minimo di apertura democratica, il provvedimento avrebbe così la strada spianata.

    E, parallelamente, prende forma una strategia ancora più insidiosa: l’introduzione forzata dei cosiddetti “valori tradizionali” nei curricula scolastici. Un’espressione che, in questo contesto, appare come un velato tentativo di indottrinamento anti-LGBTQIA+, mirato a soffocare sul nascere ogni forma di libera espressione e autodeterminazione.Ghana, la legge anti-LGBTQIA+ è “morta”, ma il progetto resta più vivo che mai

    Facciamo un passo indietro. Lo scorso 28 febbraio, il Parlamento ghanese ha approvato con una maggioranza schiacciante il Promotion of Proper Human Sexual Rights and Ghanaian Family Values Bill, meglio noto come anti-LGBT Bill, tra gli applausi delle forze conservatrici e delle chiese evangeliche che da anni spingono per la criminalizzazione della comunità queer.

    Eppure, nonostante l’entusiasmo con cui è stato accolto, il disegno di legge non ha mai raggiunto la scrivania del presidente Nana Akufo-Addo per la firma definitiva. Due ricorsi presso la Corte Suprema ne hanno temporaneamente congelato l’iter, e quando i giudici li hanno respinti lo scorso dicembre, era ormai troppo tardi: con la fine del mandato parlamentare, la legge è decaduta automaticamente, come previsto dalla prassi legislativa ghanese.

    Fine della storia? Tutt’altro. In una recente intervista rilasciata a un’emittente evangelica, il neoeletto presidente John Dramani Mahama ha lasciato intendere che il provvedimento potrebbe tornare in auge, ma sotto una nuova veste: non più un’iniziativa parlamentare, bensì una proposta governativa. In altre parole, l’esecutivo sembra voler assumere il controllo diretto dell’iter legislativo, mettendo al riparo la legge da intoppi procedurali e lungaggini istituzionali.

    Ma la strategia repressiva non si esaurisce qui: il nuovo assetto governativo sta paventando infatti l’introduzione di un’educazione scolastica modellata sui cosiddetti “valori tradizionali”, con l’obiettivo di rafforzare la narrazione secondo cui l’omosessualità e le identità di genere non conformi sarebbero elementi estranei e incompatibili con la cultura ghanese. Un’operazione che punta a scolpire pregiudizi fin dall’infanzia, creando un humus fertile per future politiche repressive e per una stigmatizzazione sistemica delle persone LGBTQIA+ – come se non bastasse il già l’attuale pervasivo clima di ostilità.

    Il nuovo presidente ha chiesto che il disegno di legge venga ripresentato come iniziativa governativa e si è parlato anche di integrare il Family Values Bill nei programmi scolastici – spiega Prince Frimpong, attivista LGBTQIA+ – Queste mosse hanno acceso un intenso dibattito pubblico, ma purtroppo stanno anche alimentando un clima di intolleranza sempre più diffuso. Di conseguenza, le persone queer stanno affrontando livelli crescenti di discriminazione in ogni aspetto della loro vita“.Ghana, lo zampino di Putin nella persecuzione della comunità LGBTQIA+

    La situazione in Ghana va però osservata nel più ampio scenario geopolitico in cui BRICS e Occidente si contendono l’influenza sul continente africano. Da anni, la Russia di Vladimir Putin ha affinato una strategia di soft power che sfrutta la retorica anti-LGBTQIA+ come strumento di egemonia culturale, proponendosi come baluardo contro la presunta “decadenza morale” dell’Occidente.

    Attraverso media filorussi e campagne mirate, Mosca si accredita dunque come la custode dei “valori tradizionali”, contrapponendosi a un’Europa e a un’America dipinte come corrotte dalla promozione dei diritti LGBTQIA+. Una narrativa che si salda perfettamente con gli interessi delle élite politiche e religiose locali, che la utilizzano per legittimare restrizioni e derive autoritarie, mentre i governi africani trovano in essa un pretesto per rafforzare il controllo sociale e distogliere l’attenzione da problematiche ben più urgenti. A scapito della sicurezza e della dignità di migliaia di persone.

    Personalmente, sto avendo grosse difficoltà ad accedere alle cure mediche a causa delle discriminazioni subite nelle strutture sanitarie – racconta Frimpong – Inoltre, da quando il mio indirizzo è stato diffuso online, mi trovo costrettə a spostarmi continuamente da un’amicə all’altro, una situazione estremamente complicata da gestire“.Ghana, cosa prevede la legge anti-LGBT

    Se verrà riproposto, l’anti-LGBT Bill rischia di diventare uno dei più severi al mondo in materia di repressione delle persone queer. Il testo approvato a febbraio prevedeva pene fino a 3 anni di carcere per chiunque fosse coinvolto in relazioni tra persone dello stesso sesso, e fino a 10 anni per chiunque promuovesse o finanziasse attività legate alla comunità LGBTQIA+. Ma non è tutto: la legge vietava qualsiasi forma di assistenza sanitaria per le persone transgender, criminalizzava l’attivismo e imponeva l’obbligo per i cittadini di denunciare amici, parenti e vicini sospettati di essere queer.

    Nonostante le critiche della comunità internazionale e le minacce del ritiro degli aiuti, il Parlamento ghanese aveva difeso strenuamente la misura come un “necessario baluardo morale” contro l’Occidente. Organizzazioni per i diritti umani, dall’ONU a Human Rights Watch, hanno denunciato la deriva autoritaria e il pericolo di persecuzioni sistematiche, ma l’opinione pubblica locale è stata ampiamente influenzata da campagne mediatiche di disinformazione. Il che è anche riscontrabile nei commenti sotto al video YouTube in cui Dramani Mahama ipotizza di rilanciare il disegno di legge: qualcuno scrive “per favore, signor Presidente, firmi la legge e incida il suo nome nella sala della rettitudine“. Altri lo incoraggiano, quasi minacciosamente, a mantenere la promessa elettorale.

    Ed ora, con la sospensione dei fondi USAID decisa da Donald Trump, il governo ghanese ha un deterrente in meno per moderare la propria posizione, e rischia di spostarsi ancora più rapidamente nell’orbita russa. Il vuoto lasciato dall’assenza di finanziamenti americani potrebbe infatti essere colmato da Mosca, che da anni rafforza la sua presenza in Africa offrendo sostegno economico e militare ai governi disposti ad adottare una retorica sovranista e ultraconservatrice.

    La narrativa anti-LGBTQIA+, già strumentalizzata da Putin come simbolo della “decadenza occidentale”, potrebbe dunque diventare collante ideale per un’alleanza strategica, con il Ghana sempre più attratto dalle sirene del blocco BRICS e dalle promesse di investimenti slegati dalle condizioni sui diritti umani imposte dall’Occidente.

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