Europa

Lituania, dichiarata incostituzionale la legge anti-lgbt del 2009

Nel 2022, l’autrice lituana Neringa Dangvydė pubblicò Amber Heart, un libro per bambini che presentava con delicatezza e semplicità le relazioni omosessuali e le formazioni familiari non tradizionali. Nel bastione conservatore baltico, tuttavia, l’opera fu subito censurata, secondo quanto previsto dalla legge anti-gay lituana del 2009, che impediva qualsiasi tipologia di rappresentazione lgbt destinata ai minori.

Dangvydė scelse però di non arrendersi: portò il caso davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che allora sancì la connotazione profondamente discriminatoria di una normativa ideata in principio per tutelare i minori da contenuti inappropriati, ma successivamente utilizzata come pesante strumento di repressione nei confronti delle minoranze sessuali.

Oggi, quella stessa normativa è stata finalmente dichiarata inapplicabile anche dalla Corte Costituzionale della Lituania. Ed anche se Neringa non è più qui per assistere al cambiamento, questo risultato straordinario è stato raggiunto anche e soprattutto grazie a lei.

Arrivata ben prima di quella russa, la famigerata legge anti-gay lituana del 2010, formalmente parte della normativa sulla “protezione dei minori dagli effetti negativi dell’informazione pubblica” aveva, in teoria, l’obiettivo di vietare la diffusione di contenuti considerati dannosi per i giovani. Tra questi, tuttavia, rientravano anche contenuti che “denigrano i valori della famiglia o che promuovono un concetto di famiglia e matrimonio diverso da quello sancito dalla Costituzione lituana.

E così, in pratica, la legge prendeva di mira qualsiasi rappresentazione positiva delle relazioni omosessuali o delle famiglie non tradizionali tramite la censura di libri, film, programmi televisivi e campagne pubbliche che trattassero di identità lgbt in termini positivi o neutri. Con un impatto devastante sui programmi di educazione affettiva e sessuale nelle scuole.

Da anni, attivisti e organizzazioni per i diritti umani, sia in Lituania che su scala internazionale, lanciano l’allarme sulla grave situazione della comunità lgbt, oppressa da un conservatorismo radicato in ogni ambito della società. In questo contesto soffocante, le associazioni hanno dovuto muoversi con astuzia per aggirare la censura pervasiva imposta dalla legge anti-gay, mentre la sistematica mancanza di informazione ha ulteriormente aggravato le condizioni delle minoranze sessuali.

Il verdetto della Corte è però oggi inequivocabile: una normativa intrinsecamente discriminatoria viola i principi fondamentali sanciti dalla Costituzione lituana, in particolare il diritto alla libertà di espressione e il dovere dello Stato di rispettare la dignità e l’uguaglianza di tutte le persone. Un approccio che, come sottolinea il presidente della Corte, Gintaras Goda, finisce per nuocere proprio ai bambini che la normativa pretendeva di tutelare.

Impedire ai minori di accedere a informazioni oggettive su relazioni e modelli familiari diversi compromette il loro sviluppo come individui consapevoli e maturiÈ un dovere costituzionale dello Stato garantire che le nuove generazioni crescano in un ambiente basato sul pluralismo e sul rispetto”.

Il lento progresso della Lituania verso una società più inclusiva e rispettosa della diversità è iniziato nel 2022, con l’approvazione di una moderna legge sull’autodeterminazione che permette alle persone trans di cambiare il proprio genere senza la necessità di operazioni chirurgiche o trattamente ormonali.

La sentenza della Corte Costituzionale segna certamente un’altra importante vittoria, che non è però definitiva in un paese dove i diritti civili vengono spesso relegati al ruolo di merce di scambio politico. Le profonde divisioni ideologiche che attraversano il Parlamento lituano sono infatti una sfida non solo per l’attuazione del verdetto, ma soprattutto per un cambiamento culturale che tarda ad affermarsi.

L’esecutivo, guidato da Gintautas Paluckas del Partito Socialdemocratico di Lituania (LSDP), si regge su una coalizione eterogenea che include Nemuno Aušra, partito populista noto per le sue posizioni ultraconservatrici in materia di diritti LGBTQIA+. Un’alleanza fragile, che potrebbe essere messa a dura prova da un dibattito in merito. Com’era del resto successo nel 2023, quando la CEDU aveva invitato il Parlamento ad abrogare la legge anti-gay: l’appello era rimasto inascoltato.

L’importanza del verdetto non può inoltre essere separata dal contesto regionale. In Europa orientale, la deriva autoritaria e la repressione dei diritti civili continuano a guadagnare terreno. Ungheria, Georgia, Bulgaria e Serbia hanno recentemente adottato misure draconiane contro la comunità LGBTQIA+, seguendo la scia di uno strategico modello russo che coniuga tradizionalismo e controllo sociale per espandere la sua sfera di influenza nei paesi vulnerabili del territorio ex-sovietico.

La società civile lituana sembra però del tutto intenzionata a smarcarsi dalle mire imperialiste del Cremlino: dopo la storica sentenza, il paese è chiamato a dimostrare che le istituzioni possono davvero rispecchiare i principi costituzionali che professano di difendere. Il cambiamento è iniziato, ma la sua profondità dipenderà dalla capacità della Lituania di riconciliare la legge con un tessuto sociale difficile, ma non impossibile.

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