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Anche in Kazakistan si riaffaccia lo spettro di una legge anti-lgbt. Avanzata dal gruppo conservatore “Unione dei Genitori”, la proposta – che ricalca in modo fin troppo fedele il modello russo del 2013 – è tornata in parlamento grazie a una partecipatissima raccolta firme, dopo l’affossamento nel 2015.
Con il pretesto di proteggere i “valori tradizionali” e difendere i minori da presunte influenze dannose, la normativa intende limitare drasticamente la libertà di espressione della comunità lgbt nel paese, minando ancor di più i già fragili diritti delle minoranze sessuali.
Il testo riprende i temi classici della propaganda russa: la protezione dei minori, la lotta ai “valori occidentali corrotti” e la difesa della famiglia tradizionale. L’approvazione di una normativa del genere fornirebbe quindi una base legale per limitare in modo ancora più stringente la visibilità pubblica della comunità lgbt, normalizzando e legittimando forme di discriminazione che, seppur già presenti, finirebbero per radicarsi ancora più profondamente nel tessuto sociale kazako.
La strategia dietro questa proposta non è però nuova: si tratta di un modello ben collaudato di repressione, che utilizza l’ideologia conservatrice per consolidare il controllo sociale e rafforzare l’influenza geopolitica di Mosca nell’area post-sovietica, in un territorio già teatro di tensioni e conflitti sfiorati.
Nel 2022, il Kazakistan aveva infatti sfiorato la guerra civile – o, per meglio dire, una rivoluzione – nei confronti dell’attuale governo e del presidente Tokayev, accusato di eccessiva sudditanza nei confronti di Putin, politiche economiche inadeguate e dilagante corruzione. Tensioni che il Cremlino, con un ingente dispiegamento di forze, aveva prontamente messo a tacere.
La pressione russa non si limita infatti al piano ideologico – semplice feticcio sfruttato da Putin per mascherare la propria sofisticata strategia. In un mix di soft power e pressione economica Mosca ha investito considerevolmente nella regione, sostenendo attivamente movimenti politici dell’ultradestra conservatrice e stringendo accordi economici che legano indissolubilmente il futuro del Kazakistan a quello della Russia.
La cooperazione tra i due paesi si estende infatti a molteplici settori, dalle infrastrutture energetiche alla difesa, consolidando così una dipendenza economica e strategica che rende complesso per il governo kazako ignorare le direttive provenienti dal Cremlino. Ma perché dovrebbe interessarci del Kazakistan?
Il paese riveste un’importanza strategica globale per diverse ragioni, che vanno ben oltre la sua posizione geografica – seppure si tratti del paese più grande dell’Asia Centrale. Con enormi riserve di petrolio, gas naturale e uranio, il paese è un attore chiave nel mercato energetico mondiale, elemento che lo rende particolarmente rilevante per le politiche energetiche europee e internazionali. Inoltre, la sua collocazione tra Europa e Asia lo rende un crocevia per le rotte commerciali e un partner cruciale nelle iniziative infrastrutturali come la Nuova Via della Seta promossa dalla Cina.
Questioni come la morale pubblica e l’ordine sociale, soprattutto in un contesto in cui la narrazione sui diritti lgbt è utilizzata come strumento di controllo, diventano quindi parte integrante di un gioco di potere molto più vasto. L’obiettivo finale di Mosca, infatti, non è solo la stabilità interna, ma anche il consolidamento di una sfera d’influenza che mantenga il Kazakistan e diversi altri paesi del blocco ex-sovietico, tra cui la Bulgaria, l’Ungheria (membro dell’UE)e la Georgia, ancorati alla sua orbita geopolitica.
Il contesto interno kazako, peraltro, è già ostile alla comunità LGBTQIA+. Le persone che vi appartengono vivono da decenni in un clima di discriminazione e violenza sistematica, aggravato dall’assenza quasi totale di tutele legali e dal diffuso conservatorismo culturale.
Pur essendo formalmente uno stato laico, il Kazakistan ha visto inoltre crescere negli ultimi anni la retorica conservatrice e nazionalista, che ha contribuito a rendere sempre più marginali i diritti delle minoranze. Nonostante la legislazione non contenga ancora norme esplicite contro la comunità lgbt, la discriminazione è pervasiva, e atti di violenza omofoba e transfobica sono spesso tollerati o addirittura incoraggiati da una retorica ufficiale che, di fatto, stigmatizza ogni forma di diversità sessuale.
Le poche organizzazioni per i diritti umani attive nel paese faticano a operare in un contesto dove le voci dissidenti sono spesso silenziate, come denunciato più volte dalle ONG internazionali che si occupano di diritti umani, tra cui la Human Rights Watch e Amnesty International.
La presenza di una minoranza russa nel nord del paese aggiunge ulteriore complessità alla questione: Mosca ha spesso utilizzato la tutela delle minoranze russofone come giustificazione per interventi politici o militari, come accaduto in Ucraina, e in Kazakistan potrebbe utilizzare una legge contro la “propaganda” lgbt come strumento per mantenere l’ordine interno e garantire la fedeltà delle élite politiche al Cremlino.
Categorie:Lgbt











































